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Nuove eresie e false religioni: un problema pastorale e sociale

 Prima pubblicazzzione in – Πρώτη Δημοσίευσις ἐν:
ΕΙΣ ΤΗΝ ΔΙΑΚΟΝΙΑΝ ΚΑΙ ΤΗΝ ΠΝΕΥΜΑΤΙΚΗΝ ΚΑΙ ΚΟΙΝΩΝΙΚΗΝ ΠΡΟΟΔΟΝ ΤΟΥ ΑΝΘΡΩΠΟΥ
AL SERVIZIO DELL’UOMO E DEL SUO PROGRESSO SPIRITUALE E SOCIALE

Τόμος πρός Tιμήν τοῦ Σεβασμιωτάτου Μητροπολίτου Ἰταλίας καὶ Μελίτης κ. Γενναδίου
Volume di Riconoscenza filiale dedicato a Sua Eminenza Reverendissima il Metropolita Gennadios Zervos, Arcivescovo Ortodosso d’Italia e Malta

Protopresbitero Kyriakos Tsouros

2011




 

1. Le caratteristiche del problema
È noto come eresie e scismi accompagnino il cammino storico della Chiesa di Cristo fin dai primi passi: furono le cause principali della convocazione di quei Concili Ecumenici e Locali, che costituirono le definizioni della Retta Fede, raccogliendo contemporaneamente l’invito a sviluppare in modo proficuo la teologia patristica e in particolare l’apologetica.
Ma il fenomeno dell’eresia contemporanea e delle nuove sette si presenta con dimensioni e caratteristiche particolari. Le eresie più antiche si manifestavano una alla volta o poco più per ciasun’epoca e si presentavano come diversificazioni teologiche e dottrinali oppure come forme ecclesiologiche differenti e divergenti rispetto alla dottrina e alle istituzioni della Chiesa storica. La loro identità era nota e loro stesse non nascondevano la loro vera faccia. La Chiesa identificava, isolava e combatteva l'eresia, conducendo una lotta teologica, molte volte dialogando con lo stesso eretico.
Le nuove eresie invece sono numerose, molto differenti fra loro, hanno numerosi nomi e operano sotto varie maschere. Non sono eresie solo in senso ecclesiologico, ma vere e proprie parareligioni, con forte carattere sincretista e occultista. Se ne contano centinaia e il loro numero aumenta con un ritmo crescente.
Le nuove eresie non si mostrano tutte ostili alla fede ortodossa, non si oppongono apertamente alla Chiesa ortodossa e all’identità ortodossa. Utilizzano spesso i titoli, le maschere e la terminologia ortodossa. In questo modo viene creata grave confusione nel plìroma ortodosso e il proselitismo risulta più facile, dato che gli insegnamenti eretici non sono facilmente percepibili e riconoscibili. La confusione deriva dal fatto che esiste una varietà infinita di denominazioni con caratteristiche cristiane, pseudocristiane, addirittura apparentemente ortodosse, millenariste e in genere Escatologiche, neognostiche, filosofiche, culturali, occultiste, guruistiche, indù e buddiste, spiritualiste e parapsicologiche, ufologiche e neosataniste, neopagane, paganiste, ma anche scientiste, come istituti di psicologia o psicoterapia o sviluppo della mente, e infine arti marziali, terapie alternative, ecc. Esiste cioè una offerta per tutti i "gusti" dell'uomo moderno. Il nostro compianto Padre Antonios Alevizopoulos, campione dell’apologia contemporanea nel settore nevralgico delle nuove eresie, parlò di "supermercato religioso".
Ma prima di procedere dobbiamo notare che le moderne eresie si dividono in due grandi categorie: una categoria include quei gruppi che hanno caratteristiche cristiane o pseudocristiane: queste sono principalmente eresie. Nella seconda categoria invece figurano quei gruppi che si differenziano sostanzialmente, i quali intendono integrare la fede cristiana con gli insegnamenti delle religioni monoteiste e delle religioni per lo più orientali. Questi gruppi si caratterizzano come gruppi parareligiosi (o di culto a livello internazionale sette-culti), facenti parte della corrente sincretista globale della "New Age", che, come noto, si prefigge il programma di instaurare la "religione del Nuovo Mondo". In questi gruppi viene perseguito il programma di insinuare dubbi sulla verità cristiana, in modo che essav si stemperi in uno dei molti percorsi “della nuova religione mondiale". Non è raro che sostenitori di tali gruppi si mostrino pubblicamente fedeli cristiani ortodossi e contemporaneamente fan di guru, cioè di un maestro vivente, un "messia " - "un cristo acquariano".
In sintesi, possiamo dire che entrambe le categorie di eresie contemporanee (eresie e sette), sebbene si differenziano radicalmente tra loro per origine e dottrina, hanno tuttavia come caratteristica comune di essere gruppi totalitari di "controllo della mente", riducendo le persone in una condizione di sudditanza e guidandole (con diversi metodi di violenza e pressione psicologica) verso una condizione pericolosa per se stesso e per la stessa compagine sociale.

