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Omelia durante la celebrazione del Santo Vespro presso la Cattedrale di San Giorgio dei Greci a Venezia

 

Rev.mo padre Malcolm Bradshaw Cappellano della Chiesa Anglicana di Venezia




 

‘La giustizia, solo la giustizia seguirai.’ Deuteronomio 16.20
Omelia durante la celebrazione del Santo Vespro
presso la Cattedrale di San Giorgio dei Greci a Venezia (22.01.2019)
Rev.mo padre Malcolm Bradshaw
Cappellano della Chiesa Anglicana di Venezia
Presidente del Consiglio Locale delle Chiese Cristiane di Venezia


Tre bambini sono morti nell’arco di dieci giorni. Due di loro sono morti a casa, uno all’ospedale. Sono morti di notte. I loro giovani genitori vivono in una zona di case popolari alla periferia di Londra, dove la maggioranza dei residenti ha stipendi molto bassi oppure usufruisce di sussidi statali.
Padre Alan, il parroco, si è recato presso ciascuna delle famiglie colpite dal lutto per condividere il loro dolore, e per preparare con loro i funerali. Ha ascoltato con attenzione i racconti angoscianti: l’ansia, il senso di panico e di impotenza che ogni genitore aveva provato. E’ risultato evidente che la recente riorganizzazione dell’assistenza sanitaria della zona era in parte responsabile di queste morti. Sei mesi prima, i genitori avrebbero saputo che cosa fare per trovare assistenza. Avrebbero contattato direttamente il medico di base, e questo medico, o un suo sostituto, sarebbe venuto subito a domicilio, oppure, in caso di necessità, avrebbe richiesto il trasferimento all’ospedale.
Ma nel corso degli ultimi sei mesi il medico di base, insieme al suo ambulatorio, erano spariti. Tutta l’assistenza medica per quella zona di case popolari era stata centralizzata in un nuovo centro sanitario costruito appositamente, aperto dalle otto di mattina alle sei di sera. In caso di bisogno di un medico durante la notte, c’è un numero di telefono dedicato. Un medico, seduto in un taxi nel centro di Londra, avrebbe risposto alla chiamata e, se necessario, sarebbe andato a visitare il paziente. In tutti e tre casi i genitori avevano seguito le istruzioni e chiamato l’assistenza, ma purtroppo, nei primi due casi il medico era arrivato soltanto molte ore dopo la chiamata, e, nel frattempo, i bimbi erano morti, mentre nel terzo caso i genitori, dopo aver atteso il medico invano, avevano portato il figlio all’ospedale, un viaggio angosciante di quarantacinque minuti, ma erano arrivati troppo tardi per salvarlo.
Dopo aver visitato la terza famiglia, Padre Alan è andato all’ospedale locale dove ha incontrato l’infermiera caposala, alla quale ha chiesto se la morte dei tre bimbi si sarebbe potuto evitare. ‘Assolutamente si’ fu la risposta dell’infermiera. ‘Con un intervento più tempestivo tutti e tre i bambini si sarebbero salvati.’
Quindi Padre Alan, raccolte tutte queste informazioni, si sentì in dovere di scrivere una lettera al giornale locale, nella quale dichiarava di capire la necessità di riorganizzare il sistema sanitario del distretto, ma concludeva che le misure prese non erano adeguate, anzi, in questi tre casi avevano fallito e avrebbero potuto fallire ancora. Per lui, si trattava di cercare giustizia per queste famiglie e per tutti gli abitanti della zona.
Per Padre Alan, purtroppo, ci furono conseguenze spiacevoli. Ricevette immediatamente dall’associazione dei medici una risposta ostile, con la quale gli i chiedeva di ritirare quanto detto e di scusarsi pubblicamente; in caso contrario l’associazione l’avrebbe denunciato. Ogni mese, per un anno intero, ricevette la stessa richiesta e la stessa minaccia. Non solo: anche il suo medico di base si rifiutò di visitarlo fino quando non si fosse scusato. Per sua fortuna il giornale locale lo appoggiò, e offrì di pagare le eventuali spese legali; dopo un anno l’associazione dei medici tacque.
La lettura dal libro di Deuteronomio che abbiamo ascoltato vede la giustizia e l’adorazione di Dio come fondamentalmente connesse. La prima parte del testo si inserisce in una più ampia sezione nella quali si danno al Popolo di Israele istruzioni chiare su come devono comportarsi. Erano sul punto di entrare nella terra promessa, una terra già abitata dai Cananei, un popolo con le proprie divinità e un suo modo di adorarle: esisteva una possibilità molto concreta che la religione dei Cananei potesse rivelarsi attraente per gli Israeliti. Ma tali dèi, e tali forme di adorazione, promuovevano una visione globale e un comportamento sociale molto diversi da quelli che il Popolo d’Israele aveva abbracciato.
