Cerca

Newsletter

iscriviti alla newsletter

La tua mail*




LO SPIRITO TEOLOGICO E LA SPIRITUALITÀ DEL V CONCILIO ECUMENICO

 

Protopresbitero Iosif Restagno

Relazione al XII incontro del clero diocesano, Napoli 2019




 

Il 5 maggio 553, convocato dall'imperatore Giustiniano I, si inaugurava a Costantinopoli il V Concilio Ecumenico, detto anche secondo II Concilio di Costantinopoli. Nell'ottava e ultima sessione conciliare del 2 giugno successivo, 165 dei 168 vescovi partecipanti firmarono la condanna e gli anatemi contro i cosiddetti tre capitoli nestoriani.
Venivano ribadite inoltre le condanne alle eresie di Ario, Eunomio, Macedonio, Apollinare, Nestorio ovviamente ed Eutiche e all'elenco degli eresiarchi venivano aggiunti Origene e i suoi seguaci, Teodoro di Mopsuestia, Teodereto di Cirro e Iba, autore di una lettera al persiano Mari, nella quale veniva negata l'incarnazione del Signore.
Il concilio è ricordato generalmente per la condanna dell'origenismo, ma in realtà, anche se Origine viene effettivamente citato fra gli eresiarchi, i documenti conciliari, conservati per esteso solo in lingua latina, si occupano quasi esclusivamente delle proposizioni del nestorianesimo.
Questo dato sembra confermare l'impressione che il V Concilio Ecumenico sia meno noto rispetto ai precedenti. La poca conoscenza di esso permette anche il rimaneggiamento delle informazioni da parte di alcuni autori da bancarella, uno dei quali ha potuto scrivere che il cristianesimo delle origini abbracciava la dottrina della reincarnazione. La scomparsa di questa concezione sarebbe dovuta appunto al V Concilio Ecumenico, nel quale si condannava l'origenismo. Difficile sostenere che Origene predicasse la reincarnazione; semmai la preesistenza delle anime, ma secondo questa sua convinzione le anime stavano tutte in cielo e poi per superbia sarebbero precipitate nella materia incarnandosi, ma una volta sola; al termine della permanenza nel corpo o tornerebbero al luogo di origine, ridiventando angeli, o sprofonderebbero ancor più nella materia oscura dell'ade, diventando diavoli. La svista che, se non è intenzionale, risulta un po' comica, dà la misura delle fortune del V Concilio Ecumenico.
Ma leggiamo il primo anatema:

Chi non confessa che il Padre, il Figlio e lo Spirito santo hanno una sola natura o sostanza, una sola virtù e potenza, poiché essi sono Trinità consustanziale, una sola divinità da adorarsi in tre ipostasi, o persone, sia anatema.

La Trinità ha un'unica natura e un'unica essenza in tre ipostasi o persone
Quanto segue negli anatemi successivi ruota attorno a queste affermazioni.
Una tale affermazione troverebbe, almeno apparentemente in accordo ortodossi, monofisiti e nestoriani. In realtà la dottrina nestoriana avrebbe qualcosa da eccepire nella identificazione tra persona e ipostasi. Il V Concilio Ecumenico considera persona e ipostasi come sinonimi.
Un inno che l'Orologhion Nestoriano riporta alla Subba'a, la preghiera della compieta, attribuendolo al patriarca Mar Shimun Bar Sabati o a S. Efrem il siro, attribuzione, quest'ultima, che io non ritengo sostenibile, recita così nella strofa n. 7:

Gloria a te, natura nascosta, che nella nostra umanità hai rivelato le tue ipostasi.

La dottrina cosiddetta nestoriana, in realtà perfezionatasi dopo Nestorio stesso, afferma che in Cristo vi sono due nature, 2 ipostasi e una persona. Ecco, il V Concilio afferma invece che persona e natura sono sinonimi.
Mentre Nestorio parlava di 2 nature e due persone, i teologi nestoriani successivi hanno rielaborato questa posizione: 2 nature, 2 ipostasi e 1 persona. Questa rielaborazione operata da teologi appartenenti a una vastissima e antichissima comunità cristiana, diffusa quasi completamente al di fuori dei confini dell'impero romano, spiega la necessità di un concilio che si occupasse nuovamente del nestorianesimo, nella sua nuova esposizione dottrinale.
I nestoriani, denominati siro-orientali o chiesa assira d'oriente, attualmente ridotti a meno di 300.000 credenti, all'epoca erano assai più numerosi; secondo alcuni storici, alla fine del primo millennio, grazie alle loro missioni nell'estremo oriente, sarebbero stati i due terzi dei cristiani nel mondo; un confronto quindi molto importante all'epoca; la loro drastica riduzione numerica nel secondo millennio potrebbe spiegare in parte il relativo oblio in cui sarebbe caduto il V Concilio Ecumenico.
Secondo le teorie avversate dal II concilio di Costantinopoli, l'ipostasi non è sinonimo di persona, ma sarebbe il modo in cui la natura viene conosciuta, l'espressione conoscibile della natura nascosta. Proprio così cantano cantano a Compieta:

Gloria a te, natura nascosta, che nella nostra umanità hai rivelato le tue ipostasi.

