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20.06: Memoria dei Ss. Novato di Roma e Lucano (Lugano) vescovo di Sabiona

 




 

San Novato di Roma

Novato, santo (?), secondo il Diario Romano (1926) le reliquie sono in S. Pudenziana al Viminale. Non vi è nessun riscontro storico di tale affermazione.
M.R.: 20 giugno - A Roma la deposizione di san Novato che fu figlio del beato Pudente Senatore e fratello di san Timoteo Prete, e delle sante Vergini di Cristo Pudenziana e Prassede, i quali dagli Apostoli furono ammaestrati nella fede . La loro casa, cambiata in chiesa, porta il Titolo del Pastore.

 

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San Lucano (Lugano) vescovo di Sabiona

Tratto da
http://www.santiebeati.it/dettaglio/91100

E' chiamato "l'Apostolo delle Dolomiti" ed in queste montagne parecchie località portano il suo nome e varie chiese gli sono dedicate. Visse nella prima metà del sec. V ed essendo vescovo di Sabiona (ora Chiusa a dieci chilometri da Bressanone, dove piú tardi quella sede vescovile fu trasferita), durante una carestia, permise ai suoi fedeli l'uso dei latticini in Quaresima. Denunciato per questo al papa Celestino I (422432), fu invitato a Roma a scusarsi; i miracoli che lo accompagnarono durante il viaggio e la permanenza nella città, valsero piú d'ogni scusa.
Al suo ritorno i nemici (gli ariani?) lo costrinsero a lasciare di nuovo la sede. Si ritirò allora a vita eremitica nella Valle di Fiemme, ove si trovano il piccolo villaggio e la chiesuola a lui intitolati. Non sentendosi sicuro neanche là, oltrepassò le crode e scese verso la conca agordina, in quella che ancor oggi si chiama Valle di S. Lugano; si rifugiò in una caverna, il "Col di S. Lugano", donde non si allontanava che per evangelizzare e curare spiritualmente le genti della zona.
In una di queste missioni conobbe a Listolade la beata Avazia o Vaza, la quale, ottenuto il permesso dal marito, si ritirò a vita eremitica sotto la direzione spirituale del santo. Sulla tomba di Lugano, presso Taibon, sorse una chiesa, che, distrutta da una valanga, fu riedificata nel 1635. G. Mezzacasa pensa che Vaza, vissuta almeno cinque secoli dopo s. Lucano, fu creduta dalla fantasia del popolo sua contemporanea e figlia spirituale, perché condusse vita ascetica presso questa chiesetta, dove anche lei fu sepolta.
Una straordinaria fioritura del culto di s. Lugano si verificò nei secc. XIII e XIV e ne fanno testimonianza le tre chiese sorte in quel tempo in onore di lui, oltre a quella dov'era sepolto presso Taibon, al Passo di S. Lugano, con accanto un ospizio (1325-1332), a Villapiccola presso Auronzo (non dopo il 1352) e a Belluno (1396).
Nella cattedrale di quest'ultima città il corpo del santo fu trasportato da Taibon, ove si conserva solo una reliquia, probabilmente nel 1307 ed ivi fu sepolto entro un'arca contigua all'altare maggiore. Questa fu aperta il 17 giugno 1400 alla presenza del vescovo per la ricognizione delle reliquie e riaperta nel 1658 per estrarne alcune da donare ad Antonio Crosini, vescovo di Bressanone, per quella cattedrale.
Nella chiesa di S. Lugano presso Taibon, ogni anno, terminava la processione rogazionale della vigilia dell'Ascensione, dopo aver raccolto i fedeli dei paesi della comunità dell'Agordino attraverso i quali passava. Questa processione fu poi trasferita ed è tuttora celebrata al 20 giugno, festa anniversaria della morte del santo o, secondo i Bollandisti della traslazione del suo corpo a Belluno.