2. Caratteristiche proprie delle nuove eresie
Innanzi tutto, parlando delle nuove eresie cristiane e delle comunità paracristiane, dobbiamo dire che si tratta di gruppi che presentano numerose e serie differenze rispetto alla Verità Cristiana. Spesso, per quanto rigurda gli insegnamenti, sono gruppi che credono in Cristo, o almeno parlano di Lui. Sono cioè gruppi che si muovono all’interno della cristianità. Alcuni hanno perso totalmente ogni caratteristica cristiana nei loro “dogmi” o nella loro vita comunitaria, come i Testimoni di Geova, i Mormoni, gli Avventisti e per questa ragione vengono classificati come paracristiani.
Caratteristica principale di questi gruppi è il loro breve percorso storico, privo di ogni legame o riferimento con la Chiesa storica fondata da Gesù Cristo sia in fatto di fede, sia in fatto di culto, ma ancor più in materia di “successione apostolica”. La loro storia prende inizio appena pochi decenni fa, negli anni 60 (come nel caso dei Neopentecostali di Grecia) o negli anni 20 del secolo scorso. Altri gruppi hanno un centinaio d’anni di vita o anche 130 anni, come la società Skopià dei testimoni di Geova, che non ha più nulla di cristiano.
Altra caratteristica delle nuove eresie sono gli insegnamenti fondamentalisti, l’atteggiamento duro nei confronti degli esterni, il controllo stretto degli aderenti, che assume il carattere di una vera e propria minaccia. Altra caratteristica è il forte accento escatologico delle loro dottrine, la presenza di visioni profetiche che continuamente si contraddicono e si smentiscono. Le continue previsioni riguardanti la fine del mondo (per i testimoni di Geova una caratteristica di sistema), la minaccia dell’Anticristo o la promessa del cosiddetto rapimento (secondo i Pentecostali) completano il metodo terroristico e oppressivo nei riguardi della personalità umana con la conseguente privazione dei fondamentali diritti umani dei loro adepti. E sono proprio loro, quando vengono denunciati, a protestare come se fossero calpestati i loro diritti umani e la loro libertà religiosa.
Parlando, ora, delle parareligioni (sette), dobbiamo affermare che per ciò che riguarda la dottrina o la loro organizzazione, non hanno alcun rapporto con la cristianità, anche quando utilizzano terminologie cristiane: non credono in Cristo, anche quando utilizzano il termine “cristo” e spesso non sono neppure collegabili a religioni monoteiste. Non si tratta di religioni conosciute, secondo la definizione della Costituzione Greca. Cioè religioni che hanno insegnamento e culto pubblici non costituenti minaccia per l’ordine pubblico e la morale. Per questo appunto vengono considerate parareligioni.
Caratteristica fondamentale delle sette, dunque è la loro struttura totalitaria. Al vertice di ciascun gruppo si trova un capo investito di un’autorità divina, che può chiamarsi guru, divino maestro, o messia (cristo). Egli detiene potere assoluto su tutti gli aspetti della personalità dei seguaci. Esistono gruppi che stabiliscono chi deve sposarsi, con chi e quando (chiesa unionista di San Myung Moon). Altri che controllano strettamente la vita dei loro seguaci o in cui i seguaci stessi si controllano fra loro con sistemi polizieschi (Chiesa di Scientology). Quasi tutti richiedono totale sottomissione al capo, separazione dall’ambiente familiare, dagli studi e dalla professione e dedizione allo scopo dell’organizzazione, che pubblicamente si prefigge di perseguire le salvezza del mondo. Altri gruppi esigono dai seguaci rinuncia scritta delle loro proprietà e altri la firma delle proprie dimissioni dall'organizzazione in caso di suicidio (da disperazione?) all’interno dell’organizzazione stessa (Chiesa di Scientology). Non sono poche le organizzazioni che annientano la personalità e la dignità dei loro seguaci umiliandoli mediante confessioni scritte, orge di gruppo e altre pratiche umilianti o costringendoli al suicidio (per esempio il divieto di ricevere trasfusioni fra i Testimoni di Geova). Alcuni gruppi giungono persino a pedinare personalità della vita pubblica (Chiesa di Scientology), a calunniare e terrorizzare quanti li criticano (è quanto è accaduto anche in Grecia, come nel caso di p. Antonio Alevizopoulou, ma non solo, anche a livello internazionale).
Caratteristica ancora di questi gruppi è l’offerta di una grande quantità di promesse e allettamenti o l’allestimento di programmi di servizi sociali, come il recupero dei tossicodipendenti, la lotta per i diritti umani, la protezione della natura ecc.
In questo modo sono minacciate da erosione, non solo il credo ortodosso, ma tutti gli ambiti della vita sociale. Per la Chiesa (questo è l’aspetto che principalmente ci interessa) viene a crearsi un serissimo problema pastorale in continua espansione.

