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31.08: Memoria di San Cesidio e dei suoi compagni martiri a Trasacco

 

a cura del Protopresbitero Giovanni Festa




 

San Cesidio e i suoi compagni martiri a Trasacco

Tratto da
http://www.santiebeati.it/dettaglio/91135
E' un santo della regione dei Marsi, martirizzato con molti altri cristiani a Trasacco (AQ) presso il lago Fucino, durante la persecuzione di Massimino (235-237). Secondo un’antica ‘passio’ composta verso la fine del sec. IX, si racconta che nella
città di Amaria (nel Ponto), durante l’impero di Domnino (secondo altri fontidi Massimino), scoppiò una persecuzione contro i cristiani; Rufino e Cesidio suo figlio, furono scoperti e imprigionati, il proconsole Andrea li sottopose a tormenti inviando nel carcere anche due meretrici per tentare i cristiani, ma essi superando le prove, ottennero invece la conversione di molti pagani, compreso lo stesso Andrea.
Una volta liberati Rufino e Cesidio, si trasferirono in Italia, nella regione dei Marsi, facendo apostolato; dopo un certo tempo Rufino si spostò ad Assisi, mentre il figlio rimase a Trasacco. Dopo alterne vicende Rufino divenuto 1° vescovo di Assisi e poi patrono della città, fu martirizzato lì vicino. Cesidio trafugò il suo corpo portandolo a Trasacco, questo gesto segnò la sua condanna, infatti il magistrato romano ordinò la sua morte; fu ucciso mentre celebrava la Messa insieme a Placido ed Eutichio.
Gli studiosi affermano che la storia della vita e martirio dei santi Rufino e Cesidio è frutto della necessità presentatasi nel secolo IX di giustificare la presenza di antiche chiese, già esistenti a Trasacco e nella regione, dedicate separatamente ai due santi, distrutte poi dagli Ungari.
Questo spiega il culto esistente verso i due santi, che gli agiografi antichi finirono per considerare parenti, come di solito si tendeva a considerare i personaggi i cui santuari erano ravvicinati. Ad ogni modo tutti gli ‘Atti’ hanno sempre classificato Cesidio come prete, morto martire a Trasacco.
Il Martirologio Romano lo riporta insieme ai due compagni al 31 agosto.

Tratto da
http://www.diocesisora.it/pdigitale/vita-dei-santi-cesidio-e-rufino-e-compagni-martiri-di-trasacco-dettata-da-abate-muzio-febonio-editoriale-eco-teramo-2014-pp-67/
La Passio dei santi Cesidio e Rufino, oggetto di ristampa nel 2014 da parte del parroco di Trasacco don Francesco Grassi, riunisce al suo interno interessanti spunti di riflessione per la conoscenza agiografica del nostro territorio e costituiscono un’ulteriore conferma di come gli studi agiografici possano offrire anzitutto un esempio affinato e molto efficace di metodologia storica e di innovazione storiografica. In quest’ultimi anni, grazie al lavoro di alcuni studiosi dell’Università degli Studi di Roma Tre, la storia della santità e della religiosità in genere, è stata liberata dalle prospettive anguste e spesso apologetiche nella quale era stata relegata, facendone emergere all’opposto la notevole potenzialità conoscitiva ed interpretativa. Nel suo insieme il lavoro che presentiamo si inserisce appieno in questo nuovo ambito disciplinare ancora poco esplorato dagli studiosi locali della nostra Diocesi. La Passio “marsicana” dei santi Cesidio e Rufino era stata già analizzata dalle pubblicazioni di Evaristo Angelini (Rufino e Cesidio, Pero dei Santi, 1987) e Stefania Mezzazappa (Cesidio e Rufino martiri: tracce archeologiche del culto, in: Baronio e le sue fonti, Sora, 2009). Francesco Grassi, presentando nuovamente tale lavoro, induce il lettore ad indossare gli abiti dell’ottica interpretativa agiografica. Non entrando nel merito dell’attendibilità storica, o meglio agiologica, della Passio proposta, l’elemento di maggiore interesse del testo è quello degli interscambi che intercorrono tra il culto dei santi abruzzesi e il territorio della nostra Diocesi. Il primo elemento di contatto è la particolare devozione che il cardinale sorano Cesare Baronio nutrì nei confronti di questi due martiri, che lo spinse nel 1581 ad inserire i loro nomi nel Martirologio Romano (la madre del Baronio, Porzia Febonio, era originaria di Trasacco). Il secondo elemento, di carattere prettamente antropologico, lo ritroviamo a San Donato Val di Comino la cui devozione verso san Cesidio, nel corso del tempo si esplicava in due forme di pietà popolare: la processione del santo assieme a santa Costanza l’ultima domenica di agosto; e il tradizionale pellegrinaggio a piedi da San Donato a Trasacco, 43 kilometri di tragitto tra montagna e pianura, iniziato in tempi passati e ripristinato da alcuni anni. Contemporaneamente al cammino vi era anche il percorso con i carretti, in seguito sostituito con le auto prima e con i pullman poi. Infine non si può dimenticare che la festa di S. Caesidii M. (dup.) è presente alla data del 31 agosto nei due Officia Propria Sanctorum della Diocesi di Sora-Aquino-Pontecorvo del vescovo Giuseppe Montieri (1850), ed Ignazio Persico (1886).

 

 


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