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Organizzare una Parrocchia

 Prima pubblicazzzione in – Πρώτη Δημοσίευσις ἐν:
ΕΙΣ ΤΗΝ ΔΙΑΚΟΝΙΑΝ ΚΑΙ ΤΗΝ ΠΝΕΥΜΑΤΙΚΗΝ ΚΑΙ ΚΟΙΝΩΝΙΚΗΝ ΠΡΟΟΔΟΝ ΤΟΥ ΑΝΘΡΩΠΟΥ
AL SERVIZIO DELL’UOMO E DEL SUO PROGRESSO SPIRITUALE E SOCIALE

Τόμος πρός Tιμήν τοῦ Σεβασμιωτάτου Μητροπολίτου Ἰταλίας καὶ Μελίτης κ. Γενναδίου
Volume di Riconoscenza filiale dedicato a Sua Eminenza Reverendissima il Metropolita Gennadios Zervos, Arcivescovo Ortodosso d’Italia e Malta

Protopresbitero Dmitrii Doleanschii

2011




 

La parrocchia come terreno di attività pastorale del sacerdote
Di solito l’attività pastorale del sacerdote si sviluppa nell'ambito parrocchiale. La parrocchia, dunque, è il terreno materiale-spirituale per l’attività pastorale del sacerdote, perciò abbiamo l’obbligo di conoscere più profondamente il concetto, il senso e l’importanza della parrocchia. Questo termine all'inizio del Cristianesimo indicava la prima comunità cristiana di una città o villaggio, che, secondo la “Santa Scrittura, non avendo una città stabile quaggiù, andavano a cercare quella futura!” (Ebrei XIII;14). I primi cristiani si consideravano persone che abitano insieme, come persone che hanno lo stesso stile di vita e le stesse preoccupazioni nel pellegrinaggio di questa vita, come persone straniere in questo mondo. Siccome nella guida di una comunità cristiana all’inizio vi era un vescovo, spesso anche le diocesi venivano chiamate parrocchie.
Più tardi tra il V e il X secolo, soprattutto nel VI secolo, il termine parrocchia significava società dei cristiani di una circoscrizione ecclesiale di città o villaggi più grandi. Una circoscrizione del genere aveva sempre i confini determinati con precisione, era un’unità ecclesiale ben determinata dal punto di vista geografico ed era guidata da un sacerdote. Dal punto di vista esterno e nella realtà storica, la parrocchia è una comunità cristiana raggruppata intorno ad un altare o ad una chiesa con al centro un sacerdote che celebra i sacramenti ed il culto in genere; lui è la guida delle anime verso la salvezza. Alcuni scrittori danno alla parrocchia una definizione più breve: la parrocchia è la totalità dei fedeli che prende la Comunione dallo stesso calice.
Dal punto di vista letterale, il termine “parrocchia” significa stare insieme, trovarsi nello stesso posto. La parrocchia, dunque, è l’unita o la comunità ecclesiale nell’ambito del quale il cristiano riceve tutti i doni necessari per la salvezza. D'altronde, anche nella più piccola e meno notevole parrocchia esiste e vive Cristo, Dio nostro, nella presenza del suo Corpo mistico. Egli è sempre pronto a donare la Sua salvezza a ciascuno dei fedeli che cerchi, desideri ed abbia sete di Salvezza.
Quindi, la parrocchia non è soltanto un’unità geografica, una circoscrizione ecclesiastica, una organizzazione amministrativa, politica, economica o una semplice associazione effimera di uomini che hanno gli stessi pareri e lo stesso Credo. Questo tipo di parrocchia potrebbe essere capita solo dal punto di vista delle considerazioni di vita terrena; invece, la parrocchia è la realtà cristiana all'interno della quale il fedele trova tutti i mezzi necessari per stabilire il legame e l’unione con Dio.
La parrocchia, come una forma speciale della chiesa, cioè del vivere in Cristo, con Cristo e attraverso Cristo, è un organismo composto da più elementi:
1. il Capo di questo organismo e nello stesso tempo il dirigente della parrocchia è il sacerdote. Lui rappresenta Gesù Cristo ed opera nel Suo nome. Egli compie la funzione più importante ed è, allo stesso tempo, il responsabile della parrocchia. Il sacerdote ha inoltre l’obbligo di Annunziare il Vangelo, di insegnare le dottrine della chiesa, di celebrare i divini Sacramenti ed altri servizi, attraverso i quali i fedeli sono messi in contatto con Dio. Il sacerdote, dunque, è il massimo esponente, ossia colui che intercede fra il Cielo e la Terra, fra Dio e gli uomini. Attraverso tale intercessione, i doni del cielo penetrano nella vita dei fedeli aiutandoli in tal modo a salire verso il Cielo, verso Dio. Il sacerdote, nello stesso tempo, è anche padre spirituale di tutti i suoi parrocchiani, e pertanto, egli ha l’obbligo di amare tutti con vero amore paterno, interessarsi da vicino di tutti i suoi figli spirituali, di sorvegliare l’intera vita religiosa e morale della parrocchia, operare, impegnarsi e sacrificarsi per la loro salvezza. In tal senso il sacerdote riveste un ruolo particolare ed importante. A questo proposito San Giovani Crisostomo diceva: “Il corpo è dominato dal capo che è la sede di tutte le sensazioni e la guida dell’Anima. Senza la testa nessuno può vivere, anzi molti uomini hanno vissuto a lungo tempo dopo di ché li sono state tagliate le gambe. Quindi, il capo è superiore non solo per la posizione fisica ma anche per le sue funzioni ed il suo ruolo”.
2. Ad ogni modo, il sacerdote non è la parrocchia, egli è solo il capo visibile, l’amministratore della parrocchia. La parrocchia invece è un organismo intero, un corpo composto da capo, tronco e membra, cioè è una comunità formata da più persone, pertanto, se il sacerdote è il capo, i fedeli sono le membra. L’Apostolo Paolo definisce la chiesa ed, in qualche modo, anche la parrocchia “Corpo di Cristo”, “Un solo corpo siamo noi tutti, perché tutti ci comunichiamo dallo stesso pane” (I Cor. XII,2). “Tutti insieme, cioè clero e popolo, formiamo il Corpo di Cristo e, ciascuno in parte, siete membra dello stesso corpo” (I Cor. XII 27), “perché il corpo non è composto da un solo membro ma da tanti” (I Cor.XII,14); fra queste membra vi deve essere un perfetto rapporto di collaborazione. Allo stesso modo anche in una parrocchia ogni membro, ogni fedele, ha l’obbligo di compiere i suoi doveri. Se alcune parti, alcuni organi o membra del corpo non funzionano o funzionano male allora tutto il corpo soffre ed è ammalato; così anche nella chiesa e nella parrocchia, se non esiste la collaborazione fra il clero e il popolo, o se alcuni fedeli non compiono i loro doveri nell’ambito della parrocchia allora si impedisce il buon camino di tutta la comunità, si disturba la funzione normale di tutto l’organismo, si ammala tutto il corpo.
 
