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24.07: Narrazione del vescovo Pietro sulla vita e i miracoli di Fantino glorioso servo di Cristo

 

Archimandrita Antonio Scordino




 

Narrazione del vescovo Pietro
sulla vita e i miracoli di Fantino
glorioso servo di Cristo


Passare sotto silenzio le meraviglie di Dio apporta pericolo all’anima, e non abbiamo giudicato giusto tralasciare una narrazione sacra, utile all’anima e tramandata fino a noi. Vogliamo esporla come l’abbiamo udita dai nostri padri, affinché, col passare del tempo, le cose belle non diventino evanescenti e finiscano nelle profondità dell'oblio. Ossequienti alla verità, narriamo le cose come stanno.

Questo famoso servo di Dio fu chiamato Fantino, affinché fosse chiaro a tutti che egli era partecipe della divina Luce1. Fu servo d’un tale a nome Balsamio; tuttavia, in occulto egli era ortodosso, osservando i precetti di Dio, astenendosi da ogni cattiva azione, assiduo ai digiuni e alle preghiere. Conversando, notte e giorno, con Dio per mezzo della preghiera, conduceva quasi vita ascetica. Lo stesso abbiamo appreso dalla Scrittura riguardo a Mosè: mentre nella solitudine pascolava le greggi di Jothor, suo suocero, sacerdote di Madiam, fu reso degno della visione di Dio, per mezzo dell’apparizione della Luce nel roveto. Cosi accadde anche a questi: essendogli stato affidato dal suo padrone un gregge di cavalli, viveva sui monti, scegliendo la solitudine e la quiete per tendere a Dio la mente. Pertanto, guidava i cavalli in pianure ricche d’erbe, per presentarli al padrone belli all’aspetto ed eccellenti.
Il beato, perseverando nella preghiera con molti digiuni, fu reso degno della Grazia divina, anche perché era piissimo verso i poveri: provandone pietà e non avendo niente da dare loro, perché servo, nel tempo della mietitura trebbiava le messi dei bisognosi, e ciò nelle notti, per non danneggiare il padrone.
Mentre il beato era così disposto verso i poveri, il diavolo - nemico del bello - istigò uomini amanti del male ad accusarlo falsamente. Dicono al padrone: “Perché il tuo servo affatica i cavalli, trebbiando il grano a conoscenti e amici?” Egli, adirato, s’alza e va a vedere. Ma il beato Fantino, avendo saputo in spirito che il suo padrone si avvicinava, batté i covoni con il frustino che teneva in mano, e questi apparvero come erba nel campo. I cavalli riposavano sull’erba ed egli stesso fingeva di dormire. Sopraggiunto il suo padrone e avendo visto (era luna piena) che i cavalli erano sdraiati, disse: "Che fanno i cavalli?" E quegli, come svegliandosi, s’alzò e rispose: “Come vedi, riposano”. Il padrone, avendo visto con i propri occhi, se ne andò. Ma i nemici del Bello, vanno di nuovo da Balsamio: “Il tuo servo stanca i cavalli per le fatiche altrui; li ha resi brutti e magri! Va’ e vedi”. Subito si alza e va, ma il santo montò a cavallo e si allontanò, spingendo avanti la mandria per attraversare il fiume.
Questo fiume, chiamato Metauro, è di corso pericoloso; a volte, infatti, specie nel tempo invernale, la sua corrente si spinge in modo inarrestabile. Fu chiamato Metauro, io penso, dal verbo scorrere. Vi è anche un’altra opinione: un tale, chiamato Tauro, fu il fondatore della città detta Tauriana dal suo nome; il fiume fu detto Metauro perché passa in mezzo alla città di Tauro. Era una città famosa, e i suoi ruderi, su entrambi le sponde, rivelano l’antica grandiosità, anche se il centro è disabitato a causa delle devastazioni avvenute in tempi recenti.1
Il santo sapeva che non sarebbe stato facile attraversare questo fiume con i cavalli, ma vedeva che il padrone lo inseguiva. Come il grande Mosè, alzò allora il frustino e percuotendo l’acqua, disse: “Fermati, Metauro!” L’acqua si fermò di qua e di là, e il santo passò con i cavalli come su terra asciutta. Il suo padrone, che lo inseguiva alle spalle come Faraone, si mise a gridare: “Abbi pietà di me, servo di Dio, e fa’ che io venga a te”. Il suo cuore non rimase duro come quello di Faraone, ma giunse subito alla conoscenza di Dio. Il santo poi, avendo pregato anche per lui, fece sì che anch’egli passasse al di là come per terra solida. Allora Balsamio, avendo visto questo miracolo, cade ai piedi del santo, chiedendo perdono e dicendo: “Ora so che veramente tu sei servo di Dio; d’ora in poi tu sei mio signore e padrone”.
Alla verga che il santo reggeva era legata una striscia di pelle: i cavallai portano di questi frustini, chiamati taure. Il prodigio compiuto fu pari al miracolo del bastone di Mosè al Mar Rosso, e pari a quello della frusta di Elia al fiume Giordano. Il beato imitò le loro virtù e fu reso degno degli stessi carismi. Infatti, la veste servile non fu d’impaccio a lui, che serviva con la mente Dio e imitava Cristo che, per causa nostra, ha preso la forma di un servo e ha svuotato se stesso fino alla morte.

