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GRANDE CANONE di sant'Andrea di Creta

 Questo poema di sant’Andrea di Creta, diviso in quarto parti, si recita da lunedì puro a giovedì puro (I settimana) insieme alla grande compieta.

traduzione a cura dell'Archimandrita Antonio Scordino




 

 

Ode I

Aiuto e scudo egli è stato per me a salvezza; è il mio Dio, lo voglio glorificare; è il Dio di mio padre, lo voglio esaltare: perché si è reso grandemente glorioso.

Da dove cominciare il lamento sulle azioni della mia miserabile vita? Che offrirò come primizia, o Cristo, a questo canto lamentoso? Tu dunque nella tua pietà, donami la remissione delle colpe.

Vieni, misera anima, insieme alla tua carne loda il creatore di tutto; lascia ormai la stoltezza di un tempo, e offri a Dio lacrime di pentimento.

Avendo emulato nella trasgressione Adamo, il primo uomo creato, mi sono riconosciuto spogliato di Dio, del regno e del gaudio eterno, a causa del mio peccato.

Ahimè, anima infelice! Perché ti sei fatta simile alla prima Eva? Malamente hai guardato e amaramente sei stata ferita; hai toccato l’albero e hai gustato sconsideratamente il cibo dell’inganno.

In luogo dell’Eva sensibile, è venuta a me l’Eva spirituale: il pensiero passionale nella carne, che mostra le voluttà e sempre si nutre dell’amaro boccone.

Giustamente è stato cacciato Adamo dall’Eden: perché non ha osservato, o Salvatore, l’unico comando che avevi dato; ma cosa dovrei soffrire io, che sempre disubbidisco alle tue parole vivificanti?

Cadendo con l’intenzione nella stessa sete di sangue di Caino, sono divenuto assassino della mia povera anima, dando vitalità alla carne e combattendo contro di lei con le mie cattive azioni.

O Gesù, io non mi sono conformato alla giustizia di Abele; non ti ho offerto doni accetti, né azioni divinamente ispirate, né un sacrificio puro né una vita irreprensibile.

Come Caino così anche noi, anima infelice, abbiamo offerto al creatore di tutte le cose: azioni sordide, un sacrificio riprovevole e una vita oziosa; e siamo stati perciò condannati.

Tu, o vasaio, plasmando il fango e dandogli vita, hai posto in me carne e ossa, respiro e vita: tu dunque, o mio artefice, mio redentore e giudice, accoglimi penitente.

Dichiaro davanti a te, o Salvatore, i peccati che ho commesso e le piaghe dell’anima e del corpo che mi hanno inflitto, come ladroni, i pensieri omicidi che mi porto dentro.

Anche se ho peccato, o salvatore, so che tu sei amico degli uomini: colpisci con compassione, e con ardore ti muovi a pietà; tu vedi il figlio dissoluto in lacrime, e come padre accorri per richiamarlo a te.

Dalla giovinezza, o Salvatore, ho rifiutato i tuoi comandamenti; ho trascorso tutta la vita nelle passioni, nella negligenza, nell’indolenza. Perciò a te grido, salvatore: Benché in estremo, salvami.

Io giaccio alle tue porte, o salvatore, solo ora nella vecchiaia: ma tu non respingermi a vuoto nell’ade; prima della fine, nel tuo amore per gli uomini, dammi la remissione delle colpe.

Consumata la ricchezza dell’anima con le dissolutezze, sono privo di pie virtù, e affamato grido: Padre di pietà, vienimi incontro tu con la tua compassione.

Sono io colui che era incappato nei ladroni, che sono i miei pensieri, e sono stato da loro ferito in ogni parte: mi hanno riempito di piaghe; vieni dunque tu stesso a curarmi, Cristo salvatore.

Un sacerdote vide e passò oltre, né si curò di me il levìta vedendomi nudo, tra i dolori; tu dunque, o Gesù sorto da Maria, vieni e abbi pietà di me.

Agnello di Dio che togli i peccati di tutti, togli da me il pesante giogo: il giogo del peccato, e nella tua amorosa pietà, dammi la remissione delle colpe.

Mi getto ai tuoi piedi, o Gesù: Contro di te ho peccato, perdonami, togli da me il pesante giogo, il giogo del peccato, e come Dio pietoso, accoglimi penitente.

Non entrare in giudizio con me, mettendomi innanzi ciò che avrei dovuto fare, chiedendomi conto delle parole e rimproverandomi per i miei impulsi; ma nella tua pietà, senza far conto del male commesso, salvami, onnipotente.

E’ il tempo della penitenza; mi accosto a te, mio creatore, togli da me il pesante giogo, il giogo del peccato; dammi, nella tua amorosa pietà, la remissione delle colpe.

Non avere orrore di me, o Salvatore, non respingermi dal tuo volto, togli da me il pesante giogo, il giogo del peccato, e dammi, nella tua amorosa pietà, la remissione delle colpe.

Salvatore, le mie colpe volontarie e involontarie, quelle manifeste e quelle nascoste, conosciute e sconosciute: tutto perdona, tu che sei Dio; sii a me propizio e salvami.

Gloria al Padre…

Soprasostanziale Trinità adorata nell’Unità, togli da me il pesante giogo, il giogo del peccato, e nel tuo compassionevole amore, dammi lacrime di compunzione.

E ora e sempre…

Madre di Dio, speranza e difesa di quanti ti cantano, togli da me il pesante giogo, il giogo del peccato, e quale regina pura, accoglimi penitente.

Ode II

Fa’ attenzione, cielo, e parlerò, e celebrerò il Cristo venuto dalla Vergine nella carne.

Fa’ attenzione, cielo, e parlerò; o terra, presta orecchio alla voce penitente che si rivolge a Dio e lo celebra. Volgiti a me, o Dio, nella tua pietà, col tuo sguardo propizio, e accogli la mia fervida confessione.

Più di tutti gli uomini ho peccato, io solo contro di te ho peccato; ma tu che sei Dio, o Salvatore, abbi pietà della creatura da te plasmata.

Avendo dato forma alla deformità delle passioni, con gli impulsi voluttuosi ho guastato la bellezza dell’intelletto.

Compassionevole Signore, la tempesta del male mi avvolge ma tu, come a Pietro, stendi anche a me la mano.

Ho macchiato la tunica della mia carne, e ho deturpato, salvatore, la mia natura fatta a immagine e somiglianza di Dio.

Ho oscurato la bellezza dell’anima con le voluttà passionali, e ho ridotto totalmente in polvere il mio intelletto.

