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31.07: Memoria di San Calimero di nazionalità greca e vescovo di Milano e martire verso il 190 (in altri codici verso il 280)

 

a cura del Protopresbitero Giovanni Festa




 

San Calimero di nazionalità greca e vescovo di Milano e martire verso il 190 (in altri codici verso il 280)

Tratto da
http://www.santiebeati.it/dettaglio/91965

Nato da nobile famiglia, dopo un viaggio a Roma, fu consacrato prete. Alla morte del vescovo di Milano, S. Castriziano, di cui fu fedele coadiutore, s. Calimero fu eletto dalla gente a succedergli.
L’episcopato di S. Calimero si pone nel periodo che va dal 270 al 280.
La tradizione vuole S. Calimero martire, in quanto gettato alcuni pagani in un pozzo dove trovò la morte.
San Calimero è sepolto nella basilica a lui dedicata a Milano. Nel VIII secolo, nella cripta della basilica, le sue reliquie furono ritrovate in un pozzo, ancora oggi esistente, immerse nell’acqua.
Un tempo in occasione della festa del santo, l’acqua del pozzo veniva distribuita ai malati.
La chiesa milanese commemora il suo quarto vescovo martire il 31 luglio. Insieme agli altri santi vescovi milanesi, S. Calimero è festeggiato anche il 25 settembre.

Tratto da
http://www.comune.pasturo.lc.it/index.php/la-storia-int/108-san-calimero-storia

Calimero, quarto vescovo di Milano, vissuto verso la metà del terzo secolo, era originario della Grecia, fu allievo spirituale del Papa S. Telesforo, venne aggregato al clero milanese e successivamente consacrato vescovo alla morte di S. Castriziano. Il suo episcopo fu eccezionalmente lungo nonostante le persecuzioni. La notizia, piuttosto tarda, del martirio di S. Calimero sembra legata ad un fatto particolare: si ritiene che Tommaso, Arcivescovo di Milano, nel 755 – 83, in occasione di alcuni restauri alla tomba, costruita dopo le persecuzioni, abbia trovato il corpo del Santo immerso nell'acqua ed abbia fatto scavare un pozzo per prosciugare la cripta. Una lettura errata della lapide che ricordava questo fatto avrebbe originato la notizia di S. Calimero ucciso e gettato in un pozzo. In località Prabello, questo è il nome del luogo dove sorge la chiesetta, anticamente sembra sorgessero torri, luoghi di guardia, da dove i soldati potevano avvistare e segnalare l'arrivo di eventuali nemici; forse queste persone nei momenti di solitudine, sentivano il bisogno di pregare, pertanto costruirono, nelle vicinanze, una cascina dedicata al culto. La dedica della chiesa a S. Calimero è probabilmente legata al fatto che il Santo è considerato protettore dell'acqua, dei laghetti e delle sorgenti. Bisogna sapere che Prabello era una zona a pascolo molto bella, dove i mandriani con il bestiame si recavano a trascorrere i mesi estivi, ma nei periodi di siccità necessitava d' acqua. I mandriani decisero allora di sfruttare una depressione del terreno per farvi convogliare dell'acqua da utilizzare nei periodi di bisogno, fino a farne un laghetto artificiale. Perchè questo restasse sempre colmo, serviva molta acqua, che veniva a mancare, soprattutto dopo un'estate secca e asciutta. Ecco che poco distante dal "lavac", così veniva chiamato il laghetto, fu dedicata una chiesa a S. Calimero; tutti si recavano in devota processione, il 31 luglio, per chiedere al Santo pioggia abbondante per mantenere colmo il laghetto e avere da dissetare il bestiame. La devozione dei pasturesi è antichissima e fervente, è dimostrata anche nelle continue attenzioni rivolte alla chiesa. Essa infatti è stata restaurata ben due volte, il primo intervento risale al 1937/38 ad opera di don Riccardo Cima, furono rifatti: la pavimentazione, alcune opere murarie e l'altare. Il secondo intervento restauro radicale e avvenuto nel 1968, il vecchio tetto il legno fu sostituito da uno in ferro, i muri perimetrali sono stati risanati, sono stati cambiati tutti gli infissi e anche il quadro, raffigurante S. Calimero, del Reali, sovrastante l'altare, fu affidato a mani esperte che l'hanno riportato alla primitiva bellezza. In occasione di tutto ciò, Mons. E. Assi, prevosto di Lecco, ha riaperto la chiesa al culto alla presenza di molti affezionati, ritornati lassù fedeli alle tradizioni. La ricorrenza annuale intende riproporre la processione che dal paese salirà con preghiere e canti fino alla chiesa, non per chiedere pioggia, ma per consolidare la fede che da secoli accompagna la devozione per "questa vetusta chiesetta". In occasione del restauro del quadro del Santo, opera del Reali (lavoro eseguito in memoria di Pigazzi Tommaso, proprietario di "Prabel") è stata rinnovata la scritta della facciata "A S. Calimero patrono dei nostri monti" incisa su tavola di legno da Angelo Ticozzi.


