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Sull'Ecclesiologia della Chiesa Ortodossa, documento di S.S. il Patriarca Ecumenico Bartolomeo (in relazione all'Autocefalia della Chiesa di Ucraina)

 dopo la traduzione in italiano segue l'originale della Lettera Patriarcale in greco

traduzione a cura dell'Archimandrita del Trono Ecumenico p. Atenagora Fasiolo




 

Beatissimo Arcivescovo di Tirana e di tutta l’Albania, amatissimo e prediletto Fratello e Concelebrante in Cristo Dio, della nostra Modestia, Signor Anastasio, abbracciando fraternamente nel Signore la Vostra rispettabile Beatitudine, vi salutiamo con molta gioia.

Abbiamo ricevuto ed in modo particolareggiato abbiamo esaminato la Vostra fraterna lettera del 14 del passato mese di gennaio c.a., a seguito della nostra del 24 dicembre, relativamente agli Atti Ecclesiastici da noi effettuati in modo canonico in Ucraina, giunti ad una contro risposta,– con spirito di dare una retta spiegazione, che  in quanto, per misericordia di Dio, Arcivescovo di Costantinopoli, Nuova Roma e Patriarca Ecumenico abbiamo un dovere davanti ai santi fratelli ovunque, siamo indotti a esporVi quanto segue:

I Padri Teofori, avendo attribuito per mezzo dei Divini e Sacri Canoni al Trono della città di Costantino proprie responsabilità sacrissime e tremende, che trascendono i confini, da tutti riconosciute, non come dei privilegi, ma come sacrifici, scorsero, guidati dallo Spirito di Dio, la necessità di mettere ordine definitivamente ai problemi che sorgono tra le Chiese locali che non possono essere risolti dalle stesse.

Questo retaggio della nostra Grande Chiesa di Cristo è stata messa al servizio indistintamente durante tutti i secoli passati, in uno spirito di comprensione e con timore di Dio, da tutti i nostri beati ed indimenticabili Predecessori,  sempre all’interno del sistema  consacrato e canonicamente immutabile della Pentarchia degli Antichi Troni, attraverso uno scambio reciproco  fraterno, come conviene, “uniti in una sintonia e unione spirituale, attraverso l’amore nello Spirito Santo, sostenendosi a vicenda”[1].

Da questa relazione reciproca e costante, la posizione primaziale di Costantinopoli viene dichiarata in modo assoluto, senza provocare mai alcuna riserva o inquietudine presso gli altri Patriarcati, in quanto in fin dei conti tutti conoscono chiaramente che non c’è mai stato assolutamente alcun rischio, poiché “non penseremo di introdurre la illusione torbida del mondo nella Chiesa di Cristo, la quale offre la luce della semplicità e il giorno della umiltà a coloro che desiderano vedere Dio”[2], e d’altra parte “il sostenere e aiutare per quanto possibile, come Neofito VII il nostro Predecessore di beata memoria  spiega, anche  i restanti santissimi Troni Patriarcali Apostolici, fin dal passato ha condotto questo nostro Patriarcale Apostolico Trono Ecumenico a ritenerlo molto appropriato senza che siano impediti e  defraudati in modo ingiusto i loro diritti, non sarebbe tollerabile agire in tal modo, né udire. Il primo infatti è degno e giusto, l’altro al contrario è ingiusto e sconveniente. [3]

Al centro di tali dichiarazioni pubbliche di rispetto verso i diritti Canonici della autonomia amministrativa interna delle Chiese Sorelle locali, sottoscriviamo in più anche la decisione di Antimo VI in risposta alla Chiesa di Antiochia, secondo cui, “…non cerca di abolire le  decisioni e i diritti canonici posseduti da questo Santissimo Trono (di Antiochia) e per i quali  la Grande Chiesa non ha mai considerato di esercitare una qualche ingerenza e  imposizione, sia durante un posto vacante del suo trono o in qualsiasi altro momento, al contrario invece ovviamente ha sempre sostenuto le sue prerogative (di Antiochia) e ha fornito una ardente protezione in certe tremende circostanze riguardanti la salvaguardia degli Ortodossi da ogni attacco contro di loro; e tali protezioni  e difese angosciose della Chiesa (di Costantinopoli) a favore del Trono (di Antiochia) sono testimoniati da innumerevoli esempi, come anche da ultimo la reintegrazione del vescovo di Amida, a favore del quale ha speso e continua a spendere cospicue forze, come anche prima di questo, per quanto è avvenuto contro la Metropoli di Aleppo e per altre innumerevoli circostanze, a favore delle quali la Grande Chiesa, lontana da tutti i particolari scopi ma anche con sacrificio genuino,  ha provveduto, da una posizione di autorità e in varie forme ha lottato a favore degli interessi spirituali del Trono (di Antiochia) e degli Ortodossi che lo compongono, assumendosi molti suoi fardelli”.[4]

Tutte queste cose corrispondevano perfettamente con la pratica della Chiesa  perpetuamente consacrata e che viene da Dio, la quale fin dai primi tempi prescriveva che “per una salda consuetudine che viene dall’alto, i santissimi Vescovi residenti nella famosa Città quando il momento lo richiede, riguardo a certe pratiche Ecclesiastiche che emergono, si riuniscano e formulino ogni cosa e al fine di prendere decisioni appropriate a quelli che le richiedono”.

Di conseguenza  e non solo riguardo ai dogmi e alle sacre Tradizioni e alle disposizione Ecclesiastiche Canoniche o riguardo a temi generali riguardanti l’intero Corpo della Chiesa, ma anche in tutte le importanti questioni che specificatamente interessano questa o quella Chiesa Locale, la cura premurosa e l’assistenza della Grande Chiesa di Cristo intervengono, a volte spontaneamente quanto per dovere, altre volte su richiesta di coloro che sono interessati e concedendo il proprio contributo efficace, come arbitro e come soluzione delle divergenze che sorgono tra le Sante Chiese di Dio, per risolvere le dispute tra pastori e gregge, per evitare le crescenti difficoltà e facilitare il ritorno degli affari ecclesiastici su un cammino canonico, per rafforzare l’opera quando è carente delle guide spirituali di qualche Chiesa, per sostenere i deboli, vacillanti o fuorviati nella fede ortodossa, per allontanare, ricapitolando, i pericoli morali e materiali di coloro che minacciano la stabilità di quelle santissime Chiese, senza mai ritardare o mancare in alcun luogo.

