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MEDITAZIONE su Filippesi 2, 5-11

 

Archimandrita del Trono Ecumenico Athenagoras Fasiolo




 

ASSISI
PRIMA PREGHIERA ECUMENICA PER IL CREATO
31 Agosto – 1 Settembre 2018

MEDITAZIONE su Filippesi 2, 5-11

Archimandrita del Trono Ecumenico Athenagoras Fasiolo
Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli


Con particolare onore desidero trasmettere a tutti voi, fratelli e sorelle in Cristo, il saluto, la vicinanza, il sostegno e la benedizione di Sua Santità il Patriarca Ecumenico Bartolomeo e di tutta la Santa e Grande Chiesa di Costantinopoli. Per soffermarci brevemente sul testo di Paolo ai Filippesi che abbiamo ascoltato, non possiamo prescindere dal fatto di trovarci in questa sala della rinuncia, rinuncia che San Francesco ha fatto in completa adesione al messaggio salvifico, ove Dio stesso per la sua infinita filantropia spoglia se stesso in Gesù Cristo, rendendosi simile agli uomini. Nel contesto di questa prima Preghiera Ecumenica per il Creato, è quindi indispensabile non soltanto esaminare la situazione del creato da un punto di vista scientifico, ed individuarne gli opportuni rimedi, ma è necessario chiederci se l’intera umanità è capace di non considerarsi un “tesoro geloso” di fronte alla bellezza della creazione, ma se è capace di “umiliarsi” e rendersi obbediente davanti allo scempio in cui, benessere e consumismo sfrenato l’hanno gettata. Come ha dichiarato il Santo e Grande Concilio della Chiesa Ortodossa, “è imperativo il dovere della Chiesa di contribuire, attraverso i mezzi spirituali a sua disposizione, a proteggere la creazione di Dio dalle conseguenze della avidità umana”. (cap. F-10, La Missione della Chiesa Ortodossa nel mondo contemporaneo). E’ necessaria una “riconciliazione” della umanità intera con tutto l’ecumene, con ogni essere vivente, con gli elementi, con l’intero cosmo. Una tale possibile “umiliazione” renderebbe ogni credente ed ogni essere umano più capace di comprendere il proprio prossimo, più capace di guarire le ferite inferte all’ambiente naturale, ma soprattutto più capace di uscire dall’egocentrismo dell’uomo contemporaneo, che ha posto se stesso al posto di Dio. Umiliazione e riconciliazione sono temi prettamente spirituali che coinvolgono l’intimo di ognuno di noi, che ci fanno spogliare delle nostre certezze. Percepirne la portata, significherà esaltare Dio, significherà poter piegare le nostre ginocchia in cielo, in terra ed in ogni luogo per lodare Dio in Gesù Cristo con la forza dello Spirito Santo. I Cristiani, i credenti hanno l’obbligo di fonte al mondo di accogliere questa sfida per essere fautori di una vera “metànoia”, di un cambio radicale di mentalità di fronte ai doni del creato. Riconciliarci allora col creato significherà chiedere misericordia all’acqua per l’eccessivo spreco e per l’avvelenamento delle falde; alla terra per l’uso abominevole che abbiamo fatto di essa attraverso una economia del profitto, dimenticando che la natura, creata da Dio è stata data agli uomini “perché venga lavorata e conservata” (Gn. 2,15); all’aria e al clima, che un inquinamento dovuto al benessere egoistico, ha reso molte volte fonte di catastrofi, ribellione degli elementi naturali sui quali l’uomo contemporaneo vorrebbe imporre i propri sistemi di sfruttamento; al cosmo intero, che si vorrebbe far diventare la più grande discarica per il pianeta ammalato. Ma dobbiamo chiedere misericordia anche ad ogni essere umano, verso il quale questa avidità umana è divenuta fonte di grandi carestie, di innumerevoli guerre, di ingiustizie sociali, di migrazioni bibliche e altro ancora. “Pertanto, la Chiesa Ortodossa pone l’accento sulla salvaguardia del creato di Dio attraverso la cultura della responsabilità dell’uomo davanti al nostro ambiente dato da Dio e attraverso la promozione delle virtù della frugalità e della moderazione”. (op.cit.). Allora potremo proclamare che “Gesù Cristo è il Signore, a gloria di Dio Padre”, perché ci saremo spogliati di noi stessi e ci saremo riconciliati con lui e con la sua creazione, fatta per noi.

 

 


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