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23.07: Memoria di Sant’Apollinare siriano di nazionalità e primo vescovo di Ravenna e martire (verso il 200)

 

a cura del Protopresbitero Giovanni Festa




 

Sant’Apollinare siriano di nazionalità e primo vescovo di Ravenna e martire (verso il 200)

Tratto dal quotidiano Avvenire
Sant'Apollinare, originario di Antiochia, per primo rivestì la carica episcopale nella città imperiale di Ravenna, forse incaricato dallo stesso apostolo San Pietro, di cui si dice fosse stato discepolo. Si dedicò all'opera di evangelizzazione dell'Emilia-Romagna, per morire infine martire, come vuole la tradizione. Le basiliche di Sant'Apollinare in Classe e Sant'Apollinare Nuovo sono luoghi privilegiati nel tramandarne la memoria. Il suo culto tuttavia si diffuse rapidamente anche oltre i confini cittadini. I pontefici Simmaco (498-514) ed Onorio I (625-638) ne favorirono la diffusione anche a Roma, mentre il re franco Clodoveo gli dedicò una chiesa presso Digione. In Germania probabilmente si diffuse ad opera dei monasteri benedettini, camaldolesi e avellani. Una chiesa era a lui dedicata anche a Bologna nell'area del Palazzo del Podestà, ma siccome fu demolita nel 1250 il cardinale Lambertini gli dedicò un altare nell'attuale Cattedrale cittadina. Sant'Apollinare è considerato patrono della città di cui per primo fu pastore, nonché dell'intera regione Emilia-Romagna.

Martirologio Romano: Sant’Apollinare, vescovo, che, facendo conoscere tra le genti le insondabili ricchezze di Cristo, precedette come un buon pastore il suo gregge, onorando la Chiesa di Classe presso Ravenna in Romagna con il suo glorioso martirio. Il 23 luglio migrò al banchetto eterno.
(23 luglio: A Classe presso Ravenna in Romagna, commemorazione di sant’Apollinare, vescovo

Tratto da
http://www.santiebeati.it/dettaglio/33650
Sant’Apollinare, protovescovo di Ravenna e primo evangelizzatore dell’Emilia-Romagna, visse al tempo dell’Impero Bizantino d’Occidente, in periodo collocabile all’incirca tra la fine del II e gli inizi del III secolo. Secondo la tradizione Apollinare proveniva da Antiochia e sarebbe stato addirittura discepolo dell’apostolo San Pietro. Questi lo avrebbe destinato a ricoprire per primo la carica episcopale nella città imperiale di Ravenna. Questa tradizione nacque nel VII secolo e non è documentata storicamente, tanto da contrastare con le probabili datazioni prima esposte. A quanto pare risalirebbe al tempo dell’arcivescovo Mauro (642-671), che quasi certamente ne fu l’autore, forse per conferire un maggior prestigio alla Chiesa locale di questa città che stata cominciando ad assumere sempre maggiore importanza.
Sin dai primi tempi Apollinare fu sicuramente venerato quale martire, come asserì il vescovo ravennate San Pier Crisologo in un suo sermone, ed il suo culto si diffuse assai, nonostante non si tramandino molti dettagli attendibili sulla sua vita o sulla sua morte.
Menzionato per la prima volta dal Martirologio Gerominiano del V secolo in data 23 luglio quale “confessore” e “sacerdote”, ancora oggi il Martyrologium Romanum lo commemora in tale anniversario.
La splendida basilica di Sant’Apollinare in Classe, presso Ravenna, fu consacrata nel 549: custodiva la tomba del santo ed un prezioso mosaico lo raffigurava nella volta dell’abside. Nell’VIII secolo l’antica basilica di San Martino in Ciel d’Oro fu restaurata e ridenominata Sant’Apollinare Nuovo al fine di divenire nuovo centro del culto tributato al santo protovescovo.
I pontefici Simmaco (498-514) ed Onorio I (625-638) favorirono la diffusione anche a Roma della venerazione verso Sant’Apollinare, mentre il re franco Clodoveo gli dedicò una chiesa presso Digione. In Germania probabilmente si diffuse ad opera dei monasteri benedettini, camaldolesi e avellani. Una chiesa era a lui dedicata anche a Bologna nell’area del Palazzo del Podestà, ma siccome fu demolita nel 1250 il cardinale Lambertini gli dedicò un altare nell’attuale Cattedrale cittadina. Sant’Apollinare è considerato patrono della città di cui per primo fu pastore, nonché dell’intera regione Emilia-Romagna.