Gli autori del Deuteronomio sapevano fin troppo bene che l’adorazione è un istinto potente per gli esseri umani. Modella le persone e i loro comportamenti. In un modo o nell’altro siamo sempre in adorazione, quando diamo valore alle cose e ci comportiamo di conseguenza. E questo succede non solo nei luoghi santi, ma quando facciamo delle scelte negli acquisti, al lavoro, a scuola, a casa. Gli autori del Deuteronomio sanno che l’adorazione dev’essere giusta per non farci male. Un concetto simile si trova nella parola ‘ortodosso’, il nome adottato dai Cristiani dell’Est, che significa lode giusta, adorazione giusta. Gli autori del Deuteronomio sapevano che Israele aveva già avuto esperienza di un’adorazione sbagliata che aveva portato al fallimento della vita comunitaria e del suo rapporto con il mondo naturale.
Allora, qual era l’adorazione che questi autori chiedevano? Era l’aprirsi alla presenza del Dio di Abramo, Isacco, Giacobbe e Mosè, e a Lui solo. Perché in tutti i Suoi interventi con il popolo d’Israele Egli aveva sempre agito per correggere gli errori commessi dal popolo, e anche quelli non voluti dal popolo: cioè, per amministrare una giustizia che si potrebbe chiamare ‘ristorativa’.
Questo Dio non aveva mai tradito le sue promesse, e aveva lavorato continuamente per correggere le ingiustizie. le ingiustizie. Egli era stato giusto. Questa era la sua natura, che lo aveva reso diverso dagli altri dèi. Adorare e aprirsi a questo Dio significa sperimentare in sé lo stesso amore per la giustizia che Dio aveva dimostrato, significa essere formati nella Sua immagine. Era questa la cosa da fare secondo gli autori del Deuteronomio. Perché se le persone non vivevano vite giuste, tutto sarebbe crollato intorno a loro, nuocendo così alla Creazione. ‘Assorbire’ la natura di Dio attraverso l’adorazione è cosa fondamentale secondo gli autori del Deuteronomio.
I cristiani credono che la manifestazione più completa di Dio, e della Sua natura, è Gesù Cristo. Quando studiamo la Sua vita, vediamo come e quanto si spese senza sosta a mettere a posto le cose, a guarire i malati, a perdonare i peccatori, ad avvicinare gli emarginati, a sfidare l’ipocrisia, a combattere l’ingiustizia, a proclamare la verità, a dare da mangiare agli affamati, a rispettare il Creato. Lui era il giusto, diversamente dagli altri. In tutto ciò che diceva e che faceva, rispecchiava la natura del Dio d’Israele – il Dio giusto che dedica se stesso a costruire giustizia per gli altri, e che dà loro la possibilità di costruire essi stessi giustizia.
Al centro della nostra adorazione noi Cristiani siamo chiamati ad aprirci alla presenza di Cristo, così che attraverso Lui, con Lui, ed in Lui condividiamo la Sua adorazione del Padre. L’adorazione è la vita di Gesù che vive in noi. Di conseguenza noi cominciamo a guardare il mondo con gli occhi della giustizia ristorativa di Dio, ci facciamo coraggio e viviamo questa giustizia ristorativa nelle nostre vite quotidiane. Diventiamo così persone recipienti di riconciliazione e di misericordia, persone che offrono agli altri l’accoglienza e l’amore di Dio. Andiamo oltre le miserabili divisioni che ci separano ora come cristiani e viviamo nel mondo che ci circonda come cittadini del regno divino d’amore e di giustizia, della Sua nuova creazione. E l’attenzione di Padre Alan per i genitori che piangevano la morte dei loro figli, e il suo lottare per un‘assistenza medica adeguata nella sua parrocchia, era testimoniare la giustizia di Dio.
Prendiamo dunque a cuore il richiamo degli autori del Deuteronomio della necessità di adorare in modo giusto. Per noi cristiani questo significa adorare il Padre attraverso Cristo, con Cristo, in Cristo, e nel potere dello Spirito. Adorare nella giustizia vuol dire vivere nella giustizia, vuol dire diventare essere umani maturi che non cadono nella trappola dell’egoismo, della paura degli altri, o del desiderio di ottenere il proprio successo a spese degli altri. L’adorazione ci porta a vivere Gesù, e quindi in Dio, e ad aprire la nostra vita a Dio che prende vita in noi.
‘La giustizia, solo la giustizia seguirai.’

 


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i santi di oggi 22-11-2019

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i santi di domani 23-11-2019

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