Cerca

Newsletter

iscriviti alla newsletter

La tua mail*




26.08: Memoria dei Ss. Gianuario di Cartagine vescovo a Marsico Nuovo; Ireneo e Abbondio martiri a Roma; Rufino Vescovo di Capua; Elia vescovo di Siracusa; Felice prete a Pistoia

 




 

San Gianuario di Cartagine vescovo a Marsico Nuovo in Italia dove si addormentò nel Signore e di cui è patrono (in alcuni codici ritenuto martire insieme con i Santi Felice ed Onorato)

Tratto da https://it.wikipedia.org/wiki/Gianuario_vescovo
Secondo una tradizione riportata negli Acta Sanctorum[2] e probabilmente successiva all'XI o al XII secolo[3], fu un vescovo che lasciò il suolo africano accompagnato dai diaconi Felice e Onorato. Sbarcò in Calabria, dove predicò il Vangelo, facendo lo stesso anche nell'Abruzzo e nella Lucania. 
A Potenza fu accusato dal magistrato Leonzio di turbare la quiete pubblica e venne condannato a morte nell'ambito della persecuzione dei cristiani sotto Diocleziano. Gianuario si salvò con la fuga e si recò a Marsico, dove fu accolto con favore. Raggiunto però dagli uomini di Leonzio nel bosco del Monte Arioso, Gianuario fu decapitato a colpi di scure insieme a Felice e Onorato. Secondo una tradizione, la sua testa dopo esser caduta a terra si levò in alto e parlò ai carnefici. Il corpo di Gianuario fu quindi nascosto in una fossa vicino alle radici di un albero, dove venne ricoperto da pietre e terra. 
Secondo lo storico e agiografo Francesco Lanzoni, il patrono di Marsico ha un profilo leggendario e potrebbe essere identificato o con un san Gennaro[4] di origine africana o con il più celebre san Gennaro, patrono di Napoli[3]. Le reliquie apparterrebbero invece a Felice e Onorato, entrambi di origine africana e martiri a Potenza[3]
• ^ Santi dell'Arcidiocesi, Arcidiocesi di Potenza - Muro Lucano - Marsico Nuovo. URL consultato il 24 novembre 2013 (archiviato dall'url originale il 7 maggio 2013). 
• ^ Agosto, volume V, pp. 813-814. Parziale traduzione in italiano in: Annali del Regno di Napoli, 1803, p. 90. 
• ^ a b c Francesco Lanzoni, Le diocesi d'Italia dalle origini al principio del secolo VII (an. 604), Faenza 1927, p. 326.