3. La base teoretica delle nuove eresie
Dobbiamo precisare a questo punto che nei gruppi ereticali e nelle parareligioni si parla molto di salvezza. L'eretico di oggi, però, non intende la salvezza come un dono – carisma da parte di Dio, ma come una sua propria conquista. Così vediamo proclamare con mezzi automatici e meccanici la salvezza, o per meglio dire l’autosalvazione. Le eresie cristiane e paracristiane (Protestanti, Pentecostali, Testimoni di Geova ecc.) proclamano una salvezza istantanea che si raggiunge mediante un’attività della mente e conduce all’irruzione dello Spirito santo con cosiddette esperienze e altri fenomeni sensazionali.
I gruppi protestanti parlano di autosalvazione, autorealizzazione, autocoscienza, poiché non esiste un Dio al di fuori dell'uomo che possa salvarlo. Questo insegnamento è il risultato dell'integrazione di questi gruppi nella corrente della "New Age".
Che cos’è la "New Age"? La “Nuova Era” non è una organizzazione vera e propria. Si tratta, come ho detto, una corrente di pensiero globale (non solo a livello religioso) che si fonda sull’occulto e sull’astrologia. Trova i suoi fondamenti nella teosofia dell’occultista Elena Blavaski (fondatrice della scuola teosofista del XIX secolo) e predica una religione mondiale (sincretismo). Insegnamenti fondamentali sono:
a) Non esiste un Dio personale, Creatore dell'universo. Dio è impersonale e si identifica con l’energia vivente del tutto. L'intero universo in cui si manifesta anche “dio" stesso è un'unica identità (impersonale) senza volto. “Tutto è uno”, dicono e tutto è " Dio " e l'uomo è la più perfetta celebrazione del dio dello stesso dio universale e (impersonale) senza volto, in altre parole è “dio” per essenza. Non esiste dunque una distinzione tra creato increato.
b) L'uomo per giungere alla perfezione, secondo le teorie di questi gruppi, deve identificarsi con la sua proprietà divina. Poiché non c'è un Dio a salvarlo, l'uomo ha bisogno di un percorso evolutivo di autorealizzazione e autosalvazione. Quindi al posto della fede viene messa la conoscenza (l’autocoscienza) e l’uomo deve solo trovare i modi con i quali comprenderà e conoscerà di essere “dio”. A questo scopo vengono arruolate diverse tecniche - essenzialmente si tratta di vane e stupide attività – con le quali il seguace di questi gruppi ritiene di ottener risultato. Possono essere varie forme di meditazione, yoga, semiari di sviluppo della mente, il vegetarianesimo, l’acesso alle scienze occulte, la rinuncia, la reclusione ecc. E quando tutto ciò non conduce a nulla e non viene raggiunto l’obiettivo finale, cioè “l’illuminazione” (chi è in grado di valutarlo?), allora ecco che viene messa in campo la credenza assurda della reincarnazione o metempsicosi, per cui l’uomo nuovamente da solo, attraverso la serie delle rinascite e delle morti (la cosiddetta samsara) può raggiungere ciò che desidera. E qui subentra la legge del karma. Al termine di tutte queste vicende e peripezie troviamo l’assoluta assurdità: nel raggiungere quella che lui crede essere la perfezione e l’illuminazione, l’uomo si dissolve come una goccia d’acqua nell’oceano, trovando così pace e esistenza al di fuori delle rinascite e delle sofferenze su questa terra.
c) Non esiste distinzione tra bene e male. Entrambi sono i due lati della stessa medaglia. Così, l'uomo può fare ciò che lui stesso crede giusto e buono,”questa è la legge”.
E naturalmente la "New Age" ha il suo "messia-cristo” (meglio, i propri messia-cristi) perché ce ne sono molte versioni. Così ora ci sono i nuovi "messia", viventi o appena scomparsi, come Sai Baba, Metregia, Moon, Aun Veor, Dioniso Dorizas, Kout Hoummi, Morià, Imam Mahdì, Voddisatva ecc.
Ritengo superfluo continuare ad analizzare quanto queste credenze siano contrarie all’insegnamento cristiano.

