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12.06: Memoria dei Ss. Massimo vescovo di Napoli e probabilmente martire che confessa la retta fede versus et contra l’eresia ariana (verso il 359); Basilide e i suoi santi compagni martiri a Roma (nel III secolo)

 




 

San Basilide e i suoi santi compagni martiri a Roma (nel III secolo)

tratto da http://www.santiebeati.it/dettaglio/56865
Basilide è un martire romano sepolto al XII miglio della via Aurelia in località Lorium, fra la Bottaccia e Castel di Guido. Del martire non si sa nulla, perché le tre passiones che lo riguardano sono tardive e completamente prive di valore (BHL, I, p. 153, nn. 1018-20). Nessuno dei suoi compagni è romano: Nabore e Nazario sono i celebri martiri milanesi, il cui culto si diffuse a Roma sulla via Aurelia, presso il monastero di San Vittore, anch'egli martire milanese; Cirino probabilmente Quirino, il vescovo di Siscia, il cui corpo fu portato a Roma e sepolto ad Catacumbas. Il Martirologio Romano ricorda Basilide anche il 10 giugno, insieme con Tripodis, Mandalis ed altri venti anonimi: i due nomi non sono, però, nomi di santi, ma vanno ricollegati alla città di Tripolis Magdaletis e i venti martiri sono da riferire all'Africa. Probabilmente il dies natalis di Basilide è il 12 giugno, confermato dal Capitolare evangeliorum di Würzburg (sec. VII) e dagli altri capitolari romani, che lo ricordano a questa data e senza compagni. Nel Medioevo il martire era venerato in due basiliche: la prima, eretta sul suo sepolcro sulla via Aurelia, è ricordata dall'Itinerario Malmesburiense; la seconda, sulla via Labicana, fu restaurata nel sec. IX da Leone III. Ambedue sono scomparse da secoli.


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San Massimo vescovo di Napoli e probabilmente martire che confessa la retta fede versus et contra l’eresia ariana (verso il 359)

memoria della traslazione delle reliquie: 11.06

Martirologio Romano: A Napoli, san Massimo, vescovo, che per la sua fedeltà al Concilio di Nicea fu mandato in esilio dall’imperatore Costanzo, dove, prostrato dalle tribolazioni, morì confessore della fede.

Tratto da
http://www.santiebeati.it/dettaglio/91854

E' il decimo vescovo di Napoli, secondo la lista episcopale compilata da Giovanni il Diacono, succedendo a s. Fortunato. Il suo episcopato si svolse sotto l’imperatore Costanzo (337-361) iniziando intorno al 350 e terminando nel 357.
Difese i decreti del Concilio di Nicea del 325, che condannò l’eresia ariana, scaturita dall’eretico Ario di Alessandria (280-336), il quale affermava che il Verbo, incarnato in Gesù, non è della stessa sostanza del Padre, ma rappresenta la prima delle sue creature.
L’eresia scatenò una lotta a volte anche violenta, fra le due posizioni esistenti nella Chiesa di allora, a cui non fu estraneo il potere civile. Il vescovo Massimo di Napoli, per la sua difesa intrepida della ortodossia nicena, tra il 355-356 fu condannato all’esilio, probabilmente in Oriente, come altri vescovi dell’Occidente.
Dall’esilio seppe, che la sua cattedra episcopale napoletana, era stata occupata dall’ariano Zosimo e gli lanciò contro un anatema; nonostante ciò Zosimo governò la diocesi per più di sei anni, evidentemente dopo aver ripudiato l’arianesimo, fu riconosciuto come 11° vescovo legittimo.
Alcuni noti testi latini affermano che Zosimo, verso il 363 sarebbe stato costretto a lasciare il seggio episcopale colpito dal castigo divino, perché non riusciva a parlare nelle assemblee dei fedeli.
Intanto il vescovo Massimo per i maltrattamenti subiti e per le sue malferme condizioni di salute, morì in esilio verso il 361, prima che Giuliano l’Apostata decidesse l’8 febbraio 362, il ritorno dei vescovi esiliati, per questo gli è riconosciuto il martirio.
Il suo culto cominciò, quando il suo successore legittimo s. Severo, ma considerato 12° vescovo di Napoli dal 363 al 409, nei suoi primi atti di governo episcopale, fece riportare in patria le sue spoglie, sistemandole nella nuova basilica cimiteriale, poco distante dall’ipogeo di S. Fortunato, fuori dalle mura della città di allora.
A metà del secolo IX i suoi resti compresi quelli di s. Fortunato e altri santi vescovi, furono trasferiti nella basilica Stefania. Ma esiste un’altra versione opposta a quanto detto; il 20 e il 22 novembre del 1589, i frati Cappuccini della chiesa napoletana di S. Efebo, operarono una ricognizione delle reliquie conservate dietro l’altare maggiore, il motivo è ignoto e qui trovarono le reliquie dei santi vescovi napoletani Efebo, Fortunato e Massimo.
Si può ipotizzare che verso la fine del XIII secolo dovendosi costruire la nuova cattedrale al posto della basilica Stefania, le reliquie siano state trasferite nella catacomba di S. Efebo, diventata poi chiesa cappuccina.
Durante gli scavi archeologici del 1882 e del 1957 si sono ritrovati reperti archeologici in una cappella della cattedrale, un sarcofago, un’iscrizione sepolcrale con la dicitura “Maximus episcopus qui et confessor”, confermando così la prima tomba del IV secolo di s. Massimo.
Il suo nome è riportato in varie date e in vari calendari compreso il famoso Calendario Marmoreo di Napoli, scolpito nel IX secolo e conservato negli ambienti del Duomo.
Il 12 settembre del 1840 la Sacra Congregazione dei Riti confermava l’antichissimo culto per i santi Fortunato e Massimo vescovi;

Tratto da
https://www.avvenire.it/rubriche/pagine/vescovo-br--morto-in-esilioper-aver-difeso-la-verita_20150611
Difendere la verità ha sempre un costo molto alto, per questo chi versa il sangue per affermare con la sua vita l'ortodossia ha un posto particolare nella memoria della Chiesa. È il caso di san Massimo di Napoli, che secondo le cronologie fu il decimo vescovo della città partenopea. Divenne pastore della comunità locale molto probabilmente nel 350, 25 anni dopo il Concilio di Nicea, che aveva condannato l'arianesimo. Gli scontri tra fazioni però non si erano placate e alcuni Pastori furono costretti all'esilio per il solo fatto di aver difeso le affermazioni conciliari. Così toccò a Massimo che fu allontanato dalla sua città dalle fronde eretiche tra il 356 e il 357. Nel 362 i vescovi l'imperatore decise di far rientrare tutti i vescovi esiliati ma Massimo era già morto, provato dai maltrattamenti

 

 


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