Nei secoli successivi il nome di Gianuario era rimasto per semplice tradizione, tanto che non si conosceva neppure il luogo di sepoltura. La sua memoria rimase però viva presso la popolazione locale. Secondo la tradizione, nell'853[senza fonte] una donna marsicana di nome Susanna per tre notti consecutive sognò Gianuario che le diceva: “Susanna, va' dal vescovo Grimaldo e digli che il mio corpo giace inonorato nel bosco dell'Arioso, fra le radici di un faggio. Digli che io desidero essere condotto là in Marsico”. La donna obbedì, ma il vescovo non le prestò inizialmente ascolto. Il giorno seguente, quando la città venne minacciata da una forte tempesta, il vescovo decise però di andare in processione verso il luogo descritto dalla donna insieme all'abate di Santo Stefano. Il corpo venne ritrovato nel bosco, sotto un faggio. Sorse quindi una questione tra il vescovo e l'abate riguardo alla custodia delle spoglie. Secondo la tradizione, si decise quindi di affidare il carro che trasportava il corpo del santo a due buoi, lasciandoli liberi di muoversi. Gli animali si diressero verso Marsico e si fermarono davanti alla Badia di Santo Stefano (l'attuale chiesa di San Gianuario)[5]. 
Ancora oggi si indica il luogo dove fu trovato il corpo del santo, con un grosso mucchio di pietre, volgarmente chiamato “Macera di san Gianuario”. Poco lontano scorre un ruscello che ancora conserva il nome di Fonte di san Gianuario. Ogni anno è tradizione visitare il luogo in cui il Santo fu martirizzato nove giorni prima della solennità, 17 agosto. 
Nel 1502 Gonzalo Fernández de Córdoba incendiò Marsico e i suoi soldati rubarono una gamba di san Gianuario. Rientrati in Spagna lo portarono nella città di Ciudad Rodrigo, dove si venera il culto di Gianuario[6]. Del corpo del santo si erano nel frattempo perse le tracce. Quando il vescovo Pietro Ignazio Marolda nel 1826 fece scavare nella chiesa di S. Stefano, il corpo del Santo fu ritrovato ad eccezione del braccio trafugato. Il 31 gennaio 1827 il vescovo ordinò quindi che le ossa fossero traslate nella chiesa Cattedrale. Il 25 agosto 1950 il vescovo Augusto Bertazzoni ha proceduto alla rimozione delle sacre reliquie di San Gianuario dalla vecchia urna per riporle in una nuova offerta dalla popolazione. All'interno dell'urna fu rinvenuto un documento che diceva: 
« Quae hic servantur sunt divi Januarii Martyris qui olim in Africa, et ut fertur Carthaginiensis Episcopus in persecutione Diocletiani et Maximiani, cum inde profugus in Italiam venisset, anno CCLXXXII incidit in manus impii Leontii Praesidis Lucanae Provinciae; iussu cuius ad Ariosum locum cum Felicem et Onorato secure percutitur; eadem ossa cum diu cristianis fuissent ignota Deo rilevante cuidam piae feminae Susanna nomine, Grimaldo Episcopo e Marsicen reperta fuere. Non sine miraculo in sacello divi Stephani protomartiris traslata, deposita fuerunt subter Altare Martyris nomini dicato usque ad diem XXXI mensis Januarii anni MDCCCXXVII. Quo tempore collabente sacello, convenerunt per Petrum Ignatium Marolda, Episcopum Marsicen et Potentin, elata, isto in loco deposita fuerunt venerationis causa » 
• ^ Santi Gennaro, Felice e Adautto 
• ^ Una ricostruzione della vicenda può essere consultata negli "Annali Critico-Diplomatici del Regno di Napoli della Mezzana Età, Volume 8", di Alessandro di Meo, 1803, Annali Critico-Diplomatici Del Regno Di Napoli Della Mezzana Età - Alessandro di Meo - Google Libri 
• ^ (ES) Justo García Sánchez, Procesos consistoriales civitatenses: Miróbriga en los siglos XVII y XVIII, Università di Oviedo, 1994. URL consultato il 25 novembre 2013.

 

 

 

\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\\

 

Santi Ireneo e Abbondio martiri a Roma

Tratto da
http://www.santiebeati.it/dettaglio/67310
Il Martirologio Geronimiano li ricorda il 23 agosto, il Romano invece, seguendo Beda, il 26 dello stesso mese ed aggiunge che perirono durante la persecuzione di Valeriano, gettati nella cloaca perché avevano curato la sepoltura della martire Concordia; i loro corpi furono raccolti dal presbitero Giustino e sepolti in agro Verano presso il tomba di san Lorenzo. Queste notizie provengono dalla leggendaria passio Polychronii in cui però si dice che i due santi perirono nella persecuzione di Decio e per opera del prefetto Valeriano.
I loro sepolcri erano venerati nel secolo VII, ma gli Itinerari non sono concordi nell’indicarne l’ubicazione: la Notitia Ecclesiarum, infatti, afferma che erano sepolti in una cappella accanto e ad ovest della basilica di san Lorenzo fuori le mura; il De locis invece e il Malmesburiense (che non ricorda però Ireneo) affermano che erano deposti sotto l'altare di san Lorenzo. I primi due Itinerari, inoltre, parlano di una pietra che stava nella cappella (Notitia) o fuori nel portico (De Locis), che era servita per gettare Abbondio nel pozzo e che superstiziosamente «tollent digito multi homines nescientes quid faciunt».
Dalle diverse notizie della passio e degli itinerari si deve concludere che ormai nel secolo VII non si sapeva niente di certo sulla vita dei due martiri. Né maggiori indicazioni sa darci il monaco Gottschalk di Limbourg che nel secolo XI compose in loro onore due sermoni, dai quali soltanto apprendiamo che il corpo di Abbondio, senza testa, era conservato nella chiesa di quel monastero, mentre di quello di Ireneo non si avevano più sicure notizie.

Tratto da
http://www.enrosadira.it/santi/i/ireneo-abbondio.htm
Ireneo e Abbondio, santi, martiri di Roma, secondo la Notitia Ecclesiarum erano sepolti in una cappella vicino a S. Lorenzo f.l.m. o nelle adiacenti catacombe. Il Piazza vuole parte dei loro corpi a S. Maria in Portico e parte nella grotta presso S. Lorenzo. Loro reliquie risultano nell’elenco di quelle esposte a S. Maria in Portico nel giorno dell’Assunzione, per la cerimonia della Solenne Ostensione.

