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03.07: Memoria di San Giacinto il cubiculario (ciambellano)

 

Vicariato Arcivescovile della Campania- Chiesa dei SS. Pietro e Paolo - Napoli




 

San Giacinto, originario di Cesarea di Cappadocia, era un uomo dai costumi raffinati, e divenne il cubiculario (addetto ai servizi degli appartamenti interni) dell’imperatore Traiano (98-117). Era molto scrupoloso nell’esecuzione dei suoi compiti. Era cauto, distaccato dall’ambiente del Palazzo: la sua anima era interamente rivolta al Signore Gesù Cristo. Per questa ragione, quando Traiano prese a perseguitare i Cristiani, Giacinto non esitò a confessare la sua fede. Traiano ne fu sorpreso e lo accusò di ingratitudine, vista la fiducia e la reputazione che il Palazzo gli aveva offerto. Allora Giacinto con calma gli rispose: ‘Se la gratitudine è virtù, o Sovrano, con quali scuse potrò negare il mio Salvatore Gesù Cristo, che ha versato per me il suo sangue, che mi ha dato fede, speranza, amore, che mi dà un porto nelle tempeste dell’anima, conforto nel dolore, sicurezza tra le onde della vita, coraggio nelle prove? Lui che mi riserva una partecipazione eterna al suo regno e alla sua gloria?’ Traiano, molto dispiaciuto da queste parole, ordinò che venisse imprigionato senza cibo, a meno che non volesse mangiare quello offerto agli idoli. Giacinto trascorse così quaranta giorni, senza toccare quel cibo. Nel quarantunesimo, consegnò la sua anima a Dio, nell’anno 108.

 


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