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29.07: Memoria di Santa Serafina Vergine e Martire di Antiochia

 

testo inglese tradotto da Joseph Giovanni Fumusa




 

Santa Serafina Vergine e Martire di Antiochia

Tratto da: https://www.johnsanidopoulos.com/2011/12/saint-seraphima-virgin-martyr-of.html
Traduzione a cura di Giovanni Fumusa.

La Santa Vergine e Martire Serafina, nativa di Antiochia, visse a Roma durante il regno dell’Imperatore Adriano (117-138) con l’illustre patrizia romana Sabina, convertita al Cristianesimo. Durante la persecuzione contro i cristiani iniziata per ordine dell’imperatore, il governatore Berillo ordinò che Santa Serafina fosse portata a giudizio. Desiderosa di ricevere la corona del martirio dal Signore, alla prima citazione, si diresse senza timore verso il boia. L’accompagnava la devota Sabina. Notando la donna illustre, Berillo inizialmente lasciò libera la giovane, ma qualche giorno dopo riconvocò Santa Serafina e il processo ebbe inizio.
Il governatore invitò la santa ad onorare gli dei pagani e ad offrire loro sacrifici, ma confessò coraggiosamente la sua vede nell’Unico Vero Dio – Gesù Cristo. Quindi Berillo la consegnò a due giovani spudorati affinché la deflorassero. La santa martire supplicò il Signore di difenderla. Improvvisamente vi fu un terremoto ed I due giovani caddero paralizzati al suolo. Il giorno successivo, il governatore apprese che il suo piano era fallito. Pensando che la santa fosse esperta nella magia, Berillo la implorò di far tornare i due giovani in salute e di ridare loro il dono della parola, affinché potessero essi stessi raccontare il miracolo. La Santa, pregando il Signore, ordinò ai giovani di alzarsi ed essi immediatamente si alzarono e raccontarono al giudice che un Angelo del Signore aveva protetto la santa, impedendo loro di avvicinarsi a lei. Il feroce governatore non credette ai suoi servi e continuò ad insistere su Santa Serafina, affinché offrisse sacrifici agli idoli. Ma la santa martire rimase irremovibile, anche mentre la bruciavano con candele accese e la percuotevano spietatamente con delle canne. Una severa punizione colpì il crudele governatore: delle schegge dai bastoni con cui veniva picchiata la santa, lo colpirono negli occhi e, dopo tre giorni, il tormentatore divenne cieco. Impotente di fronte all’irremovibile cristiana, il giudice ordinò che venisse decapitata. Sabina, con riverenza, seppellì il corpo della sua santa maestra.

 

 


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