Cerca

Newsletter

iscriviti alla newsletter

La tua mail*




“Il Signore prese l’uomo e lo pose nel giardino dell’Eden, perché lo coltivasse e lo custodisse” (Gen. 2, 15)

 

Metropolita Gennadios Arcivescovo Ortodosso d'Italia e Malta

2011




 

Il primo uomo decaduto, Adamo, secondo la sacra Scrittura, non possiede più il discernimento morale che aveva quando era innocente, prima della sua caduta, a causa del suo comportamento, che era stato un attentato alla sovranità di Dio, una rivolta manifestatasi con la trasgressione di un precetto posto da Dio all’uomo.

La rivolta del primo uomo, con la trasgressione del precetto divino, il peccato che merita la morte: “quando ne mangiassi, certamente moriresti” (Gen. 2, 17), tutta la sua condotta è contraria alla volontà di Dio, al suo ordine riguardo il creato: “Il Signore dio prese l’uomo e lo pose nel giardino dell’Eden, perché lo coltivasse e lo custodisse” (Gen. 2, 15).
Due punti, carissimi fratelli in Cristo, sono assolutamente centrali per comprendere ben il pericolo quando non rispettiamo e non salvaguardiamo il creato.
1° punto. “Non devastate né la terra, né il mare, né le piante” riprende l’Apocalisse (7, 3).
2° punto. Alla luce di quanto accade il Patriarca Ecumenico, vertice del mondo ortodosso, presenta questa crisi come una moderna forma di eresia, come una forma di terrorismo rivolto contro la natura. Condanna la distruzione del creato come un vero e proprio peccato.
L’Apocalisse di San Giovanni ci presenta con grande evidenza una grande verità: “La salvezza appartiene al nostro Dio, seduto sul trono e all’Agnello” (7, 9-10).
Pertanto la coltivazione e la custodia del creato costituiscono da un lato un precetto di Dio, d’altra parte, però, sono un impegno dell’uomo.
La trasgressione del precetto divino, la distruzione del creato (giardino dell’Eden) comporta gravi conseguenze per l’umanità intera.
Perciò il Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli cerca di sensibilizzare ed educare tutti alla coltivazione e custodia del dono divino che è il creato, e nel contempo ad amarlo e ad interessarsene.
Il Patriarca Ecumenico Bartolomeo, estremamente sensibile al tema della salvaguardia del creato, per primo ha lanciato l’allarme: dobbiamo lavorare e camminare insieme, tutta le Chiese e Confessioni cristiane, tutti gli uomini di buona volontà devono impegnarsi ad evitare il male della distruzione del creazione di Dio. Devono offrire il proprio contributo per accrescere la consapevolezza e scuotere la coscienza di quanti rimangono indifferenti. Abbiamo a disposizione, diletti fratelli nel nome del nostro Salvatore Gesù Cristo, due importanti modi per adottare provvedimenti adeguati ed essere capaci di invertire la pericolosa situazione in cui versa oggi il creato. Essi sono una nuova Educazione ed una nuova Spiritualità. E’ del tutto evidente che la coltivazione e la custodia del creato, in verità educazione al rispetto, non si riducono ad una semplice questione politica e tecnica, ma, come ama sottolineare Sua Santità il Patriarca Ecumenico Bartolomeo, sono una questione religiosa e spirituale. Sono una questione di fedeltà a Dio, all’umanità e all’ordine del creato, dove Dio ci ha posto non come padroni irragionevoli e arroganti.
La Chiesa Ortodossa non vede la creazione naturale come male (lo affermavano gli gnostici), né il corpo come la prigione dell’anima (secondo l’insegnamento Platonico), ma crede che l’umanità nella sua interezza, corpo ed anima insieme, abbia come destino l’eternità e sia, pertanto, santificata e resuscitata col corpo, che, da un lato è trasfigurato in una forma diversa, dall’altro resta sempre un corpo.
E’ noto che le parole centrali della Divina Liturgia di San Giovanni Crisostomo, che la Chiesa Ortodossa celebra, sono “manda il tuo Santo Spirito su di noi e su questi doni”, ovvero il pane ed il vino simboleggiano la vita del mondo. Il celebrante continua: “trasformali nel tuo santo corpo e nel tuo prezioso sangue” e la comunità Ortodossa risponde “Amen”.
Con questa espressione liturgica si afferma che la trasformazione inizia nel cuore dell’uomo.
Secondo la Teologia Ortodossa il cuore è il luogo di trasformazione dove Dio e l’umanità coesistono in una relazione caratterizzata dalla preghiera e dalla pace.