Come conoscere la parrocchia
La prima cosa che deve fare il sacerdote quando si è stato inserito nella parrocchia è conoscerla.
1. La necessità di conoscere la parrocchia.
La conoscenza fondamentale, corretta ed obiettiva della parrocchia costituisce una condizione di base dell’attività pastorale di un sacerdote. Essa è tanto necessaria al sacerdote quanto lo è la conoscenza del campo di battaglia per il comandante dell'esercito durante la guerra.
Come abbiamo detto, la parrocchia è lo spazio geografico e sociale dell’attività sacerdotale. In ogni parrocchia ci sono situazioni di carattere generico ma anche speciali, locali. Come ogni collettivo sociale, anche la parrocchia ha la sua individualità, non solo dal punto di vista geografico, dal numero dei fedeli, dalle condizioni di vita, dalla situazione materiale ecc, ma anche per la vita spirituale e religiosa dei fedeli. La vita religiosa di una parrocchia di città, si sviluppa in modo ben diverso da quella di una parrocchia rurale e di conseguenza, anche l'attività del pastore si adatta alle diverse esigenze richieste. La vita religiosa di una parrocchia dove ha esercitato un degno sacerdote per tutta la vita è ben visibile rispetto ad una parrocchia che cambia continuamente il proprio sacerdote. Ogni parrocchia rappresenta un’entità di culto con particolari caratteristiche, pertanto, prima che il sacerdote inizi la propria attività, ha il dovere di conoscere bene il comportamento dei cristiani con i quali deve lavorare. Le fondamenta dell’attività sacerdotale le costituiscono le varie realtà di vita parrocchiale, delle quali bisogna assolutamente tener conto per poter svolgere e realizzare il programma di lavoro.
Le realtà locali, dunque, formano il punto di partenza per la nostra attività pastorale nella parrocchia, in genere dobbiamo continuare il lavoro da dove l’hanno lasciato i nostri predecessori. Così come nel processo di studio, il metodo d'insegnamento pedagogico ci impone di tener presente il livello e l’elemento percettivo degli alunni, anche nel lavoro pastorale dobbiamo conoscere bene i frutti dei nostri predecessori per saper da dove iniziare, cosa dobbiamo fare, con cosa continuare, se perfezionare o correggere.
In genere noi costruiamo sulle fondamenta dei nostri predecessori, perciò il volume e la natura dei nostri obblighi e delle nostre preoccupazioni che compongono la nostra attività, cambiano da una parrocchia all’altra. A volte, è proprio da lì, dove si è depositata tanta fatica intelligente, sincera e fruttuosa, che riprendiamo per continuare e cercare di perfezionare tutto quello che non è stato fatto, e spesso modificando le sequenze di alcuni predecessori senza tatto, senza zelo e autorità pastorale.
Così ogni parrocchia ha la sua individualità o il suo aspetto proprio, le tradizioni buone e cattive, le parti forti e deboli, le dotazioni e difficoltà. Perciò l’attività pastorale non è uguale ovunque, anzi cambia da una parrocchia all'altra, a seconda delle condizioni specifiche, le necessita locali e i problemi particolari che vengono sottoposti all'attenzione del pastore. Il sacerdote è costretto, quindi, ad agire in condizioni non sempre ideali ma ad interagire con la realtà che gli si presenta, fatta di uomini vivi e con situazioni che esistono. Senza queste conoscenze, l’attività del sacerdote non avrebbe un sostegno reale, sarebbe come una casa per aria, trasportata dal vento.
