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11.05: Memoria dei Ss. Evelio martire a Roma sotto Nerone (verso il 66); Anastasio di Camerino tribuno militare e martire con sua moglie Teopista e i loro figli (verso il 251); e Nepoziano nato ad Aquileia e presbitero ad Altino (verso il 396)

 

a cura del Protopresbitero Giovanni Festa




 

Sant’Evelio -probabilmente nato a Pisa ed ufficiale romano- martire a Roma sotto Nerone (verso il 66)

Tratto da
http://www.santiebeati.it/dettaglio/92706

Il nome di s. Evelio o Evellio, compare solo nella ‘Passio’ di s. Torpete o s. Torpé, ufficiale dell’esercito romano di Nerone, nativo di Pisa e qui decapitato nel 68, per essersi rifiutato di sacrificare alla dea Diana.
Evelio, che era consigliere dell’imperatore, fu presente al processo dell’ufficiale e vedendo il confessore della fede, uscire miracolosamente incolume dalle varie prove e tormenti cui era stato sottoposto, ne restò colpito e “credette in Cristo”.
Lasciò la corte di Nerone e fuggì a Roma, ma qui fu arrestato e poi decapitato un 27 aprile, molto probabilmente dell’anno 69; visto che s. Torpete è ricordato il 29 aprile o il 17 maggio, presumibile data del suo martirio nel 68, quindi Evelio, che si sa morì successivamente, fu martire un anno dopo.
Per primi, gli agiografi Rabano Mauro e Notkero ne introdussero il nome nei loro Martirologi alla data dell’11 maggio, forse indotti in errore da una errata lettura dell’antica ‘Vita’ di s. Torpete, che comunque è leggendaria.
Cesare Baronio (1538-1607), compilatore del ‘Martirologio Romano’, continuò ad elencarlo all’11 maggio.

Il nome Evelio, deriva dal latino Hevelius ed è un nome di origine etnica, che significa “proveniente o abitante di Havel”, nei pressi di Brandeburgo.


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Sant’Anastasio di Camerino (per altri codici probabilmente nativo di Lerida in Catalogna) tribuno militare e martire con sua moglie Teopista e i loro figli nella stessa Camerino (verso il 251)

TRATTO da
http://www.santiebeati.it/dettaglio/92180

In data odierna è commemorata una famiglia marchigiana, il cui culto è assai diffuso in tale zona, Sant’Anastasio era di Camerino, paese oggi in provincia di Macerata, e secondo gli Atti sulla sua vita era un corniculario, cioè ispettore di giustizia.
Convertitosi di fronte alla serenità e sicurezza con cui il giovane San Venanzio, suo compaesano, affrontò il martirio, si fece battezzare dal sacerdote Porfirio con tutti i suoi familiari: la moglie Teopista ed i figli Aradio, Evodio (Ebodi), Callisto, Felice, Eufemia e Primitiva.
Sull’esempio di Venanzio, anch’essi furono chiamati a scegliere se vedere salva la propria vita terrene o preferire quella del Cielo. Optando per la seconda scelta, il loro martirio si consumò nel 251 sulla via Lata, fuori dalla porta orientale di Camerino.
Il Martirologio Romano li commemorava in passato l’11 maggio, mentre la diocesi di Camerino ancora oggi li ricorda il giorno seguente.


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San Nepoziano nato ad Aquileia e presbitero ad Altino (verso il 396)

Tratto da
http://www.santiebeati.it/dettaglio/96824
Nepoziano nacque nella seconda metà del secolo quarto, circa l’anno 360 nella città di Aquileia. Essendogli morto il padre mentre era ancora fanciullo, S. Eliodoro, suo zio per parte di madre, che si trovava in Oriente, in compagnia di S.Girolamo, tornò in patria, per assistere sua sorella rimasta vedova e per prendersi cura del giovanetto Nepoziano, il quale corrispose in modo splendido alle pie premure e sollecitudini dello zio, facendo forti e consolanti progressi tanto nello studio come nella pietà.