Questi i miracoli del famoso e beato Fantino. Il grande atleta della fede nacque da questa patria; è certamente nostro: noi lo amiamo perché è un ornamento della nostra casa; nato nella nostra terra, invita all’imitazione della sua vita. Quale poi sia stata la morte del beato, non sappiamo esattamente. Neppure l’abbiamo appreso per sentito dire, eccetto che le sue sacre reliquie (conservate presso di noi) continuamente producono guarigioni. La morte di Mosè fu famosa e la sua sepoltura, invece, sconosciuta; di questo uomo accadde il contrario. La sua morte è rimasta ignota a noi; la tomba, invece, è nota, poiché qui, nel suo tempio, sgorga una fonte di grazie per chi accorre con fede.
Alcuni pensano che Fantino sia un martire: se il santo non fosse un martire, dicono, come sarebbe stato degnato da Dio di tante e tali grazie? Io penso che essi non giudicano rettamente. Quale opera di virtù ha compiuto Mosè, prima dell’apparizione di Dio nel roveto? Il famoso Eliseo, quale lotta affrontò, perché un morto risuscitasse al solo tocco delle sue ossa? Quali lotte ha sostenuto lo stesso beato Elia, che fu assunto in cielo senza essere morto? Anche il patriarca Abramo fu giudicato dalla sola fede. Geremia, il più misericordioso dei profeti, anche prima della nascita era noto a Dio. Tralascerò quel famoso Amos, un capraio che fu reso degno del dono della profezia? Tralascerò David? Il Signore lo trasse dai pastori. Che cosa fece erede del paradiso il Ladrone, se non la vera conoscenza di Dio? Noi non escludiamo, tuttavia, che il santo abbia ricevuto la corona di martire: se le cose sono avvenute come si dice, dalla doppia corona del nostro atleta traiamo un doppio vantaggio, giacché è nostro perché è nato da noi.
Altri miracoli aggiungeremo ora a questa narrazione: non scriviamo seguendo favole, ma essendone stati testimoni.

Di un tale richiesto della restituzione di un debito
Un certo Teodoro, insigne per pubbliche dignità, una volta era trattenuto a Siracusa dal giudice, e aveva mandato a Tauriana uno dei suoi servi per portargli le carte, tra le quali credeva esserci la ricevuta d’un prestito d’oro di cui doveva rispondere. Pur avendo molto cercato, non poté trovarla; cominciò allora a piangere: “Fantino, santo di Dio, aiutami!” Venuta la notte e preso sonno, vede in sogno il santo, in aspetto di cavaliere. Il cavaliere gli dice: “Che hai?” E quegli: “Mi viene richiesto oro che non ho rubato, signor mio!" Il santo a lui: “Per te sono venuto da lontano: il mio cavallo è tutto bagnato di sudore”. Gli chiese quello: “Chi sei?” Il santo rispose: “Sono della Calabria, di Tauriana, abito vicino alla casa del tale prete. La ricevuta che cerchi si trova in quel tal libro, all’ultima pagina”. E si allontanò: il santo celò il proprio nome, indicando soltanto il proprio tempio, dove sono deposte le sue reliquie. Teodoro trovò nel libro indicatogli in sogno la ricevuta che cercava, la mostrò al giudice, e fu liberato. Da quel giorno celebrava ogni anno la ricorrenza del santo, fornendo olio sufficiente per l’illuminazione del tempio.