BASILICA DI SAN CALIMERO A MILANO

Tratto da

http://cristiano-ortodosso-italiano.blogspot.com/2013/11/san-calimero-di-milano.html

Di origine antichissima (V sec.) la basilica si presenta oggi con tratti moderni, a causa di un restauro operato nel 1882. Della fase romanica si conserva, esternamente, l’abside (IX-X sec) ritmata da arcatelle a bocca di forno, e il fianco destro che presenta un paramento di mattoni a vista inframmezzati da corsi disposti a spina di pesce.
Durante gli scavi compiuti nel 1905 nella cripta della chiesa si rinvennero dei mattoni con una marca di fabbrica che risultò essere quella di re Teodorico (493-526 d.C.). Il luogo in cui sorge la Basilica era anticamente un’area cimiteriale fuori dalle porte della città, lungo la via di Roma: ancora oggi murate sul fianco destro della chiesa vi sono alcune lapidi funerarie, pagane e cristiane, provenienti dalla vecchia necropoli. Della fase romanica S. Calimero conserva, esternamente, l’abside e il fianco destro che presenta un paramento di mattoni a vista inframmezzati da corsi disposti a spina di pesce. Un elemento particolare è il campanile, la cui cella campanaria è frutto di ricostruzione secentesca. Oggi è possibile ammirare la bellezza suggestiva e raccolta dell’ambiente, dall’architettura sobria, con ampia navata, terminante nella dolce linea incurvata dell’abside.
La chiesa è dedicata a San Calimero, un nobile che dopo un viaggio a Roma fu consacrato al sacerdozio.
Contemporaneo di S. Castriziano gli succedette come vescovo. La tradizione vuole San Calimero martire, in quanto gettato da alcuni pagani in un pozzo dove trovò la morte. Il luogo in cui sorse la Basilica era anticamente un’area cimiteriale fuori dalle porte della città: ancora oggi murate sul fianco destro della chiesa vi sono alcune lapidi funerarie pagane e cristiane provenienti dalla vecchia necropoli. Qui si tramanda fosse stato sepolto San Calimero e la chiesa a lui dedicata, probabilmente esistente fin dai tempi del vescovo Ambrogio, doveva essere una basilica cimiteriale almeno fino al XIII secolo. Sembra che la Basilica sia stata edificata, nel V secolo, sui resti di un tempio dedicato ad Apollo come riferisce una cronaca del IX-X secolo.
IL POZZO CON L'ACQUA SANTA DI SAN CALIMERO
a non perdere
La pala con la natività, opera di un artista cinquecentesco influenzato da Gaudenzio Ferrari.

La tela della Crocifissione, attribuita a G. B. Crespi, detto il Cerano che si trovaaccanto all’ingresso di destra.

La cripta cinquecentesca, dalla volta affrescata dai Fiammenghini. Inoltre, sopravvivono: unpiccolo affresco (Madonna fra due sante, XV secolo, attribuita a Cristoforo Moretti) sul lato destro del catino dell'abside, una Natività di Marco d'Oggiono, alterata da ridipinturerecenti che la rendono illeggibile in più punti e il Martirio di san Sebastiano, attribuito al Morazzone.