 

 

Tratto da
https://giovannigardini.com/2016/08/04/santapollinare-primo-vescovo-di-ravenna/

Sant’Apollinare, martire della fine del II secolo, è stato il primo vescovo di Ravenna. La sua festa liturgica, fin dall’epoca antica, è celebrata il 23 luglio.
Il più antico documento che parla di Sant’Apollinare risale a Pietro Crisologo, vescovo di Ravenna nella prima metà del V secolo; nel Sermone 128 Apollinare è ricordato come il primo vescovo della chiesa ravennate e martire: egli fu «l’unico che adornò questa Chiesa locale con l’eccelso nome del martirio». Pietro Crisologo definisce Sant’Apollinare buon pastore: «Ecco, è vivo, ecco, come il buon pastore fa sorveglianza in mezzo al suo gregge».
La Passio Sancti Apollinaris, un testo che la critica data tra il VI ed il VII secolo, è un documento agiografico importantissimo che permette di ricostruire la vita, il culto e l’iconografia del protovescovo ravennate. Secondo la tradizione Sant’Apollinare sarebbe originario di Antiochia, città che avrebbe lasciato, insieme all’apostolo Pietro, per recarsi a Roma. Da lì, l’Apostolo, lo avrebbe poi inviato a Ravenna ad annunciare il Vangelo tra i pagani: «Il beato Pietro disse al suo discepolo Apollinare: “Tu che siedi con noi, ecco che sei istruito su tutto quello che ha fatto Gesù. Alzati e ricevi lo Spirito Santo e nello stesso tempo il pontificato, e recati nella città che si chiama Ravenna. C’è là un popolo numeroso. Predica a essi il nome di Gesù e non aver paura. Infatti tu sai bene chi sia veramente il Figlio di Dio che restituì la vita ai morti e porse la medicina agli ammalati”. E dopo molte parole il beato apostolo Pietro, pronunciando una preghiera e ponendo la mano sul suo capo, disse: “Il Signore nostro Gesù Cristo mandi il suo angelo che prepari la tua strada e ti conceda quanto avrai chiesto”. E baciandolo lo congedò».
A Ravenna Apollinare guarisce i ciechi, gli infermi, i muti, sana i lebbrosi, scaccia i demoni, ridona la vita ad una fanciulla morta, la figlia di Rufo che aveva il comando di Ravenna, la sua parola distrugge le statue degli idoli. La Passio registra l’attività missionaria del Santo oltre la sua città di elezione, nell’Emilia, lungo le coste di Corinto, dove farà naufragio, lungo le rive del Danubio ed infine in Tracia, presentando così la figura di Sant’Apollinare come quella di un evangelizzatore itinerante. Il ritorno a Ravenna segna, nel racconto agiografico della Passio, l’ultima parte di vita del Santo: il testo riporta gli ultimi miracoli compiuti ed il suo costante annuncio della Parola del Signore prima di subire il martirio per mano dei pagani, non lontano dalla città di Classe, luogo dove verrà sepolto «in un’arca di sasso».
Un’antica tradizione attestava il martirio di Sant’Apollinare al 74 d.c. pochi anni dopo il martirio dell’apostolo Pietro, una leggenda agiografica che rimarcava il legame tra il protovescovo ravennate ed il vescovo di Roma. Ancora alla fine del XIX secolo era sostenuta questa memoria: nel 1874 la chiesa ravennate celebrò solennemente l’anniversario del XVIII° centenario del martirio di Apollinare. Fu in quell’occasione che l’arcivescovo di allora, Mons. Vincenzo Moretti (1871-1879), decise di trasferire parte delle reliquie del Santo vescovo, il capo e la mano destra, nel Duomo di Ravenna, dove ancor oggi si trovano, in una teca collocata entro l’altare maggiore.
Nei secoli passati la questione relativa al luogo della sepoltura del Santo è stata oggetto di un’importante controversia tra i monaci classensi ed i monaci della Basilica di Sant’Apollinare Nuovo, disputa nella quale intervenne direttamente Papa Alessandro III (1159-1181) che, nel 1173, decise di inviare un suo rappresentante per verificare quale dei due monasteri custodisse realmente le spoglie del Protovescovo. Le reliquie di Apollinare furono rinvenute nella cripta della Basilica classense: sul corpo del Santo furono rinvenute tre piccole lamine d’argento che riportavano passi inerenti alla sua vita e al suo martirio.

