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26.07: Memoria di Santa Parasceve, Asceta e Martire a Roma

 

a cura del Protopresbitero Giovanni Festa




 

Santa Parasceve Asceta e Martire a Roma


La mirabile Santa Parasceve di Roma (26 luglio/8 Agosto)

Di sua Eminenza il metropolita Hierotheos (Vlachos) di Nafpaktos e Agiou Vlasiou
Dal blog Mystagogy
In italiano tratto da
http://www.ortodossiatorino.net/DocumentiSezDoc.php?cat_id=29&id=1454


Santa Parasceve [in greco, Paraskevi] è onorata non solo dalle donne che portano il suo nome, ma da tutti i cristiani. Questo accade in particolare nella nostra provincia, in quanto ci sono molte chiese parrocchiali e cappelle che sono onorate di portare il suo nome, e oggi tutti celebrano la sua luminosa festa.
La vita di santa Parasceve è meravigliosa. I suoi genitori erano pii e virtuosi, e la sua nascita ha avuto luogo con l'intervento di Dio. E' cresciuta in modo cristiano, ha distribuito i suoi beni ai poveri, è divenuta monaca, ha predicato Cristo, lo ha confessato, e alla fine è stata torturata e martirizzata per amore di Cristo. Questo è il motivo per cui viene chiamata Vergine Martire e Venerabile.
Ci sono icone che raffigurano santa Parasceve che tiene in mano un piatto in cui ci sono due occhi. Questo si riferisce a un miracolo compiuto dalla santa. Uno dei suoi tormenti fu di essere messa in una caldaia all'interno della quale bruciavano olio e catrame. Tuttavia la santa, per grazia di Dio, non solo non fu bruciata, ma sembrò esserne rinfrescata. Il re che guardava questo tormento era meravigliato per questo evento, e le disse di spruzzare un poco di olio e catrame su di lui per vedere se era caldo. Appena santa Parasceve ne spruzzato un po' su di lui, i suoi occhi ne furono immediatamente accecati. Poi la santa supplicò Dio di rendere al re la vista, cosa che si realizzò con le sue preghiere. Ci viene in mente questo miracolo attraverso l'icona di santa Parasceve.
Questo è il motivo per cui molti malati che soffrono di problemi agli occhi considerano santa Parasceve la loro patrona e la supplicano di intervenire miracolosamente e curarli. I santi, con l'aiuto di Dio, sono i medici delle nostre anime e dei nostri corpi. Ricorriamo a loro quando abbiamo diversi problemi e chiediamo il loro aiuto. Naturalmente, teologicamente diciamo che Dio stesso agisce attraverso i santi, poiché i santi sono gli amici e gli operatori della salute di Cristo.
Per estensione, santa Parasceve può essere considerata un medico delle malattie dell'occhio psichico che è la nostra mente. Accanto all'occhio del corpo abbiamo anche l'occhio dell'anima dal quale si può vedere la gloria di Dio. E se gli occhi del corpo possono ammalarsi, così può ammalarsi anche l'occhio dell'anima. Quando l'occhio dell'anima è malato, il male ci prende, e non possiamo vedere Dio. L'eresia, l'ateismo e l'ignoranza di Dio e molte altre malattie psichiche sono il risultato della sofferenza dell'occhio spirituale.
Il profeta Davide dice in un Salmo: "Illumina le mie tenebre." Dentro di noi c'è tenebra perché siamo psichicamente accecati e non possiamo vedere la gloria di Dio. Questo è il motivo per cui san Gregorio Palamas pregava Cristo: "Illumina le mie tenebre."
Oggi commemoriamo e celebriamo santa Parasceve, che ha vissuto con Cristo ed è stata martirizzata per la sua gloria. E' anche la patrona di tutti coloro che hanno problemi con i loro occhi fisici, così come di tutti noi che abbiamo problemi con gli occhi della nostra anima [mente] e non possiamo vedere l'amore di Dio, non siamo in grado di comprendere le nostre passioni, la esigenze del nostro prossimo, e non possiamo neppure vedere il modo con cui essere salvati. Chiediamo a santa Parasceve con fede la nostra guarigione.
Prego che tutti voi possiate avere molti anni e benedizioni. Che santa Parasceve vi protegga per tutta la vita, con il potere della grazia di Cristo.