Si sbaglia, pertanto, indubbiamente chi pensa che questo ministero della Madre Chiesa, essenziale e assolutamente necessario per l’Intero Corpo della Chiesa Ortodossa, sia un risultato dei tempi passati, poiché innegabilmente esso trae la sua origine da tempi molto più antichi.

E a questo proposito, portiamo ad esempio semplicemente a titolo illustrativo, quanto ha fatto Callisto I, relativamente alla questione di Germano II di Tarnovo, che tentò di rivendicare reali privilegi patriarcali, oltre al semplice titolo di “patriarca”, che aveva ricevuto dalla Grande Chiesa, riguardo a cui  Callisto dichiarò che “nonostante ciò, anche se il Trono di Costantinopoli  rivaluta e concilia e mette ai voti e convalida le decisioni degli altri Patriarchi di Alessandria, Antiochia e Gerusalemme, come hanno stabilito i Sacri Canoni e gli Atti testimoniano e non di meno questo Trono è custode della Chiesa dei Bulgari, che è stata onorata anche con la denominazione di Patriarca”[5]; e come anche (ha dichiarato) Luca I Chrysoberges, che chiunque si presenti a noi esercitando il diritto “di sorvegliare, rettificare e risolvere i giudizi sulle dispute che avvengono tra gli altri Troni”[6], e su questa base, di invalidare la pena della scomunica contro il vescovo Giovanni di Amathounda, emessa dall'arcivescovo Giovanni di Cipro e dal suo Sinodo.

Anche i quattro Patriarchi d'Oriente, ossia il nostro predecessore Dionysios III, Paisios di Alessandria, Makarios di Antiochia e Nektarios di Gerusalemme, hanno esplicitamente confermato questa antica pratica della Chiesa, che concorda con i canoni ecclesiastici, nell’anno 1663, nel Tomos, con il quale stabilirono venticinque capitoli di richieste poste loro dal clero della Chiesa Russa.

Nell'ottava domanda: "Se al Trono di Costantinopoli ogni decisione di altre Chiese venga appellata e se ogni decisione ecclesiastica riceva da esso la conclusione", hanno risposto che "questa prerogativa apparteneva al Papa prima che rompesse con la Chiesa Cattolica.... dalla rottura di quello tuttavia, le questioni di tutte le chiese sono riferite al trono di Costantinopoli, e da esso ricevono le decisioni...”. “Ripetono allo stesso modo anche alle domande ventuno e ventidue.”[7]

Vediamo pertanto, Beatitudine, di quale responsabilità è investito il Trono di Costantinopoli e di quali prerogative è destinato come partecipante ed erede, a divenire il suo Arcivescovo e Patriarca Ecumenico, nel tempo e nella storia.

Di tutte queste cose verificate e confermate si deduce  inequivocabilmente, che gli sforzi e le iniziative inter-ortodosse della Santa e Grande Chiesa di Cristo, in particolare nel passato e durante l’attuale secolo, sono state interpretate probabilmente da alcuni come un rinnegare le proprie incrollabili responsabilità, unitamente ai privilegi di servizio dello stesso nel nome di una qualche federazione parlamentare, come anche purtroppo è stato affermato espressamente da alcune Chiese Locali, cioè che si decide con gli Antichi Troni su ogni tema.

La prassi della Madre Chiesa ha aspirato, sempre in uno spirito di kenosis, e aspira alla comunione nell'amore di Cristo e nella semplicità di cuore delle sante Chiese di Cristo locali per abbondare in sapienza e grazia, per preparare e per condividere i temi pastorali, e infine per edificare il corpo dei fedeli.

Le più recenti cosiddette "autocefalie" erano e sono concesse dalla Chiesa di Costantinopoli come la fonte comune di nutrimento degli ortodossi, in particolare per un'organizzazione interna migliore e più regolare degli affari delle Chiese, ma non per variare la santa costituzione della Chiesa, che è derivata dal lungo e sacro sviluppo canonico nei Concili Ecumenici, per creare  un falso concetto di chiese locali autosufficienti e una divisione dell'unico e indiviso Corpo della Chiesa di Cristo Una, Santa, Cattolica e Apostolica.

L’autocefalia isolata ed esagerata diviene problematica, allorché non serve allo scopo per cui è stata considerata benefica nella Chiesa. Si deve concordare che lo stato della autocefalia concessa a certe condizioni e modi dalla Chiesa Madre per le necessità vitali occasionali e di circostanza dei propri figli attraverso il mondo, non è un sistema immutabile e statico, ma è adattato ad esigenze pastorali dell’oggi, con santità e molta circospezione.

Questi pochi pensieri sono stati annotati per ridare uno sguardo al carattere primaziale e sacrificale della Santa e Grande Madre Chiesa di Cristo e per manifestare una salutare ecclesiologia complessiva e anche stando ritti davanti alle figure di beata memoria che hanno retto il Patriarcato prima di noi, per non essere giudicati dal Signore della Storia e da loro, come colui che ha sminuito ciò che essi, in mezzo a fatiche e sforzi e in tempi difficili, avevano costruito e  preservato, portando la croce della responsabilità davanti alla Chiesa.

Così possedendo noi tali azioni ecclesiastiche, è manifesto chiaramente e incontestabilmente, il diritto di appello, canonicamente prescritto, come cura della nostra Modestia, cura che abbiamo esercitato anche nei casi degli Eminentissimi Metropoliti già di Kiev, Filarete e già di Lvov, Macario.

Esiste, Beatitudine, un trattato assai importante del Metropolita di Anchialos e poi di Smirne Basilio, di beata memoria, che ha compiuto segni miracolosi ancora in vita,  uomo di virtù di accertato valore, acuto e rigoroso nelle questioni dei sacri canoni, composto  e ratificato sinodalmente nell’anno 1877, riguardo alla questione della ordinazione di chierici ordinati da parte di un vescovo scomunicato o scismatico o anche eretico, che Vi inviamo in allegato, nel quale si descrive in molti e convincenti modi, la posizione diacronica della Chiesa Ortodossa su questo tema.