Di un tale affetto da scabbia
Niceta, arcidiacono di Tauriana, figlio di chi mi raccontò questo fatto, mi raccontò un altro miracolo: “Da ragazzo ebbi la scabbia. Quelli di casa mi trasportarono al santo. In quella stessa notte vedo in sogno il santo, che mi stava vicino. Insieme con lui stavano due altri uomini in abito vescovile e che il santo chiamava per nome, Giorgio e Giovanni. Questi erano stati vescovi della nostra santa Chiesa Cattolica, e i loro corpi giacciono nel tempio del santo, ciascuno nel proprio tumulo. Io vidi che, usciti dai sepolcri, si accostavano al santo, il quale, avendoli ricevuti ed essendo venuto dove io giacevo, mi disse: Alzati! Io subito mi alzai. Mi dice: Spogliati! Mi tolgo una veste. Di nuovo dice: Spogliati! Mi vergognavo, ed egli dice: Spogliati! Mi tolgo la camicia e rimango nudo. Di nuovo mi dice: Spogliati! Rispondo: Non ho più nulla da togliere! Mi dice severamente: Ti ho detto di spogliarti! Allora afferro la pelle del mio corpo, tiro con le due mani, e levo tutta la pelle come se fosse un mantello, e la getto a terra. Allora il santo mi dice: Ecco, sei sano; vestiti e vattene. Mi sveglio, e vedo che ero guarito".

Intorno a uno spergiuro
Un tale aveva preso in prestito tre nomismi ma, richiedendo il creditore la restituzione, negava dicendo di non avere preso nulla da lui. Quegli gli dice: “Giura per san Fantino”. Essendo andati entrambi nel tempio del santo, il miserabile giurò per la tomba del santo che non aveva debiti. Subito lo sciagurato mandò fuori l’anima.

Intorno a un podagroso
Uno dei grandi della città, avendo male ai piedi, va al santo. E in quella stessa notte, mentre dormiva, uno dei suoi servi vede in sogno i piedi di lui legati e stretti con cinghie fino alla gamba, come i pastori. Vede poi un uomo venerando, che si avvicinava al luogo, dove giaceva il suo padrone; a quell'uomo poi veniva dietro un ragazzo, verso il quale l’apparizione disse: “Slegagli i piedi”. Lo slegò, e il santo scomparve. Al mattino l’uomo, svegliatosi sano, ritornò felice a casa e raccontò a noi queste cose, glorificando Dio.

La piccola Gregoria
Una bambina di circa due anni, colpita dall’invidia e dall’incantesimo demoniaco, si trovò cieca. Subito suo padre la condusse al santo. E in quella medesima notte, mentre con la bambina dormiva nel tempio, le porte si misero a sbattere. Il nonno della bambina, avendo sentito lo strepito, va ad aprire ma, non avendo visto nessuno, chiuse e si sdraiò nel suo giaciglio. Le porte di nuovo cominciarono a sbattere, e così fino al mattino. Quello capì che era venuto il demonio, e che il santo non gli aveva permesso di entrare nel tempio: alcune serve, che entravano nel tempio a tarda sera, l’avevano visto sotto l’aspetto di un grosso cane, fermo fuori della porta. Nella terza notte, dopo il Mattutino, mentre faceva giorno, improvvisamente la bambina aprì gli occhi e riconobbe il papà, che la condusse a casa, glorificando Dio. Questa bambina, poi fu resa degna d’essere igumena del monastero del santo. Si chiamava Gregoria.

Il medico David
Il medico David, siro e ortodosso non vedeva neppure un muro: stava per accecare totalmente. Va al santo, ed essendo sceso nel sepolcro inferiore, nel luogo in cui si diceva giacessero prima le venerabili reliquie, vede un poco d’acqua, che usciva da un buco: il posto è umido. Avendola presa ed essendosi lavato, subito riacquistò la vista e se ne andò glorificando Dio.

