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14.02: Memoria dei Ss. Eleucadio vescovo di Ravenna; Vitale martire a Spoleto con Vitaliano e quarantatré soldati; e Nostriano vescovo di Napoli

 




 

Sant’Eleucadio vescovo di Ravenna (verso la metà del II secolo)
Tratto da http://www.santiebeati.it/dettaglio/40880
Secondo l'autorevolissima lista episcopale di Ravenna trasmessaci da Agnello, Eleucadio fu il secondo successore di sant'Apollinare e quindi il suo episcopato si sarà probabilmente svolto verso la metà del II secolo. Non morì martire, tuttavia attorno al suo sepolcro in Classe si sviluppò una piccola area cimiteriale che da lui prendeva il nome. Sono questi i soli dati sicuri su di lui. Nel VI secolo la passio di sant'Apollenaris dice che Eleucadio era un filosofo e che venne ordinato diacono dallo stesso protovescovo; nel secolo IX Agnello aggiunse che era di origine orientale, che morì un 14 febbraio, e che scrisse molte opere sull’Antico e Nuovo Testamento e sull’Incarnazione e Morte di Nostro Signore; nel secolo XI san Pier Damiani lamenta la perdita di tali opere, mentre nel secolo XIII, la Vita san Eleuchadii sa dirci che sua è la passio San Apollenaris. Tra queste ed altre notizie offerteci da fonti letterarie medievali potremmo tutt’al più piamente accettare quanto ci dice san Pier Damiani su di una vasta ed illuminata attività pastorale svolta dal santo. Tutte queste testimonianze valgono tuttavia a provare quanto vivo fosse il suo culto in quell’età: tra i vescovi ravennati, oltre ad Apollinare ed a Severo, san Pier Damiani non dedica che a Eleucadio un sermone, il VI, il quale, pur essendo compilato anche con brani tolti da altre opere del santo avellanita, è tuttavia un’insigne testimonianza della celebrazione del 14 febbraio, l'odierna solemnitas nella quale «venerandi confessoris Eleuchadii sollemnia celebramus». È interessante a questo proposito notare con quanta precisione il Damiani determina i criteri con cui stabilire l’autenticità del culto reso al santo, l’esistenza, cioè, di una chiesa in suo onore e quella di una celebrazione annuale: «vel basilicam in eius honorem construxit vel eius obitum annuae sollemnitatis honoribus dedicavit».La chiesa di S. Eleucadio è ora scomparsa: unica reliquia rimasta è il magnifico ciborio con iscrizione datata (807-810), che dal 1433, almeno, si trova in fondo alla navata nord di S. Apollinare in Classe.
L’elogio del santo appare anche nel Martirologio Romano alla data tradizionale del 14 febbraio

Chiesa di Sant'Eleucadio
Tratto da http://www.romagnamania.com/2017/03/chiesa-di-santeleucadio.html
Si pensa fosse del sec. V, si trovava nella zona di Classe di Ravenna. Nella basilica di S.Apollinare in Classe all'estremità della navata sinistra è collocato il ciborio proveniente dalla chiesa di S. Eleucadio, dalla quale fu tolto dopo l'anno mille, capolavoro assoluto della scultura ad intrecci di età carolingia e scolpito all'inizio del IX secolo in onore del terzo vescovo di Ravenna. Perfettamente integro, ha quattro colonne in parte baccellate e in parte scanalate a spire, sormontate da quattro capitelli finemente lavorati, che a loro volta sostengono archivolti decorati con intrecci viminei, pavoni, centauri, colombe, croci e motivi vegetali.

 

 

San Vitale martire a Spoleto con Santo Vitaliano e quarantatré soldati
Tratto da http://www.santiebeati.it/dettaglio/40900
Per questo martire notizie non ve ne sono, tranne l’iscrizione su una lapide del IV secolo posta dal vescovo di Spoleto, Spes, quando nell’ultimo ventennio di detto secolo si ritrovò il sepolcro nel villaggio Terzo della Pieve, distante 15 km da Spoleto, lo stesso vescovo gli dedicò un altare.
Nel “Sacramentario Gelasiano” antico e nella stessa iscrizione della lapide, Santo . Vitale è accomunato nella celebrazione ai santi Valentino e Felicola e lo studioso Delahaye, interpretando la frase “Christi passio” iscritta sulla lapide dice che il martire fu crocifisso.
Tratto da https://www.piazzaduomo.org/progetto-spoleto/cenni-storici.pdf
Spoleto dal IV secolo conta la presenza di un Vescovo e citiamo l’area archeologica della Chiesa dei Santi Apostoli costruita intorno alla seconda metà del IV sec., ove fu sepolto il vescovo Spes, che scrisse il carme in onore di S. Vitale, martire di Terzo la Pieve (a pochi chilometri da Spoleto) ove fu ritrovato il sepolcro del. Santo. Di questo episodio si conserva una lapide , nel Museo Diocesano di Spoleto, in cui vi è il carme.
Tratto da https://it.wikipedia.org/wiki/Spes_di_Spoleto
L'iscrizione per san Vitale menziona anche la vergine Calvenzia (Caluentia), probabilmente figlia di Spes per la quale il vescovo chiede l'intercessione del martire. Calvenzia, fatto voto di castità, condusse vita religiosa e contribuì alla diffusione del movimento eremitico femminile sul Monteluco nel VI secolo