La Filocalia (la famosa collezione di testi dell’Esicasmo, tra il 4° ed il 16° secolo), pubblicata da San Nicodemo l’Aghiorita e da Macario Notaràs, sottolinea la straordinaria realtà che la trasformazione di tutte le cose si raggiunge solo attraverso il silenzio interiore, “quando si trova in silenzio, allora l’uomo incontra Dio e il mondo intero”, in altre parole, la trasformazione inizia con la consapevolezza che Dio, ed Egli solo, dev’essere al centro di tutta la nostra vita.
La Grazia di Dio è più vicina a noi, perciò San Gregorio Palamàs, Arcivescovo di Salonicco (1296-1358), difende la “Preghiera del cuore”, come uno strumento potente per capire il Regno di Dio è dentro di noi: “Il Regno di Dio è in mezzo a voi”, scrive San Luca Evangelista (17, 21). Abbiamo bisogno, pertanto, di una trasformazione interiore, di un cambiamento radicale, di un mutamento di atteggiamento.
Questa trasformazione-metanoia porta alla spiritualità della “Kenosis”, (svuotamento) – vale a dire lo svuotamento di se stessi: “non sono più io che vivo, ma è Cristo che vive in me”, proclama San Paolo (Fil. 4, 11).
Questa spiritualità della “Kenosis”, purificati dalla superbia, dal fanatismo, dalla gelosia e dall’interesse, ci educherà ad accogliere, coltivare e custodire il dono divino che è il creato, ad amare ed a convivere fraternamente con il prossimo, in quanto il prossimo è “icona di Dio”, secondo la dottrina dei Santi Padri Cappadoci. Anzi, lo stesso creato è paragonato ad un’icona, proprio come la persona è creata “ad immagine e somiglianza di Dio” (Gen. 1, 16: Col. 1, 15). Il creato è una rivelazione visibile e tangibile della presenza della parola di Dio.
Conclusione.
Il creato, diletti fratelli in Cristo, è un dono che abbiamo ricevuto, non è una nostra proprietà personale. E’ una eredità che dev’essere custodita, rispettata trasmessa alle generazioni future.
Il termine “ecologia” contiene un elemento “eco”, dalla parola greca “oikos”, che significa “abitazione”.
Il creato, il mondo, è realmente la nostra casa e, nel contempo, casa di tutti. Ecco, quindi, la spiritualità che conduce ad una autentica educazione, a coltivare e custodire, secondo la Sacra Scrittura, il creato, questo dono prezioso, concesso da Dio all’uomo.
San Giovanni Crisostomo, Arcivescovo di Costantinopoli, esprime la convinzione che “questo mondo è frutto della generosità ed infinita Grazia divina; è nostro impegno, però, rispondere a Dio con gratitudine: “A te offriamo i doni da te ricevuti”.
Il misticismo della Divina Liturgia di San Giovanni Crisostomo insegna in modo esemplare come la vera Educazione sia la Spiritualità della salvezza ed i due termini Liturgici “Δώρον” (Dono) e “Αντίδωρον” (Antidoro), definiscono la visione della Teologia Ortodossa sulla questione del creato in modo chiaro e conciso: da un lato il creato è il Dono di Dio (“Δώρον”) irripetibile che Dio ha fatto all’umanità, dall’altro il giusto “Antidoro” (“Αντίδωρον”) dell’umanità al suo divino Artefice è il rispetto e la gratitudine verso Dio.
Pertanto, se vogliamo una terra non desolata, non devastata, come descrive l’Apocalisse, ma una terra amata, pacifica e prospera, dobbiamo educare le nostre famiglie, i nostri figli, i nostri fedeli a coltivare e custodire il creato. Le nostre Chiese e Confessioni cristiane devono collaborare a proteggere il nostro dono divino. Solo così, vedremo, come dice l’Apocalisse: “un nuovo cielo e una nuova terra, perché il cielo e la terra di prima erano scomparsi e il mare non c’era più”; adesso “vedi la città santa, la nuova Gerusalemme”. (Apoc. 21,1)
Certamente abbiamo il diritto di avere un mondo migliore, un mondo dove non vi siano degrado, violenza, spargimenti di sangue. Un mondo educato a rispettare del creato, a coltivarlo con prudenza e a custodirlo con amore e gratitudine, come anche ad amare ed a rispettare il nostro prossimo come nostro fratello, senza discriminazioni, così da avere la benedizione e la Grazia di Dio ed essere una vera creatura del proprio Signore e Creatore, seguendo la sua volontà “che tutti siano una cosa sola”, secondo il Suo prediletto discepolo, l’Apostolo ed Evangelista Giovanni.

 


Dona l'otto per mille

Santi di oggi

i santi di oggi 14-10-2019

Santi Nazario, Gervasio, Protasio, e Celsio, martiri; San Cosmas, l'innografo, vescovo di Maiuma; San Silvano e compagni, martiri; San Pietro Apselamo, martire; Santa Parascheva la giovane; San Ignazio Agallianos, metropolita di Mithymna.

i santi di domani 15-10-2019

Condividi

Bookmark This

Follow Us

TOP