Il principio di studiare e di conoscere la parrocchia è possibile sostenere che è stato formulato da Gesù stesso: “Io sono il buon Pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono Me”(Giovanni X,14). Non si parla di una conoscenza superficiale, formale, esteriore, limitata al viso e al nome dei nostri parrocchiani, ma di una conoscenza fondamentale e profonda dell’anima di ciascuno di loro, delle mancanze e virtù, dei pensieri, progetti nascosti delle loro attività, delle difficoltà e dei problemi. Il buon pastore deve sapere che le forme del male sono le più conosciute e minacciano i fedeli, quali sono le virtù e quali sono le debolezze dei parrocchiani.
2. gli obiettivi per conoscere la parrocchia
La vita parrocchiale va conosciuta non solo dal punto di vista religioso-morale, ma anche con le immagini e i suoi lati da manifestare: culturale, materiale, sociale-politico ecc.
a) E' chiaro comunque che quello che interessa per prima cosa al sacerdote è la vita religiosa e morale della parrocchia. Il neo-pastore deve sapere in primo luogo in che misura i parrocchiani conoscono le verità della fede, i principi morali - cristiani e quanto questi li mettono in pratica o li vivono nella vita quotidiana. Lì dove domina l’ignoranza bisogna iniziare con la catechesi ed insegnare ai nostri fedeli almeno le più semplici ed elementari verità della chiesa ortodossa. Dobbiamo sapere anche se la nostra fede è minacciata dalla propaganda delle sette o dal proselitismo ed intervenire in tempo. Il termometro della vita religiosa di una parrocchia è la presenza dei fedeli per le divine funzioni celebrate in chiesa. Una presenza ridotta nella chiesa, in genere è una testimonianza del mancato interesse da parte dei fedeli verso la chiesa e verso i problemi della vita religiosa; perciò il sacerdote deve studiare bene i motivi che provocano questa situazione e trovare i mezzi per affrontarla e aumentare il numero dei fedeli in chiesa.
b) Il sacerdote deve conoscere la situazione culturale della parrocchia. E' chiaro che la luce della cultura non impedisce di diffondere il Vangelo cristiano nel mondo, anzi laddove vi è ignoranza fioriscono il formalismo e il bigottismo religioso, le superstizioni, le false religioni, le pratiche pagane, che feriscono la vera fede come forme decadenti, denaturate e compromettenti. La conoscenza del livello generale culturale dei nostri fedeli è necessario per il sacerdote sul piano professionale o pastorale, come insegnante del popolo, questo fatto è determinante per verificare il grado di percezione degli ascoltatori durante le prediche di catechesi ed in generale dei discorsi.
c) Conoscere la parrocchia dal punto di vista materiale, economico e sanitario, potrebbe contribuire alla realizzazione degli scopi dell’attività pastorale. Da questo punto di vista bisogna conoscere per esempio: le occupazioni e le professioni dei nostri parrocchiani. Esse imprimono in ogni uomo uno stile di vita ed uno speciale carattere, che lo fa più o meno scrupoloso di fronte alla chiesa ed ai problemi religiosi. E' assolutamente necessario che il sacerdote conosca la situazione materiale di ciascun parrocchiano, perché questa quasi sempre influisce sulla vita morale religiosa. Il parroco deve avere sempre un elenco con evidenziati i nomi dei parrocchiani poveri, dei senza tetto, degli ammalati o di coloro che hanno diverse mancanze e problemi. Conoscere tutte queste situazioni è necessario innanzi tutto per poter organizzare l’assistenza sociale, con la quale si esprime la pietà e l’amore cristiano.

 


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