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L'Apostolo Tommaso

 

Metropolita Gennadios Arcivescovo Ortodosso d'Italia e Malta

2010




 

1.    Introduzione.
La Resurrezione del nostro Salvatore Gesù Cristo rappresenta il vertice delle feste della Chiesa Ortodossa. In realtà senza questa festa delle feste e senza questa solennità delle solennità non è possibile l’esistenza di nessuna altra festa e la  nostra stessa fede sarebbe vana e, conseguentemente, falsa la Chiesa, inesistente il suo fondatore, il Salvatore dell’Umanità.
L’Apostolo Tommaso è legato con la Resurrezione “del Signore e Dio nostro”, secondo la sua stessa espressione.
L’apparizione di Cristo ai propri apostoli avviene in due momenti.
La prima avviene senza l’Apostolo Tommaso e la seconda alla presenza dello stesso. Cristo, essendo Dio, vuole dissipare il dubbio e la confusione, per questo motivo nel corso della sua seconda apparizione ai propri discepoli alla presenza dell’Apostolo Tommaso, rafforza la loro fede, li rinsalda e li benedice con la potenza della propria pace. La presenza divina, sua divina condiscendenza, atto di amore e pace, come anche di speranza dona coraggio all’Apostolo Tommaso ed agli altri suoi apostoli.

2.    L’Apostolo Tommaso, come anche gli altri discepoli, rimane un eletto del Signore.
Chiede e cerca di vedere e godere di quanto hanno già visto e gioito gli altri apostoli. Non vuole rimanere privo della gioia e dell’esultanza. Incarna la ricerca positiva e rende possibile l’impossibile, perché il proprio cuore sia soddisfatto dalla luce e dalla Grazia della Resurrezione di Cristo.
    Il suo desiderio umano e la sua santa brama si realizzano con il suo incontro miracoloso con il suo“Signore e Dio” e dimostra agli altri discepoli di non essere inferione ad essi, è benedetto da parte di Dio, e, infatti, risulta spiritualmente felice e fisicamente eletto, presente alla missione apostolica ed all’opera del Signore:“andate ed istruite tutte le genti, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo…”
    Dobbiamo innanzitutto sottolineare che la resistenza dell’Apostolo Tommaso rappresenta un moto interiore, un indice di fede e di amore, di dedizione e speranza, realtà che lo guidano ad una concreta e realistica confessione della divinità nei confronti del proprio Maestro:“mio Signore e mio Dio” (Gv 20, 24-29)
    Rimane membro eletto dei Dodici Apostoli, poiché muta dal dubbio e dalla debolezza, ed è liberato dall’atteggiamento di negazione e di non riconoscimento, dai problemi e dalla paura. Con la Resurrezione e con la sua fede nel Signore Risorto, grazie a lui si apre per le genti una nuova via e diviene fervido araldo della Resurrezione, che ha donato all’uomo la vita, la gioia e l’eternità.

3.    L’Apostolo Tommaso e le genti.   
    L’Apostolo Tommaso, come anche gli altri apostoli, nel giorno della Santa Pentecoste, ricevette la Grazia del Santissimo Spirito come anche il comandamento “andate ed istruite tutte le genti, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo…”
    Visitò i Parti, i Persiani, i Medi e gli Indiani. Si deve sottolineare che gli Indiani in quell’epoca erano considerati popolazioni barbariche.
    Come uomo considerò, piuttosto pentito, tutta la strada, le fatiche, prima dell’incontro con Cristo Risorto e possiamo dire che aveva rimorsi di coscienza nei confronti dell’uomo, in genere, poiché, se egli, pur essendo discepolo di Cristo, non aveva accolto sin dall’inizio la Resurrezione, come avrebbe potuto farlo un indiano? Come sarebbe stato possibile che fosse incredulo nei confronti della Resurrezione uno dei Dodici ed incredulo nei confronti della Resurrezione, in realtà cosa che avvenne a Caifa o anche ai Giudei, poiché non credevano in Gesù Cristo.
    Da un punto di vista umano era assalito da questi pensieri, ma era anche rafforzato dal miracolo della Resurrezione, di cui aveva ricevuto la luce e la grazia.
    E’ un dato inconfutabile che San Tommaso era il più attendibile testimone della Resurrezione, ma anche con la sua esitazione rafforzò la fede degli altri apostoli,  tutti insieme come un sol corpo, unita dal più grande miracolo e mistero del Cristianesimo, si recarono per raggiungere i luoghi della missione, della catechesi e della evangelizzazione dei popoli.

