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'Dei serafini, dei cherubini, e dei troni che formano la prima gerarchia' di San Dionigi l'Aeropagita

 

Vicariato Arcivescovile della Campania- Chiesa dei SS. Pietro e Paolo - Napoli



 

CAPITOLO VII de 'La Gerarchia Celeste'

Dei serafini, dei cherubini, e dei troni che formano la prima gerarchia.

ARGOMENTO. - Si insegna: I. ciò che significano i nomi: Cherubini, Serafini e Troni. - II. qual è la dignità della prima gerarchia, la sua forza contemplativa e la sua perfezione. - III. che gli spiriti inferiori sono iniziati alla scienza divina dai superiori, e gli spiriti del primo ordine da Dio stesso, e che tutti ricevono rispettosamente la luce che è loro accordata. - IV. quale é la funzione di questa prima gerarchia.

I. Accettando questa distribuzione delle sante gerarchie, noi affermiamo che ogni nome dato alle intelligenze celesti é il segno delle proprietà divine che le distinguono. Così, secondo le testimonianze dei dotti ebrei, la parola Serafini significa luce e calore, e la parola Cherubini, pienezza di scienza e sovrabbondanza di saggezza. Conveniva, senza dubbio, che la prima gerarchia celeste fosse formata dai più sublimi spiriti; poiché tale è l'ordine che essi occupano al di sopra di tutti gli altri, poiché la Divinità, per una relazione immediata e diretta, lascia fluire sovr'essi più puramente ed efficacemente gli splendori della sua gloria e le conoscenze dei suoi misteri. Si chiamano dunque fiamme ardenti, troni, fiumi di sapienza, per esprimere con queste denominazioni le loro divine abitudini. In tal modo il nome di Serafini indica manifestamente il loro durevole e perpetuo trasporto per le cose divine, l'ardore, l’intensità, la impetuosità santa del loro generoso ed invisibile slancio, e quella potente forza con la quale sollevano, trasfigurano e trasformano a loro immagine le nature subalterne, vivificandole, arroventandole coi fuochi dai quali essi stessi sono divorati; quel calore purificante che consuma ogni sozzura e, infine, quella attiva, perenne ed inesauribile proprietà di ricevere e di comunicare la luce e di dissipare ed abolire ogni oscurità, ogni tenebra.
Il nome di Cherubini, mostra che questi sono chiamati a conoscere ed ammirare Dio, a contemplare la luce nel suo splendore originale e la bontà increata nei suoi più splendidi irraggiamenti; che, partecipando della sapienza, si foggiano a sua somiglianza, e spandono, senza invidia, sulle essenze inferiori, 1' onda dei doni meravigliosi che hanno ricevuto. Il nome di nobili ed augusti Troni significa che sono completamente liberati dalle umilianti passioni della terra; che aspirano nel loro sforzo sublime e costante a lasciare lontano, al di sotto di loro, tutto ciò che é vile e basso; che sono uniti all'Altissimo con tutte le loro forze e con una ammirabile tenacia; che ricevono con anima pura e impassibile le dolci visite della Divinità; e che portano, in certo modo, Dio in se stessi, e si inchinano con un fremito rispettoso davanti ai suoi santi voleri. 

ll. Tale, secondo noi, é il senso dei diversi nomi che hanno questi spiriti. Ora ci resta a spiegare la gerarchia che formano. Credo di avere già notato sufficientemente che tutta la gerarchia ha per fine invariabile una certa imitazione e rassomiglianza della Divinità, e che ogni attività che essa impone tende al doppio fine di ricevere e di conferire una purità immacolata, una divina luce ed una perfetta conoscenza dei santi misteri. lo vorrei ora insegnare convenientemente come la Scrittura intende l'ordine sublime delle intelligenze più elevate. Sappiamo, prima di tutto, che questa prima gerarchia é ugualmente propria a tutte le nature superiori, le quali, venendo immediatamente dopo il loro sovrano autore, e poste, per così dire, vicino all' infinito, sorpassano ogni potenza creata visibile od invisibile. Esse sono dunque eminentissimamente pure, non solo perché nessuna macchia o sozzura le contamina e perché non subiscono la legge delle nostre immaginazioni materiali, ma sopratutto perché, inaccessibili ad ogni principio di degradazione e dotate di una santità trascendente, si elevano con ciò al disopra degli altri spiriti, per divini che siano; ed anche perché trovano in un generoso amore di Dio, la forza di mantenersi liberamente e invariabilmente nel loro proprio ordine, e nessuna alterazione può loro sopraggiungere, poiché le obbliga santamente alle funzioni meravigliose che loro furono assegnate, la rigidezza di una invincibile volontà. 
Esse sono ugualmente contemplative; e con ciò non intendo dire che percepiscano le cose intellettuali per mezzo di simboli sensibili, né che la vista di varie e pie immagini le elevi a Dio; ma intendo dire che sono inondate di una luce che sorpassa ogni conoscenza spirituale, ed ammesse, per quanto lo concede la loro natura, alla visione di quella bellezza che risplende nelle tre adorabili Persone; intendo che gioiscono dell'umanità del Salvatore in ben altro modo che sotto il velo di qualche figura che ne adombri le auguste perfezioni; perché, penetrando esse in lui liberamente, ricevono e conoscono direttamente i suoi santi splendori. Io comprendo infine che é dato loro di imitare Gesù Cristo in più nobile modo, e che partecipano, secondo la loro capacità, all'immediata irradiazione della sua virtù divina ed umana. Esse sono anche perfette, non perché sappiano spiegare i misteri nascosti sotto la varietà dei simboli, ma perché nella loro alta ed intima unione con la Divinità, acquistano a contatto con le opere divine, quella scienza ineffabile che possiedono gli angeli; perché non già per mezzo di qualche altra santa natura, ma immediatamente da Dio ricevono la loro iniziazione. Esse si elevano dunque fino a lui senza intermediario, per loro propria virtù, e per il grado superiore che occupano; e per questo ancora dimorano in una immutabile santità e sono chiamate alla contemplazione dalla bontà puramente intelligibile. Costituite così in modo meraviglioso dall'autore di tutte le gerarchie, ch'esse circondano nel primo ordine, imparano da Dio stesso le alte e sovrane ragioni delle opere divine. 

