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20.11: Memoria di San Proclo, Arcivescovo di Costantinopoli

 

a cura di Giovanni Fumusa




 

Memoria di San Proclo, Arcivescovo di Costantinopoli
20 Novembre

Le fonti sui primi anni della vita di San Proclo sono quasi inesistenti, tanto che non se ne conosce nemmeno l’anno di nascita. Tuttavia, si sa che fin da giovane era dedito allo studio delle Scritture e alla preghiera e che fu ordinato lettore quando era molto giovane.
Fu discepolo di San Giovanni Crisostomo, il quale lo ordinò dapprima diacono e presbitero poi; alcune fonti, tuttavia, riportano che il santo sia stato ordinato dall’Arcivescovo di Costantinopoli Attico I, di cui Proclo era segretario.
Nel 425, Sisinnio I succedette ad Attico sul trono arcivescovile di Costantinopoli e, qualche tempo dopo, ordinò San Proclo vescovo della città di Cizico, in Misia. Era l’era dell’eresia nestoriana e in quella città era stato eletto un vescovo nestoriano prima dell’arrivo di San Proclo; per questo motivo, il vescovo Proclo fece ritorno a Costantinopoli, dove predicò l’Ortodossia e denunciò l’eresia nestoriana anche dopo l’elezione di Nestorio ad Arcivescovo di Costantinopoli. Proprio a questo periodo risale una famosa omelia sull’Incarnazione, in cui San Proclo difese il titolo di Theotokos, che fu in seguito inserita negli atti del Concilio di Efeso, con cui fu deposto Nestorio.
Nel 434, dopo la morte del successore di Nestorio, l’Arcivescovo Massimiano, San Proclo fu elevato al trono arcivescovile di Costantinopoli. Due anni dopo, ricevette dei vescovi armeni che erano giunti per sostenere le tesi di Teodoro, vescovo siro di Mopsuestia; in risposta, scrisse una lettera nota come Tomo di Proclo (o Tomo agli armeni) in cui condannò le opinioni di Teodoro di Mospuetsia come fondamenta su cui si era basata l’eresia nestoriana, pur senza mai citare una sola volta il vescovo siro.
Qualche anno dopo, fece traslare a Costantinopoli le reliquie di San Giovanni Crisostomo, che era stato il suo mentore in gioventù. In quel periodo, la capitale dell’Impero fu scossa da uno sciame sismico durato svariati mesi; a questo stesso periodo risale l’entrata in uso del Trisagion. Sull’origine di questa preghiera, la tradizione narra che durante un officio di preghiere un giovane fu rapito verso il cielo e, una volta tornato con i piedi per terra, narrò di aver visto e udito gli angeli cantare “Santo Dio, Santo Forte, Santo Immortale”. Il popolo cominciò subito a pregare allo stesso modo, aggiungendo “Abbi misericordia di noi!”.
San Proclo si riposò nel Signore nell’anno 446, dopo averLo servito per dodici anni come Arcivescovo di Costantinopoli, ricoprendo questo incarico come un pastore saggio e conciliatorio e saldo nella fede ortodossa.

 


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