Ho lacerato la mia prima veste: quella che in principio ha tessuta per me il creatore, e per questo giaccio nudo.

Ho indossato una tunica lacerata: quella che mi ha tessuto il serpente, col suo consiglio, e sono pieno di vergogna.

Anche io ti presento, o pietoso, le lacrime della meretrice: sii a me propizio, o Salvatore, nella tua amorosa compassione.

Ho volto lo sguardo alla bellezza dell’albero, e il mio intelletto è restato sedotto: e ora giaccio nudo, pieno di vergogna.

Sul mio dorso fabbricavano tutti gli autori del male, prolungando contro di me la loro iniquità.

Ho perduto la bellezza primigenia e il mio decoro: e ora giaccio nudo, pieno di vergogna.

Anche per me il peccato ha cucito le tuniche di pelle, dopo avermi spogliato della tunica tessuta da Dio.

Come foglie di fico ho indosso l’abito della vergogna, ad accusa delle mie volontarie passioni.

Ho rivestito una tunica macchiata e turpemente insanguinata dal flusso di una vita passionale e voluttuosa.

Mi sono sottomesso al grave peso delle passioni e alla corruzione della materia: per questo mi opprime ora il nemico.

Ho preferito alla povertà, o Salvatore, una vita avida di guadagno e attaccata alle cose materiali, e ora porto il pesante giogo.

Ho adornato la mia statua di carne col manto variegato di turpi pensieri, e vengo condannato.

Mi sono dato attenta cura solo dell’esterno decoro, trascurando la mia dimora interiore fatta a divina somiglianza.

Ho imbrattato, o Salvatore, con le mie passioni la primitiva bellezza della mia immagine: ma tu, come la dracma un tempo, cercami e ritrovami.

Come la meretrice a te grido: Ho peccato! Io solo contro di te ho peccato: anche le mie lacrime accogli, o Salvatore, come unguento.

Come il pubblicano a te grido: Sii a me propizio, o Salvatore, sii a me propizio! Perché nessuno dei figli di Adamo quanto me ha peccato.

Come Davide sono caduto nella dissolutezza e mi sono coperto di fango: ma tu, o Salvatore, lava anche me con le lacrime.

Non ho né lacrime, né pentimento, né compunzione: tu stesso, o Salvatore, come Dio, donami tutto.

Signore, Signore, non chiudermi in quel giorno la tua porta: ma aprila a colui che, pentito, a te si volge.

Ascolta i gemiti della mia anima, accetta, o Salvatore, le stille che cadono dai miei occhi, e salvami.

O amico degli uomini, tu che vuoi che tutti siano salvati, tu stesso richiamami a te, e accoglimi penitente, tu che sei buono.

Glorifichiamo insieme al Figlio il Padre, e lo Spirito santo, pari a loro in potenza.

Immacolata Madre di Dio vergine, sola degna d’ogni canto, prega ardentemente per la nostra salvezza.

Badate, badate che io sono Dio! Io un tempo ho fatto piovere la manna; io ho fatto scaturire acqua dalla roccia, per il mio popolo nel deserto, con la sola mia destra e con la mia forza.

Badate, badate che io sono Dio! Porgi orecchio, anima mia, al Signore che grida; distàccati dal peccato di un tempo, e temi il Signore come punitore, giudice e Dio.

A chi paragonarti, anima piena di peccati? Purtroppo, al Caino di un tempo e a Làmech, perché tu hai lapidato il corpo con le cattive azioni, e hai ucciso l’intelletto con gli impulsi sconvenienti.

Trascurando, o anima, tutti coloro che hanno vissuto prima della Legge, non ti sei fatta simile a Set, né hai imitato Enos, né Enoch nel suo transito a Dio, e neppure Noè, ma sei diventata povera della vita propria dei giusti.

Da sola, anima mia, hai aperto le cateratte dell’ira del tuo Dio, e hai inondato, come avvenne un tempo per la terra, tutta la carne, le azioni e la vita, e sei rimasta fuori dell’arca della salvezza.

Lamech con lugubre canto gridava: Ho ucciso un uomo per una mia ammaccatura e un giovane per una ferita. E tu, anima mia, non tremi, tu che ti sei resa sordida nella carne e hai imbrattato l’intelletto?

Avresti usato le tue arti, o anima, per costruire una torre e erigere una fortezza per le tue concupiscenze, se il Creatore non avesse confuso i tuoi piani e buttato a terra le tue macchinazioni.

Oh, sì! Ho emulato Lamech, l’omicida di un tempo, uccidendo l’anima come un uomo, l’intelletto, come un giovane, e, al pari dell’assassino Caino, uccidendo come mio fratello il corpo, con gli istinti voluttuosi.

Il Signore fece piovere un tempo fuoco da parte del Signore, per distruggere l’iniquità lussuriosa di Sòdoma; ma tu hai acceso il fuoco della geenna nel quale, o anima, dovrai crudelmente bruciare.

Sono ferito, colpito: ecco le frecce del nemico che mi costellano di cicatrici l’anima e il corpo; ecco le ferite, le piaghe, le bruciature che denunciano i colpi delle mie passioni volontarie.

Sappiate e badate che io sono Dio, colui che scruta i cuori e riprende i pensieri, colui che pone sotto accusa le azioni e brucia i peccati, colui che fa giustizia all’orfano, all’umile e al povero.

Trinità senza principio e increata, Unità indivisa: accoglimi penitente, salva colui che ha peccato. Sono tua creatura, non disprezzarmi, ma risparmiami e salvami dal fuoco della condanna.

Pura regina, genitrice di Dio, speranza di quanti a te si rivolgono, porto di chi è sbattuto dalla tempesta, con le tue suppliche rendi propizio anche a me il misericordioso, il creatore e Figlio tuo.

Ode III

Rafforza, o Dio, la tua Chiesa, sull’inamovibile roccia dei tuoi comandamenti.

Fuoco da parte del Signore, o anima, fece un tempo piovere il Signore sulla terra di Sòdoma, e la bruciò tutta.

Sàlvati, o anima, sul monte, come fece Lot, e mettiti in salvo a Segor.

Fuggi l’incendio, o anima, fuggi il rogo di Sòdoma, fuggi la distruzione provocata dal fuoco di Dio.

Io solo contro di te ho peccato, più di tutti ho peccato: Cristo salvatore, non disdegnarmi.

Tu sei il buon pastore, vieni a cercare me, tuo agnello, e non disprezzarmi nel mio sviamento.