III. Ora, i teologi insegnano chiaramente che, per una ammirabile disposizione, gli ordini inferiori delle pure intelligenze sono istruiti intorno alle cose divine dagli ordini superiori, mentre gli spiriti del primo ordine ricevono direttamente da Dio stesso la comunicazione della scienza. Infatti le Sacre Scritture ora ci mostrano che qualcuna di quelle sante nature impara dalle nature più auguste che il Signore delle virtù celesti e il Re della gloria si innalza in forma umana nei cieli, (Salmo X) ora che qualche altra interroga Gesù Cristo in persona, e desidera conoscere l'opera sacra della nostra redenzione, e raccoglie le istruzioni dalla sua propria bocca, ed è informata da lui stesso intorno ai miracoli operati dalla sua bontà in pro degli uomini, «Sono io, egli dice, che parlo giustizia e sono io il protettore che do salute» (Isaia LXIII, 1) . Qui ammiro come le essenze poste dalla loro sublimità al disopra di tutte le altre, provino, come le loro subalterne, qualche timidezza di desiderio circa le comunicazioni divine; poiché esse non cominciano col dire al Signore : « Perché la tua veste è rossa?» (Isaia I e XI) ma si interrogano prima fra loro, manifestando con ciò il loro intendimento, il loro desiderio di conoscere l'augusto prodigio, non già prevenendo la rivelazione progressiva delle luci celesti.
Così la prima gerarchia degli spiriti beati è retta dallo stesso sovrano iniziatore; e poiché essa dirige immediatamente verso di lui il suo conato, raccogliendo, nella misura delle sue forze, la purità senza macchia che produce la viva luce d'onde nasce la perfetta santità, si purifica, s' illumina e si perfeziona, e diventa pura di tutto ciò che é infimo, luminosa dei primi raggi della luce, ricca e adorna di una scienza sublime, attinta alla stessa sorgente. Inoltre io potrei dire, in una parola, che questa derivazione della scienza divina è nello stesso tempo purificazione, illuminazione e perfezione ; poiché purifica veramente da ogni ignoranza, comunicando ad ogni intelligenza, secondo la propria dignità, la conoscenza dei misteri ineffabili; rischiara inoltre e, per la purità che largisce, permette agli spiriti di contemplare nell'immensa irradiazione di quella luce sovreminente le cose che non avevano ancora vedute ; e, infine le perfeziona, confermandole nella chiara intuizione dei più magnifici splendori. 

IV. Tale è, per quanto mi è dato sapere, la prima gerarchia dei cieli. Ordinata a guisa di un cerchio intorno alla Divinità, la circonda immediatamente, e tra le gioie di una perenne conoscenza, esulta nella meravigliosa fissità di quell'entusiasmo che trasporta gli angeli.
Essa gioisce delle sue molte, chiare e pure visioni; essa brilla sotto il dolce riflesso dello splendore infinito ; essa è nutrita di un alimento divino, insieme abbondante (perché nella sua prima distribuzione) e realmente uno e perfettamente identico, a causa della semplicità dell'augusta sostanza. Per di più essa ha l'onore di essere associata a Dio e di cooperare alle sue opere, ridisegnando, nella misura del suo potere, le perfezioni e le azioni divine. Essa conosce sovreminentemente alcuni ineffabili misteri e, secondo la sua capacità, entra a parte della scienza dell'Altissimo. Infatti la teologia ha insegnato all'umanità gli inni che cantano questi sublimi spiriti ed il luogo donde emana l'eccellenza della luce che li inonda: poiché, per parlare il linguaggio terrestre, qualcuno di loro ripete col fragore delle grandi acque: «Benedetta sia la gloria di Dio dal santo luogo ov'ei risiede! » ( Ezechiele III, 12), ed altri fanno risuonare questo maestoso e celebre cantico : « Santo, santo, santo è il Signore degli eserciti; tutta la terra é piena della sua gloria ! » (Isaia VI, 3).
Ma noi abbiamo spiegato, a nostro modo, questi sacri canti dei cieli, nel trattato degli inni divini, in cui ci sembra di aver chiarita sufficientemente questa materia (si riferisce all'altro trattato “Della gerarchia ecclesiastica”, dove tratta delle cerimonie del culto). Qui ci contentiamo di ricordare che la prima gerarchia, iniziata dalla infinita carità alla conoscenza dei divini misteri, li trasmette beneficamente alle gerarchie inferiori. Per dir tutto in una parola, essa insegna loro che la maestà terribile, degna di ogni lode e al disopra di ogni benedizione, deve essere conosciuta e glorificata quanto é possibile dalle intelligenze alle quali il Signore si comunica, perché, secondo la testimonianza della Scrittura, esse sono per la loro sublimità divina, come augusti e santi luoghi ove la divinità riposa. Essa insegna loro che l'unità semplicissima, sussistendo in tre persone, abbraccia nella cura della sua provvidenza la intera creazione, dalle più nobili essenze dei cieli alle più vili sostanze della terra; perché é l'eterno principio e la causa di tutte le creature, e tutte le stringe in un vincolo meraviglioso, ineffabile.

 


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