Il Patriarcato Ecumenico, Vertice del mondo Ortodosso Orientale, nel Movimento Ecumenico e i cinquant’anni dal Concilio Vaticano II

 

Metropolita Gennadios, Arcivescovo Ortodosso d'Italia e Malta

2013




 

La posizione del Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli nella storia del movimento Ecumenico è di grande rilievo. Basti pensare al fatto che, fra tutte le Chiese di Cristo, esso è stato il primo ad indirizzare al mondo cristiano le sue storiche Encicliche. Inoltre, non c’è dubbio che la sua partecipazione al movimento Ecumenico è stata un avvenimento di grande importanza storica nel XX secolo. Con il Patriarcato Ecumenico è entrata nel dialogo tra i cristiani la tradizione dei primi secoli. Anzi, possiamo affermare che la sua presenza tra le Chiese e Confessioni cristiane ha gettato un ponte tra quelle nate dalla Riforma del XVI secolo e la Chiesa Romana Cattolica.
Il Patriarcato Ecumenico, seguendo la legge dell’amore di Cristo e il messaggio degli Apostoli “facendo uso di concessioni, dove è lecito, non ritenendo come presupposto indispensabile la rigidezza e la estetica uniformità in cose non sostanziali, abituato del resto dalla sua vita collegiale all’equità nella serietà ha cercato da sempre l’incontro e la collaborazione delle altre Chiese e Confessioni cristiane, nella prospettiva del ristabilimento in tutto il mondo cristiano della tradizione apostolica e del rinnovamento dinamico del sempreverde costume”  
A tal fine, esso ha intrapreso una serie d’iniziative specifiche e d’avanguardia riguardo a questo problema vitale del Cristianesimo. Così, esprimendo lo spirito dell’Ortodossia e nell’esercizio dei suoi obblighi, derivanti da quella sua stessa posizione peculiare, da una parte ha coltivato in seno alla Chiesa Ortodossa l’ideale Ecumenico, e dall’altra si è costituito messaggero dell’idea stessa, anche nel resto del mondo cristiano. Questa collaborazione delle Chiese e Confessioni cristiane era, ed è ancor oggi, una necessità impellente.
E’ vero che la collaborazione che oggi osserviamo non è il risultato di pochi anni, ma proprio l’opposto, perché prima di essa sona apparsi in seno di esse, particolarmente presso il mondo protestante, diverse organizzazioni e movimenti, i quali “benché avessero come punto di partenza altri scopi, sfociavano nella collaborazione ecclesiastica”. Questi movimenti dovevano la loro origine da una parte agli sforzi delle Chiese o degli ecclesiastici e dall’altra agli individui, ai giovani o ai laici.
Il Signore della Chiesa e della storia ha indirizzato il corso delle cose, oltre le leggi umane, verso la realizzazione della sua  santa volontà,  che, per coloro che credono in lui è “che tutti siamo una cosa sola”, scrive con chiarezza l’Eminentissimo Metropolita di Eliopoli Melitone del Patriarcato  Ecumenico.
È verità incontestabile che due  personalità del mondo cristiano, il Papa Giovanni XXIII e il Patriarca Ecumenico Atenagora iniziano passi contemporanei e decisivi l’inaugurazione di un periodo che sarà una pietra miliare nella storia dell’uomo. Tutti e due annoverano al loro attivo una base comune, un comune principio, un fondamento comune: la reciproca comprensione: “Tutti e due ardono d’amore per il Signore, per la sua Chiesa ed il suo mondo, consci della realtà contemporanea. Diventano così, degli Strumenti recettivi della volontà divina”.
I messaggi di papa Giovanni XXIII in favore dell’Unione cominciarono a sensibilizzare tutto il clero nei confronti di questo dovere della soluzione del problema e del ristabilimento dell’unità. Da parte della Chiesa Ortodossa, l’insuperabile servitore dell’amore, della riconciliazione e della pace tra la Cristianità Orientale e quella Occidentale, il Patriarca Ecumenico Atenagora spera nella convocazione del Concilio Vaticano II e considera come una grande benedizione di Dio la decisione di comunicare e di avere relazioni tra le chiese, così come anche ogni inizio di incontro tra di esse.
