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IL CONSIGLIO MONDIALE DELLE CHIESE E IL CONTRIBUTO DEL PATRIARCATO ECUMENICO NELLO STESSO

 

Archimandrita Simeon Catsinas




 

IL CONSIGLIO MONDIALE DELLE CHIESE E IL CONTRIBUTO DEL PATRIARCATO ECUMENICO NELLO STESSO

Che uomini e popoli si incontrano per dialogare sui loro problemi grandi o piccoli è certamente bello, significativo e grande. Che essi si riuniscono per promuovere il Regno di Dio, per cooperare a rendere più efficace la presenza del suo amore sulla terra e per realizzare l’alta vocazione di unirsi in Cristo, è impegno sacrosanto e divino.
Non c’è dubbio che negli altri tipi di incontro la cooperazione tra gli uomini ne garantisce il successo, e nell’incontro ecumenico, inoltre, c’è la garanzia della vocazione divina all’ unità.
Il Dio dell’amore ci chiama tutti ad offrire la nostra fede, la nostra speranza, il nostro amore ed il nostro servizio a questa causa. Egli ci chiama a lavorare con amore ed entusiasmo. Gli ostacoli e le difficoltà non devono scoraggiarci.
Il Patriarcato Ecumenico s’è trovato sempre all’avanguardia nel rispondere alla chiamata di Cristo a promuovere nel mondo la solidarietà, la collaborazione, la pace e il progresso, l’amore di Dio e l’unità di tutti i Cristiani. La posizione del Patriarcato nella storia del Movimento Ecumeni- co è di grande rilievo. Basta pensare ad un fatto. Fra tutte le Chiese di Cristo esso è stato il primo ad indirizzare al mondo cristiano le sue storiche Enci- cliche Ecumeniche. Inoltre, non c’è dubbio che la sua partecipazione al Mo- vimento è stata un avvenimento di grande importanza storica nel XX secolo. Col Patriarcato è entrata nel dialogo tra i cristiani la Tradizione dei primi secoli. Anzi, possiamo affermare che la sua presenza tra le Chiese ha gettato un ponte tra quelle natte dalla Riforma del secolo XVI e la Chiesa Cattolica Romana.
Come già è stato detto l’Enciclica Patriarcale del 1920 indirizzata a tutte le Chiese di Cristo, può benissimo considerarsi come il primo tentativo di organizzazione del Movimento Ecumenico, prima ancora dell’apparizio’ ne dei Movimenti «Fede e Costituzione» e «Vita e Lavoro». Essa è anche la prima traccia dello Statuto di un ordinamento, qual è oggi il Consiglio Mondiale delle Chiese.
L’ Enciclica diceva:
«I tempi sono ormai maturi per la coesione, l’avvicinamento e la comunione tra le Chiese. Pertanto noi consideriamo la cosa possibile e più che mai opportuna, colla già ottenuta fausta istituzione della Società delle Nazioni, ed esponiamo fiduciosi i nostri pensieri e la nostra opinione sul modo col quale consideriamo possibile questo ravvicinamento e coesione, che ricerchiamo con ansia, sollecitando ed accogliendo il parere degli altri fratelli sia dell’Oriente che dell’Occidente e di tutte le altre Chiese Cristiane nel mondo… Crediamo, in secondo luogo, che sia indispensabile al fine di ravvivare e rinvigorire l’amore fra le Chiese, che esse cessino di considerarsi estranee ed aliene, per considerarsi bensì come parenti e familiari in Cristo e «come coeredi dello stesso corpo e compartecipi della promessa di Dio in Cristo» (Ef. 3, 6)».