4. Causa
Se qualcuno volesse ricercare le cause che hanno prodotto le eresie moderne, constaterebbe che esse sono nate là dove non esiste una relazione reale tra l’uomo e Dio. Spesso l’uomo vuole farsi un Dio secondo i suoi criteri. Questo ha come conseguenza il fatto che è l’uomo stesso a tracciare le caratteristiche del suo “dio”, modellato secondo i pensieri e le passioni umane e secondo questa specie di “dio” stabilisce i principi che regolano la sua esistenza. In questo modo l’uomo contemporaneo si ritiene autonomo con un ritorno al “vangelo del serpente”, inebriato dalle sue conquiste materiali e tecnologiche, ha costruito una nuova forma di religione. All’interno di questo “dio” non c’è altro che l’uomo stesso. Questa è, come abbiamo detto, la base teorica di tutte le nuove eresie della cosiddetta “Nuova Era”, all’interno della quale è scomparsa la nozione del Dio personale ed è stata sostituita con la nozione di una impersonale identità universale, che si identifica con la stessa natura creata.
Tra le cause dello sviluppo delle nuove eresie e parareligioni, ritengo si debba considerare ancora la forte problematica metafisica dell’uomo contemporaneo e le sue inquietudini esistenziali. La ricerca del senso della vita. Non dobbiamo esitare a ritenere che la nostra civiltà occidentale e la comunità globale più in generale affrontano una profonda, variegata e multiforme crisi che è innanzi tutto una crisi di valori. Le diverse eresie, sfruttando questa crisi, le strade senza uscita e i vuoti esistenziali che sono provocati all’uomo contemporaneo, proclamando come unica soluzione le religioni naturali, nelle esotiche pratiche orientali – però secondo uno schema occidentale – oppure in forme di culto occultiste, sempre nella cornice della cosiddetta “Nuova Era” dell’Acquario.
Vi sono naturalmente molte altre cause, che non possiamo approfondire per ragioni di spazio in questa sede, come: la paura esistenziale, l’insicurezza e l’incertezza, il bisogno di amore e calore, la curiosità, il bisogno di esperienze nuove, la ricerca del piacere, della fama, della ricchezza ecc.
Specialmente per i nuovi gruppi della “Nuova Era”, possiamo dire che nella sostanza sono gruppi senza Dio, dal momento che non credono nel Dio Vero, Creatore del mondo ed è per questo che non sono religioni, ma parareligioni, tendenze ideologiche camuffate da religioni.
In questo modo l’uomo contemporaneo procede solitario sulla sua strada, senza Dio, ripetendo la prima ribellione contro Dio e diviene apostata nei confronti della volontà e dell’amore di Dio. Questo è ciò che i padri chiamano il “vangelo del serpente”.