Mentre il 25 gennaio1959, il Papa di Roma Giovanni XXIII comunicava la sua intenzione di convocare il Concilio Vaticano II, che incomincia i suoi lavori l’11 ottobre 1962, il Patriarca Ecumenico  Atenagora il 15 ottobre dello stesso anno riferisce al suo Santo Sinodo l’intenzione di proporre alle Chiese Locali Ortodosse la convocazione di una Conferenza Panortodossa che inaugura i suoi lavori nell’isola di Rodi il 24 settembre 1961. Indimenticabili sono le parole del Patriarca Atenagora in occasione dell’elevazione dell’Angelo Roncalli alla Sede Romana: “quando fu eletto Papa Giovanni subito mi vennero in mente le parole di San Giovanni Evangelista e teologo: “c’era un ‘uomo mandato da Dio il cui nome era Giovanni”. Amo e stimo ed ho nel mio cuore anche Sua Santità”.
Sua Santità il Patriarca Ecumenico Bartolomeo durante il suo saluto 11 ottobre 2012, in occasione del cinquantesimo anniversario dell’apertura del Concilio Vaticano II, ha rilasciato una importante dichiarazione: “Attraverso i secoli siamo stati veramente custoditi con la potenza e l’amore di Cristo e nel momento adatto della storia lo Spirito Santo è disceso su di Noi ed abbiamo iniziato il lungo percorso verso l’unità visibile desiderata da Cristo”. (Ciò è stato confermato dalla Unitatis Redintegratio, 1). Anche se era un evento assolutamente inatteso il Concilio Vaticano II, perché nella Chiesa Cattolica era ormai opinione comune che dopo il Concilio Vaticano I (1869-1870) e la definizione del Dogma dell’Infallibilità pontificia non fosse più necessario convocare un’assise conciliare, stesso continuava i lavori della II sessione sotto un nuovo Pontefice, e la Chiesa di Roma chiedeva dalla Chiesa Ortodossa inviasse osservatori a questo Concilio importantissimo per tutta la cristianità, la conferenza Panortodossa di Rodi annunciava le sue importanti decisioni per tutto il mondo cristiano.
Scrive Paolo VI “Noi sappiamo che un medesimo sforzo di rinnovamento è in corso nella Chiesa Ortodossa e ne seguiamo gli sviluppi con tutta l’attenzione del nostro amore… La Prima Conferenza Panortodossa di Rodi, frutto in gran parte degli sforzi pazienti e sopportati da Vostra Santità, fu una tappa importante su questa via, ed è significativo che il programma da essa indirizzato, benchè svolto indipendentemente ed anteriormente per quanto riguarda l’essenziale  a quello del Concilio Vaticano II, gli sia stranamente parallelo. Non è questo forse  un segno di più dell’azione dello Spirito Santo che sollecita le nostre Chiese a prepararsi attivamente in vista di rendere possibile il ristabilimento della loro piena comunione?”. Sarebbe, veramente, una seria mancanza se non sottolineassimo che la Prima Conferenza Panortodossa di Rodi fu la felice occasione della convocazione delle Chiese Ortodosse Locali, per la prima volta dopo tanti secoli, che le ha condotte alle fasi Pre-Sinodali (conciliari) della Chiesa Ortodossa. Dall’altra parte Atenagora I così dichiara: “ Abbiamo sentito imperativa la voce e la testimonianza dei secoli,secondo la quale la nostra Chiesa mai ha dimenticato la sua responsabilità di conservare l’augurio e la preghiera continua <>, ma anche dirige i suoi passi positivamente verso questi due principi della perfezione in Cristo”.
