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16.08: Memoria di Sant’Ambrogio, centurione romano e martire a Ferentino

 




 

Sant’Ambrogio, centurione romano e martire a Ferentino

Tratto da
http://www.academiasanctiambrosii.it/?p=151
ATTI DEL MARTIRIO DI S. AMBROGIO CENTURIONE
Parigi, Biblioteca Nazionale (Cod. Lat. 3278)
I. Cronista: All’epoca degli imperatori Diocleziano e Massimiliano vi era un uomo di nome Ambrogio, fedelissimo seguace di Cristo, nato nella Provincia Ligure da nobile famiglia. Il preside Daciano, di ritorno a Roma dalla Spagna, ebbe modo di scoprire le sue doti fisiche e intellettuali: lo volle con sé arruolandolo nella sua milizia, e se lo portò a Roma costituendolo fra gli altri nella carica di Centurione per l’onore del Romano Impero. A Roma Daciano fece un ponderato e fedele rapporto sugli incarichi pubblici e privati della sua missione: se ne uscì magnificamente onorato da tutta la Curia con elogi e ricompense dagli stessi Imperatori fu designato ad amministrare gli affari di Stato in Campania, dove pure avrebbe dovuto distruggere la fede cristiana.
II. Nel periodo che Daciano si fermò nella sede della città di Ferentino, alcuni pagani accusarono il beato Ambrogio di essere cristiano e di rifiutare il culto agli dei. il preside decise che Ambrogio fosse condotto in sua presenza, dinanzi a tutto il popolo. Gli si rivolse dicendo: Daciano: “Ho sempre avuto grande stima e affetto per te, e non cesso di meravigliarmi come mai, contro la fortuna dei divini imperatori e mia, tu possa rigettare la meravigliosa potenza degli dei per adorare, invece, e servire quel Cristo, che i Giudei appesero a un legno”. Cronista: Sant’Ambrogio rispose: S. Ambrogio: “Io venero con amore il Cristo e non cesso di tributargli lode”. Cronista: Daciano comprese che Sant’Ambrogio era risoluto nella fede di Cristo. Al cospetto del numeroso popolo comandò che al Santo venisse sciolta all’istante la cintura con la spada, gli fosse tolto il mantello di guerra e, spogliato della divisa militare, gli si strappasse di dosso anche il collare d’oro. Stretto alle catene lo fece gettare in carcere con l’ordine che nessuno entrasse da lui e non gli si desse né pane né acqua. Ma per un mese intero a colui, cui era stata negata la compagnia degli uomini, non mancò il cibo e il conforto degli angeli.
III.Dopo un mese, l’empio Daciano volle ancora dinanzi a sé Ambrogio, ritenendolo, ormai, fiaccato dalla fame. Gli disse: Daciano: “Ambrogio, rifletti, sei ancora giovane. Sacrifica agli dei”. Cronista: Sant’Ambrogio rispose: S. Ambrogio: “Purtroppo il tuo cuore è indurito da Satana, se continui a ripetermi: sacrifica agli dei. Ma io il sacrificio l’offro al Dio onnipotente, che regna nei cieli”. Cronista: Rivolto ai soldati, Daciano gridò: Daciano: “Sdraiatelo nudo sul palco e colpitelo a sangue con le verghe”. Cronista: Nel ricevere i colpi, Sant’Ambrogio invocava Il Signore dicendo: S. Ambrogio: “Aiutami, Signore Iddio, e salvami per la tua misericordia”. Cronista: Daciano, rosso dalla rabbia, comandò che venisse tolto dal palco e fustigato con cordicelle di cuoio annodate; e ancora gridava: Daciano: “Sacrifica agli dèi!” Cronista: E Sant’Ambrogio soggiungeva: S. Ambrogio: “Offro me stesso come vittima in un sacrificio a Dio gradito”. Cronista: Allora Daciano, fuori di sé, fremendo, comandò che fosse messo a torcere al cavalletto: Nella lunga tortura Ambrogio esclamava: S. Ambrogio: “Cristo Dio, aiutami!” Cronista: Vedendo che, ormai, s’era radunata gran folla di spettatori, Daciano ordinò che Sant’Ambrogio venisse deposto dal cavalletto e trascinato in carcere, raccomandando ad un suo ufficiale di insistere nell’ammonire il Martire di Cristo, se gli riuscisse di convincerlo ad adorare gli dei.
IV.Passarono alcuni giorni e l’empio Daciano se lo fece ricondurre dinanzi e gli disse: Daciano: “Mi stupisco di te, Ambrogio, che disprezzi la lame, non ti curi delle minacce, per nulla ti spaventi dei supplizi e sei indifferente a tutti i tormenti. Starò a vedere se il tuo Cristo, che adori, ti aiuterà”. Cronista: Fece subito portare delle piastre infuocate e, mentre le applicavano sulle carni del Santo, soggiungeva: Daciano: “Ambrogio, risparmia te stesso e sacrifica agli dèi. Ormai non puoi sfuggire alla morte, che ti si prepara. Cronista: Ma Sant’Ambrogio, pur fra i tormenti, non cessava di lodare l’onnipotenza di Dio. Furente, l’empio Daciano fece accendere un gran fuoco e, posta sulle fiamme una caldaia di olio, pece e resina, ordinò che vi fosse cacciato dentro il Santo. Questi, immerso nella caldaia, si rivolse a Daciano dicendo: S. Ambrogio: “Guarda, sventurato: i tuoi