Tratto da
https://www.culturacattolica.it/cultura/il-calendario-del-marciapiedaio/giorno-per-giorno/il-calendario-del-31-luglio

fu, secondo la maggioranza degli storici del Cristianesimo, vescovo di Milano dal 270 al 280, mentre la tradizione lo indica come vescovo dal 138 al 191. Viene venerato come santo dalla Chiesa cattolica e da quella ortodossa.
Le fonti non sono concordanti sulle sue origini: alcune leggende lo ritengono un romano di famiglia nobile che, dopo una carriera militare col grado di ufficiale, fu prima convertito e battezzato dai santi Faustino e Giovita e, dopo una vita al servizio della sua fede, ordinato vescovo di Milano; altre versioni lo indicano come greco, cresciuto a Roma e educato alla fede cristiana dal Papa Telesforo: fuggito a Milano dopo che quest'ultimo fu ucciso dai suoi persecutori, venne accolto dal Vescovo Castriziano tra i membri del clero meneghino e destinato alla basilica "fausta". Alla morte di quest'ultimo furono gli stessi milanesi ad acclamarlo vescovo e, al suo rifiuto di sottostare alla loro volontà, ad incatenarlo fino al momento della consacrazione episcopale.
Entrambe queste versioni lasciano adito ad innumerevoli perplessità essendo la prima eccessivamente scarna e generica e ritenendolo la seconda contemporaneo di Telesforo e Adriano, vissuti un secolo prima della sua consacrazione vescovile.
Parte minoritaria della storiografia, forse influenzata da tale leggenda, ritiene più probabile che fosse stato vescovo di Milano dal 139 al 192, basando la propria convinzione su una lastra marmorea posta nel Duomo contenente la cronologia dei vescovi milanesi: in realtà tale elemento non sembra probante essendo il Duomo stato costruito diversi secoli dopo la vita del Santo. La retrodatazione della sua vita è tuttavia spiegabile a livello storico: nell'XI secolo infatti i milanesi, in disaccordo con Roma circa l'eresia dei patarini, retrodatarono la storia della loro diocesi per dimostrare una "pari anzianità" con quella di Roma. In tal modo le vite di molti santi vescovi (come Anatalone, Caio e lo stesso Calimero) furono collocate antecedentemente alla loro reale esistenza e ampliate notevolmente per coprire il gap di oltre un secolo che si era in tal modo venuto a creare.
Le due versioni biografiche sono comunque concordi nella descrizione del suo martirio, che sarebbe seguito alla condanna a morte a lui comminata dall'imperatore Adriano per essere andato in forte collisione, nel perseguitare i nemici del cristianesimo, con personaggi influenti legati alla corte imperiale.
Acerrimo persecutore della religione pagana, fautore del battesimo coatto dei non cristiani, pare sia stato trafitto con una lancia da alcuni di essi mentre si trovava in un cimitero di Milano e, come contrappasso per la sua attività di battezzante, sia stato gettato in un pozzo sito in quella che i pagani ritenevano l'area sacra al dio Belenos.
Tuttavia anche il suo martirio non è affatto certo, essendo stato riportato per la prima volta solo nel VIII secolo e non facendone Sant'Ambrogio alcuna menzione nei suoi scritti.
Ciò che risulta tuttavia sicuro è che Calimero fu molto amato dai cittadini di Milano, tanto che, subito dopo la sua morte, fu costruita una basilica per onorarlo che, ristrutturata nel corso dei secoli, è tuttora presente ed ospita nella sua cripta le ossa del santo.
Nel VIII secolo il vescovo Tomaso, durante una ricognizione a queste ultime, trovò il suo scheletro immerso nell'acqua: nella cripta fu quindi scavato un pozzo per farla defluire e in breve tempo, si diffuse la credenza che le sue acque fossero miracolose.
In passato, in occasione della festività di San Calimero, che si svolgeva il 31 luglio, queste venivano distribuite ai malati e, durante i periodi di siccità, una bottiglia di acqua del pozzo veniva consacrata durante la Messa e in seguito rovesciata sul sagrato, per propiziare l'avvento del maltempo.
I suoi emblemi sono il pastorale e la palma.
Oltre alla citata basilica, tra gli altri luoghi sacri dedicati al santo possiamo citare la chiesa di San Calimero a Pasturo (LC) e il santuario della Madonna di San Calimero a Bolladello di Cairate (VA).
Forse fu lui a scrivere la Lettera di Barnaba.

 

 


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