I lavori del Concilio Vaticano II continuano, il primo incontro tra Paolo VI e Atenagora (5 gennaio 1964) a Gerusalemme è un avvenimento storico e la decisione per la partecipazione del Patriarcato Ecumenico alla III sessione del Concilio Vaticano II hanno preparato l’Abolizione delle Scomuniche del 1054 tra la Chiesa Romana e la Chiesa di Costantinopoli. Un dono spirituale d’immenso valore per la continuazione della volontà divina. “Dio è amore ( Giov. 4,9) ; l’amore e il segno dei discepoli di Cristo,dato da Dio, la forza unificatrice della sua Chiesa e in essa il principio di pace, di concordia e di ordine, come perpetua e splendita manifestazione dello Spirito Santo. Occorre dunque, coloro ai quali Dio ha confidato l’economia delle sue Chiese prendano cura del <>(col.3,12) e se ne servono con ogni attenzione, sollecitudine, protezione ,,,, poiché in questi tempi si è manifestata la benevolenza di Dio verso di noi mostrandoci la via della riconciliazione e della pace….nella reciproca sollecitudine, benedetta e fruttuosa…”. Monsignor Maccarrone, membro della commissione di esperti cattolici precisa così: “Non si trattava come molti hanno interpretato e ripetuto, di fare il processo dei protagonisti degli avvenimenti del 1054, né di mettersi nella veste di giudici e di avvocati a difesa e accusa degli uni e degli altri. Si voleva, invece, compiere un atto che sancisse , anche pubblicamente, il nuovo spirito di fraternità “creatosi tra la Chiesa Cattolica Romana e la Chiesa Ortodossa di Costantinopoli”. In questo periodo di amore e parentele spirituali la delegazione degli osservatori del Patriarcato Ecumenico ai lavori della III  sessione del Concilio Vaticano II fu considerato come contributo allo sforzo per il ristabilimento dell’unità dei cristiani”. Il rappresentante del Patriarcato Ecumenico l’Archimandrita Rodopoulos affermò: “Tutte le Chiese e denominazioni qui rappresentate segnano col più grande interesse le diverse fasi del Concilio e pregano per il suo successo, secondo l’insegnamento del Signore”. E’ certo che le decisioni di questo Concilio avranno effetto profondo non solo nella Chiesa di Roma, ma anche oltre i suoi confini. Ci auguriamo che esse avranno un influsso positivo sui rapporti con le nostre Chiese. Noi speriamo e crediamo nell’aiuto dall’alto: Speranza e fede, che hanno radici nell’azione dello Spirito Santo, il quale, come Paraclito della Chiesa, ci guida alla verità. Questa potenza della fede non conosce barriere, muove anche le montagne e può rimuovere le montagne di difficoltà e le barriere fra le Chiese cristiane. Nella meravigliosa atmosfera del Concilio Vaticano II, esso con il Segretariato per l’Unità dei Cristiani prestano ogni sforzo e segnano notevoli progressi “per la costruzione di un nuovo incontro” tra il Papa e il Patriarca Ecumenico. Dall’altra parte la Chiesa Ortodossa, tramite il Patriarcato Ecumenico, proclama unanimemente durante la II Conferenza Panortodossa che sia proposto un “dialogo con la Chiesa Cattolica Romana”.
Infatti, l’intenzione di un dialogo e di un avvicinamento con le Chiese d’Oriente è dimostrata dalle dichiarazioni del Papa Paolo VI rese nell’Abbazia di Grottaferrata il 18 agosto 1963.
Paolo VI sottolineò l’apertura ecumenica di Papa Giovanni XXIII, dichiarando in seguito con grande gioia che “le Chiese d’Oriente hanno la stessa fede, lo stesso Battesimo, gli stessi gradi sacerdotali, gli stessi sacramenti, pieni di grazia di Dio…. I punti di divisioni e di discussione dovranno cadere e da questi punti si alzerà il Simbolo della fede comune che univa le Chiese lungo i primi secoli della loro vita e che unirà sotto la luce dello Spirito Santo e del Vangelo le Chiese d’Oriente e d’Occidente nel corpo di Cristo”. ( “Il contributo…”, pag.141).
E’, veramente un periodo, ricco di speranza sia all’interno che all’esterno della Chiesa Cattolica Romana; Però ,è degno di memoria che, mentre, con l’apertura del Concilio Vaticano II, un avvenimento straordinario storico, manifesta la volontà di incontrarsi con il mondo contemporaneo, la Chiesa Ortodossa nello stesso tempo dimostra al mondo moderno la sua unità e diventa testimone di essa: “in questo siamo stati assistiti infatti da Dio, al fine di raggiungere lo scopo della nostra convocazione, ma anche di manifestare la diaconia della nostra Chiesa Ortodossa e servire il bene dell’unità, nella fede e nell’umiltà”. Paolo VI e Atenagora danno nuovo respiro ed incitamento alla grande questione del ravvicinamento delle due Chiese, e le loro corrispondenti lettere sono meravigliose piene di amore fraterno e responsabilità.
