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01.09: Memoria di San Terenziano vescovo di TODI e San Flacco entrambi martiri (in alcuni codici Flacco è anche considerato diacono)

 

a cura del Protopresbitero Giovanni Festa




 

San Terenziano vescovo di TODI e San Flacco entrambi martiri (in alcuni codici Flacco è anche considerato diacono)

Tratto da http://www.santiebeati.it/dettaglio/90322
In realtà non ci sono documenti che certifichino le origini di San Terenziano, si suppone però che fosse di origini romane, essendo il suo nome latino. A confermare questa tesi c'è il fatto che l'imperatore Augusto, mandò in quegli anni delle famiglie a colonizzare la Tuscia (l'attuale Umbria). In particolare una colonia di più di seimila persone si stabilì a Todi.
Si pensa che l'incontro con la fede cristiana avvenne direttamente dal Vangelo di Gesù Cristo e dall'esempio degli Apostoli. Fu così che a Todi la comunità cristiana crebbe proprio sotto la protezione dell'autorità che San Terenziano rappresentava: divenne infatti Vescovo di Todi. Nel compiere la sua missione, esortava i suoi fratelli al comandamento dell'amore secondo cui lo Spirito è unico e le attribuzioni diverse. Della sua attività si dovettero accorgere i pagani di Todi, che cominciarono a osservare attentamente la comunità cristiana così profondamente in contrasto con il culto degli dei.
La rivalità arrivò al punto che il sacerdote pagano del tempio di Giove, il cui nome era Flacco, denunciò (o fece denunciare) il Santo Vescovo all'imperatore Adriano. Quest'ultimo inviò così a Todi il proconsole della Tuscia Leciano.
IL MARTIRIO (Copia della leggenda della biblioteca laureziana di Firenze) Il 30 luglio, 85 anni dopo la morte di Gesù Cristo, sotto l'Imperatore Adriano, il vescovo Terenziano venne arrestato e condotto di fronte a Leciano, proconsole della Tuscia. " Vecchio, svelaci i misteri della tua religione - chiese Leciano - e spiegaci il motivo per cui, in tua presenza, gli dei immortali non hanno alcun potere ed i nostri sacerdoti e le nostre vergini non riescono ad ottenere i responsi ". Terenziano rispose: " Distogli lo sguardo dal culto degli idoli e potrai conoscere la verità. Il demonio ti possiede e ti impedisce di conoscere il tuo Salvatore, morto e risorto per la salvezza del mondo ". A tale risposta Leciano, dopo avergli fatto colpire la bocca con una pietra, lo fece spogliare ed ordino che i sacerdoti approntassero l'occorrente per il sacrificio al cospetto delle statue di Giove ed Ercole, quindi, rivolgendosi a Terenziano, ingiunse: " Tutto e pronto, sacrifica! ". Questi per tutta risposta, alzati gli occhi al cielo, così pregava: " Signore Dio, siano confusi coloro che adorano gli idoli e si gloriano delle loro immagini ". All'istante Flacco, uno dei sacerdoti, divenne cieco, le statue andarono in frantumi e l'occorrente per i sacrifici disperso. Viste queste cose, Leciano ordinò che l'anziano vescovo fosse steso su un aculeo, aggiungendo:
"Mostraci ora la tua arte magica!". "Cada su di te il castro di Cristo, Figlio del Dio vivente", fu la risposta del Santo. Leciano lo fece frustare e mentre il suo corpo veniva dilaniato, Terenziano così pregava: "Gloria a Te, Gesù benedetto, che ricolmi di benefici coloro che sperano in Te. Finalmente conosco la Tua benedizione". Ancor più adirato Leciano fece porre dei carboni ardenti ai suoi fianchi e con tono di scherno chiedeva:
"Dov'è il tuo Signore?". A lui prontamente il Santo: "E' con me e se crederai in Lui troverai misericordia". Irritato da tale risposta e dall' ostinazione di Terenziano, dopo aver ordinato che la sua lingua amputata fosse calpestata al cospetto dei presenti, Leciano divenne muto e successivamente mentre, facendo gesti con le mani, dava ordine di ricondurre Terenziano in prigione, stramazzò al suolo privo di vita. L'indomani Flacco, il sacerdote degli idoli miracolosamente divenuto cieco, sapute queste cose corse incontro a Terenziano mentre veniva tradotto in piazza per essere martirizzato, e prostratosi ai suoi piedi lo implorava dicendo: "Ti scongiuro per il Dio vivo che tu predichi! Oggi, in visione, ho visto un uomo bellissimo che mi ha detto: recati dal vescovo Terenziano se vuoi essere illuminato". Terenziano inginocchiatosi pose le mani sugli occhi di Flacco esclamando: "Ti illumini Gesù che è la vera luce". Flacco, guarito all'istante, proclamava: "Ora credo in Gesù Cristo Figlio di Dio che mi ha ridato la vista", quindi dopo aver ricevuto il battesimo lo seguì.
Entrambi furono decapitati, per ordine di Leonzio rappresentante dell'Imperatore, il 1° giorno di settembre, fuori dalle mura cittadine nei pressi della riva del Tevere. La notte successiva, il presbitero Esuperanzio ed una certa Lorenza andarono a raccogliere i corpi dei santi e li seppellirono a otto miglia dalla città di Todi in un luogo chiamato Colonia meglio conosciuto con il nome di Petroso.
Qui abbondano i benefici di Dio.
BIBLIOGRAFIA - DALL'ARCHIVIO DELLA PARROCCHIA DI SAN TERENZIANO DI CAVRIAGO(RE)
[1] S. Terenziano vescovo e martire, D.P. Chiricozzi, 1945. [2] San Terenziano