 

 

 

San Nostriano vescovo di Napoli e confessore della fede (verso il 450)
Tratto da http://www.santiebeati.it/dettaglio/40890
È il quindicesimo nella lista episcopale di Giovanni diacono. Si distinse nel difendere il suo gregge dal¬l'insidia dell'eresia serpeggiante alle porte di Na¬poli. Nell'ottobre . del 439, caduta Cartagine in mano ai Vandali di Genserico, una grandissima moltitudine di ecclesiastici — maxima turba clericorum, scrisse lo storico di quelle vicende, Vittore di Vita (Hist. persec. Afric. prov.) — fu costretta a lasciare la terra natale.
Spogliati di tutto, furono posti su imbarcazioni assai precarie, ma alcuni riuscirono a salvarsi mira¬colosamente e ad approdare sulla costa napoletana, accolti con premurosa sollecitudine dal vescovo Nostriano. Tra i profughi furono i ss. vescovi Gaudioso di Abitine e Quodvultdeus di Cartagine. Quest'ultimo, dimorando in Napoli, smascherò la propaganda che del pelagianesimo faceva « non lontano da Napoli » Floro, imbevuto anche di manicheismo. Quasi certamente Floro è lo stesso vescovo pelagiano, condannato nel concilio di Efeso (431) assieme a Celestio, Pelagio e Giuliano d'Eclano e che rivolse premure allo stesso Giuliano perché riprendesse la penna contro s. Agostino per confutare il II libro del De Nuptiis et concupiscentia. Pare che si fosse stabilito a Miseno, giacché predicava e praticava cose illecite attribuendosi il merito e la virtù di Santo Sosso, un martire venerato appunto in quella cittadina flegrea.
Nel del De promissionibus et praedictionibus Dei, che si attribuisce ormai a Quodvultdeus, si narra che il vescovo di Napoli mandò il proprio « germano » — evidentemente magistrato della città — il prete Herio ed altri chierici ad arrestare ed espellere il predicatore eretico.
Nostriano si rese, inoltre, benemerito verso la propria città per un'opera di pubblica utilità: le terme ad uso del clero e dei fedeli, costruite nella regione augustale, nelle immediate adiacenze del Foro, nella via che documenti dei secc. X-XIII chiamano vicus Nostrianus e platea Nostriana, e altri, di epoca posteriore, S. Ianuarii ad diaconiam. In questa chiesa, detta pure di S. Gennaro all'Olmo, i suoi resti furono trasferiti dalla catacomba di S. Gaudioso, ove ebbero sepoltura almeno fino al sec. X.
Nostriano sarebbe morto tra il 452 e il 465, dopo diciassette anni di episcopato: tanti gliene attribuisce la Cronaca dei vescovi. Il 16 ag. 1612, venne in luce, sotto l'altare maggiore della chiesa di S. Gennaro all'Olmo, un'antica urna di marmo, sul cui bordo erano incise le parole: Corpus S. Nostriani Episcopi. Nel luglio, del 1945 l'urna fu trasferita e sistemata nella chiesa dei SS. Filippo e Giacomo. Sconosciuto agli antichi calendari napoletani, Nostriano ebbe culto ufficiale dopo l'invenzione delle reliquie. Il Calendario del card. arcivescovo Decio Carafa, del 1619, ne fissava la festa al 16 ag., ma nel 1633 il nome di Nostriano era già scomparso dal calendario diocesano. La festa fu ripristinata al 14 febb. per la sola diocesi di Napoli, con decreto della S. Congregazione dei Riti del 2 magg. 1878. In quest'ultima data Nostriano figura nel Martirologio Romano, iscrittovi in epoca recente.

 

 


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i santi di oggi 17-02-2020

San Teodoro, la recluta, grande martire; Santa Marianna, sorella di san Filippo; San Teostericto; Il ritrovamento delle reliquie di San Minas ad Alessandria; Santi Marciano e Pulcheria, imperatori; San Aussibio, vescovo; San Teodoro di Bisanzio, neomartire.

i santi di domani 18-02-2020

San Leone I, papa di Roma; Santi Leone e Paregorio di Patara, martiri; San Agapito, vescovo di Sinao; Santi Vittorino, Doroteo, Teodoulos e Agrippa; San Piulios, martire.

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