Tratto da
http://www.ilsussidiario.net/News/Cronaca/2016/7/20/SANT-APOLLINARE-Santo-del-giorno-il-20-luglio-si-celebra-sant-Apollinare/715596/

L'agiografia di sant'Apollinare ci è stata tramandata dall'arcivescovo Mauro, che nel VII secolo scrisse la Passio sancti Apollinaris in cui riporta i dati salienti della vita di questo santo, di cui altrimenti sapremmo ben poco, nonostante la sua venerazione sia fortemente sentita in Emilia Romagna e in particolar modo a Ravenna, dove si trovano ben due imponenti basiliche a lui dedicate, e in una delle quali riposano i suoi resti. Sant'Apollinare è stato uno dei primi vescovi della Chiesa e il suo dies natalis, ovvero il giorno in cui morì, è il 23 luglio luglio. Sant’Apollinare era un giovinetto che viveva ad Antiochia nei tempi in cui l'apostolo Pietro andava per il mondo predicando il Vangelo. San Pietro dovette notare questo ragazzino ammodo, educato, che sembrava pendere dalle sue labbra, e lo prese sotto la sua ala protettiva. Lo istruì con particolare cura fino a convincersi che fosse indicato per diventare a sua volta uno dei ministri di Cristo. Sant’Apollinare ne era ben lieto e comunicò la sua volontà di battezzarsi, diventare un cristiano, e di più, di diventare un sacerdote, ai suoi genitori, che erano pagani. Ciononostante essi non si opposero, anzi, si avvicinarono a loro volta alla fede del figlio e si convertirono anche loro. Sant’Apollinare decise così di partire per Roma insieme a Pietro. In questo luogo che sarebbe diventato la culla della cristianità egli approfondì la sua formazione e iniziò il suo percorso sulla via del sacerdozio, fino ad essere insignito di una delle più alte onorificenze della gerarchia cattolica.
Sant'Apollinare divenne infatti Vescovo, e non solo, divenne il primo Vescovo della città di Ravenna. A quei tempi (siamo a cavallo tra il II e il III secolo) essere un Vescovo non comportava alcun privilegio, ma significava doversi scontrare con coloro che ancora osteggiavano la religione cristiana, nel tentativo di convertirne i cuori. In quest'opera Sant'Apollinare fu infaticabile: di lui si raccontano molti gesti di carità, e anche molti miracoli. Ad esempio, si dice che guarì la moglie di un tribuno, convertendo lei, il marito, e tutta la famiglia e impartendo loro il battesimo. La voce della sua fama si sparse e giunse fino alle autorità civili di Ravenna, che convocarono il vescovo e gli imposero di abiurare la sua fede, sacrificando davanti all'altare di Giove. Sant'Apollinare si rifiutò, obiettando che l'oro e l'argento che veniva dato agli dei meglio sarebbe stato usato meglio se destinato ai poveri. Per questo suo rifiuto venne letteralmente massacrato di botte in strada, e fu salvato solo dalla bontà di alcuni cristiani che lo raccolsero e lo curarono.
La brutta esperienza non scalfì neppure un poco la sua salda fede: sant'Apollinare continuò a condurre il suo gregge di fedeli con fermezza e determinazione, operando altri miracoli che andavano a glorificare Dio. La sua dimora divenne Classe, un piccolo centro vicino Ravenna, dove oggi sorge una grandiosa Chiesa. Lo zelo del vescovo gli costò nuove sofferenze, e stavolta non riuscì a sopravvivere: brutalmente picchiato, dopo sette giorni di agonia, il giorno 23 luglio, sant'Apollinare tornò tra le braccia del padre. Questa è la versione più completa che abbiamo della vita del santo, altre storie dicono sia vissuto nel IV secolo. Quale che sia la verità, certo è che l'opera di sant'Apollinare contribuì a diffondere il Verbo di Cristo negli anni in cui la Chiesa nasceva e si rafforzava. Il suo contributo fu fondamentale.
Sant'Apollinare è il patrono di Ravenna e di tutta l'Emilia Romagna, ed è protettore di coloro che soffrono di gotta e di epilessia. In uno dei mosaici della chiesa di Sant'Apollinare in Classe questi è raffigurato come un pastore che conduce un gregge di pecore, a lui legato da un filo rosso (il martirio di Cristo).

Leggere con annessa bibliografia
APOLLINARE di Ravenna, santo

http://www.treccani.it/enciclopedia/apollinare-di-ravenna-santo_%28Enciclopedia-Italiana%29/

 

 


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