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Una nuova sobrietà per abitare la Terra

 

Metropolita Gennadios Arcivescovo Ortodosso d'Italia e Malta

2008




 

Primissimo protettore e vero protagonista a favore del creato, cioè per la sua custodia e salvaguardia, è il Patriarca Ecumenico Bartolomeo I, chiamato “Patriarca Verde” per i suoi sovrumani sforzi, coinvolgendo i più eminenti teologi, ambientalisti, scienziati e burocrati, ma soprattutto gli studenti ed i rappresentanti delle maggiori confessioni cristiane e delle più importanti religioni del mondo.

La prima iniziativa a favore del creato – del ambiente – prese dal Patriarcato Ecumenico risalgono alla metà degli anni 80 (terza sessione della Conferenza Panortodossa presi nodale, tenutasi a Chambèsy tra 28 ottobre ed il 16 novembre 1986). I Delegati esprimono la loro preoccupazione per gli abusi sulla natura. La Conferenza ha sottolineato anche i danni prodotti dalla guerra, dal razzismo e dall’ineguaglianza nelle società umane e nell’ambiente.

Seguirono diversi incontri sul tema “Giustizia, Pace ed integrità della creazione”.
Importantissima è la riunione che si è svolta nel 1988 in Grecia, a Patmos, per celebrare i nove cento anni della fondazione dello storico Monastero di San Giovanni il Teologo che aveva come tema: “La Rivelazione ed il futuro dell’umanità”. Una delle indicazioni più importanti emersa da tale conferenza fu l’istituzione da parte del Patriarcato di Costantinopoli di una giornata da dedicare alla protezione della natura, invita tutti i cristiani Ortodossi a pregare, affinché il pianeta sia liberato dalle azioni di distruttive ed ingiuriose compiute dall’uomo.
Al Fanar, sede del Patriarcato Ecumenico, Vertice del mondo Ortodosso Orientale (marzo 1992), il Patriarca Ecumenico Bartolomeo ha convocato un incontro senza precedenti tra tutti i Patriarchi e Primati Ortodossi per esprimere l’unità della visione teologica e del pensiero pastorale della Chiesa Ortodossa. Il messaggio ufficiale dei Primati Ortodossi confermò il primo di settembre come giorno di preghiera Panortodossa per l’ambiente.
È una straordinaria opportunità per i partecipanti il nostro incontro su un tema così curiale come la custodia e la salvaguardia del creato; senz’altro abbiamo bisogno di “una nuova sobrietà per abitare la terra“.
Due punti, veramente sostanziali, per capire bene il pericolo:
1° punto: Il Patriarca Ecumenico Bartolomeo sottolinea: “la terra è stata devastata (Ap. 7,3), … Consapevoli della minaccia della distruzione nucleare e dell’inquinamento ambientale, o andremo verso un mondo unito, o non avremo più un mondo”.
2° punto: Alla luce della crisi ambientale, il Patriarca Ecumenico, secondo a quello che dice o fa, si dimostra “consapevole che tutti, senza eccezione, a prescindere dalla confessione religiosa, devono essere coinvolti”. Li presenta come una moderna forma di eresia o terrorismo naturale. Condanna la distruzione ambientale come vero e proprio peccato (Novembre 1997).
Così ha dichiarato:
“Commettere un crimine contro la natura è peccato. Per gli esseri umani provocare l’estinzione di specie naturali o distruggere la biodiversità della creazione divina; degradare l’integrità della terra provocando mutamenti climatici, privando il pianeta delle foreste naturali o distruggendone le zone umide; mettere a repentaglio la salute di altri esseri umani con malattie. Provocate dalla conta migrazione delle acque, della terra, dell’aria, e minacciare la vita del pianeta con sostanze velenose, tutto questo è peccato”.
Il Patriarcato Ecumenico ha assunto l’iniziativa di ricordare a tutti i Cristiani che la custodia dell’ambiente è un comandamento di Dio e un dovere dell’uomo. Infatti, la distruzione dell’ambiente porta gravi conseguenze per l’umanità intera. Per questo il Patriarcato Ecumenico cerca di sensibilizzare tutti, perché la distruzione ecologica è spesso provocata dalle azioni apparentemente irrilevanti dei singoli.
Il Patriarcato Ecumenico per primo ha suonato l’allarme: Dobbiamo lavorare a camminare assieme a tutti coloro che capiscono questo grande rischio e contribuiscono a limitare questo male. Come Chiese, dobbiamo dare il nostro contributo per accrescere la consapevolezza e scuotere la coscienza di tutti quelli che rimangono indifferenti.
