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10.03: Memoria di Santa Patrizia di Costantinopoli asceta a Napoli

 la Chiesa Romano-cattolica la festeggia il 25 agosto




 

Santa Patrizia di Costantinopoli asceta a Napoli

Tratto da
http://www.santiebeati.it/dettaglio/90253
Le fonti sulla vita di santa Patrizia sono perlopiù scarse e leggendarie. La versione più comune è che Patrizia, discendente dell’imperatore Costantino, fuggì da Costantinopoli per evitare un matrimonio imposto. Dopo aver deciso di andare in pellegrinaggio in Terra Santa, fece naufragio presso l’isoletta di Megaride, oggi Castel dell’Ovo a Napoli, dove morì poco tempo dopo. Il suo corpo venne custodito presso il monastero dei SS. Nicandro e Marciano fino al 1864, quando fu traslato nella chiesa annessa al monastero di San Gregorio Armeno, nell’omonima via napoletana. Inserita dal 1625 tra i compatroni di Napoli, è molto amata dalla popolazione della città, che la venera tradizionalmente al martedì, oltre che nel giorno della sua festa.


Le fonti sulla vita di santa Patrizia sono perlopiù scarse e leggendarie. La versione più comune è che fosse una discendente del grande imperatore Costantino, nata a Costantinopoli. Educata a corte dalla nutrice Aglaia, emise i voti di verginità in giovane età e, per rimanere fedele a quel proposito, fuggì dalla città perché l’imperatore Costante II (668-685) suo congiunto le aveva imposto il matrimonio.
Arrivò a Roma insieme ad Aglaia e altre ancelle e, recatasi da papa Liberio, ricevette il velo verginale. Morto il padre, Patrizia ritornò a Costantinopoli: rinunciò a ogni pretesa sulla corona imperiale, distribuì i suoi beni ai poveri e andò in pellegrinaggio verso la Terra Santa. Ma una terribile tempesta la fece naufragare sulle coste di Napoli, precisamente sull’isoletta di Megaride (oggi Castel dell’Ovo). Nel piccolo eremo che vi sorgeva, morì dopo una brevissima malattia.
I funerali, per celeste rivelazione alla nutrice Aglaia, si tennero in modo solenne, con la partecipazione del vescovo, del duca della città e di tanta gente. Il carro col suo corpo, tirato da due torelli senza guida, si arrestò davanti al monastero di Caponapoli dei padri Basiliani, dedicato ai SS. Nicandro e Marciano: in quel luogo, Patrizia aveva profetizzato tempo addietro che sarebbe stata sepolta. I resti rimasero là, insieme alle compagne che l’avevano seguita e che da lei si chiamarono Patriziane o Suore di Santa Patrizia.
Il monastero, trasferiti i monaci in quello di San Sebastiano, fu tenuto dalle suore e sotto la regola benedettina ebbe secoli di vita gloriosa. A causa degli eventi storici e politici, nel 1864 le spoglie furono traslate nel monastero di San Gregorio Armeno: rivestite di cera, sono contenute in un’urna pregiata d’oro e d’argento ornata di gemme, posta alla venerazione dei fedeli in una cappella della navata destra della monumentale chiesa del monastero. Il suo culto è portato avanti dalle Suore Crocifisse Adoratrici dell’Eucaristia, venute a risiedere nel monastero dopo l’estinzione delle Patriziane.
La popolazione è sempre accorsa numerosa a venerarla, assistendo stupefatta ai prodigi della liquefazione del sangue e a quello della manna. La manna fu vista trasudare dal sepolcro, come nel caso di altri santi: in particolare, una grande effusione si ebbe il 13 settembre di un anno fra il 1198 e il 1214. Il sangue, invece, sarebbe uscito miracolosamente da un alveolo di un dente che un cavaliere romano, per devozione esagerata, aveva strappato al corpo della santa, morta da qualche secolo.
Dente e sangue sono conservati in un reliquiario di notevole pregio. Nei vari secoli lo scioglimento del sangue è avvenuto con modalità e tempi diversi. Attualmente, dopo le preghiere, si scioglie lungo le pareti dell’ampolla. Questo miracolo è meno conosciuto dell’altra liquefazione che pure avviene a Napoli, cioè quella di san Gennaro, patrono principale della città.
Santa Patrizia è dal 1625 una dei 51 compatroni di Napoli. La sua festa cade il 25 agosto, mentre il martedì è il giorno della settimana che devozionalmente le è collegato.