Un sacerdote malato
Un eunuco, sacerdote, ci raccontò: “Da giovane, mi venne una gravissima infermità ai piedi. Trasportato al tempio di san Fantino, vi rimasi non pochi giorni e pregavo il santo, dicendo: Santo di Dio, abbi pietà di me, tuo servo. Una notte, vedo in sogno salire dal sepolcro inferiore un bel giovane, avvolto da una clamide, le gambe con rossi legacci, i sandali ai piedi. Lo precedeva un ragazzo che teneva una lampada. Salito dal sepolcro, entrò nel Vima e, dopo aver pregato, venne dove giacevo e mi diede un incenso odoroso, dicendo: Alzati, sei guarito. Poi si allontanò passando dalla porta occidentale e uscendo nel portico. Subito svegliatomi, odorai dalla mia mano come un profumo, e liberato dalla malattia, me ne andai a casa glorificando Dio.

Di un languido
Un uomo fu portato da quattro persone in un lenzuolo per il fatto che le sue membra erano illanguidite, al punto che non poteva neppure girarsi nel letto, se non con l’aiuto di altri. Fu posto nel portico. Noi lo abbiamo visto guarito in pochi giorni: con le proprie mani coltivava la terra.

Di un tale incredulo
Un certo Andrea, eminente nel Consiglio cittadino degli Ipati, oltraggiava il santo: “Chi è mai questo Fantino? Un servo, un cavallaro!” Accadde poi che egli cadde e si ruppe un femore. Essendosi pentito, supplicava il santo di venirgli in aiuto; quando fu guarito glorificò Dio: “Davvero questi è un taumaturgo!” Da quel giorno, ogni anno celebrava la memoria del santo, apparecchiando una splendida mensa con molta abbondanza.

Di una fanciulla vessata dal demonio
Una giovane vessata dal demonio, fu consegnata all’igumena del monastero, la quale pregava per essa e supplicava il santo con tutte le consorelle. Noi abbiamo fatto la Preghiera e, attingendo dalla lampada del santo, l’abbiamo unta in tutto il corpo con l’olio santo: da quel giorno l’abbiamo vista sana. Essa, poi, rimase nel monastero seguendo vita ascetica.

Attorno a un indemoniato
Un indemoniato, venuto nel tempio del santo e avendo ricevuto la guarigione, diceva: “Da sei anni vivevo agitato dal demonio; per la benevolenza del santo, Dio mi ha salvato”.

Del monaco Teoctiste
Il monaco Teoctiste, un forestiero eunuco, mi narrò: “Un giorno, essendomi addormentato, mi sembrò di essere nel tempio e di cantare con le sorelle i consueti inni mattutini. Mentre noi cantavamo, ecco un giovane di buona statura, dai capelli neri e con le chiome non lunghe o sciolte, ma non ricce, molto bello, che aveva in mano un bastone. Si fermò vicino all’igumena, cantando con noi. Egli si appoggiava al bastone, nel quale erano scritte le seguenti parole: Sorgi, o Signore, aiutaci, e liberaci in grazia del tuo nome. A un certo punto si mise a sedere e allora l’igumena gli disse: Dai nostri padri non abbiamo ricevuto la tradizione di stare seduti durante la salmodia! E il giovane: Lo so che non c’è questa tradizione, ma dai miei facciamo così. Gli dice l’igumena: Di dove sei? Egli rispose: Sono di qui! E aggiunse: Questa è casa mia, ma finora non ero qui. E alzatosi, se ne andò verso il lato destro del tempio, in direzione di oriente. Di nuovo l’igumena gli dice: Vai via? Egli rispose: Sì, me ne vado perché sono stato inviato a un servizio e ho fretta di condurlo a termine; ma tornerò di nuovo e allora rimarrò con voi. L’igumena dice: Prega per noi. Ed egli, voltatosi e avendo fatto il segno della croce, si allontanò, procedendo verso la parte orientale del tempio. lo, poi, essendomi svegliato, glorificavo Dio”. Avendo udito dal monaco queste cose, segnai il mese, la settimana e il giorno e trovai che il terribile miracolo era avvenuto nei medesimi giorni.

Intorno a una offerta di olio
Approssimandosi la Pasqua ed essendo l’igumena in preoccupazione a causa dell’olio, poiché il monastero non ne aveva, verso l’ora sesta del giorno, ecco un uomo il quale, portando sulle spalle un vaso pieno di olio della capacità di circa dodici sestari, dice: “Il vescovo ha mandato questo olio per san Fantino. Accadde che, navigando verso la patria, corse pericolo in mare, ed essendo giunto nel mare davanti al tempio del santo, si salvò per il suo aiuto”. L’igumena, avendo preso l’olio, appagò il decoro della chiesa nella santa e solenne giornata della risurrezione del nostro Signore.