Tu sei il dolce Gesù, tu sei il mio creatore: in te, o Salvatore, sarò giustificato.

A te lo confesso, o Salvatore: Ho smisuratamente peccato contro di te; ma tu perdona, dammi la remissione, nella tua amorosa compassione.

Santa Trinità, Dio, abbi pietà di noi. O Trina Unità, o Dio, salvaci dall’errore, dalle tentazioni e dalle sventure.

Santissima Madre di Dio, salvaci. Gioisci, o grembo che hai accolto Dio; gioisci, trono del Signore; gioisci, madre della nostra Vita.

Conferma, Signore, sulla roccia dei tuoi comandamenti il mio cuore scosso, perché tu solo sei santo e Signore.

Ho te, distruttore della morte, quale fonte di vita, e a te grido dal fondo del cuore, prima della fine: Ho peccato, sii a me propizio e salvami.

Ho peccato, Signore, ho peccato contro di te, perdonami: non c’è peccatore tra gli uomini che con le mie colpe io non abbia superato.

Ho imitato, o Salvatore, quanti con l’impudicizia hanno peccato al tempo di Noè, meritando in sorte la loro stessa condanna nel diluvio delle acque.

Imitando, o anima, Cam il parricida, non hai coperto la vergogna del prossimo, camminando verso di lui a ritroso.

Fuggi, anima mia, come Lot l’incendio del peccato; fuggi Sòdoma e Gomorra; fuggi la fiamma di ogni appetito sconveniente.

Abbi pietà, Signore, a te grido, abbi pietà di me, quando verrai con i tuoi angeli a rendere a ciascuno secondo quanto meritano le sue azioni.

Tu non hai avuto in sorte, misera anima, la benedizione di Sem, e neppure hai avuto un ampio possesso, come Iàfet, nella terra della remissione.

Sei uscita da Carran, dalla terra del peccato, o anima: vieni dunque nella terra ereditata da Abramo, la terra da cui scorre l’eterna incorruttibilità.

Hai sentito, o anima, come Abramo un tempo abbia abbandonato la terra paterna e si sia fatto errante: imita la sua intenzione.

Alla quercia di Mamvrì il patriarca diede ospitalità agli angeli, ed ebbe in sorte nella vecchiaia l’ambita promessa.

Infelice anima mia, tu sai che Isacco è stato misticamente offerto in olocausto al Signore come nuovo sacrificio: imita dunque la sua intenzione.

Sii cauta, anima mia: hai udito che Ismaele è stato cacciato come figlio della schiava; bada che non ti accada lo stesso, per la tua vita scostumata.

All’Agar di un tempo, o anima, all’egiziana ti sei resa simile, perché la tua volontà è schiava e partorisci un nuovo Ismaele: la presunzione.

Tu sai, anima mia, della scala mostrata a Giacobbe, la scala che dalla terra saliva al cielo: perché tu non hai preso la pietà come appoggio sicuro?

Imita il re sacerdote di Dio, separato da tutti, immagine della vita di Cristo nel mondo tra gli uomini.

Guarda di non diventare colonna di sale, o anima, volgendoti indietro; l’esempio dei sodomiti ti intimorisca: mettiti in salvo in alto, a Segor.

Non respingere, o sovrano, la supplica di quanti ti celebrano, ma abbi pietà, o amico degli uomini, e concedi il perdono a quanti lo chiedono con fede.

Unità semplice, increata, natura senza principio, celebrata nella Trinità delle Persone: salva quanti con fede adoriamo il tuo potere.

Genitrice di Dio, ignara d’uomo tu hai generato nel tempo il Figlio che è dal Padre senza tempo: straordinario prodigio! Rimasta vergine, tu allatti.

Conferma, Signore, sulla roccia dei tuoi comandamenti il mio cuore scosso, perché tu solo sei santo e Signore.

Poema di Giuseppe di Siracusa

Astri di divino splendore, testimoni oculari del salvatore, illuminate noi che siamo nelle tenebre della vita, affinché camminiamo come in pieno giorno con decoro, cacciando le passioni notturne col chiarore della continenza, e contempliamo con gioia la fulgida passione di Cristo.

Poema di Teodoro il Siciliano

O dodici apostoli da Dio eletti, presentate ora una supplica a Cristo perché tutti portiamo a compimento la corsa del digiuno, pregando con compunzione, operando di buon animo le virtù, per poter giungere in questo modo a vedere la gloriosa risurrezione del Cristo Dio, offrendo lode e gloria.

Insieme agli apostoli, o Madre di Dio, prega l’incomprensibile Figlio e Logos di Dio, da te inesprimibilmente partorito oltre ogni comprensione, perché conceda al mondo pace genuina, perché ci doni prima della fine il perdono delle colpe, e faccia degni i tuoi servi del regno dei cieli, per sua somma bontà.

Ode IV

Ha udito il profeta della tua venuta, o Signore, e ha avuto timore; ha udito che nascerai dalla Vergine e ti mostrerai agli uomini; e diceva: Ho udito il tuo annunzio e ho avuto timore; gloria alla tua potenza.

Non disprezzare le tue opere, non trascurare la creatura da te plasmata, o giudice giusto; anche se io solo ho peccato, come uomo, più di ogni altro uomo, o amico degli uomini, tu però, come signore di tutti, hai il potere di rimettere i peccati.

E’ prossima la fine, o anima; è prossima e tu non te ne curi né ti prepari: il tempo incalza, riàlzati; vicino, alle porte è il giudice. Come sogno, come fiore, corre il tempo della vita: perché ci agitiamo invano?

Ritorna alla sobrietà, anima mia: considera le azioni che hai fatto, portale davanti ai tuoi occhi, e fa’ scorrere gocce di lacrime. Con fiducia di’ le tue azioni e i tuoi pensieri a Cristo, e sii così giustificata.

Non c’è nella vita peccato, azione o vizio in cui io, o Salvatore, non mi sia reso colpevole: in pensieri, parole e intenzioni, nelle disposizioni, con la volontà e nelle azioni ho peccato come nessun altro.

Per questo, me infelice, sono giudicato, sono condannato dalla mia propria coscienza, della quale nulla al mondo è più duro: o mio giudice e redentore, tu che mi conosci, risparmia, libera e salva questo miserabile.

La scala che vide un tempo quel grande tra i patriarchi, è immagine, anima mia, della salita con la pratica virtuosa, e dell’ascesa nella conoscenza: se vuoi dunque vivere con pratica, conoscenza e contemplazione, rinnova te stessa.