 

Tratto da http://www.sancarlodasezze.it/santa_Veneranda_Parasceve.htm
Sarebbe stata martirizzata sotto Antonino Pio verso il 160, ha goduto di una grande popolarità durante il Medioevo e su di lei sono state scritte non meno di quindici passiones e un Elogio riportati in manoscritti dei secoli XI e XVI; pochi di questi testi però sono stati pubblicati. Di una sola passio si conosce l'autore, Giovanni, prete dell'isola di Eubea (1495; Cod. II C 33 della Bibl. Naz. Di Napoli), mentre le altre sono anonime; l'Elogio è stato scritto da Giorgio Acropolita nel sec. XIV (Cod. Ambros. P 210).
La storia di santa Paresceve, e soprattutto le meravigliose peripezie del suo martirio costituiscono un vero e proprio romanzo, caro ai cristiani dei secoli antichi che rimanevano edificati di fronte agli esempi dei santi, pur senza prestar fede ai fatti narrati, che costituivano soltanto un abbellimento letterario per destare l'interesse del lettore: tormenti subiti, miracoli straordinari, discorsi apologetici, ecc. La vita e il martirio di santa Paresceve presentano tutti questi caratteri e, inoltre, due particolari risultano assolutamente inverosimili: l'esistenza di un monastero femminile a Roma nella seconda metà del sec. II, e la pubblica predicazione del Vangelo ad opera di una fanciulla, cosa discordante coi costumi dell'epoca e contraria al divieto fatto da s. Paolo alle donne di predicare la parola di Dio.

Ed ecco il riassunto delle quattordici pagine che un autore greco moderno ha dedicato alla santa Paresceve: nacque a Roma sotto l'imperatore Adriano da genitori cristiani, ricchi e pii, che avevano ottenuto con le loro preghiere la sua nascita. Essi morirono quando la figlia aveva ventisei anni e Paresceve vendette i beni che aveva ereditati e distribuì il ricavato ai poveri; poi si ritirò in un monastero femminile della città. Dopo un certo tempo abbandonò il monastero per predicare pubblicamente la dottrina cristiana, ma, denunciata da alcuni giudei ad Antonino Pio come ostile alla religione ufficiale, comparve davanti all'imperatore, il quale, vanamente, dapprima con promesse poi con minacce, tentò di farla apostatare. Per punirla fece riscaldare sulla fiamma, fino a renderlo incandescente, una specie di elmo metallico che i carnefici le posero sul capo senza alcun danno per lei. Molti pagani vedendo questo prodigio si convertirono e l'imperatore li fece uccidere o esiliare. Riportata in prigione, un angelo viene a confortare Paresceve e la libera dai ceppi. L'indomani viene condotta nuovamente davanti all'imperatore che la fa appendere per i capelli mentre i carnefici ne tormentano il corpo con fiaccole accese, ma senza alcun successo. Si ricorre allora ad un altro supplizio: viene preparata una grande caldaia piena di olio e pece bollente ed in essa viene immersa la santa; ella con le proprie mani getta sul viso dell'imperatore uno spruzzo del liquido bollente e alla fine esce ancora una volta indenne; Antonino si converte, lei lo guarisce delle sue piaghe e lo battezza!