Di una bimba
Una bambina di circa quattro anni fu portata dai genitori nel tempio del santo e suo padre la presentò al sepolcro del santo. L’igumena la allevò nel monastero, le insegnò la Sacra Scrittura e la istruì nella vita ascetica. Avendo vissuto per un certo tempo nel monastero, accadde che questa si ammalasse. I genitori (non abitavano lontano dal monastero) la servivano. Essendo per morire, disse alla madre: “Mamma, ecco san Fantino!” E quella: “Dov’è, figlia mia?" La fanciulla disse: “Ecco dove è; non lo vedi?” E subito rese lo spirito.

Di una donna in estrema malattia
Una donna era vicina alla morte. Portata dai suoi familiari nel sacro tempio del santo, giaceva senza voce ed esanime. Il Dio delle meraviglie la resuscitò e la pose di nuovo tra i viventi. E quella, ottenuta la guarigione, essendo andata nel venerabile tempio del santo, dava voci di ringraziamento, avendo offerto sacro incenso al sepolcro del santo.

Della luce apparsa nel sepolcro del santo
Una mattina, l’igumena entrò con tutte le sorelle nel tempio, per elevare a Dio il consueto inno mattutino. Era già sorta l’aurora e risplendeva ormai il giorno, quando la salmodia era alla fine ed era stato intonato da tutte le suore a alta voce il continuo Kirie eleison dell’apolisi mattutina e tutte tenevano le mani levate verso Dio, dal Vima improvvisamente come una fiammella che - ingrossando a poco a poco - riempì di luce tutto l'altare, nel quale giacciono le reliquie del santo. Le coriste rimasero mute e immobili né più furono capaci di cantare per il grande sbigottimento, né potevano fuggire. La luce rimase visibile sull’altare per un’ora intera, poi sparì e tutta la chiesa si riempì di una grande fragranza. Subito le sorelle uscirono di corsa dalla chiesa, con timore e letizia. Un uomo dei dintorni, a nome Salomone, mi raccontò un fatto simile. “Un giorno, scendendo dalla montagna con un amico, ed essendo già venuta sera, siamo giunti al tempio di San Fantino che si trova nella discesa del monte, per riposare là (Quelli che abitano nei dintorni avevano costruito questo tempio laddove si dice che il santo visse a lungo, pascolando i cavalli. Vicino, vi è l’ara di San Fantino, dove fu costruito un oratorio). Mentre riposavamo, sdraiati fuori di quel tempio, verso mezzanotte, vedo in sogno molti uomini vestiti di bianco che, scesi da cavallo, entrarono nel tempio. Vedevo la chiesa riempita di luce, mentre quelli cantavano ad alta voce. I cavalli rimasti fuori, nitrivano. Fuori di me per la paura, rimasi immobile. Essendo già trascorsa un’ora ed essendo terminato il canto di quelle apparizioni di uomini biancovestiti, svegliatomi, mi vidi solo giacente in quel luogo col mio compagno, mentre il tempio era da ogni parte chiuso”. Queste cose ci narrò quell’uomo piangendo. Noi indagammo, e scoprimmo che questo miracolo era avvenuto nel medesimo giorno in cui era avvenuto nel venerabile tempio, dove giace la preziosa e venerabile reliquia del santo.

Intorno agli Agareni catturati
Di questo che racconto infine, tutta la città ancora parla, avendola ricevuta dai loro padri. Una volta gli Agareni vennero dall’Africa per saccheggiare, mentre tutto il popolo era convenuto da ogni parte - secondo la tradizione - per festeggiare la memoria del santo, il 24 luglio. Le navi di quegli atei mossero contro questa regione, ed essendo apparsa una di esse nel mare davanti al tempio del Santo, improvvisamente una tempesta di vento sconvolse il mare. La nave, sospinta dalla forza e sbattuta dalle onde contro gli scogli, si fracassò. Alcuni perirono, altri furono catturati. Questi dissero: “Abbiamo visto sullo scoglio un giovane che aveva in mano una fiaccola accesa. Vicino a lui stava una donna, vestita di porpora, e al suo cenno il giovane scagliò ciò che teneva in mano contro la nave, e subito la nave fu sommersa”. Gli Agareni catturati diventarono cristiani, non desiderando più ritornare nella loro patria.