Il patriarca ha sopportato con la sua fortezza la calura del giorno e sostenuto il freddo della notte, risarcendo ogni giorno i furti, pascolando, lottando, servendo, per ottenere le due mogli.

Per ‘due mogli’ intendi la pratica e la conoscenza nella contemplazione: Lia rappresenta la pratica, perché feconda di figli; Rachele, la conoscenza, perché si ottiene con molta fatica; ma senza fatica, o anima, non si riesce nella pratica, non si riesce nella contemplazione.

Veglia, anima mia, sii valorosa come quel grande tra i patriarchi, per conquistare la pratica insieme alla conoscenza, per divenire un intelletto che vede Dio, per giungere nella contemplazione alla tenebra inaccessibile, e diventare così un mercante in grande.

Il grande tra i patriarchi che ha avuto quali figli i dodici patriarchi, ha misticamente fissato per te la scala dell’ascesa nella via pratica, anima mia, ponendo con tutta sapienza i figli come scala, e i gradini come ascensioni.

Emulando, anima, il detestabile Esaù, hai consegnato all’ingannatore i diritti di primogenitura della primigenia bellezza, sei decaduta dalla benedizione paterna, e due volte sei stata ingannata, o infelice: nella pratica e nella conoscenza. Pèntiti dunque!

Esaù fu chiamato Edom per l’eccesso del suo commercio con donne: sempre ardente di intemperanza, infatti, e imbrattato dai piaceri, fu chiamato Edom che significa: febbre di un’anima che ama il peccato.

Hai udito di Giobbe che sul letame ha trovato giustificazione, o anima mia, e non hai emulato la sua fortezza, non hai avuto fermo proposito in tutto ciò che hai conosciuto, che sai e con cui sei stata provata, ma ti sei mostrata incostante.

Colui che prima era in trono, ora è nudo sul letame, coperto di piaghe; colui che era ricco di figli e illustre, all’improvviso è privo di figli e senza stabile dimora: considera palazzo infatti il letame e perle le piaghe.

Ho imbrattato il mio corpo, ho macchiato lo spirito, sono tutto pieno di piaghe; ma tu, o Cristo, come medico, curami spirito e corpo con la penitenza, bagnami, purificami, lavami: rendimi, o salvatore, più puro della neve.

Crocifisso per tutti, hai offerto il tuo corpo e il tuo sangue, o Logos: il corpo per riplasmarmi, il sangue per lavarmi; e hai emesso lo spirito, per portarmi, o Cristo, al tuo Genitore.

Hai operato la salvezza in mezzo alla terra, o pietoso, per salvarci; per tuo volere sei stato inchiodato sull’albero della croce e l’Eden che era stato chiuso, si è aperto: ciò che sta in alto, ciò che è in basso, il creato, le genti tutte, da te salvati ti adorano.

Sia mio fonte battesimale il sangue del tuo costato, e bevanda l’acqua di remissione che ne è zampillata, perché da entrambi io sia purificato, e venga unto, bevendo come crisma e bevanda, le tue vivificanti parole, o Logos.

Quale calice, la Chiesa ha avuto il tuo costato vivificante: da esso è scaturita per noi la duplice fonte della remissione e della conoscenza, quale figura dell’antico patto, del nuovo e dei due insieme, o nostro Salvatore.

Sono privato del talamo, privato delle nozze e della cena: la mia lampada si è spenta, ormai senza olio; la sala delle nozze è stata chiusa per me che dormivo; la cena è stata consumata, ed io con le mani e i piedi legati sono stato gettato fuori.

Breve è il tempo della mia vita, pieno di pene e di male; accoglimi dunque nel pentimento e richiamami nel riconoscimento della colpa: che io non venga preso e divorato dallo straniero. O Salvatore, abbi tu pietà di me.

Rivestendo la dignità regale del diadema e della porpora, uomo dovizioso e giusto, al colmo di ricchezza di bestiame, improvvisamente impoverito, viene spogliato della ricchezza, della gloria e del regno.

Se costui era giusto e irreprensibile più di chiunque, eppure non sfuggì alle insidie e ai trabocchetti dell’ingannatore; tu, povera anima, che ami il peccato, che farai se ti si facesse piombare addosso qualcosa che non ti aspetti?

lo sono dunque un millantatore, audace di cuore a sproposito e stoltamente: non condannarmi insieme al fariseo, ma donami piuttosto l’umiltà del pubblicano, o solo giusto giudice pietoso, e mettimi insieme con lui.

Ho peccato oltraggiando il vaso della mia carne, lo so, o pietoso: ma tu accoglimi nel pentimento e richiamami a te nel riconoscimento della colpa: che io non venga preso e divorato dallo straniero. Salvatore, abbi tu pietà di me.

Sono diventato l’ombra di me stesso, rovinando la mia anima con le passioni, o pietoso: ma tu accoglimi nel pentimento e richiamami a te nel riconoscimento della colpa: che io non venga preso e divorato dallo straniero. Salvatore, abbi tu pietà di me.

Non ho ascoltato la tua voce, ho trascurato la tua parola scritta, o Legislatore: ma tu accoglimi nel pentimento e richiamami a te nel riconoscimento della colpa; che io non venga preso e divorato dallo straniero. Salvatore, abbi tu pietà di me.

Indivisa quanto all’essenza, non confusa nelle persone: tale ti confesso, unica e trina Divinità, come partecipe di unico regno e unico trono; e per te faccio risuonare il grande canto che triplice echeggia nel più alto dei cieli.

Partorisci e sei vergine, e in entrambi i modi rimani per natura vergine; colui che è partorito rinnova le leggi della natura, e il grembo lo porta senza unione nuziale; dove Dio vuole, l’ordine della natura è vinto, perché egli fa secondo il suo consiglio.

Ode V

Quando ai primi albori a te mi volgo, o amico degli uomini, illuminami, ti prego, e guida anche me nei tuoi precetti: insegnami, o Salvatore, a fare la tua volontà.

Nella notte ho trascorso sempre la mia vita: è stata infatti per me tenebra pesante e tetra la notte del peccato: rendimi dunque, o Salvatore, figlio del giorno.

Imitando Ruben, malauguratamente per me, ho agito contro il Dio altissimo con volontà empia e iniqua, contaminando il mio letto, come quello il letto del padre.

A te lo confesso, Cristo Re: Ho peccato, ho peccato, come un tempo i fratelli di Giuseppe che vendettero il frutto della castità e della temperanza.

Dai suoi congiunti è stata consegnata l’anima giusta; è stato venduto in schiavitù il mite, a immagine del Signore: ma tu, o anima, sei stata interamente venduta ai tuoi vizi.