5. Conseguenze negative
Le attività delle diverse eresie conducono anime fiduciose, non solo dalla retta fede all’errore, ma anche verso catastrofiche conseguenze e situazioni drammatiche. Gli svariati e subdoli modi che utilizzano nel loro sleale proselitismo, conducono alla fine all’inglobamento degli adepti in situazioni particolarmente pericolose e catastrofiche per l’individuo e per la compagine sociale. Il risultato dei metodi e delle differenti tecniche che questi gruppi utilizzano è la rovina della personalità e della dignità individuale e dei rapporti sociali. Le vittime vengono allontanate dall’ambiente familiare, lavorativo, sociale, che viene descritto come ostile o diabolico e si ritrovano così nella necessità di seguire ciecamente il gruppo e la guida, credendo in questo modo di perseguire il bene dell’umanità. E questo viene raggiunto mediante la manipolazione mentale e diverse tecniche che vengono applicate in questi gruppi.
Spesso il risultato è una persona rovinata o una famiglia spezzata. È ovvio che le nuove eresie non sono impegnate ad aiutare davvero l'uomo moderno. Soddisfano piuttosto l’egoismo e altri scopi illeciti, quali il guadagno economico e l’asservimento delle persone, in modo da poterle poi utilizzare per i loro scopi. Questo è il motivo per cui molti di questi gruppi parareligiosi presentano i connotati del totalitarismo, della manipolazione mentale, della trasformazione del pensiero, del lavaggio dell’anima, della psicolatria, di culti dannosi, della perdita della libertà, ecc. In realtà si tratta di un commercio di false speranze, una forma di piazzismo del soprannaturale, mentre molti di questi gruppi incitano alla violenza.
Come altrimenti è possibile accettare il “codice d’onore” di Scientology, che esorta così: Non temere di danneggiare qualcuno per una giusta causa? (P. Antonio Alevizopoulos, op. cit. p. 251). Com’è possibile incitare a danneggiare il prossimo, a meno che il colpevole non sia programmato o drogato per accettare e compiere un simile mandato? E inoltre, di che tipo di danno si tratta e qual è la giusta causa, a motivo della quale si giustifica il compiere il male? Sicuramente tutto ciò può diventare un pericolo e può condurre ad una perversione dell’etica.
L’adesione poi di una parte della famiglia ad una organizzazione parareligiosa produce inevitabilmente una quantità di problemi personali, familiari, professionali e sociali. I convertiti alle nuove eresie senza che molte volte lo capiscano, con il cambiamento della loro personalità che hanno subito, tagliano i ponti con il loro passato, con il loro ambiente, e persino dalle loro tradizioni e si isolano nel loro bizzarro modo di vivere, mostrando spesso come conseguenza comportamenti antifamiliari, contro i genitori e antisociali.
Comunque, oltre a queste più generali conseguenze negative, provocate dall’operato delle nuove eresie, ve ne sono altre che interessano particolarmente la salute psicosomatica delle vittime. Talora nella vittima viene notato un utilizzo circoscritto della lingua (impoverimento linguistico) e risposte stereotipate, comportamento e abbiglimento strano, indebolimento del pensiero e del giudizio personale, indebolimento dei ricordi precedenti l’adesione alla organizzazione, ecc. Vengono inoltre registrati anche danni all’organismo, come erpes di ogni specie, malattie croniche, suicidi individuali o di gruppo. Alcuni di questi suicidi sono stati provocati all’interno di gruppi che si autodefiniscono cristiani. E naturalmente esistono sacrifici umani nei gruppi che praticano il “neosatanismo”.
Si tratta dunque di conseguenze rovinose per la persona a partire dal momento dell’adesione a uno di questi gruppi eretici totalitari, giacchè lo privano della speranza guidandolo verso l’indefinito e la disperazione - senza Dio – smontando contemporaneamente il tessuto sociale.
Da tutto questo è chiaro quanto sia difficile l’uscita e l’allontanamento delle vittime da questo tipo di organizzazioni, una volta che vi sono stati asserviti e rovinati applicando i metodi sopra descritti.

6. Eresie e sette, un serio problema sociale
Come già appare evidente, l’attività delle nuove eresie e delle sette non costituisce unicamente un problema pastorale, ecclesiastico o teologico. Si tratta secondo me in primo luogo di un problema sociale nella misura in cui sono minacciati valori, istituzioni e beni legittimi. Questo è universalmente accettato dai ricercatori specializzati e per fronteggiare la situazione è necessario assumere questo punto di vista.
Già organismi internazionali, come il Parlamento Europeo, il Consiglio dei Ministri dell’Europa e molti Parlamenti Europei (Francia, Germania, Belgio, Austria, Inghilterra, Spagna, Svizzera ecc.) affrontano l’attività delle diverse sette come problema sociale, dal momento che si accorgono che molte di esse ledono i diritti uimani e la libertà religiosa. Il Parlamento Europeo fino ad oggi ha affrontato fino ad oggi tre votazioni (il 22.5.84, il 29.2.96 e il 17.2.98) con cui intende esprimere la sua preoccupazione nei confronti di questi gruppi, visti come minaccia per la persona e i diritti personali soprattutto delle giovani vittime e invita gli stati membri della Comunità Europea, non solo ad occuparsi del problema, ma anche a prendere le misure adeguate alla difesa dei loro cittadini. Sottolineo inoltre come i problemi sociali creati dall’attività delle nuove eresie e dai gruppi parareligiosi, riguardano la sfera personale e la libertà individuale, il tessuto sociale e la sua sicurezza, la famiglia, il lavoro, l’educazione, la salute spirituale e fisica, equilibrio e integrità delle vittime, il reinserimento delle vittime delle sette nella società, la sicurezza nazionale e la vita economica dei paesi europei e la genesi della civiltà europea, il quale si fonda in primo luogo sull’insegnamento cristiano a proposito del mondo e dell’uomo.
Ritengo che tutto ciò che ho esposto - e vi garantisco, senza intolleranza o esagerazioni - è sufficiente a dimostrare che il problema dell’attività delle nuove eresie e delle sette è un grave problema per la società.

