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L’educazione via per la pace: il ruolo delle religioni per la pace

data: 31-10-2019 - Discorso di Sua Em.nza il Metropolita

Relazione alla Giornata di Studio dal titolo Educazione, Diritti Umani, Pace, presso la Pontificia Università Lateranense




L’educazione via per la pace:
il ruolo delle religioni per la pace

All’inizio del mio discorso, mi sembra importante precisare che in passato il termine “educazione” equivaleva a “istruzione” e che solo successivamente assunse il valore di formazione umana, per arrivare infine a indicare anche il contenuto di detta formazione, cioè la cultura "nel senso più elevato e personale".
Spesso, i due termini, “istruzione” ed “educazione”, vengono confusi per il fatto che tutti e due sono rivolti all’uomo, cioè alla crescita, alla realizzazione e alla cultura dell’uomo.
L’istruzione si dà nelle istituzioni e si certifica con i diplomi, le lauree e così via; l’educazione, invece, è, sia il frutto dell’ambiente, in cui l’essere umano cresce, che delle vive riflessioni personali nonché dei dialoghi che si sviluppano con gli altri.
L’educazione è quella realtà che insegna a distinguere ciò che è bene da ciò che è male, che insegna il valore della giustizia e del rispetto. L’istruzione, per parte sua, svolge il ruolo di un buon istituto culturale, per mezzo del quale si acquistano quelle conoscenze che in seguito permetteranno un vivere civile e sociale di buon livello.
Quando si riceve una solida istruzione e una vera educazione, senza dubbio esiste anche il rispetto verso l’uomo, verso ogni persona e, in genere, verso la sua vita. Dunque, è necessità imperativa che oggi l’istruzione e l’educazione debbano mirare in primo luogo alla morale e alla virtù e certamente alla formazione integrale della persona a tutti i livelli: spirituale, morale, personale, culturale, sociale.
Penso che solo un simile percorso può condurre l’umanità al meraviglioso bene della pace nel mondo, che è di certo preziosa e necessaria per il genere umano e, in modo più pregnante e del tutto particolare, per ogni uomo, in quanto garantisce la prosperità personale e quel progresso e quello sviluppo anche per gli altri, con il supporto di quelle condizioni che veramente contribuiscono alla creazione di un’atmosfera rispettosa, di un ambiente accogliente, senza guerre, senza scontri, persecuzioni e fanatismi.
È urgente, quindi, che oggi l’istruzione e l’educazione collaborino strettamente, con serietà e in verità, percorrendo la stessa strada verso lo stesso obiettivo, per arrivare al viale della pace e della serenità, al porto della felicità e della beatitudine. In questo modo potranno dare ad ogni nazione il privilegio di amministrare la cosa pubblica, di occuparsi di politica in modo civile, sereno e prospero, senza violenze e guerre, senza pericoli e senza essere circondati da estremismi negativi.
L’istruzione e l’educazione sono una forza sovrumana, sono mezzo e strumento non soltanto in vista della realizzazione della pace, ma anche per promuovere o rafforzare altri diritti umani.
Sarebbe bello se in questo mirabile campo potessero vivere e formarsi i nostri dolci figli, i nuovi angeli della pace, i nuovi pacificatori, che sono la gioia, la speranza e il futuro dell’umanità.
Al tempo dei Bizantini, questo campo veniva considerato, come ho cercato di dire in precedenza, un grandissimo bene per l’uomo, che in questo modo veniva aiutato nel suo comportamento, nella sua cultura, nella sua formazione, con l’intento di diventare il “bizantino ideale”.
Credo sia noto a tutti che la mancanza di una cultura, normalmente chiamata ignoranza, venga considerata come infelicità, miseria, disgrazia; come è anche vero che ogni stato, che non ha come base l’istruzione e l’educazione, è una costruzione sulla sabbia.
Secondo l’Unesco, in vista di una civiltà di pace e non di violenza, l’istruzione «è una procedura per spingere innanzi la conoscenza, le abilità, la stabilità e i valori», che sono indispensabili per il saper vivere, per il cambiamento dei comportamenti che, da una parte daranno ai ragazzi e ai giovani il diritto di allontanarsi dalla violenza e dagli scontri, per poter procedere liberamente alla soluzione di molti temi e problemi, e dall’altra è la possibilità di essere pronti e decisivi per la creazione di quelle condizioni convenienti, aventi come unico scopo la realizzazione della pace a livello individuale e interpersonale, come anche a livello nazionale e universale fra gruppi e stati.
La Convenzione delle Nazioni Unite afferma che «ogni bambino deve avere diritto all’istruzione», per il fatto che, nella sostanza, essa spinge e rafforza l’ambiente, cerca e trova tutti quei preziosi strumenti che servono e portano avanti gli ideali della pace.
