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CONCILIARITÀ: IL CONTRIBUTO DELLA CHIESA ORTODOSSA

 

p. Evangelos Yfantidis




 

CONCILIARITÀ: IL CONTRIBUTO DELLA CHIESA ORTODOSSA
Relazione al Convegno dei Docenti
organizzato dalla Facoltà Teologica dell'Italia Centrale
sul tema: Concilio e partecipazione laicale
Firenze 03.10.2019

Archimandrita del Trono Ecumenico Evangelos Yfantidis
Vicario Generale dell’Arcidiocesi Ortodossa d’Italia e Malta (Patriarcato Ecumenico)

* * *


Sorelle e fratelli carissimi,
Insieme ai miei auguri di buon Anno Accademico, vorrei ringraziare gli organizzatori per il gentile invito a partecipare a questa riunione; un incontro tra docenti che vuole approfondire un argomento fondamentale per la vita della Chiesa, in una città che organizzò nel 1439 un Concilio, che sancì un accordo tra la Chiesa R.cattolica e quella Ortodossa ma che fu respinto particolarmente dai laici ortodossi, in quanto ottenuto non per una sincera convinzione teologica.
Come ben si sa, la Fede ortodossa si esprime attraverso l’unica e sola autenticità che la Chiesa riconosce, quella dell’istituzione sinodale, cioè il Sinodo dei Vescovi canonici della Chiesa; di conseguenza: “l’Ortodossia è la Chiesa della Sinodalità”. Gli albori del sistema sinodale, visto come modo di organizzazione della vita ecclesiastica, come presa di decisioni e garanzia dell’incontaminato insegnamento trasmesso, oltre che come punto focale dell’unità ecclesiastica, vengono identificati per la prima volta nel Sinodo Apostolico di Gerusalemme dell’anno 49 (Atti 15:6-29). Sua Santità il Patriarca Ecumenico Bartolomeo sottolinea che “la Sinodalità risulta l’unica strada ecclesiastica, per la vittoria della verità contro la bugia, cioè dell’ortodossia contro l’eresia”. Giustamente, dunque, va sottolineato che il pleroma ecclesiastico, cioè il clero e il popolo di Dio, al quale si riserva il liturgico “Amen” del Concilio/Sinodo, conferma – con la propria approvazione – le decisioni dei Sinodi dei Vescovi canonici della Chiesa, o fa il contrario, come nel caso del 1439.
Nella Chiesa Ortodossa i Concili/Sinodi vengono suddivisi in quelli di “livello locale” e “quelli di livello ecumenico o panortodosso”. Al secondo gruppo appartengono tutti i Sinodi le cui decisioni hanno valore panortodosso, invariato e diacronico. In questi Sinodi ogni Vescovo della Chiesa confessa fedeltà nel giorno della sua ordinazione al terzo grado del sacerdozio; l’ultimo Sinodo di carattere panortodosso è stato quello convocato a Creta nel 2016, del cui significato parlerò a breve. Di conseguenza, tutte le altre forme di Sinodo, sia che abbiano un carattere permanente e ordinario, o meno, sia che vi partecipino – in modo plenario o rappresentativo – Vescovi di un Patriarcato o di una Chiesa Autocefala (p. es. il Sacro Sinodo della Gerarchia o Sinodo Permanente), sia che vi partecipino i Primati o Vescovi di alcune o di tutte le quindici Chiese Ortodosse, rientrano nella tipologia di Sinodi di livello locale.
La Chiesa conosce tre principali tipologie di Sinodi, alle quali partecipano Primati o Vescovi di più o di tutte le Chiese Ortodosse locali: il “Santo e Grande Sinodo”, il “Maggiore e Perfetto Sinodo”, e la “Sinassi dei Primati Ortodossi”. Quest’ultima è l’istituzione più recente, introdotta nella vita della Chiesa durante l’apostolato del Patriarca Bartolomeo. Scopo di queste Sinassi è lo scambio di opinioni su argomenti d’attualità mondiale sui quali la Chiesa viene invitata a prendere una posizione univoca, cosa che succede in realtà inviando dei “Messaggi Comuni”, che hanno una grande divulgazione.