4.    La predicazione apostolica di Tommaso.
    L’Apostolo Tommaso in India, luogo che aveva avuto per annunciare la Resurrezione del Signore, era abitata da popolazioni considerate barbare, fra cui era ben radicata la mancanza di vera fede e di vera pietà.
    Con le armi dell’amore e con la pazienza battezzò ricchi e poveri, grandi e piccoli, potenti e governanti. Non utilizzò una predicazione rigida, dura ed i castighi, ma fu sempre disponibile, semplice, umile e vicino ai bisogni dell’uomo, trovandosi anche a predicare i miracoli del proprio Maestro, il suo amore per gli uomini e l’infinita misericordia di Dio.

5.    I miracoli dell’Apostolo Tommaso.
    Nel nome del proprio Signore e Dio, l’Apostolo Tommaso compì diversi miracoli in diverse città indiane e si diffuse così la fede nella salvezza delle anime e, soprattutto, per la prima volta furono fondate comunità cristiane ed ordinati diaconi, presbiteri e vescovi.
    I miracoli del Santo Apostolo Tommaso commuovono e donano la salute agli infermi, molti dei quali sono battezzati e diventano membri della Chiesa.
    Si diffuse pure la fama della sua santità, anche al di fuori dei confini locali. Compì le imprese più grandi per la sua comprensione e custodia.
    Dalla città, dove viveva l’Apostolo Tommaso, alcuni fecero visita al re. Nel corso dell’incontro il re li interrogò per essere informato della grandezza e bellezza del palazzo reale. Tommaso, che aveva ricevuto dell’oro per costruire un nuovo palazzo e che, invece, lo aveva distribuito tra i poveri ed i bisognosi, non si era preoccupato della costruzione del palazzo. Costoro gli risposero: “Re, non attendere un nuovo palazzo, poiché costui ha distribuito l’oro ai poveri e per di più annuncia un Dio sconosciuto e compie miracoli”.
    Il re si adirò ed ordinò di portargli davanti San Tommaso. Dopo che gli fu portato, gli chiese se avesse costruito il nuovo palazzo e l’apostolo Tommaso gli rispose: “ho costruito l’unico stupendo tipo di palazzo che ho imparato a costruire dall’architetto che è Cristo”. Il re rispose: “andiamo ora a vederlo” e l’Apostolo Tommaso replicò: “ Ritengo che non serva ora. Quando partirai da questo mondo, allora ti servirà”. Il re, adirato, ritenendo di essere burlato, ordinò di rinchiudere l’imbroglione in una fossa buia.
    Mentre San Tommaso era in prigione con il mercante Amvani, il fratello del re, colpito dal un profondissimo dolore per il danno subito, si ammalò gravemente. Chiamò il fratello e gli disse: “Sono profondamente addolorato per il danno subito a causa di quell’imbroglione e per questo motivo mi sono ammalato e parto da questa vita”. Poco dopo morì. Un Angelo del Signore prese la sua anima e lo portò tra le tende dei giusti e gli chiese. “ dove vuoi abitare?” la sua anima, vedendo una tende bellissima, pregò l’Angelo di lasciarlo in quel posto e questi gli rispose: “In questa non puoi, perché è di tuo fratello, è quella costruita da Tommaso”. L’anima rispose: “Ti prego, lasciami tornare da mio fratello per comprarla e poi tornerò qui”. L’Angelo restituì l’anima al corpo morto e questi riprese vita, incontro il fratello e gli disse: “Fratello mio, credo che tu sia disposto a  dare metà del tuo regno per vedermi vivo. Ti chiedo, quindi, una piccola grazia. Certamente, l’hai detto e  farò quanto posso: “Dammi il palazzo il palazzo che hai nei cieli e prendi pure tutte le ricchezze che desideri. Io ho un palazzo nei cieli? Da dove?. “Si ce l’hai, anche se tu non lo conosci. Lo ha costruito lo straniero che è in prigione. E’ bellissimo. L’ho visto, melo ha mostrato l’Angelo. Il re capì, ma si guardò dal mantenere la promessa, dicendo: “Fratello mio, se si trattasse di qualcosa appartenente al mio regno, potrei mantenere la mia promessa. Ora si tratta di qualcosa che è in cielo. Prendi tu stesso Tommaso, affinché te ne prepari uno di migliore.” Dopo tutto ciò liberò Tommaso ed il mercante Amvani, chiedendo perdono per il proprio errore. Tommaso ringraziò il Signore e battezzò tutte le autorità.
    Il popolo venne a sapere ciò e molte altre cose e si accostò alla nuova fede, con riverenza e rispetto.