Le giovani generazioni, quindi, grazie all’istruzione e all’educazione, conosceranno il senso della pace, come pure gli elementi fondamentali, indispensabili allo sviluppo del pensiero, in modo da superare le crisi e allontanare la violenza dalla loro vita, quella violenza che oggi sta distruggendo sempre più la convivenza umana.
Per questo, grazie ai loro meravigliosi mezzi e strumenti, l’istruzione e l’educazione contrastano la violenza e i tremendi pericoli dovuti a gruppi negativi, mirano all’ottimizzazione dei principi democratici e, in generale, alla realizzazione della democrazia nella società.
È verità incontestabile che, per mezzo dell’istruzione e dell’educazione, strumenti salvifici che conducono all’abbraccio della pace attraverso un cambiamento individuale e sociale, l’intelletto dell’uomo potrà essere semplice e limpido, provato ed esperto ma anche forte, in quanto «le guerre cominciano dal cervello dell’uomo, per questo è necessario inculcare nel cervello degli uomini la necessità di difendere la pace».
Non puntando adeguatamente sulla formazione spirituale e intellettuale, la società odierna ha proposto e propone lo sviluppo economico come adeguata soluzione ai grandi temi e ai relativi problemi, come la povertà, la fame ecc.; però, tale scelta non solo non è riuscita a risolvere le questioni, ma, per di più, la combinazione del problema della sovrappopolazione con la diminuzione dei mezzi economici e di sussistenza ha creato un circolo vizioso con scontri armati fra popoli e comunità.
È un orientamento questo che, come sappiamo, ha toccato e tocca tutto il mondo, sia l’economia che la politica, con l’aggiunta del fenomeno del razzismo che, con le sue distinzioni, porta e stabilisce nella vita umana la disuguaglianza, che è ingiustizia sociale, mancanza di solidarietà.
In sostanza, possiamo affermare che tale sistema è contro i deboli, contro i poveri, crea disordine e aggredisce i diritti umani, la persona e il suo valore.
Approfondendo il tema con attenzione e interesse e proseguendo in questa riflessione, si può vedere chiaramente come la strada ci conduce, amatissimi fratelli in Cristo, alla seguente affermazione, cioè che la religione, il cristianesimo, è il valore aggiunto che può influenzare e influenza profondamente la società e la comunità e concorre in tanti modi alla formazione della retta coscienza umana e della personalità.
La religione, il cristianesimo, influenza, sì, e può trasformare “in modo caritatevole” e “nella solidarietà” la convivenza umana; può istituire ponti di amore, di speranza e di pace. Purtroppo, è anche possibile che, se male intesa o non vissuta bene, non raggiunga gli obiettivi che si propone e che non dia il suo specifico indispensabile contributo al consorzio umano.
Per il Patriarca ecumenico Bartolomeo, vertice del mondo ortodosso orientale, è incomprensibile la chiusura in se stessi, perché in questo modo si evita la responsabilità di cercare soluzioni, secondo le possibilità umane, ai temi e ai problemi, come anche alle serie contraddizioni e alle pericolose azioni, che disturbano e torturano l'intero mondo.
Per queste ragioni, il Patriarcato ecumenico ha convocato e convoca convegni, congressi internazionali e diversi incontri al fine di sensibilizzare gli organismi mondiali, le chiese e le confessioni cristiane ed ogni uomo di buona volontà, con l’obiettivo di comunicare gli elementi fondamentali della vita dell’uomo e della sua attività, a partire dall’ambiente, dalla giustizia, dalla pace, dall’uguaglianza, dai diritti umani e da altro ancora.
Il Patriarcato ecumenico, vero testimone con ricchissima esperienza, procede senza sosta e ottiene successi per questa strada, grazie alla sua prudenza, alla sua comprensione e al suo amore. In questo modo, pensando e camminando sulla via mistica dei santi Padri d’Oriente, ha considerato il dialogo interreligioso necessità urgente e improcrastinabile per la realizzazione della pace mondiale e come soluzione ai problemi che stanno distruggendo l’umanità.
Certamente, la Chiesa di Costantinopoli, la prima nell’Ordine ecclesiastico ortodosso, non si sottrae alla sua natura e alla sua missione nel mondo, ma, con diversi mezzi e in molti modi, lotta per trovare la via del cambiamento culturale e dell'istruzione, affinché questi elementi superiori mettano il cittadino al di sopra di ogni interesse economico. Stando così le cose, la protezione o il controllo di una nazione richiede di “sorvegliare” sui cittadini e sui gruppi, come anche di affrontare tutte le contraddizioni e le negatività esistenti, altrimenti significa che quel paese e il suo popolo cadranno in molte dinamiche disumane, perché privi del bene morale e dell’interesse spirituale dell’uomo.
