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01.09: Memoria dei Ss. Rosa e Platano martiri in Sardegna; Arealdo martire a Brescia; e Neofito Vescovo di Lentini in Sicilia

 

a cura del Protopresbitero Giovanni Festa




 

Santa Rosa e San Platano martiri in Sardegna
Santa Rosa è la madre di San Platano e di Sant’Antioco. Il martirio di Antioco viene ricordato dalla Chiesa in data 13 dicembre.

Tratto da http://www.enrosadira.it/santi/p/platano.htm
A causa della scarsità delle fonti scritte, si conosce ben poco della storia di S. Platano, e delle scarne notizie che è possibile raccogliere, attraverso la tradizione tramandata oralmente di generazione in generazione e soprattutto dal canto dei "goccius", non è possibile distinguere con esattezza la vera storia da ciò che invece appartiene alla leggenda. La nostra storia inizia nel Cenacolo, il luogo in cui gli apostoli si erano nascosti per paura dei giudei dopo la morte di Gesù e gli avvenimenti che seguirono la sua risurrezione. A sorvegliare la porta e avvertire in caso di pericolo, venne posta una bambina di nome Rosa (o Rode), che fu così educata al cristianesimo. Divenuta adulta, Rosa si trasferì in Africa e più precisamente in Mauritania, dove si sposò con un nobile romano. Rosa ebbe due figli, Platano e Antioco, che educò al cristianesimo di nascosto, nonostante l’avversità del marito di religione pagana. I due figli, divenuti medici instancabili nel curare i malati e apostoli del Vangelo, cominciarono a portare ovunque l’annuncio di salvezza di Cristo Risorto. La fama dei due fratelli giunse fino a Roma e al suo imperatore Adriano, ormai preoccupato del diffondersi della "nuova dottrina predicata da Cristo" e deciso a fermare con la forza i suoi seguaci, ritenuti pericolosi per l’impero romano. L’imperatore e i suoi procuratori promettevano ricchezze e successo ai discepoli che rinunciavano a seguire Cristo e ripudiavano la sua dottrina: promisero tesori e ricchezze anche a Platano ed Antioco che però, fermi e convinti nella loro fede, non rinnegarono Cristo. Così anche per i due fratelli giunse la stagione della persecuzione, così come aveva detto Gesù: "Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli" (Mt 5, 11-12); una stagione che negli intenti dei romani avrebbe dovuto distruggere la fede in Cristo, mentre invece contribuì, nel misterioso disegno di Dio e grazie all’ esempio dei martiri e dei testimoni del vangelo, alla diffusione del messaggio di Gesù e della Chiesa. Per Platano e Antioco ci fu la prigione con pesanti catene, il digiuno per giorni e giorni, interrogatori e nuovi tentativi per distoglierli dalla loro convinzione: ma essi non si chinarono ai pagani e a ritardarne la morte intervennero numerosi fatti miracolosi, segno dell’aiuto e della presenza di Dio. Vennero condannati ad "arrostire" nel fuoco e nella pece bollente, ma essi non bruciarono; allora l’imperatore decise di gettarli nell’arena in pasto a leoni affamati e ad altri animali feroci i quali, invece di sbranarli, li leccavano accarezzandoli, mentre tutta la folla assisteva allo spettacolo sbigottita e in silenzio. Allora l’imperatore ordinò di abbandonarli nel mare su una piccola barca costruita con paglia, nella speranza che i due morissero annegati o divorati dai pesci: ma per miracolo essi si salvarono ed il vento li trascinò sulle coste della Sardegna, facendoli approdare in un isola che oggi porta il nome di S. Antioco. Anche qui cominciano ad esercitare la loro professione di medici e ad annunciare il Vangelo, per il quale avevano deciso di dedicare tutta la loro vita. Ma la fama dei due medici si diffuse anche nel resto della Sardegna e giunse a Cagliari, dove era prefetto un certo Gallone, che comunicò la notizia all’imperatore di Roma. Platano fu così rimandato a Roma dove probabilmente fu messo in croce insieme a molti altri cristiani: ma non morì nemmeno inchiodato alla croce. La tradizione narra che i tiranni allora intrecciarono le viscere di Platano su di un fuso e che il santo medico, dopo essere stato sventrato, morì decapitato. S. Antioco morì abbandondosi al Signore nella preghiera, mentre i soldati al di fuori della caverna [presso Sulci (CA)], dimora del Santo, attendevano il suo ritorno per ucciderlo, secondo l’ordine del prefetto.