6. Il martirio dell’Apostolo Tommaso.
    Il re di Misdia, visitò la prigione, incontrò Tommaso e gli chiese: “Sei servo di qualcuno o sei libero?”. Egli rispose: “Sono servo di Gesù Cristo, che è il vero Dio e dimora nei cieli. Egli mi ha inviato qui a salvare anime.” Gli rispose il re di Misdia: “Mi sono stancato di ascoltare le tue predizioni e le false correzioni e, pertanto, ti condanno alla morte, per cui sei giunto. Così sarà liberato il mio popolo ed io stesso dalle tue magie, dai tuoi inganni e dalle tue malvagità.
    E’ doveroso sottolineare a questo punto che il re temeva il popolo che venerava, onorava ed ammirava l’Apostolo Tommaso, poiché molti credevano alla sua predicazione, erano stati aiutati spiritualmente ed erano divenuti membri della Chiesa Una, Santa, Cattolica ed Apostolica.
Per sfuggire alle proteste, alla confusione ed alla rivolta, lo condusse, con pochi soldati, fuori della città, e glielo consegnò perché lo uccidessero su di un monte.
Nonostante ciò, il popolo accorse per strappare l’Apostolo dalle mani dei soldati, mentre egli pregava incessantemente, dicendo: “Signore, Dio mio, che sei la mia speranza e la liberazione di tutti i fedeli, guidami oggi mentre vengo vicino a te e che la mia anima non sia ostacolata dai demoni malvagi. Ho completato la mia opera ed ho adempiuto il tuo comandamento, dal momento che sono stato venduto come schiavo. Concedimi ora la libertà.”
Dopo aver pregato, benedisse i fedeli e disse ai soldati: “E’ giunta per voi  l’ora di adempiere all’ordine del re.”
Immediatamente i soldati lo colpirono e lo trafissero con i dardi e terminò il viaggio sulla terra nella città del Malabar (Maliapour), chiamata San Tommaso, nella parte occidentale della Penisola Indiana.

