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25.08: Memoria di San Tito, vescovo di Gortyna, apostolo

 

30GIORNI




 

SAN TITO
Tito, discepolo e collaboratore di Paolo, era un pagano greco, forse nato ad Antiochia, dove conobbe Paolo e fu probabilmente da lui convertito e battezzato. Le notizie su Tito ci provengono soprattutto dalle Lettere di Paolo, che lo ebbe con sé nel suo terzo viaggio missionario (53-58), poi lo inviò a Corinto, infine, recatosi a Creta dopo la sua prigionia a Roma (62-63), lo lasciò nell’isola a continuare la sua opera di evangelizzazione, come leggiamo nella lettera che gli scrisse: «Per questo ti ho lasciato a Creta, perché regolassi ciò che rimane da fare e perché stabilissi presbiteri in ogni città, secondo le istruzioni che ti ho dato» (Tt 1, 5). Nella stessa lettera Paolo gli chiede di raggiungerlo a Nicopoli nell’Epiro (Tt 3, 12), mentre successivamente troviamo Tito in Dalmazia, regione nella quale tuttora il suo culto è molto diffuso. Paolo infatti scrive dalla seconda prigionia romana, nel 66, a Timoteo: «Cerca di venire presto da me, perché Dema mi ha abbandonato avendo preferito il secolo presente ed è partito per Tessalonica; Crescente è andato in Galazia, Tito in Dalmazia» (2 Tm 4, 9-10). Secondo Eusebio di Cesarea (Storia ecclesiastica, III, 4, 5), tornato a Creta, Tito ne fu il primo vescovo: «Apprendiamo quindi che Timoteo fu il primo cui toccò l’episcopato della diocesi di Efeso, come Tito, ugualmente per primo, ricevette quello delle Chiese di Creta». Qui sarebbe morto di morte naturale, in età molto avanzata, dopo aver vissuto in perpetua verginità. Venne sepolto a Gortyna, dove il suo corpo fu conservato nella Cattedrale fino a quando i Saraceni distrussero la città nell’823. Delle reliquie di Tito fu salvato solamente il capo; nel 961, quando il generale bizantino Niceforo Foca riconquistò l’isola, venne edificata a Heraklion (Eraclea) una chiesa intitolata a san Tito, dove da allora la reliquia venne conservata. Nel 1669, per sottrarlo alla profanazione dei turchi, il capo di Tito fu portato dai veneziani nella Basilica di San Marco a Venezia. Il 15 maggio del 1966, dopo una serie di contatti avviati nel 1957, fu solennemente restituito – con l’intento ecumenico di concorrere all’auspicata comunione della Chiesa di Roma con le Chiese d’Oriente – alla Chiesa metropolitana di Heraklion, dove è nuovamente tornato nella Cattedrale di San Tito.

 


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