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01.05: Memoria di San Geremia, profeta

 

Vicariato Arcivescovile della Campania- Chiesa dei SS. Pietro e Paolo - Napoli




 

1 maggio, memoria del Profeta Geremia.

Geremia, il cui nome significa ‘Esaltazione del Signore’, è considerato il secondo tra i profeti maggiori. Nato attorno al 650, figlio di Chelkia della tribù di Levi dalla città di Anatot, nel territorio di Beniamino, profetizzò per circa trenta anni, dal 613 al 583 a.C. Fu santificato già nel grembo materno, come il Signore stesso disse di lui: "Prima di formarti nel grembo materno, ti conoscevo, prima che tu uscissi alla luce, ti avevo consacrato; ti ho stabilito profeta delle nazioni". Nelle sue profezie accusava gli Ebrei di avere abbandonato il vero Dio e di adorare gli idoli, prevedendo pene e guerre devastanti. Ma il popolo non era disposto ad ascoltarlo ascoltarlo. Profetizzò anche l'imminente riduzione in schiavitù ad opera del re di Babilonia, continuando ad implorare inutilmente il suo popolo di tornare a Dio. Al tempo di Sedecia, ultimo re di Giuda, la profezia si avverò: il re babilonese Nabucodonosor saccheggiò e distrusse Gerusalemme, uccidendo e sottomettendo la popolazione. Il profeta rimase presso le rovine della città, soffrendo profondamente per la sventura della sua nazione. Piangeva e si lamentava in modo inconsolabile per la desolazione di Gerusalemme e la condizione di schiavitù del suo popolo. Ma perfino quei pochi che erano rimasti continuavano a compiere malefatte: Hodoliah, viceré di Nabucodonosor, venne assassinato in seguito a lotte intestine fra gli Ebrei, ed essi, temendo l'ira dei Caldei, decisero di fuggire in Egitto. Il Profeta li seguì, insieme a Baruc, suo discepolo e scriba, nonostante avesse cercato di dissuaderli. In Egitto profetizzò anche sul destino di quella terra, ma morì lapidato dalla sua stessa gente, dopo l’anno 586: non sopportavano più di ascoltare la verità delle sue parole e i suoi giusti rimproveri.
Il suo libro di profezie è suddiviso in cinquantadue capitoli, e il suo libro di Lamentazioni in cinque. Profetizzò una nuova alleanza tra il popolo di Israele e il Signore, un'alleanza di salvezza la cui legge sarà scritta nell'animo e nel cuore del suo popolo: "Ecco verranno giorni - dice il Signore - nei quali con la casa di Israele e con la casa di Giuda io concluderò una alleanza nuova. Non come l'alleanza che ho conclusa con i loro padri, quando li presi per mano per farli uscire dal paese d'Egitto, una alleanza che essi hanno violato, benché io fossi loro Signore. Parola del Signore. Questa sarà l'alleanza che io concluderò con la casa di Israele dopo quei giorni, dice il Signore: Porrò la mia legge nel loro animo, la scriverò sul loro cuore. Allora io sarò il loro Dio ed essi il mio popolo. Non dovranno più istruirsi gli uni gli altri, dicendo: Riconoscete il Signore, perché tutti mi conosceranno, dal più piccolo al più grande, dice il Signore; poiché io perdonerò la loro iniquità e non mi ricorderò più del loro peccato".

 


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