7. Le caratteristiche della vera Chiesa
Prima di concludere il discorso e descrivere quella che secondo me è una corretta strategia pastorale per affrontare il problema, vorrei soffermarmi molto brevemente su tre punti chiave:
1. Non esiste il minimo dubbio che la Chiesa ortodossa sia la sola a disporre delle caratteristiche dell’Unica, pura, autentica Chiesa storica, fondata da Gesù Cristo. Questo perché: a) esiste ininterrottamente da 2000 anni, cioè dal momento della fondazione, b) si ricollega immediatamente e direttamente alla prima Chiesa fondata da Cristo e agli apostoli di Cristo. Garanzia di questa identificazione con la Chiesa Apostolica è l’ininterrotta trasmissione dell’autentico sacerdozio attraverso la cosiddetta “successione apostolica” dei vescovi, c) il suo insegnamento e la sua fede sono autentici e stabili, perché ha sempre insegnato e creduto fino ad oggi tutto ciò che hanno insegnato e creduto i Padri divinamente ispirati della Chiesa, successori degli Apostoli di Cristo.
Tutte queste caratteristiche della vera, storica chiesa di Cristo, che è la nostra Chiesa ortodossa e la nostra consapevolezza di appartenere a questa chiesa, deve essere la nostra risposta a qualsiasi sfida da parte dei moderni eretici. Nessuno di questi gruppi o eresie cristiane o paracristiane può autenticarsi da se stesso dal momento che nessun altro possiede queste caratteristiche.
2. Il problema è più acuto nel trattamento di gruppi parareligiosi. Questo perché, come ho detto, agiscono sotto una maschera spesso pseudortodossa. In questo caso sono necessarie speciali competenze, che il buon pastore dovrebbe cercare di acquisire. In questo modo, da un lato, deve tenersi aggiornato, immune da errori e sicuro da potenziali insidie e da sette, d'altra parte, può proteggere il suo gregge.
Certo, devo dire che il lavoro del pastore è persino più difficile quando si tratta di gruppi "neopagani" o “neosatanisti”. In questi casi, ci si trova di fronte ad una difficoltà particolare, dovuta a comportamenti ostili, a volte blasfemi, che sarà difficile da affrontare. A meno che non sia correttamente e adeguatamente preparato.
Tutto ciò significa che la lotta della Chiesa di Cristo oggi è difficile si svolge su molti fronti e dunque l’impegno pastorale deve essere adeguato.
Si evidenzia dunque come urgente necessità la nostra preparazione sul verbo di Dio, affinchè siamo pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi. Tuttavia questo sia fatto con dolcezza e rispetto, con una retta coscienza, perché nel momento stesso in cui si parla male di voi rimangano svergognati quelli che malignano sulla vostra buona condotta in Cristo (I Pt. 3, 15-16).
3. e in terzo luogo l'avvertenza: Non deve mai sfuggirci il fatto che la Chiesa è terapia delle anime. E le anime si ammalano sia a causa dei peccati, sia a causa delle sette. Mentre la terapia del peccato, all’interno della Chiesa, è un lavoro facilissimo, se collegata con il pentimento e la confessione, la guarigione dall’eresia, invece, è difficile se non impossibile. Questo perché la vittima si trova al di fuori della Chiesa e di solito l,a sua capacità di giudizio si basa sull’arroganza, non si converte e non desidera ritornare nella chiesa. Oppure è stato convinto a credere di trovarsi già nella verità, oppure vive sotto minaccia in vari modi, e teme di abbandonare la setta. Da parte nostra noi e dobbiamo vedere ogni nostro fratello che è stato sviato, come un malato nella fede, come una vittima dell’errore, come uno che è stato ferito dai ladri di anime. Il nostro atteggiamento deve essere come quello di un medico che combatte e colpisce le malattie del corpo, non il malato. Anche qui: il nostro fratello in errore – che può esser persino membro della nostra famiglia – deve essere affrontato con affetto e sincero interessamento. Non umilamolo, non disprezziamolo, non perseguitiamolo. Il nostro bersaglio non è l’eretico, ma l’eresia. L’eretico ha solo bisogno del nostro aiuto, che noi dobbiamo offrirgli, ovviamente solo nel caso in cui abbiamo conoscenze adeguate per intervenire. In caso contrario, noi stessi potremmo essergli pericolosi, mentre vorremmo essere d’aiuto. Accade alcune volte che, quando da parte nostra c’è ignoranza e impreparazione, invece di portare aiuto, spingiamo le persone più profondamente nelle paludi dell’errore. L'esperienza ci insegna che si tratta di un progetto molto difficile,che solo con la grazia del Signore, la preghiera e grande pazienza si può avere un risultato positivo.

