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13.06: memoria della venerabile Anna e di suo figlio Giovanni, della città di Larissa, asceti in un’isola dell’Adriatico

 

Spyridon Colucci




 

Nel Codice Vaticano græcus 1588 (fogli 71-73) è riportato un mineo del XVI secolo, contenente il mese di giugno. Il mineo in questione è un riassunto di un’opera di Paolo di Monevasiàs (X sec.) dedicato a figure di santi uomini e donne, asceti.
In quest’opera, Paolo racconta di aver incontrato uno ieromonaco che era di ritorno a Costantinopoli dopo essere stato a Roma. Durante il viaggio di andata – racconta lo ieromonaco- la nave, a causa delle avverse condizioni, fu costretta a fermarsi per alcuni giorni in un’isola deserta del mare Adriatico.
Lo ieromonaco decise così di scendere per fare due passi. Mentre passeggiava, vide da lontano una figura femminile senza alcun vestito. La donna da lontano gridò al sacerdote di lanciarle il suo mantello. Cosa che subito fece. La donna, poi, inginocchiatasi ringraziò Dio di aver mandato un sacerdote.
Il sacerdote subito le chiese circa la sua identità. La donna, allora, disse:
“Mi chiamo Anna, nacqui a Larissa (Tessaglia, Grecia) da genitori poveri. Essendo rimasta orfana fui adottata da un uomo nobile della città che mi allevò come fossi sua figlia, nella fede e nella modestia, e mi diede in sposa a suo figlio. Purtroppo, i parenti di mio marito non mi accettarono mai nella loro famiglia a causa delle mie umili condizioni e ogni giorno lo rimproveravano per questo matrimonio sfortunato. Così, chiesi a mio marito il divorzio per potergli garantire una moglie migliore. Quanto a me, mi sarei ritirata in monastero. Ma lui non accettò. Allora decisi di fuggire di notte e, senza sapere che fossi già incinta, mi imbarcai per la Sicilia. La nave attraccò in quest’isola deserta dove decisi di rimanere per vivere in ascesi. Dopo nove mesi, diedi alla luce mio figlio e lo allevai con erbe selvatiche. Ogni giorno pregavo Dio che mandasse un prete per battezzarlo ed, ecco, oggi, dopo 30 anni, sei arrivato tu. Ora, ti supplico, battezza mio figlio e celebra per noi la Divina Liturgia”.
Il sacerdote non perse tempo. Ritornò sulla nave, prese tutto il necessario e, una volta ritornato dalla santa, battezzò prima suo figlio, dandogli il nome Giovanni, e poi celebrò la Divina Liturgia e comunicò i due al purissimo Corpo e al prezioso Sangue di Nostro Signore.
Mentre i due si allontanavano, la Santa chiese allo ieromonaco: “Se vuoi raccontare ciò che Dio ti ha rivelato, ti prego solo di non rivelare la posizione dell’isola, affinché noi possiamo rimanere nascosti agli occhi del mondo”.
Secondo il Codice Vaticano, Anna e suo figlio Giovanni, dopo aver riverito e ringraziato il sacerdote, consegnarono le loro anime nelle mani di Dio.

 


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