Di un tale nel baratro della tempesta
Nel primo anno di regno di Leone l’Eretico [circa 717\8], io e altri siciliani fummo mandati dal comandante militare della Sicilia come ambasciatori all’Imperatore, per la correzione di capitoli riguardanti il paese e insieme il suo regno. Avendo trovato una nave che si recava a Bisanzio, ci imbarcammo su di questa e, partiti dalla Sicilia, mentre navigavamo al largo del mare, si abbatte su di noi un vento tempestoso. Esso è detto Euroclido, e suscitò una grande e insopportabile tempesta. Mentre il mare si gonfiava per la violenza del vento, i nocchieri avvolsero le vele della nave e, portati dentro i timoni e allentate le corde sulla prora della nave, la lasciarono andare. La nave veniva spinta nella tempesta. Noi, dunque, così travagliati, trascorremmo tre giorni e tre notti in molta tribolazione e dolore d’animo, invocando la Vergine Madre di Dio, sant’Emiliano e anche san Fantino, affinché – essendo uno dei nostri - ci venisse in aiuto. Dopo il terzo giorno, il diacono che era con me vede in sogno san Fantino, nel medesimo aspetto e nella medesima forma con cui suole apparire, che veniva rapidamente sulle onde come se fosse un corridore montato su un forte cavallo, e che, essendosi fermato sulla prora della nave, percosse per tre volte il mare con un frustino, che teneva nella destra. Il diacono, svegliatosi, raccontò a tutti noi le cose a lui apparse: diventammo lieti, e immediatamente il mare si calmò.

Intorno a un miracolo avvenuto a Costantinopoli
Giunto a Costantinopoli ed essendo stato accolto dall’Imperatore, alcuni uomini invidiosi turbarono la sua mente contro di noi. Stava per disporre cose terribili verso di noi, particolarmente verso di me per il fatto che io ero il capo dell’ambasceria. Mi aspettavo esilio e severa pena, e invocavo Dio, affinché mi salvasse. Quella notte il diacono che era con me, ebbe in sogno questa visione: credeva di essere nel Palazzo e di vedere l’imperatore, seduto nella Magnaura, che mi minacciava e diceva: “Prendi quel che mi hai dato, perché non ho bisogno di te”. Dicendo queste cose, tirava fuori alcune monete d’argento. Intanto vide un vecchio – che somigliava a un illustre abitante della nostra città - avanzare e dire: “Va’ e digli di non temere; parlerò io all’imperatore”. II diacono, svegliatosi, venne da me e mi raccontò il sogno. Allora andai a Palazzo con buon animo. Subito chiamato dall’imperatore e avendo pranzato con lui, dopo aver ricevuto da lui grandi doni, fummo licenziati con grande gioia, glorificando Dio.


1 Il vescovo Pietro di Tauriana deriva il nome dal greco faos, luce. Nel 16° secolo, gesuiti siciliani lo ritennero, invece, un diminutivo (piccolo fante) e favoleggiarono d’un Fantino siracusano, figlio di Fantios e Dominata, ritenuti sposi e martiri (le loro sepolture erano state trovate una accanto all’altra e nelle catacombe di Siracusa).

1 Oggi è detto Petraci (Petrace), dal greco Petrakis.
2 In greco, da rein.
3 Tauros è ritenuto anche fondatore di Taormina: gli antichi abitanti di Tauriana (che avevano come totem il toro) furono sempre alleati dei taorminesi.
4 Sul finire del 6° secolo Tauriana – una tra le più antiche Chiese della penisola italiana – fu devastata dai Longobardi.

1 Sembra che Pietro faccia riferimento alla Guerra Gotica (535\53).

 

 


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i santi di oggi 15-11-2019

Inizio del digiuno di Natale; Santi Guria, Samonas, Habib, neomartire; San Quinziano, vescovo di Seleucia, confessore; Santi Elpidio, Marcello, Eustochio, martiri; San Demetrio martire; San Tommaso II, patriarca di Costantinopoli.

i santi di domani 16-11-2019

San Matteo, apostolo ed Evangelista;

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