Non volendo trasmettere tutti i casi esposti in esso, è sufficiente (notare) come è stato risolto dai Santi Padri Teofori, riuniti a Nicea nel Primo Concilio, lo scisma dei Meleziani, in modo concorde alla disposizione riguardo ai Novaziani del canone otto. Il citato Melezio, era vescovo di Licopoli in Egitto, ed era stato accusato di tutta una serie di trasgressioni e di apostasia della fede e di sacrificio agli idoli. Era stato deposto verso il 302 d.C.. Non sopportando la deposizione, ha formato attorno a sé una opposizione e ha creato il cosiddetto scisma dei Meleziani.

Quando venne raggiunta la riconciliazione con lui, come dichiara Atanasio il Grande, Arcivescovo di Alessandria, venne consegnato al predecessore del Santo, Alessandro di Alessandria, un breve, ossia un  catalogo di coloro che erano stati ordinati da lui, durante il tempo della sua sospensione, vescovi, presbiteri e diaconi, tutti poi ristabiliti senza riordinazione nei loro propri ranghi.

Questo scisma turbò la Chiesa fino al settimo secolo, mentre quelli riconciliati furono accettati nella comunione con la Chiesa senza ri-battesimo né unzione col Sacro Myron, come ci informa tutti Teodoro Studita nella sua Grande Lettera a Naucrazio.

Tuttavia anche negli ultimi tempi, quando nell’anno 1945, la nostra Santa e Grande Chiesa di Cristo ha perdonato i Bulgari, condannati dal Santo e Grande Sinodo del 1872 e la loro Chiesa, che non solo aveva sospeso allora, ma anche scomunicato, come è avvenuto il ristabilimento?  Per mezzo di una ri-ordinazione?

Coloro che sono stati perdonati non provenivano forse da quelli che erano stati condannati? E non solo questo, ma anche quelli che erano stati eletti e da loro scelti e quelli che sono venuti dopo di loro. E quando la Chiesa di Russia, pochi anni fa, per forte pressione politica, ha perdonato gli scismatici fino allora membri della ROCOR, in quale modo li ha ricevuti in comunione, con un ri-battesimo e una ri-ordinazione?

Beatitudine,

Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo che ha manifestato a noi a somiglianza  della gloria della Trinità quanto viene celebrato e compiuto nella Chiesa, non solo attraverso la Sacra Scrittura, come tra i Protestanti, ma attraverso l’azione sacra, venerabilissima, kenotica e santificante della Chiesa nel suo corso bimillenario sulla terra. Pertanto nel presentare quanto sopra, afferriamo che la tolleranza e la magnanima posizione della Grande Chiesa di Cristo è stata compresa da coloro che maggiormente sono stati beneficiati da essa, come una sua rinuncia dal cammino continuo della Chiesa.

E ci meravigliamo che questa insolenza e diffamazione della Madre Chiesa e della nostra Modestia personalmente ,divenga sopportabile da alcuni, ed in alcune circostanze, volenti o nolenti, è adottata sotto forma di consenso dell’argomentazione di coloro che battono lo zoccolo contro il benefattore. Amano forse questi discepoli la Chiesa e la sua unità più dei maestri? Sicuramente no!

Proclamiamo al Fanar, ciò che abbiamo ereditato autenticamente riguardo alla ecclesiologia, poiché attingiamo alla sorgente dei nostri Padri e non da interessi personali  o da altre motivazioni banali e convenienze politiche. Di conseguenza, dipende da tutti voi la responsabilità di assimilare le verità rivelate, naturalmente non per convalidarle, essendo già interamente convalidate autenticamente dalla prassi ecclesiastica, ma per ripristinarle nella maniera giusta e santificata nell’esperienza preziosa e autentica dei Padri che speravano solo in Dio. A Lui sia la gloria, e la potenza nei secoli. Amen.

 

20 Febbraio, 2019

Di Vostra rispettabile Beatitudine

Amato fratello in Cristo.

(Bartolomeo di Costantinopoli)



[1]  Lettera di congratulazioni di Gabriele III per la elezione di Crisanto di Gerusalemme. K. Delicani, Tomo II, pag. 468

[2] Lettera dei Padri del Concilio di Cartagine a Papa Celestino, a conclusione dei Canoni di questo Concilio.

[3] Kallinikos Delikanis, Documenti ufficiali, vol. 2, p. 217

[4] Kallinikos Delikanis, Documenti ufficiali, vol. 2, p. 314.

[5] F. Miklosisch e I. Müller (a cura di), Acta Patriarchatus Constantinopolitani, vol.1, Vienna, 1862, p.438.

[6] Matthew Blastaris, Costituzione …, Elemento 2, vol. 6, Atene, 1859

[7] Manuel Gedeon, Regolamenti canonici, Atene, 1979, vol. I, pp. 341-346.

 

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LA LETTERA PATRIARCALE IN ORIGINALE (GRECO)

 

 

Μακαριώτατε Ἀρχιεπίσκοπε Τιράνων καί πάσης Ἀλβανίας, ἐν Χριστῷ τῷ Θεῷ λίαν ἀγαπητέ καί περιπόθητε ἀδελφέ καί συλλειτουργέ τῆς ἡμῶν Μετριότητος κύριε Ἀναστάσιε, τήν Ὑμετέραν σεβασμίαν Μακαριότητα ἀδελφικῶς ἐν Κυρίῳ κατασπαζόμενοι, ὑπερήδιστα προσαγορεύομεν.

 

Ἐλάβομεν καί διεξοδικῶς ἐμελετήσαμεν τό ἀπό 14ης παρελθόντος μηνός Ἰανουαρίου ἐ.ἔ Ὑμέτερον ἀδελφικόν Γράμμα κατ᾿ ἀκολουθίαν τῶν ἀπό 24ης Δεκεμβρίου ἡμετέρων τοιούτων, σχετικῶς πρός τάς ἐν Οὐκρανίᾳ ὑφ᾿ ἡμῶν κανονικῶς γενομένας Ἐκκλησιαστικάς Πράξεις καί ἐπί τήν ἀπάντησιν ἥκοντες προαγόμεθα, ὅπως, ἐν πνεύματι ἀληθευούσης διδαχῆς, περί ἧς ὡς ὁ ἐλέῳ Θεοῦ Ἀρχιεπίσκοπος Κωνσταντινουπόλεως, Νέας Ρώμης καί Οἰκουμενικός Πατριάρχης ἔχομεν χρέος ἔναντι τῶν ἑκασταχοῦ ἁγίων ἀδελφῶν, ἐκθέσωμεν Ὑμῖν τά ἀκόλουθα:

 