Il Papa Paolo VI scrive al Patriarca Atenagora I : “Dimenticando ciò che è passato, sono tutto pronto verso ciò che è futuro per tentare di impadronirmene come Dio si è impadronito di mè … che il Signore apra i nostri cuori alle ispirazioni del suo Spirito e ci guidi verso la piena realizzazione della sua volontà”. (20 09 1963) Il Patriarca risponde così: “Anche noi ammaestrati  dal Signore a considerare gli uni e gli altri una famiglia come si addice ai membri del Suo Santo Corpo ,che è la Chiesa, noi che , in virtù della relazione propria dei membri, abbiamo un solo Signore e Salvatore, della cui grazia comunichiamo nei Sacramenti, riteniamo che nulla di più prezioso posiamo portare gli uni agli altri, se non l’offerta della comunione di carità, la quale secondo l’apostolo;<< tutto perdona, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta” (1 Cor.13,7).
In questa atmosfera Conciliare - Sinodale di fratellanza e di ricerca per l’unità abbiamo due eccellenti realtà il “dialogo dell’amore” (κοινωνία), di cui fondatori sono Paolo VI e Atenagora I e in seguito il Dialogo Teologico, instaurato da Papa Giovanni  Paolo II e il Patriarca Ecumenico Demetrio.
Nel corso degli ultimi cinque decenni i risultati che sono stati ricavati dal Concilio Vaticano II sono vari, importanti ed influenti, come dimostrano una serie di costituzioni, di dichiarazioni e decreti.
Di immensa importanza, come abbiamo contemplato, è il “ritorno alle origini”, attraverso lo studio Liturgico, la ricerca Biblica e la dottrina Patristica. Abbiamo infatti il rinnovamento dello Spirito: un periodo di riconciliazione e del dialogo, promozione dello spirito ecumenico e la collaborazione tra le Chiese, come anche la restituzione delle reliquie, le visite reciproche a Costantinopoli e a Roma, lo scambio di auguri pasquali, feste  Patronali, ecc. Il Santo Padre ha voluto così allacciare e continuare i contatti iniziati in un clima di fraternità, di cordialità e di libertà nella Città Santa, contatti che tutti desideravamo vedere sviluppati sempre più. I diversi dialoghi tra la Chiesa cattolica Romana con le altre Chiese e Confessioni Cristiane, particolarmente con la Chiesa Ortodossa, tutto questo dimostra i seri sforzi dei Padri Conciliari di liberarsi dalla “rigida limitazione accademica all’apertura del dialogo ecumenico”, come ha riferito il Patriarca Ecumenico Bartolomeo l’11 ottobre del 2012 nella Piazza di San Pietro a Roma. “Noi vorremmo rinnovare il bacio di pace scambiato sul Monte degli Ulivi e dirvi nuovamente quanto la vostra persona, il Vostro Clero e tutti i Vostri fedeli sono presenti nella nostra preghiera. Noi saremmo felici, inoltre, se questa visita rappresentasse l’occasione per un rafforzamento dei legami già annodati e per esaminare come essi potrebbero stringersi ulteriormente”.
Il Patriarca Ecumenico Atenagora scrive: “ in poche ore, dopo tanti secoli, si è fatto un salto verso l’unità, … non si è compiuto tutto. Ma con questo avvenimento è compiuta la più grande offerta da parte dei nostri contemporanei.  Ciò che seguirà in questo settore sarà la continuazione  e la conseguenza della benedizione del Monte degli Ulivi. La preghiera in questo era tanto calda, interpretando il desiderio di milioni di anime, cosi che il Padre Celeste ascolterà la voce delle sue creature per l’ulteriore benedizione”.
Carissimi fratelli in Cristo, il cammino è stato all’inizio molto difficile, pieno di sofferenze e sfide, di tensioni e contrapposizioni. Era un cammino difficile, faticoso, anzi qui in Italia, tra le Chiese, ove dopo tanti secoli dovevamo lottare, lavorare, collaborare per mettere al posto del fanatismo, dell’odio, della sentita separazione tra i Cristiani l’amore, la riconciliazione e il dialogo.