Ultimamente, la III Conferenza pan-ortodossa (1986) di Chambésy, ha rilanciato la responsabilità sociale e la missione profetica della Chiesa ortodossa. Mentre la religione concede l’amore, che è la garanzia dell’ordine morale, della pace e della sicurezza di una società, e nonostante l’importantissima espressione di san Paolo, che così recita: «Se possibile, per quanto questo dipende da voi, vivete in pace con tutti. Non fatevi giustizia da voi stessi, carissimi, ma lasciate fare all’ira divina…» (Rom.12,18-19), vediamo che l’uomo purtroppo abbandona la Parola di Dio e nega la sua grazia, lottando fino alla morte nelle contraddizioni politiche, nelle false difficoltà e negli scontri, dentro tremende avventure, come anche dentro l’incomprensione religiosa e nell’insicurezza umana.
Come accennato in precedenza, egregi signori, il dialogo interreligioso, con i suoi onesti e illuminati raggi, con i mezzi e gli strumenti che usa, in ogni caso, in cerca di soluzioni, faciliterà la conoscenza e l’amicizia fra gli uomini, fra i diversi, anche fra gli stati, per operare e collaborare liberamente e onestamente e con spirito solidale.
La guerra fredda, lo scontro armato, gli avversari e gli antagonismi, come anche gli altri mali e le minacce terroristiche, danneggiano l’indipendenza e la libertà individuale, interpersonale, civile e sociale.
Ai nostri tempi, si creano dubbi, disperazioni, dolori e schiavitù, provocati da gruppi malevoli, che causano miseria e disgregazione, un clima ostile, confuso e distruttivo.
La negazione del dialogo interreligioso è dovuta principalmente alla “diffusa opinione” di tali gruppi, che predicono l’avvento del “sincretismo”, come pure “la graduale alterazione del pensiero ortodosso”.
È verità indiscutibile che dobbiamo credere alla Parola evangelica con fedeltà e fiducia. La paura, la disperazione, la confusione e i mali prodotti da certi gruppi negativi non devono esistere fra gli uomini.
Il Patriarcato ecumenico sottolinea questo dovere ai capi politici e religiosi con l'unico scopo di far progredire il dialogo interreligioso fra gli uomini e fra i popoli, per costruire la fiducia reciproca nell’amore e nel rispetto. Nel mondo ortodosso, Dio, dal suo trono Triadico, ha mandato un uomo che, davanti ai disegni e agli aspetti negativi, come la paura, le minacce, la mancanza di rispetto e di solidarietà, ha alzato le meraviglie di Dio e ha aperto strade, ha costruito ponti di fraternità e di stima, strade di convivenza e di amicizia: è Il grande Patriarca Atenagoras di gloriosa memoria, è il modello e il campione del movimento ecumenico.
Come non ricordare il suo ardente desiderio del “calice comune”, la sua preghiera quotidiana, cioè quel “Che tutti siano uno” del testamento di Cristo, che è stato il fondamento del suo pensiero, la vita stessa del mistico Patriarca della riconciliazione e del dialogo di pace e di unità?
Con le sue pie mani, questo generoso e forte asceta, il Patriarca degli incontri storici, della speranza e del trionfo ortodosso, ha impresso e benedetto, con la potenza di Dio e in tutta la cristianità, le sue importantissime iniziative e la sua angelica collaborazione al mondo.
Oggi, anche il Patriarca Bartolomeo proclama, con le sue omelie e i suoi discorsi, la pacifica coesistenza e convivenza dei cittadini, dei fedeli delle diverse Chiese e Confessioni cristiane, come anche delle religioni.
Il Patriarcato ecumenico continua l’opera di Dio e protegge l’esistenza del dialogo interreligioso non solo per superare le dolorose esperienze del passato storico, ma anche per affrontare i problemi sociali contemporanei che minacciano l’uomo e il mondo.
Più che in ogni altra epoca, i nostri tempi hanno urgente necessità di credere in Dio, nella sua esistenza; hanno bisogno del suo tetto e della sua protezione; e Dio certamente ci darà la pace.
Il Patriarcato ecumenico e tutta la Chiesa ortodossa usano ogni urgente mezzo e ogni abile strumento nella loro azione pastorale, per la formazione spirituale e sociale dei loro fedeli, senza distinzioni e mancanze, senza “opportunismi e interessi politici”, senza “alternative e richieste”, come anche senza “cortesie” che potrebbero rafforzare l’indegno e forte nemico.
Per questo non trascura d’invitare tutti i responsabili e i coraggiosi a collaborare per la realizzazione della pace, con fiducia e comprensione, con rispetto e umiltà verso il Creatore nostro Dio, il quale ascolterà la preghiera e manifesterà il suo amore.
“No alla violenza” è l’ideale e il pacifico messaggio del santissimo giorno di oggi, il cui successo e la cui realizzazione si otterranno nella misura in cui promuoveremo, con tutti i mezzi e gli strumenti necessari, il dialogo stesso, che è la fonte significativa della pace, per la quale l’istruzione e l’educazione preparano e coltivano quel campo dentro il quale coesisteranno e vivranno insieme i popoli, in un’atmosfera di fraternità e di pacifica umana civiltà.


 

Il Metropolita Gennadios
Arcivescovo Ortodosso d’Italia e Malta



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