Οἱ Θεοφόροι Πατέρες, οἱ καί διά τῶν Θείων καί Ἱερῶν Κανόνων ἀναθέσαντες εἰς τόν Θρόνον τῆς τοῦ Κωνσταντίνου τάς γνωστάς τοῖς πᾶσιν πανιέρους καί φρικτάς αὐτοῦ ὑπερορίους εὐθύνας, οὐχί ἐν εἴδει προνομιῶν ἀλλά θυσίας, διεῖδον, Πνεύματι Θεοῦ ἀγόμενοι, τήν ἀνάγκην ὁριστικῆς διευθετήσεως τῶν ἀνά τάς Τοπικάς Ἐκκλησίας ἀναφυομένων προβλημάτων τῶν μή δυναμένων ἵνα ἐπιλυθῶσιν ὑπ᾿ αὐτῶν. Αὕτη ἡ κληρουχία τῆς καθ᾿ ἡμᾶς Μεγάλης τοῦ Χριστοῦ Ἐκκλησίας διηκονήθη ἀδιαστίκτως καθ᾿ ὅλους τούς παρελθόντας αἰῶνας ἐν πνεύματι συνέσεως καί μετά φόβου Θεοῦ ὑπό τῶν μακαρίων καί ἀοιδίμων Προκατόχων ἡμῶν ἐντός πάντοτε τοῦ καθηγιασμένου καί κανονικῶς ἀμεταθέτου καθεστῶτος τῆς Πενταρχίας τῶν Πρεσβυγενῶν Θρόνων διά τῆς φιλαδέλφου, ὡς εἰκός, ἀλληλοπεριχωρήσεως «εἰς μίαν σύμπνοιαν καί συμφυΐαν πνευματικήν ἑνούμενοι, διά τῆς ἐν Ἁγίῳ Πνεύματι ἀγάπης, ἀλλήλων ἀντ[ιλαμβανόμενοι]»[1]. Ἐκ ταύτης τῆς διαρκοῦς δισυποστάτου σχέσεως τοῦτο μέν, ἡ πρωτεύουσα τοῦ Κωνσταντινουπόλεως θέσις παντάπασι διακηρύττεται οὐδένα ἐνδοιασμόν ἢ ἀνησυχίαν προκαλέσασα πώποτε παρά τοῖς λοιποῖς Πατριάρχαις, καθ΄ὅσον εἴπερ τις καί ἄλλος ἐγίγνωσκον κάλλιστα ὅτι οὐδείς ἀπολύτως κίνδυνος ὑπῆρχεν εἰς «μή τόν καπνώδη τύφον τοῦ κόσμου δόξωμεν εἰσάγειν τῇ Χριστοῦ Ἐκκλησίᾳ, ἥτις τό φῶς τῆς ἁπλότητος καί τῆς ταπεινοφροσύνης τήν ἡμέραν τοῖς τόν Θεόν ἰδεῖν ἐπιθυμοῦσι προσφέρει»[2] τοῦτο δέ, ὅτι «τό ἀντιλαμβάνεσθαι μέν καί ἐκ τῶν ἐνόντων βοηθεῖν-καθ᾿ ἅ Νεόφυτος Ζ,΄ὁ μακαρίᾳ τῇ λήξει Προκάτοχος ἡμῶν, περιγράφει-πρός τάς χρείας καί τοῖς λοιποῖς ἁγιωτάτοις Πατριαρχικοῖς Ἀποστολικοῖς Θρόνοις, πάνυ προσῆκον ἐκ παλαιοῦ ἡγεῖται ὁ καθ᾿ ἡμᾶς οὑτωσί ἁγιώτατος Πατριαρχικός Ἀποστολικός Οἰκουμενικός Θρόνος, ἀφαιρεῖσθαι γε μήν ἐκείνων τά δίκαια καί πλεονεκτεῖν ἀδικοῦντα, οὐχ ὅπως πράττειν ἀλλ᾿ οὐδέ ἀκούειν ἀνέχεται. Ἐκεῖνο μέν γάρ ἄξιον καί δίκαιον ἑαυτοῦ, τοῦτο δέ τοὐναντίον ἄδικόν τε καί ἀπρεπές»[3].

 

Ἐν μέσῳ τοιούτων πανηγυρικῶν δηλώσεων εὐλαβείας πρός τά Κανονικά δικαιώματα τῆς ἐσωτερικῆς διοικητικῆς αὐτοτελείας τῶν κατά τόπους ἀδελφῶν Ἐκκλησιῶν ἐπιπροσθέτως καταγράφομεν τήν ἀπόφανσιν καί Ἀνθίμου Στ΄ πρός τήν Ἐκκλησίαν Ἀντιοχείας καθ᾿ ὅν «…οὐχί ἅπαγε πρός κατάργησιν τῶν Κανονικῶν λόγων καί δικαιωμάτων ἅπερ κέκτηται ὁ ἁγιώτατος αὐτός Θρόνος καί πρός τά ὁποῖα οὐδέποτε ἀπέβλεψεν ἡ Μεγάλη Ἐκκλησία νά μετέλθῃ ἐπέμβασίν τινα καί ἐπίθεσιν, εἴτε ἐν χηρείᾳ αὐτοῦ εἴτε ἄλλοτε, τοὐναντίον δέ μάλιστα ἀείποτε ὑπεστήριξε τά προνόμια αὐτοῦ καί ἐπεχορήγησε θερμουργόν προστασίαν εἰς τοσαύτας κατά καιρούς δεινάς περιστάσεις ἀφορώσας τήν συντήρησιν τῶν Ὀρθοδόξων ἀπό πάσης τῶν ἐναντίον προσβολῆς· καί ταύτας τάς προστασίας καί ἐναγωνίους ὑπερασπίσεις τῆς Ἐκκλησίας ὑπέρ τοῦ Θρόνου ἄπειρα διακηρύττουσι παραδείγματα, καθώς καί αὐτή ἡ ἐσχάτως ἀποκατάστασις τοῦ ἁγίου Ἀμίδης, ὑπέρ οὗ ἐδαπάνησε καί ἐξακολουθεῖ δαπανᾶν ἁδράς ποσότητας, καθώς καί πρό αὐτῆς τά κατά τήν Μητρόπολιν Χαλεπίου συμβάντα, καί ἄλλαι ἄπειροι περιστάσεις, κατά τάς ὁποίας ἡ Μεγάλη Ἐκκλησία, μακράν παντός ἰδιορρύθμου σκοποῦ ἀλλά καί μέ πραγματικάς θυσίας, προὐνόησεν, ὡς ἐξ ἀνωτάτης περιωπῆς, καί πολυειδῶς ἠγωνίσθη ὑπέρ τῶν πνευματικῶν συμφερόντων τοῦ Θρόνου καί τῶν ἀποτελούντων αὐτόν Ὀρθοδόξων, ἀναλαμβάνουσα εἰς ἑαυτήν πολλά αὐτοῦ βάρη» [4].