Anima infelice e riprovevole, imita Giuseppe, immagine dell’intelletto giusto e temperante, e non continuare nella dissolutezza, sempre operando malamente con i tuoi impulsi sregolati.

Se Giuseppe un tempo ha dimorato in una fossa, o re Signore, ciò è stato a immagine della tua sepoltura e della tua risurrezione: ma io che cosa mai potrei offrire a te di simile?

Hai udito parlare, o anima, della cesta di Mosè, portata dalle acque, dai flutti del fiume, dopo essere stata prima chiusa in una stanza, per sfuggire alla perfida azione imposta dal volere del faraone.

Se hai sentito come un tempo le levatrici facessero morire il maschio neonato, o infelice, cioè la pratica virile della temperanza, ora tu, come il grande Mosè, alleva la sapienza.

Hai colpito come il grande Mosè l’intelletto egizio, o povera anima, ma non l’hai ucciso: dimmi dunque, come potrai dimorare nel deserto delle passioni in virtù della penitenza?

Il grande Mosè abitò i deserti: vieni, dunque, imita la sua condotta, perché tu possa contemplare, o anima, la teofania nel roveto.

Imita, o anima, il bastone di Mosè che colpisce il mare e rende solido l’abisso delle acque col segno della croce divina, per la quale anche tu potrai compiere opere grandi.

Aronne offriva a Dio il fuoco immacolato, puro, ma Ofni e Finees, come te, o anima, offrivano a Dio una vita estranea e contaminata.

Si è indurito il mio animo come quello del crudele faraone, o Signore; sono come Iamnes e Iambres nell’anima, nel corpo e nel profondo dell’intelletto: vieni dunque in mio aiuto.

Ho imbrattato col fango l’intelletto, infelice che sono: lavami, Sovrano, te ne prego, col lavacro delle lacrime, rendendo bianca come neve la tunica della mia carne.

Se scruto le mie opere, o Salvatore, vedo che supero in peccati qualsiasi altro: perché ho peccato con animo cosciente, non per ignoranza.

Risparmia, Signore, risparmia la tua creatura: ho peccato, perdonami, tu che solo sei puro per natura, mentre nessuno all’infuori di te è senza macchia.

Per me, tu che sei Dio, hai assunto la mia forma; hai operato prodigi, sanando lebbrosi, raddrizzando paralitici, arrestando il flusso del sangue in colei che ti toccava la frangia del vestito, o Salvatore.

Imita, o anima, colei che era curva fino a terra: accòstati, gèttati ai piedi di Gesù, perché egli ti raddrizzi e tu cammini diritta per i sentieri del Signore.

Imita l’emorroissa, o anima infelice, corri, afferra la frangia del Cristo, per essere liberata dal male e sentirti dire da lui: La tua fede ti ha salvata.

O Sovrano, benché tu sia un pozzo profondo, fa’ zampillare per me flutti dalle tue vene immacolate, affinché, come la samaritana, bevendo non abbia più sete: perché tu fai scaturire torrenti di vita.

Piscina di Siloe siano per me le mie lacrime, o re Signore, affinché io lavi le pupille del mio cuore e veda spiritualmente te, la luce che è prima dei secoli.

Te, Trinità, noi glorifichiamo, Dio uno: Santo, Santo, Santo sei: Padre, Figlio e Spirito, semplice essenza, Unità sempre adorata.

Da te, vergine Madre incorrotta, ignara d’uomo, il Dio che ha creato i secoli ha rivestito il mio composto umano e ha unito a sé l’umana natura.

Ode VI

Ho gridato con tutto il cuore al Dio pietoso, ed egli mi ha udito dal profondo dell’ade, e ha tratto dalla corruzione la mia vita.

Le lacrime dei miei occhi e i gemiti dal profondo, con purezza di offro, o Salvatore, gridando a te con tutto il cuore: O Dio, ho peccato contro di te, sii a me propizio.

O anima, ti sei sottratta al tuo Signore, come Datan e Abiron: ma tu grida dal profondo dell’ade che ti perdoni, perché non ti inghiotta la voragine della terra.

O anima, come giovenca impazzita, ti sei resa simile a Efraim: salva come gazzella la tua vita dal laccio, mettendo ali con la pratica, l’intelligenza e la contemplazione.

La mano di Mosè ce ne dà certezza, o anima: Dio può render bianca una vita divenuta lebbrosa e purificarla: tu dunque non disperarti, anche se ti sei contaminata.

I marosi delle mie colpe, o Salvatore, quasi onde del Mar Rosso, sono tornati indietro e mi hanno sommerso all’improvviso, come un tempo gli egiziani e i capi della cavalleria.

Stolto è stato il tuo proposito, o anima, come fu quello di Israele un tempo: perché in luogo della divina manna hai insensatamente preferito la tua voluttuosa voracità per le passioni.

Tu hai preferito, o anima, i pozzi dei pensieri cananei alla vena della roccia, dalla quale il calice della sapienza versa per te torrenti di teologia.

Carne di porco, pignatte e cibo egizio hai preferito, anima mia, al cibo celeste, come un tempo nel deserto, il popolo ingrato.

Quando Mosè tuo servo colpì col bastone la roccia, manifestava in figura il tuo costato vivificante, dal quale tutti attingiamo, o Salvatore, una bevanda di vita.

Scruta, anima; esplora come Gesù di Navì la terra dell’eredità, vedi quanto sia eccellente, e abita in essa grazie all’osservanza della legge.

Come Gesù di Navì, resisti ad Amalek, cioè alle passioni della carne, e combattilo; cosi fa’ anche con i gabaoniti, vincendo sempre i pensieri ingannatori.

Attraversa la fluida natura del tempo, come fece una volta l’arca, e prendi possesso, o anima, della terra della promessa: Dio lo comanda.

Come hai salvato Giona che gridava, così vieni a salvare me, o Salvatore; liberami dal mostro tendendo la tua mano, e fammi risalire dall’abisso del peccato.

Mio placido porto ti so, o re, o Cristo Re! Tu dunque affrettati a liberarmi dagli abissi impenetrabili del peccato e della disperazione.

Sono io, o Salvatore, la dracma reale che un tempo hai perduta: accendi dunque la tua lampada, o Dio e Verbo, per cercare e trovare la tua immagine.

Trinità semplice sono, indivisa, distinta nelle persone, e Unità sono, unita per natura: Padre, dice, Figlio e Spirito divino.