 8. Il problema affrontato a livello pastorale
Come già detto, le attività delle sette rivelano, da una parte, la dimensione del problema, dall’altra la responsabilità dei pastori della Chiesa nell’affrontarlo. Penso che dobbiamo accettare che è sempre preferibile per i pastori della Chiesa prevenire l’eresia, piuttosto che cercare di curarla dopo, cosa molto difficile, se non impossibile a volte. A tal fine, credo sia fondamentale trovare e studiare, dal punto di vista pastorale, le cause che conducono i cristiani ortodossi nelle sette. Così potremo isolare e porre rimedio almeno ad alcune di queste cause e arrestarne in certe situazioni la prepotente forza distruttiva. Questo è ciò che chiamerei "pastorale di prevenzione”.
E qui, dal momento che sto parlando a pastori, permettetemi di esprimere l'opinione che a volte le cause delle eresie sono individuabili in nostri difetti di pastorale, che possono portare cristiani ortodossi al di fuori della Chiesa. Ecco quali potrebbero essere le lacune pastorali:
a) la mancanza di una conoscenza approfondita della nostra fede ortodossa. Alcune volte persino i cristiani Ortodossi credono che tutte le versioni della verità cristiana sono la stessa cosa: "siamo tutti uguali, tutti crediamo le stesse cose", dicono. In questo modo si insinuano molte ambiguità nel pensiero ortodosso.
b) l'ignoranza della Sacra Scrittura. Purtroppo un gran numero di ortodossi non ha l’abitudine di meditare le Scritture. In questo modo ha una conoscenza incompleta delle verità divine, con la conseguenza che viene trascinato facilmente nelle distorte interpretazioni degli eretici. E’ necessaria innanzi tutto una catechesi o ricatechizzazione dei fedeli, per essere in grado di distinguere la verità dall'errore.
c) Una proiezione errata dell'immagine di Dio come castigatore e non come Padre filantropo, di cui sono responsabili in primo luogo i pastori e i predicatori della parola divina.
d) la mancanza di visibilità dell’esperienza spirituale vera e propria all'interno della Chiesa, come dono dello Spirito Santo.
e) la scarsità di splendidi esempi di vita in atto che possano testimoniare in pratica la potenza della fede ortodossa.
f) il deterioramento del valore o la pochezza del padre spirituale, o talvolta la mancanza totale di un padre spirituale e, in generale, la diffidenza verso il mistero della Santa confessione.
g) la fiacchezza delle attività parrocchiali e la decadenza della vita della parrocchia, che può condurre le persone soprattutto i giovani, all'adesione ad altri gruppi, in cui è possibile la comunicazione personale e la socializzazione, soprattutto per chi vive nell’anonimato delle grandi città.
h) La mancanza di fiducia e di auto-coscienza ortodossa, la riluttanza alla confessione e alla testimonianza della nostra fede "davanti agli uomini".
j) l'erosione della coscienza dell’uomo moderno da parte dello spirito della "New Age", il materialismo e il consumismo, che riducono e annacquano la relazione dell'uomo a con Dio e con la chiesa.
Questi spazi vuoti sono spesso sfruttati dagli eretici. Denunciando queste ed altre eventuali carenze pastorali e correggendole, potremmo, come pastori, soprattutto agire preventivamente contro la diffusione dell’errore, ma anche probabilmente favorire il reinserimento nella Chiesa delle vittime delle eresie.
Di conseguenza, un pastore ortodosso deve occuparsi in primo luogo della sua formazione e quindi istruire bene il suo gregge in materia di fede, ma anche, dove possibile, informare i fedeli circa le modalità di proselitismo e le attività degli eretici.
E ancora certamente contribuiranno in modo decisivo all’impegno pastorale le seguenti cose:
a) il buon funzionamento e il rilancio della parrocchia come comunità e famiglia di fratelli nella fede.
b) L’annuncio vivente della parola della Chiesa, arricchito dei necessari aspetti agiografici, patristici, catechetici e apologetici, che deve assolutamente sostituire la solita, opaca e incolore predicazione moralistica.
c) il giusto, opportuno e tempestivo contatto del pastore con i fedeli nel suo ufficio, nelle case, nelle relazioni sociali e pubbliche, per dare fiducia e credibilità alla sua persona.
d) in particolare, dobbiamo sottolineare l’importanza cruciale che riveste per il fedele l’esempio vivente del suo pastore, quando vede nella sua persona ortodossia e ortoprassi camminare insieme.
La parrocchia è - e deve essere - il punto di riferimento dei fedeli per ogni momento importante della loro vita e per ogni problema. Non dobbiamo permettere che la chiesa funzioni come un agenzia di "pompe funebri", dove ciascuno richiede ciò che vuole o che assomogli ad un supermarket, dove ciascuno prende da sé ciò che gli serve, e se ne va pagando quello che vuole. Questo è un cristianesimo "privato" e superficiale, cioè una sua degenerazione corrotta e corrosiva.

