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L’accoglienza dei migranti e la loro cura pastorale: Analisi del rispetto delle tradizioni religiose, culturali e linguistiche; gli aspetti filantropici

 Prima pubblicazzzione in – Πρώτη Δημοσίευσις ἐν:
ΕΙΣ ΤΗΝ ΔΙΑΚΟΝΙΑΝ ΚΑΙ ΤΗΝ ΠΝΕΥΜΑΤΙΚΗΝ ΚΑΙ ΚΟΙΝΩΝΙΚΗΝ ΠΡΟΟΔΟΝ ΤΟΥ ΑΝΘΡΩΠΟΥ
AL SERVIZIO DELL’UOMO E DEL SUO PROGRESSO SPIRITUALE E SOCIALE

Τόμος πρός Tιμήν τοῦ Σεβασμιωτάτου Μητροπολίτου Ἰταλίας καὶ Μελίτης κ. Γενναδίου
Volume di Riconoscenza filiale dedicato a Sua Eminenza Reverendissima il Metropolita Gennadios Zervos, Arcivescovo Ortodosso d’Italia e Malta

Protopresbitero Anatolie Bitca

2011




 

Il fenomeno migratorio, realtà particolarmente complessa nelle sue motivazioni e nelle sue forme, appare come il prodotto di fattori espulsivi dal paese di origine e di fattori attrattivi nel paese di immigrazione.
Un fenomeno divenuto ormai stabile e continuo, con il quale ogni società deve fare i conti, che richiedono specialmente ai cristiani un approccio fatto di solidarietà attenta e di accoglienza generosa, con la Chiesa in prima linea a offrire tutto il sostegno pastorale necessario. La globalizzazione l’ha resa ormai “strutturale” nel mondo del duemila e le ha cambiato volto. Nel secolo scorso, l’immigrazione era prevalentemente “maschile” e indotta soprattutto dal bisogno economico. Oggi, non solo la povertà ma anche i tanti conflitti che insanguinano il pianeta – così come l’esigenza di studio e di formazione culturale in luoghi che ne offrano di miglior livello – portano masse di uomini e donne, pronti a tentare la sorte lontano dal proprio paese. L'Italia, da cui molto spesso sono partiti flussi migratori, è recentemente divenuta luogo di arrivo di tali flussi. Essa è realtà rilevante e significativa, dalle dimensioni ben più vaste e trasversali: prelude alla creazione di una società multietnica, multirazziale, multireligiosa.
L'immigrazione, con la sua continuità, consistenza e diffusione, ha trovato impreparata sia la società che la Chiesa, anche nel territorio italiano. Nonostante ciò, nella comunità cristiana, non sono mancati generosi tentativi di prima accoglienza e assistenza. Col passare del tempo, ci si è anche interrogati su nuove modalità con cui far fronte a questo fenomeno e si è cercato di dare avvio a una loro prima attuazione. L’accoglienza è la prima specifica azione in risposta al fenomeno migratorio. Concretamente i migranti possono trovarsi in estremo bisogno di cibo, vestiario, ricovero, e cure mediche.
Ma il problema migratorio presenta aspetti ben più complessi e articolati dei semplici bisogni primari dell’accoglienza. Di fronte a questo complesso fenomeno la Chiesa è chiamata ad intervenire e prendere posizione a favore dei più deboli, identificando il proprio cammino con quello delle persone in mobilità, quindi offrendo aiuto e solidarietà, “ma soprattutto con l’azione pastorale. La Chiesa è chiamata ad aiutare i migranti a prepararsi ad affrontare la loro nuova vita all’estero; è importante dare loro informazioni corrette riguardando il paese in cui dovranno vivere, le leggi, la legislazione sul lavoro, i costumi, le tradizioni religiose, le condizioni democratiche, ecc. D’altra parte, quando i diritti dei migranti vengono calpestati, la Chiesa li difende, avvalendosi anche della sua autorità morale.
Sullo sfondo di queste gravi problematiche, è necessario un profondo rapporto umano basato sul dialogo. Il dialogo è la strada attraverso la quale a ciascun uomo è offerta la possibilità di penetrare più profondamente nella ricchezza della propria tradizione, e di quella altrui, accogliendo ed esprimendo l’essenziale.
Più comune però è il dialogo della vita quotidiana dell’esperienza di incontro e di convivenza. Il modo più generale e più diretto di farlo si realizza nei semplici gesti di rispetto di ogni giorno, di saluto, solidarietà, fraternità e amore, fra persone che appartengono a Chiese, comunità ecclesiali o religioni e culture diverse.
“Il dialogo, dunque, fra le Chiese sorelle di origine apostolica, per il bene dei migranti, è indispensabile... e mi auguro che tutte quelle persone che vivono fuori del loro Paese nativo siano accolte ed accettate come fratelli e sorelle, così che l’emigrazione in questo mondo possa essere considerata uno strumento della Divina Provvidenza per favorire l’unità e la pace della grande famiglia cristiana". Un'altra novità nel mondo contemporaneo è la presenza di movimenti minacciosi -pericolosi- contro la libertà culturale, religiosa e linguistica. Le persone vogliono la libertà di professare apertamente la loro religione, parlare la loro lingua, conservare la loro eredità etnica o religiosa senza timore e condanne, ma liberamente e con dignità. Le persone desiderano la libertà di prendere parte attiva alla vita della società senza doversi privare del bagaglio culturale prescelto. Si tratta di un'idea semplice ma difficile da realizzare. Se gestito in modo corretto, il maggiore riconoscimento delle identità porterà a una maggiore diversità culturale nella società, che avrà come meta l’arricchimento della vita delle persone.