Nuova sobrietà, nuova generazione;
Nuova spiritualità – Vita, nuovo mondo che può mobilitarsi, prendere provvedimenti adeguati ed essere capace di capovolgere la pericolosa situazione per l’intera umanità.
Dall’altra parte l’ambiente, in verità, non è solo una questione politica o tecnologica; è, come ama sottolineare il Patriarca Ecumenico Bartolomeo, soprattutto è una questione religiosa e spirituale. È una questione di fedeltà verso Dio, l’umanità e l’ordine del creato.
La Chiesa Ortodossa crede che la creazione di Dio, sia quella naturale che spirituale, è “molto buona” e l’umanità è tenuta a coltivare e custodire il bel mondo dentro al quale Dio ci ha posto come amministratori e custodi, non come padroni irragionevoli e arroganti.
La Chiesa Ortodossa non vede la creazione materiale come male (lo affermavano i gnostici), né il corpo come la prigione dell’anima (come sosteneva Platone); crede che l’umanità nella sua interezza, corpo ed anima allo stesso modo, abbia come destino l’eternità e sia perciò santificata e resuscitata con il corpo, che da un lato è trasfigurato in una forma diversa, dall’altro resta un corpo.
La divina Liturgia di San Giovanni Crisostomo (347-407) è la funzione eucaristica celebrata dai Cristiani Ortodossi.
Le parole centrali della Liturgia sono: “manda il tuo Santo Spirito sopra di noi e sopra questi doni”, ovvero il pane ed il vino che simboleggiano la vita del mondo. Il celebrante continua: “Trasformali nel Tuo santo corpo e nel Tuo prezioso sangue”; la comunità risponde “Amen”.
In questa espressione liturgica di trasformazione vi sono tre dimensioni sostanziali:
1. La trasformazione inizia nel cuore dell’uomo.
2. La trasformazione avviene nell’ambito della più ampia comunità, perché i doni sono offerti per l’intera comunità.
3. La trasformazione avviene per l’intera creazione.
La tradizione dell’Oriente Ortodosso nel corso dei secoli ha posto l’accento sul cuore come luogo di trasformazione, dove Dio, l’umanità ed il mondo coincidono e coesistono in una relazione caratterizzata dalla preghiera e la pace.
La Filocalia sottolinea la straordinaria realtà che la trasformazione di tutte le cose si raggiunge solo attraverso il silenzio interiore: “Quando ti trovi in silenzio, allora trovi Dio e il mondo intero”; In altre parole, la trasformazione inizia con la consapevolezza che Dio, e Dio solo, dev’essere al centro di tutta la vita. La grazia di Dio è più vicina a noi; perciò Gregorio Palamas, grande Teologo ed Arcivescovo di Salonicco (1296-1358) difendeva la “preghiera del cuore”, come uno strumento potente per capire che il regno di Dio è dentro di noi (Lc 17,21).
Allora, abbiamo bisogno di una nuova società: abbiamo bisogno di una trasformazione interiore, esige un cambiamento radicale; esige una vera conversione o metanoia-; esige un mutamento di atteggiamenti e presupposti. Non possiamo trasformarci (o convertirci) se non abbiamo prima affrontato tutto quello che si oppone alla trasformazione; non possiamo essere trasformati finché non ci siamo purificati da tutto quello che deturpa il cuore umano.
È verità indiscutibile che la Chiesa – la religione – gioca un’ importantissimo ruolo chiave:
Questa trasformazione – convenzione metanoia - porta alla Spiritualità della κένωσις (svuotamento): una spiritualità di svuotare se stessi (Fil. 4,11), come dice San Paolo: “non sono più io che vivo ma è Cristo che vive in me”; Una nuova sobrietà, allora, (di astinenza), (una) per abitare la terra con amore, pace, serenità e prosperità. Una nuova sobrietà di umiltà, cioè di trovarsi davanti a qualcosa che dobbiamo credere che è più grande di noi, come l’universo, inginocchiarsi a questa grande realtà, senza superbia ed odio, amare il prossimo e convivere con lui fraternamente, inquanto (lo stesso) il nostro prossimo è “icona di Dio”, secondo i Padri Cappadoci; anzi la creazione stessa è paragonata ad un’icona, proprio come la persona è creata “ad immagine e somiglianza di Dio” (Gen. 1,16; Col 1,15). La creazione è una rivelazione visibile e tangibile della presenza della Parola di Dio. L’umanità è invitata a meravigliarsi davanti alla creazione, ma non adorarla. Altrimenti, il mondo naturale è ridotto dal livello di icona a quello di idolo.