Per il canto del Goccius: Leggere http://www.enrosadira.it/santi/p/platanog.htm


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Sant’Arealdo martire a Brescia

Tratto da http://www.santiebeati.it/Detailed/92081.html
Secondo il Martirologio di Brescia, Arealdo e due suoi figli subirono il martirio al tempo dei Longobardi e precisamente durante l'anarchia succeduta nel 575 alla morte di Clefi. Nel 576 Alhisio, uno dei pretendenti al trono, iniziò una persecuzione contro i cristiani e in essa mori a Brescia A. assieme ai suoi figli Carillo e Oderico. Il Fayno (Martirologium sanctae Brixianae Ecclesiae, Brescia 1675) afferma di aver desunto queste notizie da una cronaca di Octavius Rossius: tuttavia, mancando qualsiasi indizio sull'esistenza di quest'opera, il racconto di Fayno è ben poco attendibile. Del resto il Ferrari stesso afferma di ignorare tempo e luogo del martirio di Arealdo. Secondo alcuni autori Arealdo sarebbe morto nel 134, ma probabilmente essi credettero di trovarsi di fronte a un compagno dei ss. Faustino e Giovita. Ferrari afferma che nel 1305 il vescovo di Cremona Gerardo Maggi, bresciano, curò la traslazione delle reliquie di Arealdo nella cattedrale della città. Ma nel catalogo dei vescovi di Cremona non si riscontra il nome del Maggi, né si può pensare che Gerardo Maggi, vescovo di Brescia dal 1275 al 1309, abbia retto momentaneamente anche la diocesi adiacente, perché in essa dal 1296 al 1312 o 1313 governò Raniero. D'altra parte la prima traslazione, secondo il Fayno, portò le reliquie di A. a Cremona in una chiesa dedicata al suo nome, poi nel 1484 il canonico Isacco Restalli le trasferì nella cattedrale, presso l'altare del S.mo Sacramento, e infine l'8 giugno 1614 le spoglie di Arealdo discesero nella cripta della cattedrale medesima.
La festa di Arealdo si celebra a Brescia e a Cremona il 1 settembre, mentre i suoi figli non godono di culto alcuno. La tradizione locale intorno ad Arealdo sembra essersi formata non prima del sec. XV, tuttavia Arealdo pare non aver nulla a che vedere con s. Arialdo di Milano.

Tratto con annessa bibliografia da http://www.treccani.it/enciclopedia/santo-arealdo_(Dizionario-Biografico)/
Se il suo culto è antico e sicuro, non altrettanto si può dire circa l'epoca e le circostanze del martirio. Abbastanza solida è la tradizione che ne fissa la morte in Brescia, meno precisa quella che la fa risalire al secolo VI, assolutamente incontrollabili le fonti cui allude, di seconda mano, il Faino per ricostruime le vicende. Secondo tale racconto, nell'anarchia succeduta alla morte del re longobardo Clefi (574), il duca Alachi, che esercitava il dominio su Brescia, avrebbe infierito contro i cattolici e, mentre il vescovo Onorio con altri fedeli era costretto a nascondersi nei boschi per sfuggire alla persecuzione, A., catturato insieme con i due figli Carillo e Oderico, sarebbe stato con loro sottoposto ai martirio.
Va tenuto presente che non si hanno testimonianze di una persecuzione a carattere religioso da parte di Alachi, né rimane alcuna memoria di un culto prestato ai figli di s. A.se la leggenda ha un fondo di verità, è probabile che la strage vada intesa come uno degli episodi di rapina o di rappresaglia che caratterizzarono l'ínvasione longobarda e che l'inserzione di A. nel calendario dei santi bresciani sia dovuta al riconoscimento delle sue virtù esercitate in grado eroico indipendentemente dal martirio.
Notevoli incertezze sussistono anche circa l'origine del culto a Cremona: secondo la maggior parte dei cronisti lombardi, esso dovrebbe collegarsi con Gerardo de' Maggi, il quale, creato vescovo di Cremona da Clemente V nel 1305,avrebbe ottenuto dai Bresciani la traslazione delle ossa del martire nella propria sede episcopale: sennonché nella lista dei presuli di Cremona non c'è posto per un Gerardo al principio dei secolo XIV. Poiché in quegli anni (fino al 1309)si trova invece Berardo de' Maggi sulla cattedra di Brescia, il quale interviene proprio il 7 apr. 1305 in questioni di giurisdizione ecclesiastica nella città di Cremona, si può affacciare l'ipotesi che l'equivoco sia nato da un riferimento a * Berardus episcopus * letto " Gerardus * e attribuito erroneamente alla sede cremonese, dove effettivamente le reliquie di A. dovettero essere trasportate intorno al 1305.
Custodite in un primo tempo in una cappella dedicata allo stesso santo, esse furono successivamente trasferite nella cattedrale e sistemate presso l'altare del S.mo Sacramento; in seguito vennero portate nella cripta dove sono tuttora conservate in un'arca marmorea - opera di Gian Gaspare Pedoni - che racchiude anche una lamina plumbea in cui sono ricordate, rispettivamente sul recto e sul verso,le due ultime sistemazioni (26 sett. 1484 e 22 dic. 1538).