Giunto ad un’età adeguata, fu messo nella corte dell’imperatore, dove però pure in mezzo alle delizie ed al lusso, egli conservò la sua purezza e lo spirito di pietà e di mortificazione. Per preservarsi dalle seduzioni della vita mondana di corte, digiunava spesso, portava sotto le vesti preziose e sotto i candidi lini il cilicio e nutriva la sua anima con la preghiera, con la lettura e lo studio della Sacra Scrittura, esercitava anche le opere della misericordia, soccorrendo e giovando a tutti nell’ambito delle sue possibilità.

Alla fine, annoiato dal tumulto della corte e chiamato dal Signore ad una vita sempre più perfetta, fece ritorno presso lo zio Eliodoro, il quale nel frattempo era stato sollevato alla cattedra vescovile di Atino, città della Marca Trevigiana che venne poi distrutta dagli Unni. Libero di sé, incominciò Nepoziano a distribuire tutti i suoi beni ai poveri ed intraprese una vita solitaria, mortificata e penitente. Il suo desiderio era di ritirarsi in qualche monastero dell’Egitto o della Siria, o almeno in qualche solitudine delle vicine isole della Dalmazia, ma ne fu trattenuto dall’amore e dal rispetto verso suo zio, che egli venerava come consacrato ed amava quel padre, il quale del resto era per lui un modello delle più grandi virtù. Non passò molto tempo che Eliodoro, scorgendo nel nipote tutte le qualità che devono costiutire l’anima di un sacerdote, lo aggregò al suo clero di Altino e, dopo averlo fatto passare per tutti i passaggi degli ordini minori, nonostante la sua riluttanza, dovuta alla profonda sua umiltà, lo ordinò sacerdote. Si vide allora Nepoziano, tanto fedele discepolo di suo zio Eliodoro, quasi non meno di S.Timoteo verso S.Paolo. Considerando il Sacerdozio, non tanto come un onore, ma come un onere, si adoperò nell’aiutare i poveri, a visitare gli infermi, ad accogliere gli ospiti, a guadagnare il cuore di tutti colla umiltà e mansuetudine, rallegrandosi, come vuol l’Apostolo, con chi era lieto e piangendo con chi era mesto e facendo di tutto per guadagnare tutti a Cristo.

S.Nepoziano faceva di giorno in giorno tali progressi nella virtù e nella santità che tutti ne erano meravigliati ed edificati: i fedeli di Altino si auguravano di averlo per loro pastore, quando il Signore avesse chiamato al Cielo il già vecchio e Santo Vescovo Eliodoro suo zio.

Ma il Signore volle anticipare a Nepoziano la ricompensa eterna a cui egli aspirava e chiamarlo alla celeste patria in età ancora giovanile. Infatti, trascorsi appena pochi anni dalla sua consacrazione sacerdotale, fu sorpreso da una gravissima malattia che lo portò alla tomba.

“Ardendo, scrive S.Girolamo, per la febbre e consumandosi dall’eccessivo calore l’umido radicale con languido respiro l’infermo consolava l’addolorato suo zio Eliodoro e manteneva la faccia allegra e, piangendo tutti quelli che gli stavano attorno, egli solo sorrideva: gittò le coperte, stese le braccia, vide ciò che agli occhi altrui era celato e alzandosi come per incontrare chi veniva a visitarlo, facendo conoscere ch’egli non moriva, ma partiva e che accoglieva nuovi amici non lasciando i primieri”.
Nepoziano morì il giorno 11 maggio 387 compianto da tutta la città e da tutta l’Italia.
Leggere
La Lettera di San Girolamo a Nepoziano sul vivere dei preti

https://books.google.it/books?id=nDlRAAAAcAAJ&pg=PA4&lpg=PA4&dq=santo+nepoziano&source=bl&ots=tvU1rubWQx&sig=Ein4g9BrKgDaHOp6PQWvIB3E0gQ&hl=it&sa=X&ved=0ahUKEwiOpPy_4PHaAhVPSsAKHSC-Aeo4ChDoAQgnMAA#v=onepage&q=santo%20nepoziano&f=false

 

 


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