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Il Monachesimo Ortodosso

 Prima pubblicazzzione in – Πρώτη Δημοσίευσις ἐν:
ΕΙΣ ΤΗΝ ΔΙΑΚΟΝΙΑΝ ΚΑΙ ΤΗΝ ΠΝΕΥΜΑΤΙΚΗΝ ΚΑΙ ΚΟΙΝΩΝΙΚΗΝ ΠΡΟΟΔΟΝ ΤΟΥ ΑΝΘΡΩΠΟΥ
AL SERVIZIO DELL’UOMO E DEL SUO PROGRESSO SPIRITUALE E SOCIALE

Τόμος πρός Tιμήν τοῦ Σεβασμιωτάτου Μητροπολίτου Ἰταλίας καὶ Μελίτης κ. Γενναδίου
Volume di Riconoscenza filiale dedicato a Sua Eminenza Reverendissima il Metropolita Gennadios Zervos, Arcivescovo Ortodosso d’Italia e Malta

Igumena madre Sevastianì Apostolaki

2011




 

Attraverso i secoli il monachesimo ortodosso ha preso vita in ogni angolo del mondo, senza conoscere confini, nazionalità e popoli. Sul monachesimo sono stati scritti numerosi libri da parte di famosi scrittori da noi tutti conosciuti. Per questo motivo il mio intervento si limiterà principalmente al monachesimo ortodosso pratico e vissuto qui in Italia.
La mia umile persona ha avuto la benedizione con gli auguri del nostro Metropolita e le sue preghiere per costituire una piccola fraternità e di vivere il monachesimo ortodosso qui, nel paese del Cattolicesimo, come primo monastero ortodosso femminile. La nostra presenza ha creato diversi dubbi e ha provocato curiosità già dal primo momento. Ci avvicinavano infatti fin dai primi giorni, facendoci molte domande sul monachesimo ortodosso e sul suo cammino, per il suo modo di vestire e sulle differenze di fede, sul tema del digiuno.
Dalla piccola esperienza di pochi anni, constato che la giusta presenza del monaco parla per la verità e l’ortodossia. La nostra vita deve essere molto attenta ed esemplare. Il nostro amore, la nostra fede, la nostra preghiera parla ai cuori degli uomini che cercano di trovare la verità. Il trittico delle virtù del monaco sono l’obbedienza, la castità e la mancanza di beni (povertà). Questo lo ritroviamo in tutti i testi dei Padri e per queste tre virtù il monaco combatte durante tutta la sua vita. Il monaco cioè con l’obbedienza cura la ambizione, con la castità cura la passione della sensualità e con la povertà la passione della avarizia. Quando questi tre valori non funzionano, non vi è obbedienza. La Vergine, quale Guida dei monaci, spesso rappresentata dal mandìa dell’Igumena (Madre Superiore di Monastero femminile), li guida con la sua vita nella castità e nel divino amore, nella obbedienza, nella rinuncia, nella estraneità, nella interiorità, nella vita appartata e nel silenzio.
Il monaco, per mezzo della sua preghiera può aiutare l’uomo contemporaneo inquieto. Il monachesimo della diaspora deve aprire le proprie vedute, per confessare con amore la propria fede e l’ortodossia e non attaccarsi alle forme, lasciando perdere la sostanza.
L’uomo di oggi, di qualsiasi età, cerca nel monaco una parola d’amore, di conforto, di sostegno, attraverso la fede ed i Sacramenti della nostra Chiesa. In questo paese in cui viviamo, ove la Chiesa Cattolica ha così tanti ordini monastici, per la maggior parte di apostolato, il monaco o la monaca sono costretti a trovarsi per la maggior parte del tempo fuori dal monastero. Nel monastero ortodosso avviene l’inverso. Il nostro apostolato viene fatto dentro il monastero, per mezzo della preghiera che continuamente gli uomini cercano. Quando preghiamo, allora possiamo trasfigurarci, unirci con Dio e diventare noi stessi, per grazia, creature di Dio e figli della luce e del suo Regno. Il monachesimo ortodosso è la gloria della Chiesa. Oggi il mondo ha bisogno della quiete monastica e per questo corre nei monasteri per incontrare l’autenticità dell’amore cristiano, nella vera libertà e nella fruttuosa tranquillità.
Gli uomini, nella società, incontrano odio ed egoismo. Ognuno persegue l’interesse personale. Turbati da pensieri e problemi esistenziali, essi ricercano un luogo rassicurante di vita. L’ospitalità, con tanto amore ed il dialogo spirituale con ogni anima che abbia un problema, dona sollievo ed ottimismo. Tutti gli ortodossi, provenienti dai diversi paesi e che qui si trovano, cercano di scoprire un luogo ecclesiastico, monastero o chiesa, dove pregare e trovare conforto. I più, stanchi per il peccato e la falsità del mondo, ricercano Dio. Non hanno esperienza, hanno paure, insicurezze psicologiche. Il monachesimo ortodosso mostra all’uomo la via della guarigione, lo cura di fatto, perché lo guida all’incontro con Dio. Tutti noi che siamo nati nel cuore dell’ortodossia, dove fin da bambini abbiamo vissuto le fonti della nostra fede, lo possiamo comprendere più facilmente. Nell’epoca odierna c’è bisogno che esistano luoghi dove la coscienza ortodossa venga risvegliata.