Paolo VI ed Atenagora, di comune accordo, dichiarono: “deplorare le parole offensive, rimproveri senza fondamento e i gesti condannabili che da una parte e dall’altra hanno contrasegnato o accompagnato tristi avvenimenti…” (187)
Eravamo testimoni oculari di quello che succedeva (accadeva) in questo nobile paese, ove ancora tra i Cristiani non esistevano la riconciliazione ne il dialogo, ove i non cattolici erano “scismatici”, “eretici”, “separati” ecc; era la nostra esperienza; Però Dio è grande! Eccellente è la continuazione degli avvenimenti ecclesiastici, perché “… custoditi nel nome del nostro Salvatore Gesù Cristo, per essere una sola cosa come noi”, nel momento adatto della storia lo Spirito Santo è disceso su di noi e così abbiamo iniziato a lavorare e collaborare per la realizzazione della volontà di Dio, che è l’unità visibile, desiderata da Cristo, (è stato confermato dalla Unitatis Redintegratio §1).
Malgrado che in modo beato Giovanni XXIII e poi in modo sapienziale Paolo VI portarono a compimento il Vaticano II, malgrado le quattro costituzioni conciliari: la Sacrosanctum Concilium Concilium, dedicata alla liturgia, la lumen Gentium, che è una meditazione sull’identità profonda della Chiesa, la Dei Verbum, che riafferma la centralità della parola di Dio nella vita della Chiesa ed in fine la Gandium Spes, una riflessione spirituale e morale sul rapporto tra i cristiani e la modernità, tutte queste costituzioni conciliari sono difficili da applicare e si assomigliano con sforzi tutta la vita e con la cura e l’impegno dell’intera Chiesa.
Il cammino conciliare Vaticano II il cammino Panortodosso delle Conferenze nella Chiesa Ortodossa per la riconciliazione e il dialogo, il comune cammino per realizzare la volontà divina “che tutti siano una cosa sola” diventano ragioni preziosi per sensibilizzare l’umanità cristiana che si fa viva, cosciente, che si sforza di trasmettere questa realtà – questa divina verità – al mondo, il quale dovrebbe essere “aggiornato”, termine che ha usato Giovanni XXIII, quando ha precisato le sue intenzioni sul Concilio: “finalizzato il Concilio a un vero e proprio rinnovamento della Chiesa, un Concilio di riforma”.
La porta dovrebbe rimanere aperta per una profonda accoglienza, per una maggiore attenzione più profonda come ha dichiarato il Patriarca Ecumenico Bartolomeo e “l’aggirnamento conciliare” è stato caratterizzato non solo come riforma delle destinazioni della Chiesa, ma anche come rinnovamento della vita cristiana, in cui tradizione e profezia si nutrissero reciprocamente, esposto già da Giovanni XXIII.
I difficili anni tra 1980 e 1985 in cui dall’una parte c’era la possibilità di “declassare” questo Concilio, che alcuni lo consideravano come un tradimento della tradizione (movimento di Lefevre) e dall’altra parte altri che chiedevano di dimenticare i testi Conciliari, però camminare verso una nuova chiesa, nata dalla “liberazione” dello Spirito Santo, anzi “prodotta dall’evento conciliare, come dichiara il priore di Bòse, Enzo Bianchi.
Proseguendo insieme questo cammino, ringraziamo e glorifichiamo il nostro Dio vivente – Padre, Figlio e Spirito Santo -, perché i Padri Conciliari hanno riconosciuto la preghiera – il dialogo fraterno tra le nostre “chiese sorelle”. Giovanni paolo II ribadisce che il Concilio è stato “un grande dono dello Spirito Santo”; ha definito esso la grande grazia del XX secolo e la bussola per la Chiesa del III millennio. Benedetto XVI ha confermato le intenzioni del suo predecessore, cioè proseguire nell’impegno di attuazione del Concilio Vaticano II”. Speriamo che venga rimossa la barriera tra la Chiesa d’oriente e la Chiesa d’occidente e ancora speriamo che finalmente si abbia “una sola dimora solidamente fondata sulla pietra angolare, Gesù Cristo, il quale di entrambe farà una cosa sola” (Unitatis Redintegrazio).