 

Ταῦτα πάντα συνίσχυον ὁμοῦ μετά τῆς Θεόθεν καί ἀπαραβάτως καθηγιασμένης πράξεως τῆς Ἐκκλησίας, ἥτις ἐκ τῶν πρώτων χρόνων διαγορεύει ὅτι «συνήθεια ἄνωθεν κεκράτηκε, τούς ἐνδημοῦντας τῇ μεγαλωνύμῳ Πόλει ἁγιωτάτους Ἐπισκόπους, ἡνίκα καιρός καλέσῃ, περί ἀναπιπτόντων τινῶν Ἐκκλησιαστικῶν πραγμάτων συνεῖναι καί διατυποῦν ἕκαστα καί ἀποκρίσεις ἀξιοῦν τούς δεομένους». Ὡς ἐκ τούτου, οὐ μόνον ἔνθα περί Δογμάτων καί ἱερῶν Παραδόσεων καί Κανονικῶν Ἐκκλησιαστικῶν Διατάξεων ἤ περί γενικῶν ζητημάτων ἀφορώντων εἰς ὁλόκληρον τό σῶμα τῆς Ἐκκλησίας ἀλλά καί ἐν πᾶσι τοῖς σχετικῶς σπουδαίοις ἐπί μέρους ζητήμασι τοῖς ἐνδιαφέρουσι ταύτην ἤ ἐκείνην τήν Τοπικήν Ἐκκλησίαν, ἡ κηδεμονική πρόνοια καί ἀντίληψις τῆς Μεγάλης τοῦ Χριστοῦ Ἐκκλησίας παρεμβαινούσης-ποῖ μέν, αὐτεπαγγέλτως καί ὡς ἐκ καθήκοντος, ποῖ δέ, κατ᾿ ἐπίκλησιν τῶν ἐνδιαφερομένων-καί παρεχούσης τήν ἀποτελεσματικήν αὐτῆς συμβολήν, πρός διαίτησιν καί ἐπίλυσιν διαφορῶν ἀναφυεισῶν μεταξύ τῶν ἁγίων τοῦ Θεοῦ Ἐκκλησιῶν, πρός διευθέτησιν διαφωνιῶν μεταξύ ποιμένων καί ποιμνίου, πρός ἀπαλλαγήν ἀπό ἐπιπρουσθουσῶν δυσχερειῶν καί ἐπάνοδον τῶν Ἐκκλησιαστικῶν πραγμάτων εἰς τήν Κανονικήν αὐτῶν τροχιάν, πρός ἐπίρρωσιν τῆς ἔστιν ὅτε ἀνεπαρκοῦς ἐνεργείας τῶν πνευματικῶν ἀρχηγῶν τῶν ἐπί μέρους Ἐκκλησιῶν, πρός στήριξιν τῶν ἀσθενῶν καί σαλευομένων ἤ καταρραδιουργουμένων ἐν τῇ Ὀρθοδόξῳ πίστει, πρός ἀποσόβησιν, συνελόντι εἰπεῖν, τῶν παντοίων ἠθικῶν καί ὑλικῶν κινδύνων τῶν ἐπαπειλούντων τήν εὐστάθειαν τῶν ἁγιωτάτων ἐκείνων Ἐκκλησιῶν οὐδέποτε καί οὐδαμοῦ βραδύνει ἤ ἐλλείπει. Πλανᾶται, λοιπόν, ἄνευ ἀμφιβολίας ὁ θεωρῶν ὅτι αὕτη ἡ οὐσιώδης καί ὅλως ἀναγκαία διά τό Καθολικόν Σῶμα τῆς Ὀρθοδόξου Ἐκκλησίας λειτουργία τῆς Μητρός Ἐκκλησίας ἀποτελεῖ προϊόν τῶν κάτω χρόνων καθώς ἀδιαψεύστως ἕλκει τήν ἀπαρχήν αὐτῆς εἰς πολλῷ ἀρχαιοτέρους χρόνους. Καί πρός τοῦτο φέρομεν ὅλως ἐνδεικτικῶς ἐν προκειμένῳ τό τοῦ Καλλίστου Α΄ σχετικόν πρός τήν ὑπόθεσιν τοῦ Τιρνόβου Γερμανοῦ Β΄, τοῦ ἀποπειραθέντος ἵνα διεκδικήσῃ πραγματικά πατριαρχικά προνόμια παρά τόν ψιλόν τίτλον τοῦ «Πατριάρχου», ὅν ἐκ τῆς Μεγάλης Ἐκκλησίας ἔλαβεν, καθ᾿ ἅ Κάλλιστος ἀπεφήνατο ὅτι «καί χωρίς δέ τούτου, εἰ ὁ τῆς Κωνσταντινουπόλεως Θρόνος καί τάς τῶν ἄλλων Πατριαρχῶν Ἀλεξανδρείας καί Ἀντιοχείας καί Ἱεροσολύμων κρίσεις ἐπανακρίνει καί διευθετεῖ καί ἐπιψηφίζεται καί τό κῦρος δίδωσιν, ὡς οἱ θεῖοι Κανόνες διαγορεύουσιν καί αἱ πράξεις ἐπεμαρτύρησαν, πῶς οὐ πολλῷ μᾶλλον τῆς τῶν Βουλγάρων Ἐκκλησίας ὁ Θρόνος οὗτος κύριος ἔσται, παρ᾿ οὗ καί τό ὀνομάζεσθαι Πατριάρχης τετίμηται»[5], ὡς καί Λουκᾶ Α΄ τοῦ Χρυσοβέργη, ὅστις παρουσιάζεται ἡμῖν ὡς ἐξασκῶν τό δικαίωμα «τοῦ τάς ἐν τοῖς ἄλλοις Θρόνοις γινομένας ἀμφισβητήσεις ἐπιτηρεῖν καί διορθοῦσθαι καί πέρας ἐπιτιθέναι ταῖς κρίσεσι»[6], καί ἐπί τῇ βάσει αὐτοῦ ἀκυρῶν τήν ὑπό τοῦ Ἀρχιεπισκόπου Κύπρου Ἰωάννου καί τῆς περί αὐτόν Συνόδου ἐκδοθεῖσαν ποινήν τῆς καθαιρέσεως κατά τοῦ Ἐπισκόπου Ἀμαθοῦντος Ἰωάννου. Τήν ἀρχαίαν ταύτην πράξιν τῆς Ἐκκλησίας, ὡς τοῖς Ἐκκλησιαστικοῖς Κανόσι συνᾴδουσαν, ἐπιβεβαιοῦσι περιτράνως καί οἱ τέσσαρες Πατριάρχαι τῆς Ἀνατολῆς, ἤτοι ὁ ἐκ τῶν ἡμετέρων Προκατόχων Διονύσιος Γ΄, ὁ Ἀλεξανδρείας Παΐσιος, ὁ Ἀντιοχείας Μακάριος καί ὁ Ἱεροσολύμων Νεκτάριος ἐν ἔτει 1663 ἐν Τόμῳ δι᾿ οὗ ἐπέλυσαν εἴκοσι καί πέντε κεφάλαια ζητημάτων προβληθέντα αὐτοῖς ὑπό τοῦ κλήρου τῆς Ρωσσικῆς Ἐκκλησίας. Εἰς τήν η’ ἐρώτησιν: «Εἰ τῷ Κωνσταντινουπόλεως Θρόνῳ ἐφεῖται πᾶσα κρίσις ἄλλων Ἐκκλησιῶν καί παρ᾿ αὐτοῦ λαμβάνει ἑκάστη ὑπόθεσις Ἐκκλησιαστική πέρας;» ἀπήντησαν ὅτι «Τό προνόμιον τοῦτο τοῦ Πάπα ἦν πρό τοῦ διαρραγῆναι τῆς Καθολικῆς Ἐκκλησίας….ἤδη δέ ἐκείνου διαρραγέντος, αἱ ὑποθέσεις πασῶν τῶν Ἐκκλησιῶν εἰς τόν τῆς Κωνσταντινουπόλεως Θρόνον ἀναφέρονται καί παρ᾿ αὐτοῦ τάς ἀποφάσεις λαμβάνουσιν..». Ἐπαναλαμβάνουσι δέ περί τούτου καί εἰς τάς κα΄ καί κβ΄τοιαύτας».[7]

