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19.08: Memoria di San Magno vescovo di Anagni e martire durante la persecuzione di Decio

 




 

San Magno vescovo di Anagni e martire durante la persecuzione di Decio-AA Fabreteria Vetere, nel Lazio, avvenne il martirio del vescovo San Magno, patrono della città di Anagni, la cui chiesa cattedrale ne ospita le reliquie. Il santo è inoltre venerato a Colle San Magno, sempre in provincia di Frosinone, di cui pure è il santo patrono. La tradizione vuole che San Magno battezzò Santa Secondina, anch’ella martire ad Anagni.

TRATTO da
http://www.santiebeati.it/dettaglio/93374
San Magno, figlio di un certo Apollonio, nacque a Trani verso la fone del II secolo. Sin da piccolo, per aiutare la famiglia, si dedicò alla pastorizia e, consigliato dal padre, comprò un piccolo gregge e devolvette il ricavato prevalentemente ai poveri. Ricevette il battesimo dal vescovo Redento insieme con suo padre.
Alla morte di Redento, Magno fu chiamato dal popolo e dal clero a succedergli, rivelandosi ardente di carità e zelo. Si impegnò nella diffusione del Vangelo prima nell’agro di Fondi, poi ad Aquino, città ducale, ed infina presso Anagni. In questa città battezzò una giovane di nome Secondina, che anch’ella come lui sarebbe poi morta martire.
Sfuggito alle ire di un certo Tarquinio, Magno si recò a Roma, ma quando era ormai di ritorno fu scovato da alcuni soldati a pregare in una grotta a Fondi. Chiese loro di non ucciderlo subito e così avvenne, ma dopo aver atteso invano e trovatolo morto, lo decapitarono presso Fabreteria, nel Lazio.
Curiosa è la storia delle reliquie del santo, che intorno al IX secolo furono traslate a Veroli da un certo Platone. Muca, sovrano saraceno, profanò il luogo gel sepolcro trasformandolo in una stalla. Trovati in seguito i cavalli morti, restò impaurito e gettò fuori le spoglie del santo, invitando gli anagnini ad acquistarlo a prezzo d’oro. Questi accettarono ed alla presenza del vescovo Zaccaria avvenne la traslazione nella cattedrale di Anagni con grande concorso di popolo.
Succesivamente San Magno fu proclamato patrono della città, ma il santo è inoltre venerato anche a Colle San Magno, sempre in provincia di Frosinone. Questo santo non va confuso con il suo omonimo venerato nel cuneese, leggendario martire della Legione Tebea, anch’egli festeggiato in data odierna. Il Martyrologium Romanum cita comunque solamente San Magno di Anagni.