La fondazione di tale organismo non è avvenuta automaticamente. Sono noti i diversi tentativi e i movimenti che sono apparsi in vari luoghi e paesi, i quali benché dovessero i loro inizi a uomini della Chiesa, ai cristiani e alle Chiese, avendo molte volte come punto di partenza altri scopi e ideali, terminavano, però, alla collaborazione ecclesiastica. Per la sua nascita e la sua finale fondazione hanno contribuito, da una parte il Settore delle Mis- sioni e le Organizzazioni Mondiali della Gioventù Cristiana, e dall’ altra parte i Movimenti Precursori del Consiglio Mondiale delle Chiese: Le Organizzazioni Mondiali dell’Amicizia Internazionale, «Vita e Lavoro» e «Fede e Costituzione» Il Consiglio Mondiale delle Chiese indubbiamente è il risultato immediato e la conseguenza naturale del Movimento Ecumenico. «un’associazione fraterna di Chiese che accettano Nostro Signo’ re Gesù Cristo come Dio e Salvatore» come dichiara la base di tutti condi- visa. Il Consiglio non è e non intende essere una super-Chiesa o comunque una struttura ecclesiastica unificata indipendente dalle Chiese, le Chiese appartenenti al Consiglio mantengono ciascuna la propria identità religiosa di tradizione e di dottrina.
Il Patriarcato Ecumenico, dagli inizi del Movimento Ecumenico, ha collaborato con esso con grande entusiasmo e sincerità fino ad oggi. La sua collaborazione acquista grande valore, se noi consideriamo il grande influsso che ebbe sul mondo cristiano per mezzo della sua Enciclica del 1920, che chiamava tutte le Chiese di Cristo a collaborare sul settore pratico e teorico. E’ da notare l’importanza del suo contributo. Esso testimonia la volontà decisa del Patriarcato Ecumenico di uscire dall’ isolamento e di ritrovarsi in contatto con il mondo occidentale. L’entrata del Patriarcato nel Movimento Ecumenico e nel Consiglio Mondiale delle Chiese non si presenta né come evento occasionale, né come effetto di qualche pressione dall’ estero. Il Consiglio Mondiale delle Chiese è semplicemente venuto per compiere una vocazione proveniente dall’interno stesso del mondo Ortodosso, e il ruolo del Patriarcato di Costantinopoli era grande e fruttuoso. Dal resto i rappresentanti del Patriarcato Ecumenico dovevano portare in sé stessi tutto il peso della testimonianza negli aspetti ortodossi e le certezze nell’ Assemblee, dato che la partecipazione della Chiesa Ortodossa non era dalla prima Assemblea completa.
Il Consiglio intende essere una risposta provvisoria alle divisioni che separano le Chiese. In questo spirito le Chiese Ortodosse, anglicane e protestanti che sono riunite al Consiglio Mondiale delle Chiese si impegnano a ricercare i punti di contatto con i fratelli separati rivolgendo una attenzione particolare alla Bibbia. Il Consiglio è un luogo di incontro nel quale possono essere organizzati scambi tra le Chiese a anche forme di collaborazione in attività sociali particolari. Scopo del Consiglio è di favorire il più possibile la crescita della spiritualità ecumenica in ciascuna Chiesa aderente, senza imporre linee di sviluppo e soluzioni omogenee alle difficoltà della reciproca comprensione.
Con la sua partecipazione la Chiesa Apostolica di Costantinopoli ha dimostrato a tutte le Chiese e Confessioni di Cristo l’inaugurazione della sua nuova linea ecumenica e ha dato per prima il segnale dell’unità di tutte le Chiese nello spirito d’amore. Eseguendo la legge dell’amore di Cristo e il messaggio degli Apostoli, secondo Melitone di Calcedonia «facendo uso di concessioni dove è lecito, non ritenendo come presupposto indispensabile la rigidezza e la statica uniformità in cose non sostanziali, abitato del resto dalla sua vita collegiale all’unità nella varietà, ha cercato da sempre l’incontro a la collaborazione delle altre Chiesa cristiane, nella prospettiva del ristabilimento in tutto il mondo cristiano della tradizione apostolica e del rinnovamento dinamico del sempreverde costume».

 

 


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