 

Ὁρῶμεν, οὖν, Μακαριώτατε, ποίας εὐθύνης Θρόνος ἐστίν ὁ τῆς Κωνσταντινουπόλεως καί ποίων τρόπων μέτοχος καί διάδοχος ὀφείλει ἵνα ἀνυπερθέτως καθίσταται ὁ κατά καιρούς καί χρόνους Ἀρχιεπίσκοπος αὐτοῦ καί Οἰκουμενικός Πατριάρχης. Ἐξ ὅλων τῶν ἀσφαλῶν καί ἑστώτων τούτων συνάγεται ἀδιαμφισβητήτως ὅτι αἱ ἐπί μέρους κατά τόν παρελθόντα καί τόν νῦν αἰῶνα διορθόδοξοι προσπάθειαι καί πρωτοβουλίαι τῆς Ἁγίας τοῦ Χριστοῦ Μεγάλης Ἐκκλησίας ἐσφαλμένως ἐξελήφθησαν τυχόν ὑπό τινων ὡς ἀπεμπόλησις τῶν τοιούτων ἀμετακινήτων εὐθυνῶν ἅμα δέ καί διακονικῶν προνομιῶν αὐτῆς ἐν ὀνόματι οἱονεί τινος κοινοβουλευτικῆς ὁμοσπονδίας- ὡς καί ρητῶς ἐλέχθη ἀτυχῶς- τῶν ἐπί μέρους Τοπικῶν Ἐκκλησιῶν, ἥτις συναποφασίζει μετά τῶν Πρεσβυγενῶν Θρόνων ἐπί παντός θέματος. Ἡ τοιαύτη ἐν πνεύματι κενώσεως πάντοτε πρᾶξις τῆς Μητρός Ἐκκλησίας ἀπέβλεπε καί ἀποβλέπει εἰς τήν ἐν ἀγάπῃ Χριστοῦ καί ἀφελότητι καρδίας κοινωνίαν τῶν κατά τόπους Ἁγίων τοῦ Χριστοῦ Ἐκκλησιῶν, πρός πλησμονήν σοφίας καί χάριτος, πρός καταρτισμόν καί σύμπλευσιν ἐν τοῖς ποιμαντικοῖς θέμασι, πρός οἰκοδομήν ἐν τέλει τοῦ σώματος τῶν πιστῶν. Τά νεωστί καί οὕτω καλούμενα «αὐτοκέφαλα» ἐδόθησαν καί δίδονται ὑπό τῆς κοινῆς τροφοῦ τῶν Ὀρθοδόξων Κωνσταντινουπολίτιδος Ἐκκλησίας διά τήν ἐν τοῖς ἐπί μέρους καλλιτέραν καί εὔρυθμον ἐσωτερικήν ὀργάνωσιν τῶν καθ᾿ ἕκαστα Ἐκκλησιῶν καί οὐχί διά νά παραλλάσσεται τό ἅγιον πολίτευμα τῆς Ἐκκλησίας, τό προκῦψαν ἐκ τῆς μακρᾶς ἱεροκανονικῆς ἐν Οἰκουμενικαῖς Συνόδοις παραγωγῆς πρός δημιουργίαν ἐσφαλμένης ἀντιλήψεως αὐταρκῶν τοπικῶν ἐκκλησιῶν καί κατακερματισμοῦ τοῦ ἑνός καί ἀδιαιρέτου Σώματος τῆς Μιᾶς, Ἁγίας, Καθολικῆς καί Ἀποστολικῆς τοῦ Χριστοῦ Ἐκκλησίας. Ἡ Αὐτοκεφαλία ἀπομονουμένη καί ὑπερτονιζομένη καθίσταται προβληματική καθώς δέν ὑπηρετεῖ τόν σκοπόν δι᾿ ὅν αὕτη ἐθεωρήθη εὔχρηστος ἐν τῇ Ἐκκλησίᾳ. Εἰρήσθω δ᾿ ἐνταῦθα ὅτι τά Αὐτοκέφαλα καθεστῶτα, τά ὑφ᾿ ὅρους καί τρόπους παραχωρούμενα ὑπό τῆς Μητρός Ἐκκλησίας διά τάς κατά καιρούς καί χρόνους ζωτικάς ἀνάγκας τῶν ἀνά τήν Οἰκουμένην τέκνων αὐτῆς, οὐ τυγχάνουσιν ἀμετακίνητον καί στατικόν σύστημα ἀλλά προσαρμοζόμενον εἰς τάς ποιμαντικάς ἐπιταγάς τῆς σήμερον, μεθ᾿ ἱερότητος καί πολλῆς περισκέψεως. Τά ὁλίγιστα ταῦτα ἐπεσημειώθησαν πρός ἐπανατροχιασμόν τοῦ πρωτευθύνου καί θυσιαστικοῦ χαρακτῆρος τῆς Μητρός Ἁγίας τοῦ Χριστοῦ Μεγάλης Ἐκκλησίας καί πρός ἔκφρασιν ὑγιοῦς κατά πάντα ἐκκλησιολογίας, καθώς ἱστάμενοι ἐνώπιον τῶν μακαρίων μορφῶν τῶν πρό ἡμῶν Πατριαρχευσάντων μή κριθῶμεν ὑπό τοῦ Κυρίου τῆς Ἱστορίας καί ὑπ᾿ αὐτῶν ὡς ἀπομειώσαντες, ἅ ἐκεῖνοι ἐν μέσῳ κόπων καί μόχθων καί ἐν δυσχειμέροις καιροῖς ᾠκοδόμησαν καί περιεκράτησαν αἴροντες τόν σταυρόν τῆς εὐθύνης ἔναντι τῆς Ἐκκλησίας.

