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Prendersi cura del nostro futuro comune

data: 20-08-2019 - Omelia di S.S. il Patriarca Ecumenico

Assemblea mondiale
di Religions for Peace




Dalla mia elezione a patriarca ecumenico, nel 1991, abbiamo incessantemente cercato di sensibilizzare sulle pressanti sfide globali, come la protezione dell’ambiente, il progresso della pace e della riconciliazione, la promozione del dialogo interculturale e interreligioso, il fondamento di una cultura di giustizia e solidarietà, la resistenza a tutte quelle tendenze che danneggiano la dignità e la sacralità della persona umana e i suoi inalienabili diritti fondamentali. Quasi ventotto anni di impegno attivo su tali questioni hanno rivelato una verità: che non possiamo ottenere nulla se lavoriamo separatamente e autonomamente. Nessuno — nazione, stato, religione, scienza, tecnologia — può affrontare da solo i problemi attuali. Abbiamo bisogno l’uno dell’altro, di mobilitazione comune, di sforzi, obiettivi, spirito comune. Il nostro futuro è comune e la strada verso questo futuro è un viaggio comune.
Questo è il motivo per cui Religions for Peace International è così cruciale, perché costituisce un’opportunità unica per riunire le persone di fede ed esprimere la nostra cura per il bene comune, al centro del quale è l’ambiente naturale, attualmente minacciato dai “moderni peccati” dell’umanità. Uno dei più grandi traguardi raggiunti fin dalla sua creazione, nel 1970, è stato l’incoraggiamento delle istituzioni basate sulla fede a stabilire una proficua cooperazione e un dialogo sincero con la scena politica, la società civile, gli intellettuali, i teologi. Il problema è che ci vuole sforzo per cambiare il nostro comportamento, per riconoscere che noi umani siamo la fonte del problema e per comprendere noi stessi come radicalmente relazionali e interdipendenti, non solo in senso sociologico, ma anche in maniera più olistica. Siamo esseri relazionali. La verità è comunione, la vita è condivisione, l’esistenza è convivenza, il logos è dia-logos, la libertà è libertà comune. Nella Tradizione Ortodossa, quando, durante la Divina Liturgia, il celebrante innalza il pane e il vino perché diventino il corpo e il sangue di Cristo, offre questa potente preghiera: "In Te e per Te, a Te offriamo, in nome di tutti e per tutti”. La frase “in nome di tutti e per tutti” significa che non ci potrebbe essere alcun sacrificio, alcuna preghiera o glorificazione di Dio, se non includesse l'intero cosmo.
Nessun essere umano, albero o animale può essere sostituito senza che l’intera immagine venga distorta, se non distrutta. Quando inizieremo a sentire la musica di questa magnifica armonia, questo concerto di pace?
I mistici di tutte le tradizioni hanno sempre compreso queste semplici verità. Hanno realizzato che una persona con un cuore puro, ispirata da virtù divine, può percepire una connessione con il resto della creazione. In questo, possiamo scorgere dei parallelismi tra il cristianesimo orientale e quello occidentale. Si può ricordare Serafino di Sarov (1754-1833) che nutre l'orso nelle foreste del nord; o Francesco d'Assisi (1181-1226) che contempla gli elementi dell'universo come suoi "fratelli" e "sorelle". La stessa analogia può essere ritrovata nel poema epico del XII secolo “La Conferenza degli uccelli” e nella tenerezza verso tutta la natura, presente nella poesia di Rumi (1207-1273). Queste connessioni non sono semplicemente emotive; esse sono profondamente spirituali e ci offrono un senso di continuità e di comunione con tutta la creazione di Dio, fornendo allo stesso tempo un'espressione di identità e compassione con il mondo intero. Pertanto, l'amore per Dio, l'amore per l'uomo e la cura della pace e della creazione non possono essere disconnessi. Sebbene, in effetti, possa esserci una gerarchia di priorità, non esiste alcuna netta separazione tra di loro. La verità è che siamo tutti una sola famiglia - gli esseri umani e l'intero mondo vivente - e, insieme, tutti noi guardiamo a Dio Creatore.
A dispetto delle critiche alla religione come fonte di divisioni e fondamentalismi, non è la religione, ma di fatto è l’ideologia della “morte di Dio”, proclamata e celebrata da molti al giorno d’oggi, ad aver portato all’era più violenta mai vista nella storia dell’umanità, il ventesimo secolo. Quest’epoca è stata testimone di due guerre mondiali, numerosi genocidi, sanguinosi conflitti armati, prevaricazioni fra i popoli, la guerra fredda e le minacce nucleari. L’umanità si trova a un’impasse, senza aiuto e senza guida, quando “Dio è morto”.
Eppure, nella Bibbia ci viene insegnato che “il timore del Signore è l’inizio della saggezza” (Salmo 111:10).
Tuttavia, come tutti sappiamo, oggi la paura può diventare uno strumento di violenza quando il radicalismo e il fondamentalismo – queste espressioni di uno “zelo non basato sulla conoscenza” (Rom. 10:2) – prendono il sopravvento sulla vera natura della religione, ovvero quella di mettere l’umanità in comunicazione con Dio, di guidare le genti alla profondità della verità, di ispirare relazioni fruttuose tra i popoli, e di portare a un cambiamento della mentalità e del modo di vivere, alla comprensione reciproca e alla fiducia.
"Questo “timore di Dio” è diverso da quello inneggiato dall’estremismo. È un momento trasformante che racchiude in sé pace e libertà, coltivando virtù e cooperazione. Nella teologia cristiana, chiamiamo questo momento una conversione del cuore e della mente che porta alla comunione pacificata con Dio, col nostro prossimo e con tutta la creazione.
Nonostante la difficoltà del compito che ci è stato affidato, rimaniamo fiduciosi sulla progressione dell’umanità verso uno stato di benessere condiviso. Questo è esattamente il motivo per cui tale visione deve essere promossa oltre le mura di questa assemblea, oltre le mura dei nostri sacri siti religiosi e luoghi di culto.
Religions for Peace è il centro di iniziative interdisciplinari e interreligiose che fungono da catalizzatore per riunire leader religiosi, scienziati, economisti, rappresentanti della società civile, di governi e università. Viviamo in un mondo imperfetto e insieme, attraverso azioni comuni e iniziative creative, dobbiamo renderlo un mondo migliore, non solo per la generazione attuale, ma anche per quelle a venire. I nostri figli e i figli dei nostri figli meritano un mondo di libertà, di pace e giustizia globali, di generosità e compassione, liberi dalla violenza contro la natura e i nostri simili.


 + Il Patriarca di Costantinopoli Bartolomeo,
diletto fratello in Cristo e fervente intercessore presso Dio



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Santi di oggi

i santi di oggi 21-10-2019

San Ilarione il grande; Santi Gaio, Dasio e Zotico, martiri; San Zaccaria, martire; San Socrate, ieromartire; San Eucrato, martire; San Baruch; San Azes, martire; San Giacomo; Santi Plantino e Irene; Santi Stefano, Pietro, Paolo e compagni, martiri; San Filoteo l'Athonita; San Giovanni di Monembasia, neomartire.

i santi di domani 22-10-2019

San Abercio, vescovo di Hierapolis, taumaturgo; I Santi Sette giovani d'Efeso; Santi Alessandro, Eraclio e compagni, martiri; San Zaccaria, martire; San Rufo; San Lot.

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