Conclusione
La creazione – l’ambiente – è un dono che abbiamo ricevuto; non è una nostra proprietà personale. È una eredità che deve essere custodita e trasmessa alle generazioni seguenti; non va sciupata egoisticamente, senza pensare a coloro che verranno dopo.
Come il termine “eredità” ha un’importante dimensione simbolica, così anche la parola “ecologia” contiene il prefisso “eco” del greco “οικος” che significa “casa”, “abitazione”. Il mondo è davvero casa nostra; è anche casa di tutti.
San Giovanni Crisostomo, Arcivescovo di Costantinopoli, esprime la convinzione che “questo mondo è frutto della generosità e infinita grazia divina oltre che del nostro impegno a rispondere a Dio con gratitudine, rispettando e proteggendo l’ambiente naturale; “A Te offriamo i doni, da Te ricevuti”.
Nella Liturgia di San Giovanni Crisostomo usiamo due termini: 1. Δωρον (dono) e Αντίδωρον (antidoro), due termini liturgici che definiscono la visione teologica ortodossa sulla questione ambientale in modo conciso e chiaro.
Da un lato l’ambiente naturale è il doron irrepetibile che Dio ha fatto all’umanità. Dall’altro il giusto antidoron dell’umanità al suo divino Artefice è il rispetto e la custodia di questo dono, “oltre a un duo uso corretto e responsabile. Ogni credente è chiamato a celebrare la vita in un modo che rifletta la parola della divina Liturgia.: “Egli stessi doni, da te ricevuti, a te offriamo in tutto e per tutto”.
Dunque, se vogliamo una nuova terra con amore, pace e prosperità, ci occorre una nuova visione del mondo; una nuova spiritualità, cioè, una nuova sobrietà, una vita nuova: trasformare la mentalità e l’atteggiamento della gente, facendole capire che la custodia dell’ambiente è un dovere religioso fondamentale che Dio stesso impone all’umanità. La Chiesa – la religione – inoltre dovrà inserire l’educazione ambientale nella sua predicazione, nel catechismo e nelle altre forme d’istruzione religiosa, dal livello più elementare a quello più alto.
Dunque, se vogliamo “una nuova terra con amore, pace e prosperità” (Apoc. 21,1) ci occorre una nuova visione del mondo; una nuova spiritualità, cioè, una nuova sobrietà, nuova vita. Perciò dobbiamo acquisire una “spirito eucaristico” ed un “ethos ascetico”, tenendo a mente che tutte le cose nel mondo naturale, grandi o piccole, hanno la loro importanza nell’universo e per la vita del mondo. Davanti a Dio consideriamoci responsabili di ogni essere vivente e dell’intera creazione naturale. Con amore e cura trattiamo tutto. Solo così ci assicureremo un ambiente dove le generazioni future dell’umanità potranno vivere una vita sana e prospera.
Di grande menzione è la dichiarazione di Giovanni Paolo II, di gloriosa memoria, e del Patriarca Ecumenico Bartolomeo I, alcuni anni addietro: “Non è troppo tardi. Il mondo di Dio ha un incredibile potere di guarigione. Nell’arco di una sola generazione, potremmo imprimere alla terra il giusto orientamento per il futuro dei nostri figli. Esprimiamo l’auspicio che sia la nostra generazione, quella di oggi, a farlo, con l’aiuto e con la benedizione di Dio”.
Abbiamo diritto, in verità, ad un mondo migliore, un mondo dove non vi siano degrado, violenza, spargimenti di sangue, un mondo di generosità ed amore.

 


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