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La diakonia Panortodossa di una Parrocchia italofona tra testimonianza ed ecumenismo

 Prima pubblicazzzione in – Πρώτη Δημοσίευσις ἐν:
ΕΙΣ ΤΗΝ ΔΙΑΚΟΝΙΑΝ ΚΑΙ ΤΗΝ ΠΝΕΥΜΑΤΙΚΗΝ ΚΑΙ ΚΟΙΝΩΝΙΚΗΝ ΠΡΟΟΔΟΝ ΤΟΥ ΑΝΘΡΩΠΟΥ
AL SERVIZIO DELL’UOMO E DEL SUO PROGRESSO SPIRITUALE E SOCIALE

Τόμος πρός Tιμήν τοῦ Σεβασμιωτάτου Μητροπολίτου Ἰταλίας καὶ Μελίτης κ. Γενναδίου
Volume di Riconoscenza filiale dedicato a Sua Eminenza Reverendissima il Metropolita Gennadios Zervos, Arcivescovo Ortodosso d’Italia e Malta

Protopresbitero Giovanni Festa

2011




 

Pongo a me stesso e a noi tutti (faccio osservare subito come la pluralità nell’unità e l’unità nella pluralità è visibile qui ed oggi nella sinodia della nostra Sacra Arcidiocesi più popoli per essere l’unica assemblea regale l’unico popolo di DIO) una serie di domande o meglio di immediate riflessioni che presento:
1. Esiste certamente un ruolo storico della nostra Arcidiocesi e del Patriarcato Ecumenico in Italia ma ormai prima di essere ruolo storico è ministero ecclesiale e teologico di unità profonda e non di semplice coordinamento ma proprio di servizio. Questa unità diaconale io la presento e la vivo come chiesa sovranazionale e plurale ed insieme legata profondamente al territorio in cui vive ed è qui che sul piano spirituale e sul piano esistenziale dobbiamo essere anche con noi stessi molto chiari chiedendo al Signore discernimento e ai nostri vescovi e al nostro Metropolita quella certezza di presenza che sempre ci ha dato. La questione sta tutta all’interno del territorio di una nazione a democrazia industriale laica e moderna in cui noi viviamo e nella quale annunciamo il Vangelo. Cioè non soltanto il mantenimento liturgico e da santorale dei popoli nati ortodossi ma proprio un servizio (di per sé per nulla volto al proselitismo) un servizio di contributo e di testimonianza nel nostro tessuto secolarizzato.
2. Il reticolo delle conoscenze e delle relazioni che ho intessuto in questi ultimi 10 anni mi ha insegnato molto e mi ha insegnato molto nel nome di Gesù Cristo. La vera povertà, la vera angoscia degli uomini e delle donne di estrazione medio-borghese di una metropoli complessa del XXI secolo non è solo quella economica (lo è anche, ma non credo sia più la causa scatenante del malessere) ma è quella esistenziale, il vuoto, gli istinti suicidi dei giovani e delle giovani che seguo da alcuni anni, la difficoltà oggettiva della relazione a tutti i livelli, la violenza nei rapporti di lavoro, le storie assurde, gli inferni della desolazione e della disperazione, le malattie del corpo e del cuore, l’incapacità delle chiese storiche (la nostra compresa) a dare annunci significativi e sensati su Gesù Cristo, laddove (e bisogna interrogarsi su questo fenomeno) un certo tipo di cristianesimo pentecostale e carismatico, i movimenti cattolici fortemente identitari e tutto il new age di contorno riesce a diventare luogo di incontro e di risposte: una sorta di terapia sbagliata ed anche pericolosa spiritualmente ad una diagnosi corretta e ad una domanda reale, la domanda di santità e di consolazione di fede e nella fede.
3. E allo stato attuale e ribadendo il dono e l’importanza della Consiglio Episcopale Ortodosso d’Italia e Malta voler entrare nel merito della legittimità dell’esistenza in Italia di altre giurisdizioni canoniche; questo fatto anzi di più aumenta la nostra responsabilità e il nostro ministero come sacerdoti dall’Arcidiocesi Ortodossa del Patriarcato Ecumenico, ministero di unità e di servizio: Una chiesa sovranazionale, capace di essere presente nel territorio, sia da sola come luogo di tutti, sia insieme con le altre chiese etniche come luogo di integrazione, di superamento caritatevole di qualsivoglia forma di filetismo; Chiesa Madre quindi chiesa che condivide. E in questo senso io da tempo uso anche via web due espressioni ben precise: ”Costantinopoli non é solo una città e forse non lo è proprio. E’ categoria dello Spirito” e “la diakonia crocifissa del nostro Patriarca Bartolomeo” proprio per un’ecclesiologia di chiesa e non per un’ecclesiologia filetistica di cappellanie.