Con Cristo Gesù, “nostra pietra angolare e con la tradizione che abbiamo in comune” come ha ripetuto il Patriarca Ecumenico Bartolomeo nella piazza di San Pietro (11 ottobre 2012) “saremmo capaci – o piuttosto saremo resi capaci dal dono e dalla gloria di Dio – raggiungere un apprezzamento migliore ed un’espressione più completa del Corpo di Cristo”.
I nostri sforzi continui sono indispensabili e devono essere conformi allo spirito della tradizione della Chiesa Indivisa e alla luce dei Santi Concili del primo Millennio, perché – così potremmo sperimentare l’unità visibile, e senz’altro i nostri impegni e le nostre iniziative testimonieranno insieme il messaggio della salvezza, dichiareranno che la compressione e la fratellanza che cerchiamo con il dialogo e il reciproco rispetto siano modello per il mondo e possano in modo meraviglioso stendere la mano all’altro, superare il dolore della divisione. Cristo è venuto una volta per tutte per la nostra salvezza. Tocca a noi adesso, cattolici, ortodossi, protestanti, prendere il Suo posto sulla Croce e sacrificarci per quello che Lui ha pregato, poco prima della Sua passione, “Padre fa che siano una cosa sola, perché il mondo creda” (Giov. 17,21). Ricordiamo qui l’utilissimo spirituale, morale e sociale comportamento di San Basilio il Grande, il quale dopo il Concilio di Nicea, osservando la tremenda e triste situazione che si è creata, lotta contro la discordia, la contestazione, le parole inutili, ed in genere contro la divisione, la innemicità e la falsità, che minacciavano l’unità ecclesiale, che era una vera catastrofe della Chiesa di cristo.
Dentro a questa atmosfera di responsabilità, dentro a questo clima conciliare da ambedue le parti, Romanocattolico e Ortodosso, di riconciliazione e di reincontro tra i cristiani, particolarmente tra l’oriente e dell’Occidente, e con precisione tra la Chiesa Ortodossa Orientale e la Chiesa Romana, è nato il Gruppo Interconfessionale di Attività ecumeniche di Napoli, grazie a Sua Eminenza il cardinale Corrado Ursi, di gloriosa memoria, grazie alla Sua vera comprensione, grazie alla Sua fraternità, grazie alla Sua solidarietà e il Suo rispetto verso l’uomo, che è “icona” («εἰκών») di Dio, secondo i padri Greci. È il primo gruppo, il primo movimento, il primo ente o associazione, o organismo, che si è istituito in Italia con mèta unica: collaborare insieme, vivere insieme Gesù cristo in mezzo a noi, pregare insieme come fratelli. Eravamo Cattolici, Ortodossi e Protestanti. Il Cardinale Ursi, Vescovo di amore, di pace e disponibilità, Vescovo di solidarietà e di fraternità. Acanti di lui l’indimenticabile mio Professore Gustavo gaetano, vero apostolo dell’Ideale per l’unità dei cristiani e la mia umile persona, che ha dato la Sua gioventù, il Suo entusiasmo, la Sua fede e la sua speranza. Era mandato in Italia dal grande Patriarca Ecumenico Atenagora ed era forte: gli ostacoli e le difficoltà non lo scoraggiavano. Lì è aggiunto nel gruppo un altro amico e fratello, sacerdote, il carissimo don Bruno Forte, oggi Arcivescovo Metropolita di Chieti, uomo del dialogo e di carità, con un grande cuore ed intelligenza. Sono venuti con noi i nostri fratelli Protestanti, i quali hanno aiutato il gruppo con amore, amicizia sincera e con le loro ricche esperienze. Vicino a noi il Movimento dei Focolari, che ha contribuito tantissimo con la sua spiritualità per la stabilità del gruppo, per il suo progresso ecumenico.
E il nostro GIAEN oggi continua la sua preziose opera ecumenica e contribuisce tantissimo per la promozione dell’unità dei Cristiani, sempre avendo come modelli i loro capi Spirituali che hanno dato la loro vita per la realizzazione della volontà di Dio. A tutti voi, fratelli diletti, la benedizione del nostro Salvatore Gesù Cristo.