Tratto da
http://www.vesuviolive.it/vesuvio-e-dintorni/notizie-di-napoli/107303-santa-patrizia-patrona-napoli-san-gennaro-compie-miracolo/
Santa Patrizia di Costantinopoli è la compatrona di Napoli che viene festeggiata ogni 25 agosto. L’esistenza della Santa, nipote di Costantino il Grande, fu breve. Ella nacque a Costantinopoli nel 350 d.C. e fin da giovane fece voto di verginità. Purtroppo la sua famiglia le impose il matrimonio, ma per non infrangere il suo voto Patrizia, accompagnata dalla sua nutrice Aglaia, fuggì a Roma dove Papa Liberio la diede ufficialmente in sposa a Cristo.
Quando morì il padre la giovane fece ritorno in patria, e decise di donare ogni bene ai poveri rinunciando così alle ricchezze imperiali. Patrizia decise poi di partire per la Terra Santa, ma durante il viaggio si scatenò una tempesta tanto violenta che la nave su cui viaggiava fu costretta a trovare rifugio a Napoli. La giovane trovò ospitalità presso il Monastero dei Monaci Basiliani, tuttavia morì dopo qualche mese a seguito di una malattia.
Per volontà di Patrizia il suo corpo venne sepolto nel Monastero di San Nicandro e Marciano dove Aglaia e altre donne che la seguirono anche dopo la morte divennero Patriziane o Suore di Santa Patrizia.
Patrizia venne successivamente proclamata Santa e la chiesa situata in vico Armanni venne ben presto riconosciuta dal popolo come la chiesa di Santa Patrizia. Nel 1864 il convento delle Patriziane venne chiuso e le monache, i resti della Santa e il sangue sacro vennero trasferiti nel monastero di San Gregorio Armeno, dove tutt’oggi le Suore Crocifisse adoratrici dell’eucarestia custodiscono un’urna d’oro e d’argento ornata di preziose gemme, che conserva le spoglie rivestite in cera di Santa Patrizia.
Una leggenda narra che un cavaliere romano per devozione strappò un molare alla Santa morta da qualche secolo che sanguinò come se fosse ancora in vita. Quel sangue venne conservato in due ampolle ed ogni 25 agosto, così come ogni martedì, proprio come quello di San Gennaro anche per il sangue di Santa Patrizia dal secolo XVII avviene il prodigio della liquefazione.

Tratto da
http://www.enrosadira.it/santi/p/patriziadicostantinopoli.htm
Santa Patrizia è una discendente dell'imperatore Costantino. Nacque a Costantinopoli e fu educata a corte dalla nutrice Aglaia.
In giovane età, emise i voti di verginità e per poterli mantenere dovette fuggire dalla città, in quanto l’imperatore Costante II (668-685) suo congiunto le voleva imporre il matrimonio.
Insieme a Agliaia e altre ancelle giunse a Roma, dove ricevette da papa Liberio il velo verginale.
Patrizia ritornò poi a Costantinopoli, rinunciando ad ogni pretesa sulla corona imperiale. Distribuì i suoi beni ai poveri e partì in pellegrinaggio verso la Terra Santa.
Una terribile tempesta la fece però naufragare sulle coste di Napoli e più precisamente sull’isoletta di Megaride (Castel dell’Ovo), dove dopo brevissima malattia muore.
La nutrice Aglaia fece fare i funerali in forma solenne e vi parteciparono il vescovo, il duca di Napoli e molte persone.
Il carro tirato da due torelli senza guida si arrestò davanti al monastero di Caponapoli dedicato ai ss. Nicandro e Marciano e retto dai Padri basiliani.
Qui Patrizia fece tappa nel precedente viaggio a Roma e lo indicò come il luogo dove avverrà la sua sepoltura.
E così avvenne e rimasero le sue consorelle che l’avevano seguita e che da lei si chiameranno Patriziane o Suore di Santa Patrizia.
Trasferitosi i monaci basiliani nel monastero di san Sebastiano, qeullo di Caponapoli rimase alle suore, sotto la regola benedettina.
Nel 1864 le spoglie di Santa Patrizia furono traslate nel monastero di san Gregorio Armeno, rivestite di cera, sono conservate in un'urna d'oro e d'argento ornata di gemme, nella cappella laterale della monumentale chiesa del monastero.
S. Patrizia è compatrona di Napoli ed è nota anche per il prodigio della liquefazione del sangue e della manna.
La manna fu vista trasudare dal sepolcro il 13 settembre di un anno non ben precisato tra il 1198 e il 1214.
Il sangue invece sarebbe uscito miracolosamente da un alveolo di un dente strappato da un cavaliere romano in um momento di devozione esagerata.
Dente e sangue sono conservati in un reliquiario. Nei vari secoli lo scioglimento del sangue è avvenuto con modalità e tempi diversi. Attualmente, dopo le preghiere si scioglie lungo le pareti dell’ampolla.

 


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