Bisogna ammettere che risulta difficile seguire le esposizioni dei teologi assiri; tuttavia dobbiamo fidarci dell'esame che ne fecero i padri del V Concilio Ecumenico, i quali, considerando ipostasi e persona come sinonimi, non si lasciarono convincere da Teodoro di Mopsuestia che tentava di spiegare il rapporto fra l'ipostasi e la persona, come l'unione fra uomo e donna, due in una sola carne.
Così argomentano i padri costantinopolitani:

Se qualcuno dice che l'unione del Verbo di Dio con l'uomo è avvenuta solo nell'ordine della grazia, o in quello dell'energia, o in quello dell'uguaglianza di onore, o nell'ordine dell'autorità, o della relazione, o dell'affetto, o della virtù; o anche secondo il beneplacito, quasi che il Verbo di Dio si sia compiaciuto dell'uomo, perché lo aveva ben giudicato, come asserisce il folle Teodoro; ovvero secondo l'omonimia per cui i Nestoriani, chiamando il Dio Verbo col nome di Gesù e di Cristo, e poi, separatamente, l'uomo, "Cristo e Figlio", parlano evidentemente di due persone, anche se fingono di ammettere una sola persona e un solo Cristo, solo di nome, e secondo l'onore, e la dignità e l'adorazione; egli non ammette, invece, che l'unione del Verbo di Dio con la carne animata da anima razionale e intelligente, sia avvenuta per composizione, cioè secondo l'ipostasi, come hanno insegnato i santi padri; e quindi nega una sola persona in lui, e cioè il Signore Gesù Cristo, uno della santa Trinità...
La santa chiesa di Dio... confessa l'unione di Dio Verbo con la carne secondo la composizione, ossia secondo l'ipostasi. Questa unione secondo la composizione nel mistero di Cristo, salvaguarda dalla confusione degli elementi che concorrono all'unità, ma non ammette la loro divisione.

In altre parole, anche in un siffatto modello teologico, che introduce il concetto di 2 ipostasi e un'unica persona, il rapporto fra le due nature continua ad essere lontano, natura creata e natura increata nell'unica persona del Verbo di Dio restano distanti, non proprio un'adozione a distanza, ma l'immagine dell'unione carnale fra ipostasi e persona, evocata da Teodoro di Mopsuestia, crea più uno sbarramento che una unione reale. L'assunzione della natura umana sembrerebbe limitata alla materialità e a elementi accessori come gli attributi della natura umana e di questa inverosimile ipostasi divina. Che rapporti ci sarebbero tra Dio e la creazione, tra creato e increato? Noi comunicheremmo in Cristo non con le energie della natura, ma con quelle dell'ipostasi, in altre parole, semplificando e saltando molti passaggi, nei sacramenti che cosa si riceve, energia creata o increata? Grazia creata o increata? Le energie della natura, dell'ipostasi, della persona? In questo punto sembra esserci una vicinanza insospettabile fra il tomismo occidentale e il neonestorianesimo.
Le posizioni dei siro-orientali da allora non sono mutate: definiscono gli ortodossi miafisiti; non credo debba turbarci questa definizione; ci dovrebbe piuttosto turbare la dichiarazione cristologica comune firmata l'11 novembre 1994 da Mar Dinkha IV, allora patriarca degli assiri e Giovanni Paolo II. Forse non abbiamo mai chiesto ultimamente all'oltre Tevere che cosa pensano ora del V Concilio Ecumenico.
Come si vede, l'aver ignorato o dimenticato la rielaborazione del nestorianesimo nei secoli successivi a Nestorio, ha diminuito la comprensione e il ricordo stesso di questo Concilio, chiamato a confrontarsi con dottrine all'epoca assai diffuse e forse addirittura maggioritarie nella cristianità, oggi tornate un po' di moda anche al di fuori dei confini siro-orientali.

 


Dona l'otto per mille

Santi di oggi

i santi di oggi 16-10-2019

San Longino il centurione e compagni, martiri; Santi Leonzio, Domezio, Terenzio e Domnino, martiri; San Malo.

i santi di domani 17-10-2019

Condividi

Bookmark This

Follow Us

TOP