Tratto da
http://www.valledisanlucano.it/leggende%20sanlucano.html
Fece la sua comparsa a Sabiona, vicino a Bressanone, nel V secolo dopo Cristo come Vescovo dell’omonima Diocesi. Di lì iniziò la propria opera di evangelizzazione dei pagani che vivevano sulle vicine montagne, predicando per la prima volta loro in lingua Ladina. Verso il 423-424, a conseguenza di una prolungata siccità, le valli tridentine furono colpite da una grande carestia, presto si esaurirono i prodotti dei campi e cominciò quindi a scarseggiare il pane. Vigeva l’obbligo cristiano del digiuno quaresimale che consisteva nel divieto di mangiare durante il giorno, e di evitare carne, uova e latticini durante tutto il periodo. Il Vescovo Lucano, vedendo la gente ridotta alla fame, tolse perciò il divieto di cibarsi dei prodotti delle stalle. Subito uomini infidi lo accusarono di eresia presso il Papa, così dovette mettersi in viaggio verso la Santa Sede per scagionarsi. La Benevolenza di Dio scese da quel momento su di lui. Partito a dorso della sua modesta cavalcatura, comandò ad uno stormo di pernici bianche di seguirlo quale dono per il Pontefice. Scampato alle insidie delle foreste selvagge tra bestie pericolose e briganti giunse una sera verso Spoleto dove sostò in un’umile osteria. Trovando la moglie dell’oste gravemente malata pregò per lei presso il Signore, e dopo averla benedetta costei si alzò dal letto completamente guarita. Riprendendo il suo viaggio trovò il suo cavallo sbranato da un orso, chiamò così la belva e le comandò: “Orso, tu mi hai ucciso il cavallo, ora ti comando di prendere il suo posto” l’orso ammansito obbedì, e insieme si incamminarono verso Roma. Entrò nella stupenda capitale imperiale, umile, a dorso dell’orso, seguito in volo dalle dodici pernici bianche. Arrivato al cospetto del Papa si tolse il mantello e lo appese ad un raggio di sole che entrava dalla finestra. Il Sommo Pontefice stupito dai miracoli che si compivano sotto i suoi occhi lo liberò dalle accuse, lo benedisse, e ringraziò Dio per averlo fatto degno di conoscere il Santo. San Lucano ritornò a Sabiona, ma la persecuzione dei suoi nemici continuò Si ritirò così sui monti delle vicine Dolomiti, predicando il Cristianesimo di valle in valle. Un giorno, dirigendosi in Val del Biois dal Primiero attraverso l’Altopiano delle Pale di San Martino, dal cielo sereno scaturì un grande fulmine che colpì la roccia al suo fianco. Impaurito San Lucano guardò il luogo dell’impatto: meraviglia delle meraviglie si era formato un grande buco a forma di cuore - il celebre Cor de San Lugan - . Guardandovi attraverso vide lo spettacolo dell’allora Val Bisera che si estendeva verso la Conca Agordina. Colto il segno divino San Lucano si ritirò a vita eremitica in un’inospitale caverna lì vicina: la Grotta di San Lucano (nel ladino locale “Cól de San Lugan” ) dove – racconta la leggenda - “Tutto infiammato dell'amor di Dio, non sentiva né fame, né sete, né freddo, né sonno”.
Un giorno un'ispirazione angelica ordinò a Lucano di avviarsi verso il paesino di Listolade appena fuori della valle per incontrare una pia donna del posto. Mentre percorreva il sentiero gli si parò davanti il Diavolo in persona che sottoforma di serpe lo sfidò. Ingaggiarono così una furiosa lotta che li portò fin sulla cima dell'Agner. A quel punto il Santo decise di compiere un miracolo per fermare definitivamente il maligno: si tuffò a testa in giù dalla montagna lungo le grandi pareti rocciose ed atterrò in fondo alla valle arrestando la sua caduta con le sole tre dita della mano destra che bucarono la roccia sottostante. Ne scaturì un'enorme esplosione alla vista della quale il diavolo si arrese. San Lucano vittorioso lo imprigionò quindi nel punto più profondo della Valle della Bordina battuto in eterno dalla grande Cascata. Da quel momento l'impervia forra venne chiamata Valle dell'Inferno. Potendo così continuare il suo viaggio Lucano raggiunse presto Listolade dove incontrò la povera e pia contadina: Važa (o Avazia) era il suo nome. Questa donna pregava in ogni momento del giorno e della notte, spesso in una caverna a monte del paese, anche sottraendosi al lavoro ed era per questo perseguitata e maltrattata dalla suocera. Donava tutto il suo cibo ai poveri e si sosteneva mangiando una strana erba chiamata Dentivèl (o Zus Verde), mangiando piangeva e cantava:
"Dentivino Dentivello,
Tu sei buono ti sei bello,
Bella pelle tu mi dai,
Ma morire tu mi fai"
Giunto da lei San Lucano impresse nella roccia davanti ai presenti una croce con le dita, lei lo scelse come maestro e lo seguì all'eremo con l'approvazione della suocera e del marito, che furono orgogliosi di aver vissuto con una santa. Pregando e facendo penitenza nella Grotta, dopo tre giorni Važa chiese dell'acqua. San Lucano la esortò però a pregare più intensamente sopportando ogni tentazione per poter raggiungere la santità ma la povera non riuscì a resistere. Il Santo le disse qundi: "Vazza Vazza, se non riesci a vincerti non diventerai mai Santa, ma resterai per sempre Beata". Percosse quindi il fondo dell'antro con il suo bastone e subito vi scaturì una sorgente di acqua limpida alla quale la donna si dissetò perdendo la santificazione e diventando quindi la Beata Važa.
Con l'andar del tempo i due diventarono troppo vecchi per poter continuare a condurre la loro vita sulla montagna, si trasferirono quindi a fondovalle fuori del paese dove i devoti avevano costruito loro un piccolo rifugio. Vazza, benché più giovane, morì prima di Lucano che la seppellì quindi in quello stesso luogo. Subito dalla sua tomba scaturì una sorgente d'acqua miracolosa poi asportata assieme alla tomba dall'alluvione del 1966.
Alla morte di San Lucano, le comunità cristiane ne conservarono tramandandosi di generazione in generazione le virtu`, i meriti e i miracoli, lo venerarono come Santo, gli intitolarono la Val Bisèra dandole il nome di Valle di San Lucano e sul luogo della sua morte edificarono la Chiesa a lui intitolata.

 

 

 


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