Martirologio .Romano .: 26 agosto - A Roma i santi Martiri Ireneo ed Abbondio, i quali, nella persecuzione di Valeriano, perchè avevano tolto via il corpo della beata Concordia, che era stato gettato in una cloaca, furono sommersi nella medesima cloaca. I loro corpi, di là estratti dal Prete Giustino, furono sepolti in una cripta, vicino al beato Lorenzo.

Tratto da
http://guidasantuari.altervista.org/blog/santi-abbondio-e-ireneo/
Il centro del culto non è stato identificato con certezza; dalla Notizia Ecclesiarum sappiamo che i due martiri vennero sepolti in parvum cubiculum extra ecclesiam in occidente; nel De Locis si afferma invece che Abbondio fu deposto sub eodem altare (insieme a Lorenzo), mentre non si fa menzione di Ireneo. Non si esclude che le tombe dei due martiri possano essere localizzate nell’area posta immediatamente ad occidente dell’abside della basilica di Pelagio II (579-590), dove gli scavi misero alla luce alcune strutture che furono oggetto di una serie di interventi di monumentalizzazione, in particolare una sorta di pozzo-cataratta foderato esternamente di marmo, posto in relazione con una sepoltura.Descrizione: L’oggetto del culto doveva essere, come in tutti i santuari martiriali, la tomba dei martiri, che tuttavia non è stata identificata con certezza; non si esclude che essa potesse essere situata nella zona immediatamente ad occidente dell’abside della basilica di Pelagio II (579-590), dove gli scavi hanno portato alla luce un pozzo-cataratta posto in relazione con una sepoltura; oggetto di culto era anche la pietra con la quale Abbondio, secondo quanto riferito dagli Itinerari del VII secolo (Notitia Ecclesiarum e De Locis), sarebbe stato gettato nel pozzo; i due testi indicano che la pietra era custodita nel portico della chiesa. Entrata in uso: tra l’anno 400 e l’anno 450
I martiri sono ricordati per la prima volte nel Martirologio Geronimiano (400-450); la più tarda attestazione è quella contenuta nell’Itinerario di Malmesbury, la cui fonte si pone, concordemente, fra il 648 e il 682 (Valentini-Zucchetti, p. 135). Dopo tale data non si hanno altre attestazioni dirette di un culto tributato ai due martiri.
Nella Passio Polychronii, riferibile al V-VI secolo, si narra che dopo il martirio i corpi di Ireneo e Abbondio sarebbero stati seppelliti dal presbitero Giustino iuxta corpus beati Laurentii, in crypta in Agro Verano.

 

-----------------------------

 