Conclusione:
L’apertura ecumenica della Chiesa Cattolica Romana è una realtà incontestabile. Il Concilio Vaticano II promuove lo spirito ecumenico e il dialogo come anche la collaborazione con le altre Chiese, anzi sono iniziati i diversi dialoghi tra le Chiese e Confessioni Cristiane.
Anche se il Concilio Vaticano II si considera come un avvenimento interno della Chiesa Cattolica Romana, è certo che è stato per tutto il mondo Cristiano, come abbiamo detto precedentemente, un avvenimento storico e straordinario, il quale è stato seguito dalla Chiesa Ortodossa con profondo interessamento e con molta attenzione. Anzi il Patriarcato Ecumenico, con il suo comunicato, sottolineava in esso che “tutte le Chiese Ortodosse nutrono la speranza che con il Concilio Vaticano II si apriranno nuovi – più largi – orizzonti dello spirito cristiano per il vicino futuro, presupposizioni condizioni per utili contati e fertili dialoghi, nello spirito di Cristo e nell’amore fraterno, per la promozione dell’unità pancristiana per cui ha pregato il nostro Signore Gesù Cristo”. (Comunicato del Patriarcato Ecumenico 11.10.1962, giorno dell’inizio del Concilio vaticano II)
Veramente, un nuovo periodo di dialogo e di riconciliazione si è apparso; senz’altro non mancano le voci che provocano confusione, rumore, disordine, che sono contro il rincontro delle Chiese e Confessioni Cristiane, particolarmente tra la Chiesa Cattolica Romana e la Chiesa Ortodossa. È dolorosa questa situazione che ferisce la missione della Chiesa di cristo, la quale deve toccare profondamente le necessità, i problemi e le difficoltà dell’uomo di oggi, toccare del tutto particolarmente le preoccupazioni, le ansie e i sogni dei giovani, che costituiscono il futuro della Chiesa e della società.
Il noto professore di Dogmatica nell’Università di Atene, Giovanni Karmiris scrive: “E poiché indiscutibilmente gli elementi sull’unità sono ασυγκρίτως incomparabilmente di più, come anche più importanti e più fondamentali da quelli che sono di divisione (dissenso), devono tutti i veri Cristiani nutrire la vera speranza che respirerà di nuovo lo Spirito Santo per unire e così si realizzerà la preghiera del salvatore, “che tutti siano una sola cosa”.
La Chiesa Ortodossa prega continuamente durante la divina Liturgia “per l’unione di tutti” e di conseguenza dobiamo diventare uomini del dialogo e della comprensione, uomini di riconciliazione e di fraternità, avendo davanti ai nostri occhi la dottrina dei padri Cappadoci e di San Paolo: “Dobbiamo impegnarsi verso la direzione dell’unità, senza superbia, senza fanatismo, senza passione, dall’altro canto non dobbiamo dimenticare che l’umiltò dei Cristiani non sarà solo sforzo dell’uomo, ma sarà in primo luogo e principalmente opera e dono dello Spirito Santo, il quale “soffia dove vuole” (Giov. 3,8)
L’invito di Sua santità il papa di Roma Benedetto XVI a Sua Santità il Patriarca Ecumenico Bartolomeo e l’accettazione di esso da parte di Lui, queste due celebrazioni dimostrano che le Loro Santità proteggono e sostengono il dialogo e sentono la responsabilità di fronte all’uomo di oggi. Il messaggio del patriarca Ecumenico Bartolomeo ha questo significato – senso: dice dunque “Diletto fratello, la nostra presenza qui significa e segna il nostro impegno di testimoniare insieme il messaggio di salvezza e guarigione per i nostri fratelli più piccoli: i poveri, gli oppressi, gli emarginati nel mondo creato da Dio. Diamo inizio a preghiere per la pace e la salute dei nostri fratelli e sorelle cristiani che vivono in Medio Oriente”.

 


Δωρισε το 8 τοις χιλιοις

ΑΓΙΟΙ ΤΗΣ ΗΜΕΡΑΣ

i santi di oggi 23-10-2019

San Giacomo, fratello del Signore, vescovo di Gerusalemme; San Ignazio, patriarca di Costantinopoli; San Niceforo di Carsianos; San Macario il Romano; San Petronio; I Santi due bambini, martiri.

i santi di domani 24-10-2019

San Areta e compagni, martiri; San Sebastiana di Eraclea, martire; Santi Marco, Soterico, Valentina, martiri; San Acacio, ieromartire; San Nerdone, martire.

Μοιραστειτε το

Bookmark This

Follow Us

TOP