Successivamente Paresceve si reca in altre città per continuarvi il suo apostolato: arriva in un paese governato da un certo Asclepio che la interroga sulla sua religione e rimane turbato dalle sue risposte; poi la fa condurre fuori della città in una grotta abitata da un terribile drago. Ella traccia un piccolo segno di croce e la bestia ruggendo si squarta in due: a questa vista Asclepio ed altri testimoni si convertono e vengono battezzati. Alla fine Paresceve arriva in una città governata da un certo Taresio che si oppone egualmente alla predicazione del Vangelo e ricorre al supplizio della caldaia nella quale viene versato oltre all'olio e alla pece, anche piombo, ma la santa non soffre alcun danno. Successivamente viene fatta sdraiare a terra, inchiodata con dei paletti, duramente colpita con flagelli e riportata infine in prigione: durante la notte le appare Cristo circondato dagli angeli che la guarisce da tutte le sue ferite.
In occasione di una nuova comparsa davanti al governatore, Paresceve si fa condurre nel tempio di Apollo e apostrofa la statua dell'idolo affermando che non ha alcun valore; Apollo risponde che egli non è affatto un dio. Allora alcuni sacerdoti ingiuriano la martire, la cacciano via dal tempio e chiedono con alte grida a Taresio di metterla a morte. Egli la fa decapitare, ma la martire non muore senza aver pronunciato prima un discorso apologetico. I fedeli raccolgono il suo corpo. Lo seppelliscono segretamente e la tomba diventa meta di pellegrinaggi e numerosi miracoli vi si compiono. Nell'Italia meridionale è venerata con i nomi di s. Venera, Veneria o Veneranda


Tratto da
http://calendrier.egliseorthodoxe.com/sts/stsjuillet/juillet26.html
La Santa e Grande Martire Paraskeve nacque in un villaggio vicino a Roma, sotto il regno di Adriano (117-138), di genitori cristiani, Agatona e Politeia, che avevano pregato il Signore di dare loro la prole. Dio, che riempie sempre il desiderio di coloro che lo temono, concede loro una figlia, che chiamarono Parasceve, poiché era nata il venerdì e per devozione alla passione vivificante di Nostro Signore Gesù Cristo. Fin dalla sua prima infanzia, si dedicò interamente alle cose di Dio. Non avendo alcuna attrazione per i giochi infantili, passava tutto il suo tempo in chiesa a frequentare gli Uffizi oa casa per dedicarsi alla meditazione sulla Parola di Dio o alla preghiera. Quando i suoi genitori morirono, quando aveva dodici anni, distribuì la loro grande ricchezza ai bisognosi, poi si ritirò in un monastero dove ricevette il velo, un segno della sua consacrazione a Dio. Dopo aver trascorso un po 'di tempo in completa sottomissione alla sua igumena , l'ansiosa anima a condividere il tesoro della fede con altri uomini, lasciò il monastero per proclamare il Nome di Cristo da parte delle città e delle campagne. Così portò molti pagani alla vera fede, suscitando la gelosia e l'odio degli ebrei, che la denunciarono al re del paese in cui si trovava. Il sovrano ordinò immediatamente l'arresto della nobile cristiana e la fece comparire davanti a lui. Quando la vide, all'inizio fu stupefatto dalla sua bellezza, poi cercò di attirarla con lusinghe, dicendo: "Se permetti a te stessa di essere convinto dalle mie parole e di accettare il sacrificio agli dei, riceverai grandi ricchezze; ma se persisti, sappi che ti darò terribili tormenti. La fragile ragazza rispose con forte assicurazione: "Non rinnegherò mai il mio dolcissimo Gesù Cristo, e nessuna tortura riuscirà a separarmi dal Suo amore. Perché è Lui che ha detto: Io sono la luce del mondo, e chi mi segue non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita (Giovanni 8:12). Quanto ai tuoi dei, che non hanno né cielo né terra, saranno sterminati dalla terra e da sotto il cielo (Ger 10:11). L'ira del re divenne infuocata e ordinò ai soldati di mettere sulla testa della Santa un elmo di ferro arrossato dal fuoco. Coperto di rugiada, come i tre giovani nella fornace, Santa Parasceva non provò dolore. Dopo averle strappato i seni, è stata gettata in prigione, con una pesante pietra posta sul petto, ma viene guarita da un angelo apparso in un grande terremoto. Vedendo il miracolo, furono convertiti settanta soldati della guarnigione; furono immediatamente giustiziati per ordine del tiranno che fece apparire di nuovo Paraskeva. Dopo aver reiterato la sua ardente confessione di fede, la Santa fu immerso in un calderone di ottone pieno di piombo fuso. Ma anche in questo caso, il suo corpo aveva ricevuto, attraverso l'ascetismo e la verginità, la serietà della futura incorruttibilità, rimanendo invulnerabile. Non credendo che l'impasto fosse molto caldo, il tiranno si avvicinò e fu accecato dall'ardore del fuoco 5. Comprendendo la sua colpa sotto l'effetto del dolore, cominciò a gridare: "Abbi pietà di me, serva del vero Dio, e dai la luce ai miei occhi, e io crederò nel Dio che proclami. Alla preghiera della Santa , non solo ha recuperato la vista, ma ha anche ricevuto la luce della fede, e su sua richiesta è stato battezzato nel nome della Santa Trinità, con tutto il suo seguito.

