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29.02: Memoria di San Giovanni Cassiano (II)

 [negli anni non bisestili la sua memoria si celebra nel giorno del 28 Febbraio]

Vicariato Arcivescovile della Campania- Chiesa dei SS. Pietro e Paolo - Napoli




 

Giovanni Cassiano nacque attorno al 360 da genitori nobili, che gli garantirono in gioventù un'ottima formazione. Il luogo di nascita non è certo, forse in Dobrugia, regione della Romania, ma è possibile che fosse originario della Russia, della Siria o della Provenza. Dopo aver lasciato la sua patria andò in Terra Santa, dove divenne monaco, ma in seguito scelse di abbracciare la vita eremitica, attirato dai racconti sulla vita spirituale dei grandi Padri del deserto, e per questo si recò nel deserto di Scete, in Egitto. Ad un certo punto lasciò il suo ritiro e andò a visitare tutti i monasteri d'Egitto e della Tebaide, e di questi esaminò con esattezza le regole e lo stile di vita.
Intorno al 402 si recò a Costantinopoli dove divenne discepolo di san Giovanni Crisostomo e che in seguito lo ordinò diacono. Nel 405 si recò a Roma per chiedere l'aiuto di Papa Innocenzo in favore di san Giovanni Crisostomo, che nel frattempo era stato deposto e mandato in esilio. A Roma fu probabilmente ordinato sacerdote. Nel 415 si stabilì a Marsiglia, in Francia, dove ritornò a condurre vita monacale e dove istituì due monasteri, il noto monastero maschile di San Vittore a Marsiglia, che fu distrutto durante la Rivoluzione francese, e un altro femminile. Morì in pace intorno al 435, lasciando, tra gli altri, due importanti trattati sul monachesimo occidentale, “Le istituzioni cenobitiche” e “Conferenze dei Padri”, nei quali si privilegia la vita comunitaria rispetto a quella eremitica.

Quanto segue è tradotto dal sito www.goarch.org:
L'ultimo dei suoi scritti fu ‘Sull'incarnazione del Signore, Contro Nestorio’, scritto nel 430 su richiesta di Leone, l'arcidiacono di papa Celestino. In questo lavoro fu il primo a mostrare la somiglianza spirituale tra l’eresia di Pelagio, che insegnava che Cristo era un semplice uomo che senza l'aiuto di Dio aveva evitato il peccato, cosa che affermava la possibilità per l'uomo di sconfiggere il peccato con i propri sforzi; e il nestorianesimo, che insegnava che Cristo era un semplice uomo usato come strumento dal Figlio di Dio, ma non era Dio diventato uomo. Infatti, quando Nestorio divenne patriarca di Costantinopoli nel 428, si diede a perseguitare tutti gli eretici, con l'eccezione solo dei pelagiani, che ricevette in comunione e per i quali intercedette presso l'imperatore e presso papa Celestino.
L'errore contrario al pelagianismo ma ugualmente rovinoso era conseguenza dell'insegnamento di Agostino, il quale sosteneva che, dopo la caduta, l'uomo si trova in uno stato di corruzione tale da non potere fare nulla per la propria salvezza, e che Dio semplicemente ha predestinato alcuni uomini alla salvezza e altri alla dannazione. San Giovanni Cassiano ha confutato questa blasfemia nella tredicesima delle sue Conferenze dove eloquentemente espone, a lungo e con molte citazioni delle Sacre Scritture, l'insegnamento ortodosso dell'equilibrio tra la grazia di Dio da una parte e gli sforzi dell'uomo sforzi dall'altra, necessari per la nostra salvezza. San Benedetto da Norcia, nel capitolo 73 della sua Regola, colloca le Istituzioni e le Conferenze di San Cassiano tra gli scritti dei padri del monachesimo, e dispone la loro lettura nei suoi monasteri. La Regola di San Benedetto deve molto alle Istituzioni di San Giovanni Cassiano. San Giovanni Climaco lo elogia molto anche nel gradino 4 della Scala della Divina Ascesa, a proposito dell’Obbedienza.

 


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