4. Durante una riflessione pastorale per una riunione del Consiglio delle Chiese Cristiane di Palermo così mi sono espresso da parroco e da pastore senza false retoriche e senza nasconderci le difficoltà: “Si continua a sperare segnalando comunque e sempre l’urgenza, l’emergenza, i pericoli e ricordando a tutti i fratelli cristiani delle chiese cristiane che può esistere e deve esistere una possibilità di una pastorale di evangelizzazione complementare anche se non unitaria, laddove i cristiani ortodossi di questa città possono annunciare Cristo Salvatore in situazioni esistenziali e spirituali, in cui e per cui le altre chiese cristiane non riescono ad arrivare ed ovviamente vale anche il contrario”. Resta –tra l’altro- necessario ed indispensabile un raccordo e un coordinamento ad oggi del tutto mancante con la Caritas diocesana e con la diakonia valdese e metodista in relazione alla povertà totale e complessa dell’emigrazione slava e rumena qui a Palermo, per la quale (Dio sia lodato) è venuto come confratello e Parroco coadiutore il Padre Ionel del Patriarcato di Romania. Se voi sapeste, le tristi storie spirituali (e non solo economiche) dei nostri (miei e vostri) fratelli e delle nostre (mie e vostre) sorelle di nazionalità slava e rumena!!! Ve ne racconto una, e una sola: per Pasqua 2008 la nostra protopsaltis ha dovuto patteggiare, sì patteggiare, la permanenza in Chiesa di una nostra sorella Romena con i di lei cristianissimi padroni per la Domenica delle Palme e per la notte santa!!!
5. Continuo a riflettere sul senso profondo del ruolo e del ministero della nostra Arcidiocesi in Italia: da un certo tempo mi sto chiedendo quale vocazione e quale ministero o meglio a quale vocazione e a quale ministero il Signore Dio tre volte santo chiami oggi i cristiani ortodossi e la sinfonia canonica delle chiese ortodosse e nel particolare a quale vocazione siamo chiamati noi cristiani ortodossi in Italia.
6. Ecco …siamo chiamati ad essere –nell’onestà evangelica ed ecclesiale della chiarezza e della carità- fattori di unità e testimoni di preghiera. I cristiani ortodossi in Italia non possono rinunciare ad annunciare l’esperienza e l’evento della sinfonia cristiano-ortodossa come custode della chiesa una ed indivisa, come pleroma e pienezza, come sposa fedele. Annunciare significa quindi proporre sempre la scelta, la stessa nostra scelta, chiedendo al Signore di essere lui sempre il protagonista e il celebrante affinché quando invitiamo uomini e donne, e li invitiamo evangelicamente con il Vieni e Vedi, sia Lui –e non noi- e sia Lui, nonostante noi stessi, non soltanto l’incontrato ma l’incontrante dentro il pleroma dell’Unam Sanctam, dentro la pienezza della “cattolica”, della”sobornost”, della “koinonia”.
7. Ma esiste altro ministero di unità (un’unità asintattica… paradossale… a cui siamo chiamati ed è il servizio –lo dico con timore e tremore- di testimonianza all’Una ed Indivisa che noi dobbiamo fare verso quanti e quante cristiani e cristiane delle nostre città, pur volendo restare (per una serie di motivi, che non tocca a noi giudicare né svilire) dentro la loro tenda ecclesiale cristiana, avvertono disagio, scompenso, fastidio ecclesiale ed esistenziale dentro e a motivo delle dinamiche della loto tenda ecclesiale. E’ con questi fratelli e con queste sorelle che noi viviamo la tragedia delle coccole e delle carezze della e nella ferita dello scisma e della separazione. Pur nella giusta e reciprocamente onesta ed inevitabile chiusura totale, senza se e senza ma della Tavola Eucaristica, siamo paradossalmente chiamati noi ortodossi a dare forza, linfa, energia orante, serietà liturgica, ascolto concreto né minimalista né trionfalista ai cuori, ai bisogni, alle invocazioni di uomini e donne che hanno fame di santificazione orante e liturgica della propria vita e che –stanchi e stanche di derive mondanizzate e socio-politiche del cristianesimo- vogliono sentire parlare di misericordia, di theosis, di Non temere e di Non avere paura, di resurrezione e di parousia. Ecco, in modo atipico, siamo/potremmo essere noi ortodossi chiamati paradossalmente a riconsegnare alla altre chiese cristiane i loro figli e le loro figlie (perché tali hanno deciso di restare) dopo un “full time” orante seppur non sacramentale con noi e da noi di chiesa una ed indivisa… E sarà quel che il Signore vorrà che sia…

 


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Santi di oggi

i santi di oggi 22-09-2020

Il 22 di questo mese memoria del santo ieromartire Focà il taumaturgo che raggiunse la perfezione col martirio in un bagno portato ad altissimo calore. Lo stesso giorno memoria di san Focà il giardiniere. Lo stesso giorno memoria del santo martire Isacco e di san Martino. Memoria dei santi ventisei beati martiri di Zogràfou perseguitati dai latinòfroni, l’imperatore Michele VIII Paleòlogo e il patriarca Giovanni Vecco: Furono arsi vivi dopo essersi rifugiati sulla cima della torre del monastero.

i santi di domani 23-09-2020

Il 23 di questo mese concepimento del santo e glorioso profeta, Precursore e Battista Giovanni. Lo stesso giorno memoria dei santi martiri Andrea, Giovanni, Pietro e Antonio, che perirono in Africa. Lo stesso giorno memoria di santa Raìs, vergine e martire. Lo stesso giorno memoria delle sante due sorelle di sangue Xantippe e Polìssena. Lo stesso giorno il santo neomartire Nicola il droghiere, martirizzato a Costantinopoli nel 1672.

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