Liberata, Santa Parasceve lasciò il paese, per continuare le sue missioni. Mentre era in una città, governata da un certo Asclepio, e proclamando Cristo lì, fu arrestata e portata in tribunale. Alla domanda di Asclepio, chiedendole di declinare la sua identità, fece il segno della Santa Croce e dichiarò che era una serva del Dio che creò il cielo e la terra, che si offrì alla croce e morte per la nostra salvezza, e chi ritornerà in gloria per giudicare i vivi e i morti. Il tiranno l'aveva percossa con le verghe, ma Parasceve continuava a glorificare Dio, il suo sguardo si volgeva al cielo, e quando Asclepio interrompeva i carnefici per offrire sacrifici, lei gli sputacchiava in faccia con disprezzo. Fuori di lui, la faceva battere alle ossa. Ma dopo una notte passata nella segreta, i soldati l'hanno scoperto al mattino, illesa . Mentre chiedeva al re di andare al tempio di Apollo, tutti i pagani si rallegravano, credendo a ciò che era disposta a sacrificare. Quando ha effettuato il segno della croce, dopo aver pregato a lungo, gli idoli sono crollati in un grande ruggito, e la gente ha gridato: "Grande è il Dio dei cristiani! I sacerdoti degli idoli, in gran furia, avendo chiesto al re di porre fine a lei, fu gettata in una fossa, dove mise a morte, con la sua preghiera, un drago e rettili che erano lì.
Notando che tutte le sue imprese erano state invano, Asclepio lo mandò in un altro regno, guidato dal crudele Tarasios.6 Mentre guariva dall'invocazione del nome di Cristo tutti i malati che gli venivano presentati, il re la chiamò per apparire, accusandola di pratiche magiche, e ordinò che fosse gettata in una fossa puzzolente, piena di bestie velenose. Dal segno della croce, questo fango divenne come un prato profumato in primavera, e Parasceve , protetta da un angelo, rimase invulnerabile a tutte le altre torture inflitte a lei. Inoltre, non contenendo più la sua rabbia, il re ordinò ai suoi carnefici di tagliarle la testa Cadendo in ginocchio, Paraskeve pregò con lacrime, affidando la sua anima valorosa a Cristo, il suo Sposo, e chiedendogli di perdonare i peccati per coloro che avrebbero onorato la sua memoria. Quando la sua testa cadde sotto la spada, una voce celeste fu ascoltata per accoglierla nel Regno dei Cieli, la cui venuta aveva annunciato con la parola e il potere. Da allora, i frammenti delle sue reliquie, sparsi nelle chiese sante, hanno compiuto incessantemente molte cure, specialmente per le malattie degli occhi.

1. Sebbene Santa Parasceve sia stata per lungo tempo molto popolare, la sua memoria non appare negli antichi Synaxaries e Mena. Riassumiamo qui la sua Passione, composta da Jean d'Eubée (8 ° secolo), che mette la sua memoria il 9 novembre.
2. In greco: Paraskévie.
3. Secondo altri 20 anni.
4. Secondo le versioni recenti, il nuovo imperatore, Antonino Pio (circa 140).
5. Nelle passioni recenti, è accecato dalla miscela di pece e olio che Parascève gli lancia contro.
6. Nelle passioni recenti, Asclepio si convertì e la santa proseguì la propria missione nel regno di Tarasios.


Per le varianti nella tradizione agiografica siculo greca leggere

https://it.wikipedia.org/wiki/Santa_Venera

 


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