Tratto da http://www.valdaveto.net/documento_726.html
Le poche e frammentarie notizie sulla vita di San Terenziano sono racchiuse in due opere:
• la Passio Sancti Terentiani,
• il Martirologio Romano.
In realtà non ci sono prove documentali che certifichino le origini di San Terenziano. Gli agiografi, essendo il suo nome latino, suppongono una origine romana.
In soccorso di questa tesi, viene citato il fatto storico che il primo imperatore romano Augusto (63 a.c. - 14 d.c.) mandò alcune famiglie a colonizzare la Tuscia (l'attuale Umbria).
In particolare una numerosa colonia si stabilì nella zona di Todi. Tra questi coloni ci sarebbero stati gli antenati prossimi di Terenziano.
Il futuro martire, dovette ben presto rivelarsi uomo di assoluto spessore e fervida spiritualità, tanto da diventare il punto di riferimento religioso, di quella comunità.
Eletto vescovo di Todi in età avanzata, Terenziano continuò la sua opera di divulgazione della dottrina cristiana con passione e coraggio, utilizzando peraltro una terminologia che senza volerla definire moderna, potremmo comunque ritenerla inusuale per quel tempo.
E sotto la sua spinta propulsiva, la comunità cristiana cresceva nel numero e nella consapevolezza del nuovo Verbo.
Naturalmente la contrapposizione con quella pagana era inevitabile e le invidiose attenzioni di cui era fatto oggetto Terenziano, non tardarono a trasformarsi in aperta avversione.
Le cose precipitarono quando l'imperatore Adriano, dal ritorno da un viaggio in oriente, su sollecitazione del prefetto Mariano emanò un editto contro i cristiani.
A quel punto il suo acerrimo avversario Flacco, sacerdote del tempio di Giove, si sentì autorizzato a denunciare Terenziano all'imperatore stesso.
Inevitabile a questo punto, l'arresto del vecchio Vescovo, ad opera di Leziano, proconsole della Tuscia. Terenziano non si scompone e tenta persuasivamente di convertire lo stesso Leziano. Ma il proconsole risponde accusandolo di arti magiche e facendolo torturare.
Il Vescovo non cede e non rinnega la sua fede.
Le torture aumentano e seppur con il corpo orrendamente mutilato, Terenziano continua a pregare. Tanta forza interiore produrrà infine un risultato inatteso e prodigioso: la conversione di Flacco. Che viene battezzato dallo stesso Vescovo.
Ma alla fine di quel simulacro di processo a cui vengono sottoposti entrambi, saranno condannati a morte e decapitati.
È il primo di settembre. E su questo punto concordano tutti. Più incerta è la datazione.
Secondo la "Passio" il martirio sarebbe avvenuto "sub Hadriano, 85 anni dopo la morte di Cristo". Mentre secondo il Martirologio Romano, la morte del Santo sarebbe avvenuta intorno all'anno 138, "mediante crudeli tormenti, la recisione della lingua e il troncamento del capo".
Tenendo conto d'inconfutabili dati storici,come la precisa databilità dell'impero di Adriano, gli storici ritengono che il martirio possa essere avvenuto tra il 118 e il 137.
La tradizione racconta che la notte successiva al martirio, i due corpi furono pietosamente trafugati dal "prete Esusperanzio e dalla piissima Lorenza" e seppelliti a otto miglia da Todi in luogo chiamato Colonia, ma meglio conosciuto come "locus petrosus" (luogo pietroso) per via dell'abbondanza di travertino e pietra calcarea.
Da quel momento e per sempre, l'altopiano Petroso, prese il nome di San Terenziano. Il paese omonimo è attualmente una frazione del comune di Gualdo Cattaneo dal quale dista una quindicina di chilometri e conta un migliaio di abitanti.
Tra i suoi monumenti più importanti c'è sicuramente la Chiesa di S. Terenziano e Flacco (sec. XI), che ospita il sarcofago e il reliquario del Santo.

 

 


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