tormenti non valgono a nulla: piuttosto che bruciare mi danno refrigerio.” Cronista: E uscì dalla caldaia completamente illeso. V.Cronista L’empio Daciano fece ricondurre Sant’Ambrogio incatenato nel carcere. il mattino seguente, seguito da una grande folla e trascinandosi dietro il Martire nudo e in catene, si diresse all’anfiteatro attiguo alla Porta Sanguinaria per offrire agli dèi i sacrifici orgiastici, tra canti, danze e suoni: Quando tuono presso i due archi sui quali erano eretti gli idoli da adorare, Ambrogio, il martire di Cristo, sollevando al cielo le mani e gli occhi, esclamò: S. Ambrogio: “Colui che è il Re dei re e il Dio su tutti gli dèi distrugga questi idoli”. Cronista Sull’istante gli idoli precipitarono e 5 ‘rifransero Daciano, ricolmo di sdegno e insieme di sbigottimento, gridò al Martire che adorasse l’idolo di Mercurio. Ma Sant’Ambrogio, afferrando l’idolo tra le mani, lo scagliò a terra con tale violenza da ridurlo ai minimi pezzi. Daciano, imbestialito per il suo dio infranto, comandò che il Martire fosse disteso nudo sul palco e percosso con sbarre di ferro e urlava: Daciano: “Vendicherò l’oltraggio fatto al mio dio”. VI.Cronista: Dopo di ciò, ordina di accendere un rogo intensissimo, in cui gettare il Santo, mani e piedi legati, e intanto i carnefici alimentassero con legna il fuoco, dalla sera fino alle prime luci dell’alba. Fattosi giorno, i ferentinati, accostandosi ai rogo, trovarono intatto il Martire di Cristo. Alla fine l’empio Daciano, trovato un nuovo espediente, comanda che, legato mani e piedi, venga precipitato nel fiume Alabro con un enorme masso appeso al collo. Ma subito l’angelo del Signore, sciogliendolo dai legami, lo resse sulle acque del fiume. Dinanzi a questo miracolo, quattordici nobili cittadini della stessa citta credettero nel Signore e ricevettero il Battesimo.
VII.Quando Daciano apprese queste notizie, uscendo da Ferentino, diede ordine di preparare il palco per il giudizio nella località chiamata Vico e che Sant’Ambrogio con i quattordici suoi compagni fosse condotto dinanzi a lui. Li invitò a rinnegare il Cristo e a sacrificare agli dèi. Daciano dovette costatare che il loro animo era irremovibile nella fede di Cristo e allora, confuso e non sapendo più a quali mezzi ricorrere, dettò la sentenza conqueste parole: Daciano: “Comandiamo che il centurione Ambrogio, dispregiatore di Roma e delle leggi dell’impero,divulgatore del Cristo, che dai Giudei fu appeso ad un legno, sia decapitato con i suoi quattordici compagni I carnefici condussero Ambrogio e i quattordici compagni al luogo dell’esecuzione e troncarono loro la testa. Era il 16 di Agosto. La “macchina” di S. Ambrogio Nel 1727 il Comune di Ferentino stanziò 50 scudi per restaurare lo zoccolo che sosteneva la statua di S.Ambrogio ma, non si sa perchè, il progetto non fu portato a termine. Nel 1729 fu nominato vescovo di Ferentino Mons. Fabrizio Borgia il quale, grande diffusore della devozione a S.Ambrogio fin dalla sua prima visita fatta in Cattedrale Mons. Borgia, aveva notato che la statua di S. Ambrogio veniva esposta “sopra una macchina di legno del tutto vecchia ed indecente, talmente che impossibile affatto si rendeva poterla portare in processione per la città nel giorno della festa a lui dedicata”. Nella seduta consiliare del 6 maggio 1731 il Comune si accollò l’onore e l’onere di rifare la nuova macchina che doveva servire come ornamento della statua che era stata voluta dalla comunità nel 1640; seduta stante fu stanziata la somma di 250 scudi e la delibera con un bozzetto della nuova macchina fu inviata alla Delegazione Apostolica di Frosinone la quale, a sua volta, la trasmise in data 13 maggio 1731 alla S. Congragazione del B. Governo in Roma, per l’approvazione definitiva ma, ancora una volta, la pratica restò insabbiata. Passò ancora qualche anno tra alterne vicende e alla ricerca di un valente scultore. Data, però, l’urgenza dell’opera e visto che il Comune non riusciva ad affrontare la spesa, il Vescovo Mons. Borgia decise di risolvere la questione personalmente.E così, in data 4 marzo 1735, si addivenne alla stesura dell’atto notarile; alla presenza di due testimoni il sig. Filippo Cianfarani, intagliatore, si impegnava a costruire la macchina di S. Ambrogio a nome e per conto dei cittadini di Ferentino, rappresentati da due persone delegate da Mons. Borgia. Il prezzo per la fabbricazione della macchina in tiglio (legno che si lavora bene, duro e resistente), fu pattuito in scudi 100 e dieci.
Tratto dal periodico
“Frintinu me…” (Anno III N.4 – Dicembre 1980 – Sac. L. Di Stefano)

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