Il tuo grembo ci ha partorito Dio che ha assunto la nostra forma: imploralo, o Madre di Dio, come creatore di tutti, affinché per la tua intercessione veniamo giustificati.

Ho gridato con tutto il cuore al Dio pietoso, ed egli mi ha udito dal profondo dell’ade, e ha tratto dalla corruzione la mia vita.

Anima mia, anima mia, sorgi, perché dormi? La fine si avvicina e sarai nel turbamento; ritorna dunque in te, perché ti risparmi il Cristo Dio, che ovunque è e tutto riempie.

Vedendo aperta la sala medica di Cristo, e la salute che da essa scaturiva per Adamo, il diavolo fu preso da dolori e ferito; come chi è in pericolo si lamentava e ai suoi amici gridava: Che farò al Figlio di Maria? Mi uccide il betlemita, lui che dovunque è e tutto riempie.

Ode VII

Abbiamo peccato, abbiamo commesso iniquità e ingiustizia davanti a te: non abbiamo osservato i tuoi comandamenti, né agito secondo i tuoi comandi: ma tu non ci consegnare fino in fondo, o Dio dei padri.

Ho peccato, ho trasgredito e ho disubbidito al tuo comando, perché mi sono lasciato trascinare nei peccati e ho aggiunto ferite alle piaghe: ma tu, nel tuo amore compassionevole, abbi pietà di me, o Dio dei padri.

Ho confessato a te, mio giudice, i segreti del mio cuore: guarda la mia umiliazione, guarda la mia afflizione e attendi al mio giudizio: fammi tu misericordia, nella tua amorosa compassione, o Dio dei padri.

Un tempo Saul, quando perse le asine di suo padre, trovò in più il regno, per essersi recato a un sacrificio: bada dunque di non dimenticarti di te stessa, preferendo i tuoi appetiti animali al regno di Cristo.

David, avo di Dio, commise un tempo un duplice peccato, anima mia, ferito dal dardo dell’adulterio, e preso con la lancia della colpa dell’omicidio: ma tu soffri le malattie più gravi, seguendo gli impulsi della tua volontà.

David un tempo aggiunse iniquità a iniquità: mescolò infatti l’adulterio all’assassinio, ma subito fece duplice penitenza: tu invece, o anima, hai commesso colpe più gravi senza pentirti davanti a Dio.

David innalzò, componendolo come modello, un inno col quale denunciava il male commesso, gridando: Abbi pietà di me, contro te solo, Dio dell’universo, io ho peccato: tu stesso purificami.

Il giorno in cui l’arca veniva portata su un carro, e Uzzà soltanto la toccò, perché il vitello la faceva capovolgere, l’ira di Dio si accese: ma tu, o anima, fuggendo la sua audacia, tratta le cose divine con rispettosa venerazione.

Hai sentito parlare di Assalonne, di come si sollevò contro la natura stessa; hai saputo delle azioni esecrabili con le quali usò insolenza al letto di suo padre David: ma tu hai imitato i suoi impulsi passionali e voluttuosi.

Tu hai sottomesso al corpo la tua libera dignità: il nemico è stato per te un secondo Achitofel, o anima, di cui tu hai seguito i consigli: ma li ha sventati il Cristo stesso, per assicurarti la salvezza.

Il meraviglioso Salomone, benché pieno della grazia della sapienza, una volta commesso il male contro il Signore, si allontanò da lui: e tu, o anima, ti sei resa conforme a lui con la tua vita esecrabile.

Trascinato dai piaceri passionali, egli si contaminò: ahimè, l’amante della sapienza divenne amante di meretrici ed estraneo a Dio: e tu lo hai spiritualmente imitato, o anima, con le tue turpi voluttà.

Hai emulato Roboamo che non si è curato del consiglio paterno; e anche il perfido schiavo Geroboamo, che già prima si era ribellato, o anima: fuggi dunque una tale imitazione e grida a Dio: Ho peccato, abbi pietà di me.

Volontariamente hai accumulato le colpe di Manassì, erigendo come idoli orrendi le passioni e moltiplicando, o anima, le abominazioni: ma, emulando con fervore il suo pentimento, acquistati la compunzione.

Hai emulato Acab nelle contaminazioni, anima mia: sei purtroppo divenuta ricettacolo di brutture carnali e turpe vaso di passioni: gemi dunque dal profondo, e di’ a Dio i tuoi peccati.

Su di te è stato chiuso il cielo, o anima, e ti ha stretta la fame di Dio, quando ti sei ribellata, come si ribellò Acab un tempo alle parole di Elia il tisvìta; fatti dunque simile alla donna di Zarepta e nutri un animo di profeta.

Elia un tempo bruciò per due volte i cinquanta uomini inviati da Gezabele, dopo che egli aveva ucciso i profeti della vergogna per confutare Acab: tu dunque, o anima, guàrdati dall’imitare questi due, e fatti forza.

Sono venuti meno i miei giorni, come sogno di uno che si desta: piango perciò come Ezechia sul mio letto, perché mi vengano aggiunti anni di vita: ma quale Isaia, o anima, verrà a te, se non il Dio dell’universo?

Mi getto ai tuoi piedi, e ti offro quali lacrime le mie parole: Ho peccato, come non ha peccato neppure la meretrice, e come nessun altro sulla terra ho agito iniquamente; ma tu abbi pietà, mio re, della tua creatura, e richiamami a te.

Ho rovinato la tua immagine e alterato il tuo comandamento: si è completamente oscurata la bellezza, e per le passioni, o Salvatore, la lampada si è spenta: ma tu abbi pietà, e, come canta Davide, rendimi l’esultanza.

Convèrtiti, pèntiti, svela i tuoi peccati nascosti, di’ a Dio che tutto sa: Tu conosci i miei segreti, o solo salvatore, tu dunque abbi misericordia di me, come canta Davide, secondo la tua misericordia.

Unità semplice, indivisa, santa Trinità consustanziale, luce e luci, come tre santi e un solo santo, cosi è celebrata la Trinità, Dio; canta dunque, o anima, e glorifica come vita e vite il Dio di tutti.

Ti celebriamo, ti benediciamo, ti veneriamo, o Genitrice di Dio, perché hai generato uno della Trinità indivisibile, il Dio Figlio; per noi figli della terra hai aperto i cieli.

Ode VIII

Colui che gli eserciti dei cieli glorificano, di fronte al quale tremano i cherubini e i serafini, lui celebri tutto ciò che respira e ogni creatura, lui benedica e sovraesalti per tutti i secoli.