Non dobbiamo, però, dimenticare che ogni migrante ha anche doveri verso il paese che lo ospita, verso il suo popolo, verso i suoi costumi e verso la sua identità intesa come stato.
Gli stati e la comunità internazionale non possono continuare a ignorare le richieste di un riconoscimento culturale e religioso. È probabile che le discussioni sulla cultura e sull'identità aumentino, dal momento che la facilità delle comunicazioni e degli spostamenti hanno ristretto il mondo e modificato radicalmente il panorama della diversità culturale. I migranti chiedono l'accettazione del loro stile di vita e il rispetto delle molteplici identità che hanno sia all'interno della comunità locale sia nel loro paese di origine. Dal canto loro, le comunità locali pretendono l'assimilazione da parte degli immigrati o, in caso contrario, il loro allontanamento poiché temono la frammentazione delle loro società e l'erosione dei valori e dell'identità nazionale.
In che modo si possono accogliere queste richieste?
In che modo si dovrebbe rispettare la diversità e risolvere gli squilibri?
Si dovrebbe pretendere l'assimilazione degli immigrati oppure si dovrebbero riconoscere le loro culture?
Sono tre i principi fondamentali: rispettare la diversità, riconoscere le molteplici identità e creare legami comuni di appartenenza alla comunità locale. Nessuno ha fatto progressi chiudendo le proprie frontiere. La migrazione apporta competenze professionali, manodopera e idee che arricchiscono la vita delle persone. Dall’altro canto non possiamo sostenere il tradizionalismo e le pratiche religiose che violano i diritti umani, non si può considerare l'assimilazione forzata una soluzione perseguibile.
Sono due gli approcci all'immigrazione che prevalgono nella maggior parte dei paesi:
1. la differenziazione (i migranti mantengono le loro identità ma non si integrano nel resto della società);
2. l'assimilazione (senza poter scegliere di mantenere la vecchia identità).
Ritengo che entrambi i punti siano sbagliati; la differenziazione e l'assimilazione portano all’ odio e ad una mancata integrazione, da parte delle comunità straniere.
Propongo la promozione della tolleranza e della conoscenza culturale, ma in particolare l'accettazione della pratica religiosa come punto di riferimento per le comunità. Questo determina la fornitura di un sostegno adeguato per l'integrazione, da parte delle autorità politiche e religiose italiane come: edifici per il culto religioso nei luoghi con una maggiore presenza ortodossa, evitando che essi divengano realtà chiuse, e così favorire un contatto organico con la realtà parrocchiale. In questo modo molti immigrati avranno il primo contatto in terra italiana con la comunità ecclesiale dove grazie al calore e alle iniziative di solidarietà non si sentiranno emarginati e esclusi.
È difficile anche solo elencare gli ambiti socio-pastorali nei quali è attiva la presenza della Chiesa; ne esemplifichiamo i più comuni e diffusi come:
Dedicare particolare attenzione alle famiglie degli immigrati, coinvolgendo anche altre istituzioni. Sarà utile inoltre il collegamento con chi può interessarsi dei ricongiungimenti familiari, del problema abitativo, degli asili nido, delle scuole materne e delle varie forme di assistenza sociale. Si tratta di includere anche agli immigrati tra i beneficiari di un compito oggi sempre più urgente nella nostra società: il sostegno alla famiglia e alla sua precisa identità nel progetto di Dio.
Le parrocchie coinvolgano i minori e giovani nei gruppi culturali, sportivi e di solidarietà ed in ogni altro ambiente dove possono incontrarsi. Va poi tenuto presente che i giovani sono il campo della futura primavera della fede.
Una lettura ed un esame attento del Vangelo ci permette di vedere con certezza che esso è una bussola di verità e di speranza su quello che è stato già detto. È verità indiscutibile che il Vangelo è per tutti, non solo per i Cristiani, ma anche per ogni uomo di buona volontà, orientato ad essere utile nella società e fedele alla parola di Dio che è salvezza e felicità. Cristo, che è diventato nulla con la sua KENOSIS (svuotamento) per salvare l’uomo e farlo santo ed entrare nel suo Regno è l’unica speranza per vivere con serenità, pace e convivere con gli altri nell’amore e nella carità.

 

 


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i santi di oggi 12-12-2019

San Spiridione, vescovo di Trimitunte, taumaturgo; San Sinesio, martire; San Alessandro, vescovo di Gerusalemme, ieromartire; San Amonato di Pelusio; San Anto di Palestina; Sante Eufimiana e Febe; San Eterio, martire; San Giovanni, metropolita di Zicna e fondatore di Menikion.

i santi di domani 13-12-2019

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