 

Οὕτως ἐχόντων τῶν καθ᾿ ἡμᾶς ἐκκλησιαστικῶν πραγμάτων ἐμφαίνεται σαφῶς καί ἀδιαφιλονικήτως ἡ κανονικῶς τεθεσπισμένη ἔκκλητος πρόνοια τῆς Μετριότητος ἡμῶν, πρόνοια, ἥντινα ἠσκήσαμεν καί εἰς τήν περίπτωσιν τῶν Ἱερωτάτων Μητροπολιτῶν πρ. Κιέβου κυρίου Φιλαρέτου καί πρ. Λβώφ κυρίου Μακαρίου. Ὑπάρχει, Μακαριώτατε, μία σπουδαιοτάτη πραγματεία τοῦ ἐγνωσμένης, διά θαυματουργικῶν σημείων ἔτι ζῶντος, ἀρετῆς τοῦ ὀτρηροῦ καί ἐμβριθοῦς περί τά ἱεροκανονικά ζητήματα ἀειμνήστου Μητροπολίτου Ἀγχιάλου καί εἴτα Σμύρνης Βασιλείου συνταχθεῖσα καί ἐν ᾳωοζ΄ἔτει συνοδικῶς κυρωθεῖσα περί τοῦ κύρους τῆς χειροτονίας κληρικῶν ὑπό Ἐπισκόπου καθῃρημένου ἤ σχισματικοῦ ἤ καί αἱρετικοῦ χειροτονηθέντων, ἥνπερ καί συνημμένως ἀποστέλλομεν Ὑμῖν, εἰς τήν ὁποίαν περιγράφεται διά πολλῶν καί βεβαίων ἡ διαχρονική θέσις τῆς Ὀρθοδόξου Ἐκκλησίας περί τοῦ ζητήματος τούτου. Μή ἐπιθυμοῦντες ἵνα μεταφέρωμεν αὐτόθι ἁπάσας τάς ἐν αὐτῇ ἐκτεθειμένας περιπτώσεις ἀρκούμεθα εἰς τό ὑπό τῶν ἐν Νικαίᾳ τό πρῶτον συνελθόντων Ἁγίων καί Θεοφόρων Πατέρων ἐπιλυθέν σχίσμα τῶν Μελιτιανῶν, συνωδᾷ τῇ περί Ναυατιανῶν διατάξει τοῦ η΄ Κανόνος. Ὁ διαληφθείς Μελίτιος ἦτο Ἐπίσκοπος Λυκοπόλεως ἐν Αἰγύπτῳ καί ἐκατηγορήθη ἐπί σειρᾷ ὅλῃ παρανομιῶν καί ἐπί ἀρνήσει τῆς πίστεως καί θυσίᾳ εἰς τά εἴδωλα. Καθῃρέθη δέ περί τό 302 μ.Χ. Μή στέρξας τήν καθαίρεσιν ἐδημιούργησε περί ἑαυτόν παράταξιν καί ἐποίησε τό λεγόμενον σχίσμα τῶν Μελιτιανῶν. Ὅτε δέ ἐπετεύχθη ὁ συμβιβασμός μετ᾿ αὐτοῦ, καθ᾿ ἅ περιγράφει Ἀθανάσιος ὁ Μέγας, Ἀρχιεπίσκοπος Ἀλεξανδρείας, παρέδωκεν εἰς τόν προκάτοχον τοῦ Ἁγίου, Ἀλεξανδρείας Ἀλέξανδρον βρέβιον ἤτοι κατάλογον τῶν ὑπ᾿ αὐτοῦ χειροτονηθέντων κατά τό διάστημα τῆς ποινῆς αὐτοῦ Ἐπισκόπων, πρεσβυτέρων καί διακόνων, ἁπάντων ἀποκατασταθέντων ἄνευ ἀναχειροτονίας εἰς τούς οἰκείους αὐτοῖς βαθμούς. Τό δέ σχίσμα τοῦτο ἐταλάνισε τήν Ἐκκλησίαν ἕως καί τῆς ἑβδόμης ἑκατονταετηρίδος, οἱ δέ ἐξ αὐτοῦ ἐπιστρέφοντες ἐγένοντο δεκτοί εἰς τήν κοινωνίαν τῆς Ἐκκλησίας ἄνευ ἀναβαπτισμοῦ οὐδέ χρίσεως διά τοῦ Ἁγίου Μύρου, καθ᾿ ἅ πληροφορεῖ πάντας ἡμᾶς Θεόδωρος ὁ Στουδίτης ἐν τῇ Μ΄ Ἐπιστολῇ αὐτοῦ πρός Ναυκράτιον.