Tratto da http://www.enciclopediabresciana.it/enciclopedia/index.php?title=AREALDO,_S.
Martire. Secondo i Martirologi bresciani, sarebbe morto con due suoi figli, Carlo e Oderico, durante una persecuzione scatenata nel 576 contro i cristiani dal Longobardo Alhisio, pretendente al trono dopo la morte di Clefi, avvenuta l'anno precedente La fonte di tale notizia é Ottavio Rossi, di parecchi secoli posteriore al fatto. S.Arealdo è perciò, con tutta probabilità, da ritenersi santo leggendario, anche perché altri lo dicono compagno di martirio dei SS.Faustino e Giovita. Nel 1305 un vescovo di Cremona, il bresciano Gerardo Maggi, che per altro non compare nel catalogo dei vescovi della città, avrebbe traslato reliquie del santo nella sua cattedrale, dove, in seguito, nel 1484 sarebbero state sistemate dal canonico Isacco Restalli presso l'altare del S.mo Sacramento e l'8 giugno 1614 nella cripta della medesima cattedrale. La festa di S.Arealdo era fissata a Brescia e a Cremona al I settembre. In sostanza, sembra che la tradizione locale di S.Arealdo si sia formata non prima del sec. XV ma che non abbia, tuttavia, niente a che fare con S.Arealdo di Milano.

 


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San Neofito Vescovo di Lentini in Sicilia
secondo la tradizione venerabile scritta dal monaco siculo-greco Basilio nel 964 tre fratelli ( Alfio,Filadelfio e Cirino)- nativi della cittadina di Vaste in provincia di Lecce- che al tempo dell’imperatore Licino e del suo consigliere Valeriano, dopo essersi convertiti al Cristianesimo, vengono denunciati, arrestati e torturati. Questi, insieme ad altri compagni, vengono spediti a Roma e consegnati a Valeriano il qual li rimanda in Sicilia a Taormina per essere giudicati dal prefetto Tertillo che solitamente dimorava a Lentini. Qui una nobildonna cristiana Tecla riesce a convincere Alessandro, braccio destro di Tertillo, a rilasciare i giovani. Ma lo stesso Alessandro, a questo punto cade in sospetto al tiranno e deve fuggire.
Ed è in questa fuga che Alessandro incontra Agatone , vescovo di Lipari, anch’esso in fuga dalla sua isoletta. A questo proposito Basilio narra : “C’era nell’isola dei Liparitani un Vescovo che si chiamava Agatone, uomo pio, timorato di Dio e abbastanza erudito nelle Sacre Scritture. Ora siccome con violenza grandissima e con enorme ferocia l’empio Diomede perseguitava colà i cristiani e ne uccideva molti, costui cercò anche del Vescovo Agatone per dargli la morte. Però Iddio il quale conosce ogni cosa prima che avvenga, dispose anche questo fatto straordinario : il beato Agatone, vedendo quel che avveniva in quest’isola e nelle altre isole vicine dove i ministri del demonio uccisero tutti i Cristiani, consultatosi con i principali cittadini, abbandonò il suo paese e con tre serventi s’imbarcò su un vascello e navigò verso la Sicilia…”.
Agatone sbarca ai piedi del monte Téreo e si imbatte in un cristiano che lo sistema in una spelonca sulle pendici del monte. Qui incontra Alessandro che si era dato alla macchia, lo istruisce nella cose della fede e lo battezza imponendogli il nuovo nome di Neofito. Più tardi gli conferisce il presbiterato e lo propone vescovo di Lentini. Intanto i tre giovani erano stati ripresi ed avevano subito il martirio. Gettati in un pozzo i corpi erano stati recuperati da Tecla. Il tiranno Tertillo muore punito personalmente dai tre fratelli discesi dal cielo. Così la Chiesa ritrova la sua libertà e a Lentini la popolazione si converte per opera di Agatone e procede nel suo cammino di fede sotto la guida sapiente del giovane vescovo Neofito.

 


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i santi di oggi 06-12-2019

San Nicola, arcivescovo di Myra; San Teofilo, vescovo di Antiochia; San Niser, martire; San Abramio, vescovo di Cratea; San Nicola Karamos, neomartire.

i santi di domani 07-12-2019

San Ambrogio, vescovo di Milano; San Atenodoro, martire; San Neofito, martire; San Domezio, martire; Santi Isidoro, Acepsima, Leone, martiri; Santi Gaio e Gaiano, martiri; I Santi Martiri dei Vandali in Africa; La Santa Matrona bruciata a Roma; Santa Bassa di Gerusalemme; San Paolo l'obbediente; San Ignazio di Costantinopoli, martire; San Prisco, martire; San Martino, martire; San Nicola, martire; San Gregorio, l'esicasta sul Monte Athos; Santa Filotea di Curtea de Arges.

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