7.    La reliquia miracolosa di San Tommaso ed i suoi discepoli.
    La città di Malapour divenne centro di spiritualità e luogo di preghiera, che riuniva centinaia di migliaia di fedeli a pregare a chiedere aiuto e grazia al Santo.
    Innumerevoli sono i suoi miracoli in questa regione ed innumerevoli sono i cristiani che, con lacrime, si recano alla sua tomba a ringraziarlo ed a stargli vicini a piangere la sua dura morte per mano di barbari infedeli.
    I suoi fedeli discepoli, dopo averlo pianto lo avvolsero in lenzuola e stoffe preziose, portate dalla figlia del re, Terzia,  che era divnuta cristiana insieme ad altri membri della famiglia ed a dignitari di corte e lo seppellì in un luogo dove erano sepolti i re.
    La regina, il suo figlio il Diacono Ouzani, il presbitero Onesiforo, che avevano ricevuto l’ordinazione
Sacra da San Tommaso, quando quest’ultimo si recò al martirio, Terzia, Marzia e Terziane, moglie del nobile Charasio rimasero per tutto il giorno e la notte a cantare una commovente veglia, pregando ed implorando il Santo di essere loro aiuto e protettore.
    Di notte apparve l’apostolo Tommaso, dicendo ai fedeli che vegliavano: “Perché state sulla mia tomba? Non sono nella tomba, sono salito al cielo. Terzia e Migdonia, non dimenticate ciò che vi ho detto, custodite la pietà religiosa e Cristo vi aiuterà.”
    I discepoli dell’Apostolo Tommaso, il Diacono Ouzani ed il Presbitero Onesiforo annunciarono con franchezza il Vangelo ed ogni giorno una folla innumerevole credeva e diveniva membro devoto della Chiesa di Cristo.
    Trascorse molto tempo dal martirio e dalla sepoltura del santo corpo dell’apostolo Tommaso, quando il figlio del re di Misdia, era preda dei demoni e, non avendo trovato un rimedio, il re visitò la tomba dell’Apostolo per prendere un pezzo di reliquia e venerarla per aiutare, curare e salvare il figlio.
    In seguito fu aperta la tomba, ma non trovò il corpo, perché di nascosto i suoi discepoli lo avevano preso e trasferito ad Edessa in Siria e, quindi, a Costantinopoli. Da lì, dopo la caduta di Costantinopoli, giunse a Roma ed infine nella vostra città, ad Ortona.
    L’Apostolo Tommaso apparve al re di Misdia e gli disse: “Quando ero nella vita sulla terra non mi credevi, mentre ora mi credi. Tuttavia, per provare l’amore del mio Signore nei confronti degli uomini, prendi della terra dalla mia tomba ed applicala a tuo figlio, perché guarisca, poiché non conservo rancore.
    Il re insieme al figlio malato  giunse alla tomba del Santo, afferrò della terra con profonda fede ed autentica pietà religiosa, la applicò sul proprio figlio indemoniato, dicendo: “Credo nel Signore Gesù Cristo, vero Dio”. Da quel momento il figlio del re Ouzani guarì e furono tutti battezzati insieme alla corte ed alla maggior parte degli abitanti della città, che festeggiavano l’avvenimento e glorificavano Dio Onnipotente e Misericordioso.
    Degne di memoria anche le lacrime e le parole del re di Misdia, che pregò la propria moglie e regina Migdonia di chiedere a Cristo il perdono dei precedenti peccati e mali commessi nei confronti dell’Apostolo.

8. Epilogo
Il discepolo di Cristo Tommaso, uno dei Dodici Apostoli, a prezzo di fatiche e difficoltà portò la luce della verità a quanti erano schiavi del peccato e possiamo affermare che il dubbio, che precedette la perfetta fede nella Resurrezione di Cristo, lo rafforzò più di tutti, e non solo lui fu rafforzato, ma anche gli Apostoli ed il luogo in cui annunciò il Vangelo della Salvezza, poiché conobbero e ricevettero Cristo, liberatore dell’umanità dal suo discepolo, che, liberato dal dubbio, dall’incredulità e mancanza di fede, giunse alla perfezione della fede ed al sacrificio.
    La sua presenza con le suddette caratteristiche nei paesi, dove annunciò Gesù Cristo crocifisso e risorto dai morti” è forte è decisiva, convince ed illumina, prepara il terreno all’annuncio ed alla catechesi, ma, soprattutto, stupisce ed è accolta questa franchezza e forza dell’Apostolo Tommaso, che annunciò Cristo, compì miracoli, salvò anime, affrontò una terribile prova ed, infine, la morte che lo unì al “Signore e Dio”.
    E’ una gloria spirituale ed un motivo di onore per la vostra Diocesi ospitare come preziosissimo tesoro le sacre reliquie dell’Apostolo Tommaso, la cui grazia si diffonde su tutti i vostri luoghi, benedicendo la Città di Ortona, proteggendo e custodendo il suo popolo.
    Era premuroso, era un servo fedele.  Amò il suo “Signore e Dio” e, quando il Sinedrio decise di condannarlo a morte, disse agli altri discepoli: “Andiamo anche noi a morire con lui. E’ meglio essere crocifissi col Signore, anziché vivere senza di lui”
    Ecco il grande e magnifico esempio spirituale del Martirologio Cristiano, la santa e miracolosa figura, che non ha niente a che fare col dubbio e l’incredulità, ma con la perfetta fede, il sacrificio divino, che salva e dona la salvezza e l’eternità.

 


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