Tratto da
http://www.anagniexcelsa.it/san-magno/
Ero un pastore. Lo sono sempre stato» disse Magno, rivolto ai fratelli in ascolto. Dopo il pasto, fatto di pane e qualche pezzo di formaggio che avevano diviso in parti uguali, si erano seduti in cerchio, nella grotta umida e buia, illuminata da poche candele.
Erano poveri pellegrini che vagavano nel mondo per diffondere la parola di Dio, vestivano stracci, e i loro sandali erano consumati dal lungo cammino. Ma il loro spirito era incrollabile, sostenuto da una fede in Dio forte come la roccia, che gli permetteva di sopportare ogni fatica, e soprattutto la violenza delle persecuzioni che li costringeva a nascondersi per pregare, a vivere nell’ombra, tremando ogni volta che incontravano un soldato romano.
«Il mio caro padre mi insegnò a condurre il gregge quando ero ancora un ragazzino, e non passarono molti anni quando ne ebbi uno mio. Amavo vivere nella natura, camminare per i campi, sedermi all’ombra degli ulivi a guardare il gregge che pascolava, e intanto riempirmi il cuore della parola di Dio, che mi parlava attraverso la meraviglia del suo creato».
«Sappiamo che sei fuggito dalla tua terra, fratello Magno, perché mai? Così feroci erano le persecuzioni?» chiese un giovane dalla barba scura, che sedeva al centro del gruppo, con le ginocchia raccolte al petto, e guardava Magno ammirato.
«Sono andato via quando i romani sono diventati violenti e hanno cominciato a torturare la mia gente nella città dove ero vescovo. L’ho fatto per salvare i miei fratelli cristiani di Trani, nella speranza che, andando via, i romani smettessero di accanirsi su di loro, per cercare me soltanto». Magno abbassò il capo con le sopracciglia aggrottate, un’espressione di dolore gli segnò il viso. «È molto tempo che non ho loro notizie, questo mi riempie di dolore. Spero con tutto me stesso, con l’aiuto di Dio, che stiano bene. Prego ogni sera per la loro incolumità».
«Sappiamo che ti sei fermato ad Anagni, e che lì hai battezzato una donna. Come è quella città?».
«Basta varcare le mura della città, per sentire quanto è potente la grazia di Dio che vi alberga» disse Magno. «Coloro che vi abitano sono le persone più ospitali che io abbia mai incontrato, accolgono gli stranieri come fossero fratelli, e sono avidi della parola di Dio. Ma purtroppo neanche lì sono liberi dalle persecuzioni dei romani».
«Anche noi siamo dovuti scappare dalla nostra terra, ma i romani hanno continuato a perseguitare i fratelli, obbligandoli alla barbarie del sacrificio, per soddisfare la bramosia dei loro idoli senza misericordia. Abbiamo notizia che molti sono morti per le torture».
«Bisogna avere fede» disse Magno. «Se è questo il disegno di Dio, allora dobbiamo lasciare che si compia, come si è compiuto il sacrificio di suo figlio Gesù».
D’improvviso un lampo gli attraversò la mente. Chiuse gli occhi, scosso. E in quel momento seppe che Dio dall’alto aveva depositato un’immagine nella sua mente come un uccello deposita il cibo nel nido per i suoi figli. Era una immagine chiara, e lui per un attimo tremò, capendo cosa Dio voleva fargli conoscere. Ma un attimo dopo, preso un respiro, il suo animo si placò, e disse: «Miei cari fratelli. Più è salda in voi la fede, più deboli e vani saranno i colpi dei nostri persecutori. Un giorno anche loro sapranno, e Dio li perdonerà per ciò che hanno fatto. Ma adesso bisogna restare uniti, perché la parola di Dio è forte, non ha muri che possano contenerla. Quanto a me e al mio destino: non abbiate paura per ciò che mi accadrà, anzi raccontate la mia storia, quella di un umile pastore a cui Dio ha affidato il compito di portare nel mondo la sua parola. Adesso preghiamo, fratelli, abbiate fede nel destino che il Signore ha disegnato per voi». Fu in quel momento che, dal bosco fuori la grotta dove si erano rifugiati, giunsero le urla e gli schiamazzi dei soldati romani. I presenti si allarmarono, tentarono la fuga. Solo Magno restò imperturbabile, inginocchiato in preghiera. Vedeva ancora chiaramente, dietro le palpebre chiuse, l’immagine che Dio gli aveva depositato nella mente, come fosse un sogno: vedeva una cripta, affrescata da mirabili figure colorate; in un’abside, una pittura di meravigliosa fattura raffigurava l’immagine terribile che lo aveva fatto tremare, l’immagine del suo martirio: soldati romani con le spade levate che lo uccidono e gli tagliano la calotta cranica. D’un tratto vide un esercito di saraceni al riposo che bivaccavano in un villaggio, poi vide una cripta che i soldati sacrileghi avevano usato come stalla per i loro cavalli. Ma i cavalli erano morti: giacevano a decine, senza vita, sul suolo di paglia, come vittime di una epidemia mortale.
Così sarà, pensò Magno, e mentre i soldati romani irrompevano nella grotta, pregò Dio di farlo morire in pac

Leggere
VITA DI S. MAGNO ARCIVESCOVO , E MARTIRE
SCRITTA DA GIUSEPPE ROCCO VOLPI, S. J. nel 1732
http://www.sanmagnotrani.it/wp-content/uploads/2015/08/Vita-di-San-Magno.pdf

 

 

 

 

 


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