10. Conclusione
In conclusione, vorrei sottolineare che il problema delle eresie recenti è per la nostra Chiesa e più in particolare per noi che ne siamo oggi i pastori, una sfida. Ma le sfide non rappresentano sempre e solo una minaccia, quando vengono affrontate in modo corretto. E dobbiamo riconoscere che la sfida delle eresie si presenta ogni giorno davanti a noi, questa è la realtà. Ricordiamo anche le parole dell'Apostolo Paolo: “E’ necessario che avvengano divisioni fra voi perchè si manifestino quelli che sono i veri credenti in mezzo a voi "(I Cor 11, 19). Non è possibile evitare la sfida delle eresie, ma possiamo trasformarle in un’occasione per noi, respingendo le catastrofiche minacce dell’errore. Vediamo, allora, la sfida delle nuove eresie non solo come una minaccia per il nostro gregge, ma anche come un'opportunità per un pastorale migliore. Abbiamo bisogno di trovare gli anticorpi e gli antidoti spirituali, pastorali che potranno custodire i cristiani ortodossi, “il gregge a noi affidato” (Atti 20, 28), invulnerabile e render le armi del “padre della menzogna” inservibili a danneggiare e rovinare anime.
In questo sforzo abbiamo bisogno di sapere che "oggi i termini “religione", "dio", "Cristo", ecc. non hanno nelle reti delle correnti della "New Age", sempre e ovunque lo stesso contenuto e differiscono sostanzialmente e radicalmente dai termini cristiani. È accertato il fatto che oggi ci sono false religioni, ma anche false religioni criminali, falsi "dèi" - e soprattutto ben più dei dodici dei "neo-Pagani" - e molti "cristi acquariani” della “Nuova Era". Nelle reti di un’ecumene globalizzata vengono messe sullo stesso piano in modo sincretista tutte le cose, particolarmente nel settore religioso, colpendo in questo modo l’identità principale dei popoli. Con un particolarissimo accanimento da molte parti la Verità di Cristo viene gettata in roghi appiccati simultaneamente.
La Chiesa Ortodossa è certamente l’una, santa, cattolica e apostolica Chiesa. È la chiesa storica che lo stesso Signore ha fondato, la sua storia, la sua vita e il suo culto sono ininterrotti, il suo insegnamento e la successione apostolica immutati. È "la colonna e sostegno della verità" (I Tim. 3, 15).
Per ogni cristiano ortodosso è la conoscenza e l'esperienza della verità salvifica, soprattutto ora, requisito fondamentale. È una duplice esigenza. Questo può servire da catalizzatore per prevenire e affrontare il problema. La sfida delle sette ci mette davanti alle nostre responsabilità. La verità non può essere "messa sotto il moggio" (Matteo 5, 15). Noi, pertanto, da un lato, rimaniamo fondati sulla fede Ortodossa secondo la tradizione dei padri, resistendo al rullo compressore della”New Age” senza Dio, dall’altro siamo "sempre pronti a rispondere a chi chiede ragione della speranza che è in noi, con mitezza e timore “(1 Pt. 3, 15).
Parallelamente studiare e affrontare il problema delle nuove eresie deve essere al centro dell’odierna pastorale della nostra Chiesa. L'attività delle nuove eresie è davvero per la nostra Chiesa uno scottante tema spirituale, religioso, teologico, religioso, ecclesiastico ed ecclesiologico, pastorale e fortemente sociale, che minaccia addirittura le fondamenta della civiltà europea e non solo. All’interno del quadro riguardante il rispetto della libertà religiosa e dei diritti individuali di ogni cittadino, noi, come Chiesa pastore, dobbiamo riconoscere, senza ritardo, l'esistenza di questo problema il bisogno di affrontarlo in modo corretto.


 


Δωρισε το 8 τοις χιλιοις

ΑΓΙΟΙ ΤΗΣ ΗΜΕΡΑΣ

i santi di oggi 13-08-2020

La traslazione delle reliquie di san Massimo il Confessore; San Serido di Gaza; San Doroteo di Gaza; San Dositeo; Santa Eudocia, imperatrice; Santa Irene (Xenia), imperatrice e fondatrice del monastero di Pantokrator; San Coronato, martire; Santi Pamfilo e Capitone, martiri; Santi Sergio e Stefano.

i santi di domani 14-08-2020

San Michea, profeta; San Marcello, vescovo di Apamea, ieromartire; San Ursicio, martire; San Lucio, il soldato, martire; San Simeone di Trebisonda, neomartire.

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