 

Ὅμως καί εἰς τούς ἐσχάτους χρόνους, ὅτε ἐν ἔτει 1945 ἡ καθ᾿ ἡμᾶς Ἁγία τοῦ Χριστοῦ Μεγάλη Ἐκκλησία συνεχώρησε τοῖς καταδικασθεῖσιν ὑπό τῆς Ἁγίας καί Μεγάλης Συνόδου τοῦ ἔτους 1872 Βουλγάροις καί τῇ Ἐκκλησίᾳ αὐτῶν, οὕς οὐ μόνον καθῄρεσε τότε ἀλλά καί ἀφώρισε, πῶς ἐγένετο ἡ ἀποκατάστασις; Δι᾿ ἀναχειροτονίας; Ἦσαν μήπως οἱ συγχωρηθέντες οἱ αὐτοί τοῖς καταδικασθεῖσι; Μονονουχί, ἀλλ᾿ ἦσαν οἱ ἐκλεγέντες καί κληρωθέντες ὑπ᾿ αὐτῶν καί τῶν ἐπιγενομένων αὐτοῖς. Καί ὅτε ἡ Ἐκκλησία τῆς Ρωσσίας πρό τινων ἐτῶν, ὑψηλῇ πολιτικῇ πιέσει, συνεχώρησε τοῖς σχισματικοῖς ἕως τότε μέλεσι τῆς ROCOR, τίνι τρόπῳ τούς ἐδέχθη εἰς κοινωνίαν, δι᾿ ἀναβαπτισμοῦ καί ἀναχειροτονίας;

 

Μακαριώτατε,

 

Δόξα τῷ Πατρί καί τῷ Υἱῷ καί τῷ Ἁγίῳ Πνεύματι ὅτι ἐφανέρωσεν εἰς ἡμᾶς καθ᾿ ὁμοίωσιν τῆς Τριαδικῆς δόξης τά ἐν τῇ Ἐκκλησίᾳ τελούμενα καί ἑδραζόμενα οὐχί μόνον ἐπί τῆς Ἁγίας Γραφῆς, ὡς παρά Διαμαρτυρομένοις, ἀλλ᾿ ἐπί τῆς τιμιωτάτης καί κενωτικῆς καί καθηγιασμένης ἱερᾶς πράξεως τῆς Ἐκκλησίας κατά τήν δισχιλιετῆ πορείαν αὐτῆς ἐπί γῆς. Διό καί προβαλλόμενοι τά ἀνωτέρω, ἀντιλαμβανόμεθα ὅτι ἡ ἀνοχή καί ἡ μακρόθυμος στάσις τῆς Μεγάλης τοῦ Χριστοῦ Ἐκκλησίας ἐξελήφθησαν ὑπό τῶν ὑπ᾿ αὐτῆς μεγάλως εὐεργετηθέντων ὡς παραίτησις αὐτῆς ἐκ τῆς περαιτέρω πορείας τῆς Ἐκκλησίας. Καί ἀποροῦμεν πῶς αὕτη ἡ προπέτεια καί κατασυκοφάντησις τῆς Μητρός Ἐκκλησίας καί τῆς ἡμῶν Μετριότητος προσωπικῶς γίνεται ὑπ᾿ ἐνίων ἀνεκτή καί ἔν τισι περιπτώσεσιν, ἑκόντων ἤ ἀκόντων αὐτῶν, υἱοθετεῖται ὑπό τήν μορφήν ἀποδοχῆς καί ἐπαναλήψεως τῆς ἐπιχειρηματολογίας τῶν κινησάντων τήν πτέρναν κατά τῆς εὐεργέτιδος. Ἀγαπῶσιν οὗτοι οἱ μαθηταί ὑπέρ τούς διδασκάλους τήν Ἐκκλησίαν καί τήν ἑνότητα αὐτῆς; Μή γένοιτο. Κηρύττομεν ἐν Φαναρίῳ τά αὐθεντικῶς κληροδοτηθέντα ἡμῖν περί ἐκκλησιολογίας, καθ᾿ ὅτι ἐκ τοῦ φρέατος τῶν Πατέρων ἡμῶν ἀντλοῦμεν καί οὐχί ἐξ ἰδιοτελείας ἤ ἄλλων ταπεινῶν κινήτρων καί πολιτικῶν σκοπιμοτήτων. Συνεπῶς ἀπόκειται εἰς πάντας ὑμᾶς ἡ εὐθύνη τῆς ἀφομιώσεως τῶν προεκτεθεισῶν ἀληθειῶν, οὐχί βεβαίως πρός κύρωσιν αὐτῶν, ἅτε ὅλως γνησίως κεκυρωμένων ὑπό τῆς ἐκκλησιαστικῆς πράξεως οὐσῶν, ἀλλά πρός ἐπανατοποθέτησιν ἐπί τό ὀρθόν καί τό καθηγιασμένον ὑπό τῆς πολυτίμου καί γνησίας πείρας τῶν Πατέρων τῶν μόνον εἰς Θεόν ἐλπισάντων, ᾯ ἡ δόξα καί τό κράτος εἰς τούς αἰῶνας. Ἀμήν.

 

‚βιθ’ Φεβρουαρίου κ’

 

Τῆς Ὑμετέρας σεβασμίας Μακαριότητος
ἀγαπητός ἐν Χριστῷ ἀδελφός

 

 

 

[1] Σιγιλλιῶδες Γράμμα Γαβριήλ Γ΄περί τῆς ἐκλογῆς τοῦ Ἱεροσολύμων Χρυσάνθου, Καλ. Δελικάνη, Τόμος ΙΙ, σελ. 468
[2] Ἐπιστολή Πατέρων τῆς ἐν Καρθαγένῃ Συνόδου πρός τόν Πάπαν Καιλεστῖνον, ἐν τέλει τῶν Κανόνων τῆς αὐτῆς Συνόδου.
[3] Καλ. Δελικάνη, Τόμος ΙΙ, σελ. 217.
[4] Καλ. Δελικάνη, Τόμος ΙΙ, σελ. 314.
[5] Miklosisch et Müller, Acta Patriarchatus Constantinopolitani, Τόμος Ι, σελ. 438.
[6] Ματθαίου Βλάσταρη «Σύνταγμα κτλ….Στοιχεῖον ΙΙ».
[7] Κανονικαί Διατάξεις» Μ. Γεδεών, Τόμος Ι, σελ. 341-346.

 

 


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