San Rufino Vescovo di Capua

Tratto da
http://www.santiebeati.it/dettaglio/67710
di origine siriana, presbitero in Palestina, visse nella seconda metà del IV sec. d.C., sotto il pontificato di Atanasio. Da principio negò la trasmissione del peccato originale, ma poi convertito a Roma dai Santi Girolamo e Pammacchio, scrisse una serie di libri ortodossi sulla fede. Veniva lodato per la sua viva intelligenza e l'arguzia di mente. Fece atto di sottomissione al Vescovo di Roma e con l'aiuto del Santo Pammacchio riuscì a liberarsi dai suoi errori. San Rufino strinse un forte legame di amicizia con San Girolamo, questi più volte si recò con lui in diversi luoghi per compiere importanti legazioni diplomatiche. Fu creato vescovo di Capua verso il 410 dal Santo Pontefice Innocenzo I, morì a Capua il 25 Agosto del 423. Dopo la morte avvennero vari e interessanti prodigi e miracoli attribuiti al vescovo morto in odore di santità. Sepolto nella basilica dei Ss Apostoli, venne poi trasferito il corpo, nel 688 dal Vescovo d'allora S. Decoroso, in quella dei Ss. Stefano ed Agata, ed indi nella odierna cattedrale, dove rimane tuttora ignoto il sito in cui giace, comunque si dica posto all'ingresso della presente cappella della Concezione, o all'ingresso del Tesoro. Non a lui, ma si dice appartenente piuttosto a S. Rufino Conf. di Mantova quella piccola reliquia nel Tesoro del Duomo di Capua, che facilmente si ottenne al tempo del Card. Arcivescovo Ippolito d'Este di Ferrara, dove si venera il suo corpo con culto speciale. Fu pure insigne Taumaturgo dopo morto. Verso la metà del IX sec d.C., il longobardo Radiperto, vescovo vulturnense, gli faceva erigere nella sua cattedrale un superbo altare marmoreo rivestito finemente con argento e metalli preziosi . Il marmo sepolcrale riportava la scritta: "Perspicuo argenti sacrum altare metallo Rufini eximii struxit in omne decus." e ciò faceva da testimone del pregio e della santità del Vescovo capuano nostro protettore. Il breviario Capuano riporta su San Rufino la seguente espressione: "Rufinus Episcopus Vir Eximii Sanctitatis". Furono fondate innumerevoli chiese e cappelle in suo onore sia dai longobardi che ne avevano particolare cura, sia dai capuani che ne erano fortemente legati.
Furono proprio i Longobardi che ne portarono il culto nell’antica diocesi di Sinuessa, in modo particolare nell’attuale Mondragone (CE), oggi Diocesi di Sessa Aurunca, dove è fortemente venerato e il 25 agosto di ogni anno è festeggiato nella parrocchia omonima, la più grande della diocesi. Particolare rilancio alla memoria del santo è stata apportata dall'attuale Vicario generale mons. Franco Alfieri e dal parroco don Osvaldo Morelli. Nella parrocchia di San Rufino fa da sfondo ai bassorilievi del marmoreo altare, un bellissimo mosaico che raffigura il santo vescovo tra due angeli.

 


---------------------------

 

Sant’Elia vescovo di Siracusa

TRATTO da
https://santiebeatidisicilia.wordpress.com/e/elia-santo-vescovo-benedettino/

Nato a Siracusa e fu ordinato diacono e sacerdote da San Zosimo, vescovo della città, che predisse anche che egli sarebbe stato il suo successore. Il Papa Vitaliano, infatti, lo nominò vescovo di Siracusa nel 656.
Elia governò la Chiesa siracusana sino alla morte avvenuta nel 664, mentre l’imperatore Costante visitava la città

 

--------------------------

 

San Felice prete a Pistoia

Tratto da
http://ricerca.gelocal.it/iltirreno/archivio/iltirreno/2001/02/22/ZP202.html
Vissuto in epoca longobarda, parla di lui una «legenda» conservata nell'archivio capitolare, senza confini precisi tra certo e incerto. Ma studi recenti hanno chiarito molte cose: intanto si dà per certo che è vissuto davvero. Il prete Felice faceva l'eremita. Luogo prescelto era la valle della Bure, tra Candeglia, Santomoro e Valdibure.Pregava e faceva digiuni e penitenze.Anche quando tornò a vivere in città continuò la stessa vita di ascetica . La sua simpatia, si direbbe,era tutta per il popolo bisognoso: guariva dal vaiolo, liberava dagli spiriti maligni,assisteva le donne durante il parto.Il miracolo più curioso che gli si attribuisce è la resurrezione di un bue,l'intero capitale di un contadino dell'epoca.Fu tale la devozione per questo prete che i pistoiesi gli dedicarono la cattedrale che si chiamava appunto«Ecclesia Sanctorum Zenonis, Rufini et Felicis». Probabilmente, le sue ossa furono seppellite proprio nel Duomo,in un'urna d'alabastro venuta alla luce nel lontano 1414. Nel '700 le ossa furono deposte in altra urna di legno argentato,dove sono tuttora. San Felice ha avuto a Pistoia momenti di gloria,ma il culto per lui si è poi affievolito: i pistoiesi che prima lo avevano così osannato hanno poi spostato le preci verso S. Jacopo e relegato in periferia il povero prete “penitenza e popolo”: a S.Felice dove gli fu dedicata la chiesa.

 


OFFRO 8 PER MILLE PER LA SALVEZZA DEL CREATO

Santi di oggi

i santi di oggi 09-08-2022

Notice: Undefined variable: nome in /web/htdocs/www.ortodossia.it/home/w/tmp/htmlgW0EOr on line 37

i santi di domani 10-08-2022

Notice: Undefined variable: nome2 in /web/htdocs/www.ortodossia.it/home/w/tmp/htmlgW0EOr on line 65

Condividi

Bookmark This

Follow Us

TOP