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02.08: Memoria di san Giovanni martire

 

Archimandrita Antonio Scordino




 

san Giovanni martire

Ivan Egorovic Steblin-Kamenskij nacque il 26 ottobre 1887 a San Pietroburgo, in una famiglia dell’alta borghesia russa: il padre era un senatore e importante funzionario dell’Ammiragliato.
Nel 1908 portò a termine gli studi presso l’Accademia della Marina Militare russa, e - con il grado di Guardiamarina - prese servizio a bordo dell’incrociatore Bogatyr.

Nella notte del 28 dicembre 1908, a bordo del Bogatyr, egli era in navigazione nelle acque dello Stretto, proprio quando un tremendo terremoto, seguito da un ancora più disastroso maremoto, si abbatteva su Reggio e Messina.

Si calcola che i morti siano stati più di centocinquantamila. Per di più, essendo tutto distrutto, la notizia del disastro cominciò a diffondersi nel resto dell’Italia e nel mondo solo il giorno dopo. Nessun soccorso, poi, poteva arrivare via terra, perché non c’erano più strade percorribili; non c’erano più nemmeno porti dove attraccare le navi dei soccorritori.

I marinai russi del Bogatyr riuscirono in qualche modo a sbarcare, e tra essi si distinse per eroismo il guardiamarina Ivan.
Senza mai fermarsi un momento, senza cedere alla fatica o al sonno, per giorni egli - a mani nude - trasse dalle macerie i pochi sopravvissuti e prestò ai feriti le prime cure mediche. C’era una chiesa ortodossa rimasta ancora in piedi, ma che minacciava di crollare anch’essa, a causa delle scosse che si susseguivano: sfidando il pericolo, il guardiamarina entrò, per mettere in salvo i vasi sacri e le icone, che poi furono depositate nella chiesa dell’Ammiragliato a Odessa.
La sua opera eroica destò l’ammirazione generale, per cui Ivan fu prontamente decorato di Medaglia al Valore civile.

Nel 1912 Ivan fu promosso tenente, e nel 1917 fu chiamato a insegnare nell’Accademia della Marina Militare; nel 1918 fu nominato Assistente del Comandante in capo la Flotta del Baltico.

La sconvolgente esperienza del terremoto di Reggio aveva però lasciato un profondo segno nell’animo del giovane, che si diede alla lettura di testi religiosi, alla preghiera continua, ai digiuni, alla partecipazione alle Liturgie.
In quegli anni iniziava in Russia la persecuzione dei cristiani: nel 1920 Ivan si dimise dalla Marina Militare e fu ordinato lettore nella chiesa della Trinità, a San Pietroburgo. Fu perciò arrestato.
Nel 1923, dopo essere stato rilasciato, fu ordinato diacono e sacerdote, prendendo il nome di Ioann (Giovanni).
Dopo l’ordinazione sacerdotale fu nuovamente arrestato, e nel 1924 condannato e rinchiuso nel lager delle Isole Solovki. Rifiutandosi di abbandonare la fede cristiana per abbracciare l’ateismo, fu condannato a morte mediante fucilazione. La sentenza fu eseguita il 20 luglio 1930 nei pressi di Voronez.
Il 16 agosto del 2000 è stato ufficialmente riconosciuto come santo martire.

 


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