Il “Sinodo Maggiore”, così come lo definisce il sesto canone del II Concilio Ecumenico, ha funzionato come Tribunale d’appello per i sacerdoti. In seguito il “Maggiore e Perfetto Sinodo”, come si usa chiamarlo, veniva convocato nei periodi di maggiore turbolenza dogmatica o crisi amministrativa della Chiesa, e di solito era presieduto dal Patriarca Ecumenico o più raramente dall’imperatore. Questo tipo di Sinodo ha tanti tratti comuni con i Concili Ecumenici e ha una forma intermedia tra il Sinodo Endemousa (permanente) del Patriarcato Ecumenico e quello del Concilio Ecumenico. Il Maggiore e Perfetto Sinodo esiste tutt’ora e viene convocato dal Patriarca Ecumenico per gli stessi motivi . Il termine “Santo e Grande Sinodo” si riscontra per la prima volta nel 325, con il I Concilio Ecumenico di Nicea. Tutti i Concili Ecumenici appartengono a questo tipo di Sinodo. Da sottolineare che nel Santo e Grande Sinodo non è obbligatoria – anche se è preferibile – la partecipazione di tutte le Chiese Ortodosse. Non deve essere dimenticato che il Patriarcato di Antiochia non ha voluto partecipare al Grande Sinodo di Efeso nel 431 – III Concilio Ecumenico –, ma che questo è stato convocato lo stesso, testimoniando la Fede ortodossa con grande successo.
Il Santo e Grande Sinodo della Chiesa Ortodossa, che è stato convocato presso l’Accademia Ortodossa di Kolymvari (Creta) la settimana di Pentecoste dell’anno 2016, sotto la Presidenza del Patriarca Ecumenico Bartolomeo, ha discusso e ha accettato sei documenti conciliari, che portano i seguenti titoli: “La missione della Chiesa Ortodossa nel mondo contemporaneo, “La Diaspora Ortodossa”, “L’Autonomia e il modo di proclamarla”, “Il Sacramento del Matrimonio e i suoi impedimenti”, “L’importanza del digiuno e la sua osservanza oggi” e “Relazioni della Chiesa Ortodossa con il resto del mondo cristiano”. Inoltre, il Santo e Grande Sinodo ha composto e ha accettato una “Enciclica” e un “Messaggio al popolo Ortodosso e a ogni uomo di buona volontà”.
Il Santo e Grande Sinodo della Chiesa Ortodossa del 2016 ha esaminato questioni che da tanto tempo preoccupavano il popolo Ortodosso, e si è dimostrato un Sinodo soprattutto di carattere pastorale: ha condannato la scristianizzazione della società contemporanea, la secolarizzazione e il fanatismo, in particolar modo il fanatismo religioso. Si è espresso con franchezza e acume il bisogno di cambiare l’orientamento dell’umanità, il bisogno di cambiare modo di pensare, il bisogno di metanoia da parte dell’uomo. Attingendo dalla ricchezza della tradizione, dell’esperienza e dei principi della Chiesa Ortodossa, coltiva le coscienze e plasma delle personalità, la quali saranno capaci di trasfigurare l’attuale società. In conclusione, tutti gli argomenti del Sinodo toccano la vita dei fedeli, la salvezza in Cristo degli uomini, e questo è ciò che dà un carattere pastorale ed ecumenico in questo Sinodo.
Approfondendo i documenti conciliari, che costituiscono il frutto ispirato da Dio del Sinodo, potremmo con certezza affermare che a Kolymvari (Creta) vi è stato un incontro tra cristianesimo e il mondo: non è stato internamente un dialogo ed esternamente un monologo cristiano, ma c’è stato un dialogo tra i Pastori della Chiesa e tra la Chiesa stessa e il mondo, allo scopo da una parte di portare avanti il rinnovamento interno e l’unione della Chiesa, e dall’altra di permettere alla Chiesa di fornire il suo contributo per la soluzione dei problemi sociali contemporanei che affliggono l’umanità. I problemi della nostra epoca, personali, familiari, sociali e universali, hanno trovato nel verbo di Dio la loro risposta, la quale viene portata al mondo e all’uomo dalla Chiesa. La nostra Chiesa, attraverso i documenti ufficiali del Santo e Grande Sinodo, senza perdere le sue radici e la propria tradizione ortodossa, e con l’emblema della rievangelizzazione della società, diventa una viva “testimonianza di Gesù”, entro e fuori del mondo cristiano, “a tutte le genti, a tutto il mondo, all’intera creazione”, come con una voce profetica disse alcuni decenni fa l’allora Metropolita Ghèron di Calcedonia Melitone.
Vi ringrazio per l’attenzione.

 

 


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