Abbi pietà di me che ho peccato, o Salvatore: spingi il mio intelletto alla conversione; accoglimi pentito, abbi compassione di me che grido: Ho peccato contro di te, salvami; ho agito iniquamente, abbi pietà di me.

Elia, l’auriga, salì un tempo grazie alle virtù sul carro, e fu portato come verso i cieli, al di sopra di ogni realtà terrestre: imita dunque, anima mia, questa ascesa.

Ricevuto il mantello di Elia, Eliseo ne ebbe duplice grazia da parte del Signore: ma tu, anima mia, non hai avuto parte a questa grazia, per la tua intemperanza.

Con il mantello di Elia usato da Eliseo, il flusso del Giordano si arrestò un tempo, dividendosi in due parti: ma tu, anima mia, non hai avuto parte a questa grazia per la tua intemperanza.

La sunamita, o anima, ospitò un tempo il giusto con animo buono: ma tu non hai introdotto in casa né lo straniero né il viaggiatore, perciò sarai gettata gemente fuori dalla sala delle nozze.

O anima miserabile, tu hai sempre imitato i sordidi sentimenti di Ghiezi: nemmeno nella vecchiaia hai lasciato l’avarizia. Fuggi il fuoco della geenna, uscendo dai tuoi vizi.

Avendo emulato Ozia, o anima, hai contratto doppiamente la sua lebbra, perché tu pensi cose sconvenienti e fai cose inique; lascia ciò che tieni stretto e corri alla penitenza.

Hai sentito parlare, o anima, dei niniviti, della loro penitenza in sacco e cenere davanti a Dio: tu non li hai imitati, ma sei stata più stolta di tutti coloro che hanno peccato prima e dopo la Legge.

Tu sai, o anima, che Geremia, nella cisterna fangosa, inveiva tra i lamenti contro la città di Gerusalemme, e chiedeva lacrime: imita la sua vita di lamenti e sarai salva.

Giona fuggì a Tarsis prevedendo la conversione dei niniviti: essendo profeta, conosceva infatti la tenera compassione di Dio, perciò tratteneva gelosamente la profezia, per non vedersi poi smentito.

Hai sentito, o anima, che Daniele nella fossa ha chiuso le fauci delle belve; e sai che i fanciulli compagni di Azaria, hanno spento con la fede le fiamme della fornace ardente.

Ti ho offerto come esempio, o anima, tutti coloro che hanno vissuto sotto l’antica alleanza: imita le azioni pie dei giusti, e fuggi i peccati dei malvagi.

O Salvatore, giusto giudice, abbi pietà di me e liberami dal fuoco e dalla minaccia alla quale giustamente dovrò nel giudizio sottostare: prima della fine perdonami, grazie a virtù e pentimento.

Come il ladrone, grido a te: Ricòrdati! Come Pietro, piango amaramente; perdonami, Salvatore, a te io grido come il pubblicano; piango come la meretrice: accogli il mio gemito, come un tempo quello della cananea.

Sana, Salvatore, la cancrena della mia povera anima, o unico medico; applicami un balsamo e olio e vino, cioè opere di penitenza e compunzione con lacrime.

Imitando la cananea, grido al Figlio di Davide: Abbi pietà di me! Come l’emorroissa, tocco la frangia; piango come Marta e Maria per Lazzaro.

Versando sul tuo capo, come unguento profumato, il vasetto d’alabastro delle lacrime, a te grido come la meretrice, che chiedeva misericordia: presento la supplica e chiedo di ricevere il perdono.

Benché nessuno abbia peccato contro di te come ho fatto io, tuttavia accogli anche me, o pietoso Salvatore, poiché vengo penitente con timore e grido a te con amore: Contro te solo ho peccato, ho agito iniquamente, abbi pietà di me.

Risparmia, o Salvatore, la creatura da te plasmata, e cerca come pastore la pecora perduta, strappa al lupo la pecora smarrita: fa’ di me una pecorella che pascola tra le altre tue pecore.

Quando ti assiderai come giudice pietoso, e mostrerai, o Cristo, la tua tremenda gloria, oh, quale timore allora, mentre arderà la fornace, e tutti saranno nello spavento davanti al tuo tribunale, a cui nessuno può resistere!

Padre senza principio, Figlio al pari di lui senza principio, Paraclito buono, Spirito retto, Genitore del Logos Dio, Logos del Padre senza principio, Spirito vivente e creatore, Trinità e Unità, abbi pietà di me.

Come col colore di una veste di porpora, cosi, o pura, è stata tessuta nel tuo grembo la porpora spirituale, la carne dell’Emmanuele: per questo, come vera Madre di Dio ti onoriamo.

Colui che gli eserciti dei cieli glorificano, di fronte al quale tremano i cherubini e i serafini, lui celebri tutto ciò che respira e ogni creatura, lui benedica e sovraesalti per tutti i secoli.

Ode IX

Di una concezione senza seme, incomprensibile il parto, di una madre senza sposo, senza corruzione la gravidanza: la nascita di Dio, infatti, rinnova le nature; per questo, da tutte le generazioni, come Madre sposa di Dio, noi con retta fede ti magnifichiamo.

L’intelletto è ferito, il corpo malato, soffre lo spirito; la ragione è divenuta debole, la vita giace morta, la fine è alle porte: che mi farai dunque, anima miserabile, quando verrà il giudice a esaminare ciò che ti riguarda?

Ti ho presentato, o anima, il racconto dell’inizio del mondo scritto da Mosè, tutta la Scrittura canonica che ci viene da lui e che ti narra di giusti e ingiusti: di questi tu hai imitato gli ultimi, o anima, non i primi, perché hai peccato contro Dio.

La Legge ha perso vigore, il vangelo è inerte, tutta la Scrittura in te è trascurata, i profeti languiscono, e così qualsiasi parola di un giusto: le tue ferite, o anima, si sono moltiplicate, perché non c’è un medico che ti renda la salute.

Ti porto gli esempi del Nuovo Testamento, o anima, per indurti a compunzione: emula dunque i giusti, distogliti dai peccatori e renditi propizio Cristo con preghiere e digiuni, con castità e decoro.

Cristo si è fatto uomo per chiamare a penitenza ladroni e prostitute: pèntiti, o anima, la porta del regno è già aperta e l’afferrano per primi farisei e pubblicani e adulteri che fanno penitenza.

Cristo si è fatto bambino secondo la carne per conversare con me, e ha compiuto volontariamente tutto ciò che è della natura, eccetto il peccato, per offrirti un esempio, o anima, e un’immagine della sua condiscendenza.