L’Italia è considerata il paese dei martiri. L’Apostolo Paolo ha seminato la parola del Vangelo ed una moltitudine di Santi ha confessato la vera fede di Cristo. Viviamo in una epoca benedetta dove possiamo adorare il nostro Dio e lo possiamo confessare senza paure o supplizi. Non ci strappano i denti, né tagliano a pezzi le membra del nostro corpo per la nostra fede. Ma nella epoca attuale viviamo un altro martirio: non sopportiamo il nostro fratello, perché quando il monaco non coltiva l’obbedienza, l’amore, la fede, la modestia, la sua vita diventa un martirio per quelli che sono attorno a lui. Al di sopra di tutto vi è la obbedienza al Vescovo. Il giusto funzionamento del monastero si basa sulla collaborazione spirituale tra Vescovo, padre spirituale ed Igumena. Dentro lo spirito ortodosso della Chiesa, quando il monachesimo si sviluppa con questo spirito e prosegue correttamente, non ha nulla da temere. Non c’è bisogno che il monaco faccia qualcosa di nascosto dal Vescovo, né che vada in giro senza il suo permesso. San Ignazio afferma che “colui che fa qualcosa di nascosto dal Vescovo, adora il diavolo”. “Lì dove c’è il vescovo, lì c’è anche la Chiesa”. “Il Vescovo è al posto di Cristo”.
L’obbedienza ha molti frutti spirituali ricchi e chiunque la abbia vissuta e ne abbia fatto esperienza per molte ore, lo può testimoniare. Il nostro Vescovo è il nostro pastore, ma anche il nostro padre spirituale, che deve conoscere tutto il cammino del nostro servizio monastico ed ecclesiastico. Così abbiamo la benedizione e la grazia di Dio per un più grande combattimento spirituale per la nostra salvezza. E’ nota infatti la parola dell’Apostolo Paolo: “Ubbidite a coloro che guidano e sottomettetevi, questi infatti vegliano per le vostre anime, dandovi una parola”.
Terribile è l’irritarsi dell’Igumeno con i suoi monaci o del Vescovo con i suoi Igumeni. Questo ha grandi e serie conseguenze per coloro che hanno provocato la indignazione. L’Igumeno regola ed impone i necessari ed indispensabili rimproveri per la salvezza dei monaci. I fratelli devono credere che la autorità dell’Igumeno gli è stata data da Dio e bisogna essere “modello di ogni cosa buona a coloro che a lui si ispirano e diventare vita di quelli”, come dice San Basilio. La vita monastica è chiamata professione seria e stato angelico. Il monaco è chiamato a vivere con questa vita il modo di vivere degli angeli, che significa purezza corporale e spirituale, ma anche preghiera continua ed ininterrotta.
Precede la temperanza (o moderazione) la quale è corporale e spirituale, assieme alla incessante preghiera del “Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, abbi pietà di me”.
Luce dei monaci sono gli angeli e luce di tutti gli uomini è la vita di tutti i monaci. Scrive San Giovanni il Sinaita: “Monaco è una vita di natura irreprensibile e custode senza fine dei sensi. Monaco è corpo puro, bocca pulita e mente illuminata. Monaco è colui che ha un’anima attenta al ricordo della morte, pronto ad accettarla ed a viverla”. Monaco non è colui che porta semplicemente lo “schima” ed il vestito da monaco, ma colui che si è “lavato” ed è monaco dentro il suo cuore. Il monaco ortodosso è interamente un cuore ed una mente puri, liberato dalla forza dei sensi. Il desiderio della preghiera è testimonianza, esempio, che il monaco ha un cammino verso la luce, verso la verità, l’umiltà, l’unione con Dio e con “ogni simile”.
La Chiesa sa che la santificazione di una parte contribuisce alla santificazione di tutto il corpo e riconosce il monachesimo come laboratorio della sua santificazione.
I laici pregano poco, mentre il monaco continuamente. Grazie ai monaci non si spegne mai la preghiera sulla terra. La preghiera, il digiuno, la vita ecclesiastica della parrocchia, la vita liturgica, sono le cose principali nell’ortodossia, con le quali si influisce in modo rigenerante sugli uomini.
Bisogna che facciamo scelte giuste per coloro che si avvicinano (i novizi) e anche per coloro che si avvicinano da altri credi. Se qualcuno avvicina il sacerdote della parrocchia e lo informa della sua intenzione di diventare monaco o monaca, per prima cosa deve ricevere una catechesi nella ortodossia, comprendere i suoi Sacramenti, le differenze di fede, per poi giungere al battesimo. Piano piano matura lo spirito della vita esicasta che viene conosciuta col monastero e l’Igumeno o la Igumena devono avere una collaborazione regolare con il sacerdote su come procede la crescita del candidato, per diverso tempo, senza fretta o proselitismo. E’ meglio pregare e Dio farà capire.
Sono passate diverse anime nel nostro monastero, pensando di avere la chiamata (vocazione), facendo un monachesimo di tipo idioritmico e a propria misura. In questo caso il loro adattamento al monachesimo ortodosso, che noi portiamo avanti, è stato difficile e quindi se ne sono allontanate.
Il più grande sforzo del monaco è l’amare Cristo e di racchiuderlo dentro il proprio cuore. La sua vita diviene così priva di timore o scandalo che turbano la propria salvezza. La purezza dell’anima risplende sul suo volto.
Con tanta gratitudine mi ricordo degli ammonimenti del mio compianto Gèronta, Padre Sebastiano: “Il Cristo Sposo occupi il primo posto nel nostro cuore. Fai la tua esperienza dell’obbedienza per essere liberato dalla tua volontà e per fare la volontà di Dio. Muori con il rasson e come monaca nel cuore, divieni gradita a Dio nella nuova vita del suo Regno”.

 


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