Cristo ha salvato i magi, ha convocato i pastori, ha reso testimoni folle di bimbi, ha glorificato un vegliardo e un’anziana vedova: ma tu non hai emulato, o anima, né la loro fede né la loro vita; guai a te, quando sarai giudicata!

Il Signore, dopo aver digiunato quaranta giorni nel deserto, infine ebbe fame, mostrando così la sua umanità. Non perdere il coraggio, anima: se il nemico si avventa contro di te, respingilo lontano da te con la preghiera e il digiuno.

Cristo è stato tentato, il diavolo lo ha tentato mostrandogli le pietre perché divenissero pane; lo ha condotto su di un monte, perché in un solo istante vedesse tutti i regni del mondo: temi, o anima, davanti a ciò, sii sobria e prega Dio ad ogni ora.

La tortora amica del deserto, la voce di colui che grida si è fatta udire, la lampada di Cristo che predica la penitenza: Erode ha commesso un’iniquità con Erodiade! Bada, anima mia, non farti prendere nei lacci degli empi, ma abbraccia invece la penitenza.

Il precursore della grazia aveva preso dimora nel deserto, e da tutta la Giudea e la Samaria, saputolo, accorrevano, confessavano i loro peccati e si facevano prontamente battezzare: tu non li hai imitati, o anima.

Il matrimonio sia onorato e il talamo senza macchia, perché entrambi li ha benedetti Cristo, prendendo parte, secondo la carne, al banchetto e cambiando l’acqua in vino alle nozze di Cana, come suo primo segno perché tu ti converta, o anima.

Cristo raddrizzò il paralitico tanto che questi portava il proprio lettuccio; risuscitò giovani defunti, i figli della vedova e del centurione, e, manifestandosi alla samaritana, per te, o anima, già rivelava il culto in Spirito.

Il Signore guarì l’emorroissa che gli toccò la frangia; purificando lebbrosi e illuminando ciechi; fece pure camminare gli zoppi, e guarì con la parola sordi e muti, come anche la donna curva, perché tu potessi salvarti, anima infelice.

Guarendo le malattie, Cristo, il Logos, ha evangelizzato i poveri: ha sanato storpi, ha mangiato con i pubblicani, ha parlato con i peccatori; col tocco della mano ha ricondotto l’anima della figlia di Giairo, che già era uscita dal corpo.

Il pubblicano si è salvato e la prostituta è divenuta casta, mentre il fariseo che si esaltava è stato condannato; uno diceva infatti: Sii a me propizio, e l’altra: Abbi pietà di me, mentre il fariseo si vantava gridando: Dio, ti ringrazio, e il resto di un discorso dettato dalla stoltezza.

Zaccheo era un pubblicano, eppure si è salvato, mentre Simone il fariseo ha fallito; anche la prostituta ha ottenuto liberanti parole di perdono da colui che ha il potere di rimettere i peccati: cerca, o anima, di imitarla.

Tu non hai emulato, o misera anima mia, la prostituta che, preso il vaso d’alabastro con l’unguento, ha unto tra le lacrime i piedi del Signore e li ha asciugati con i suoi capelli, mentre egli strappava la condanna delle sue colpe antiche.

Tu sai, o anima, come sono state maledette le città alle quali Cristo aveva dato il vangelo: temi davanti a quell’esempio, che non ti accada di divenire come loro; paragonandole infatti a quelli di Sòdoma, il re le ha condannate a scendere sino all’ade.

Non mostrarti inferiore, anima mia, per la tua disperazione, alla cananea della cui fede hai udito: grazie a essa la sua figlioletta è stata guarita dalla parola di Dio; come lei, grida dal profondo del cuore a Cristo: Salva anche me, Figlio di David.

Muoviti a compassione, salvami; Figlio di David, abbi pietà, tu che con una parola hai sanato gli indemoniati; di’ anche a me come al ladrone quella misericordiosa parola: Amin, io ti dico, sarai con me nel paradiso, quando verrò nella mia gloria.

Un ladrone ti accusava, un ladrone proclamava la tua divinità: entrambi pendevano dalla croce; tu dunque, o pietosissimo, come al tuo ladrone credente che ti riconosceva Dio, apri anche a me la porta del tuo regno glorioso.

La creazione era oppressa vedendoti crocifisso: i monti e le rocce si squarciavano per il timore, la terra si scuoteva e l’ade veniva spogliato; la luce si oscurò in pieno giorno, vedendo te, Gesù, crocifisso nella carne.

Non richiedermi frutti degni della penitenza, perché la forza in me è venuta meno; dammi un cuore sempre contrito e la povertà spirituale, affinché questo io ti offra come sacrificio accetto, o solo salvatore.

O mio giudice che mi conosci, tu che tornerai insieme agli angeli per giudicare tutto il mondo, guardandomi allora con il tuo occhio pietoso, risparmiami e abbi pietà di me, o Gesù, di me che ho peccato più di tutta l’umana stirpe.

Trinità consustanziale, Unità in tre persone, te noi celebriamo glorificando il Padre, magnificando il Figlio e adorando lo Spirito, realmente unico Dio per natura, vita e vite, regno senza fine.

Custodisci la tua Città, Genitrice di Dio tutta pura: essa infatti, con te fedelmente regnando, in te anche trova forza; e grazie a te vincendo, respinge ogni prova, spoglia i nemici e governa i sudditi.

Incappata negli assalti dei predoni, anima mia, sei rimasta gravemente ferita per i tuoi propri errori, consegnata a folli nemici: ma poiché ne hai il tempo, grida con compunzione: Speranza degli sfiduciati, vita dei disperati, o Salvatore, rialzami e salvami.

Accogli le preghiere dei tuoi servi, o purissima vergine Madre di Dio, e incessantemente intercedi perché ci siano donati il perdono delle colpe e la pace.

 


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Santi di oggi

i santi di oggi 18-04-2019

San Giovanni, l'Isaurico; San Saba, il Goto, martire; San Cosmas, vescovo di Calcedonia; San Eutimio, il taumaturgo; San Naucrazio lo Studita; Santa Atanasia, la taumaturga; San Giovanni di Ioannina, neomartire; San Giovanni Koulikas, neomartire.

i santi di domani 19-04-2019

San Pafnuzio di Gerusalemme, neomartire; Santi Teodoro di Perga, Filippa, Socrate e Dionisio, martiri; San Giorgio, vescovo di Antiochia; San Trifon, patriarca di Costantinopoli; San Simeone di Filoteou; San Agatangelo di Esfigmenou, neomartire.

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