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06.11: Memoria dei Ss. Felice monaco a Fondi (verso il VI secolo) e Apuano monaco a Pavia (verso l’ottavo secolo)

 

a cura del Protopresbitero Giovanni Festa




 

San Felice monaco a Fondi (verso il VI secolo)
Secondo la tradizione, comune a molti centri posti lungo la via Appia, la nascita del cristianesimo a Fondi sarebbe legata al passaggio degli apostoli Pietro e Paolo verso Roma Le prime menzioni di una comunità cristiana a Fondi sono riportate del Liber Pontificalis del VI secolo secondo il quale papa Sotero (166-175) sarebbe stato originario di Fondi. Nella biografia di papa Antero (235-236) alcune redazioni del Liber riferiscono che il pontefice nominò unum episcopum in civitate Fundis
Da una lettera di Paolino di Nola che possedeva delle proprietà nel territorio di Fondi, si è a conoscenza dell'esistenza di una chiesa nella città tra IV e V secolo che fu ricostruita per sua iniziativa nel 404. Di questa basilica, che fu probabilmente la prima cattedrale della diocesi, non si conosce l'esatta ubicazione, benché la tradizione la collochi nel sito dove poi sorse l'odierna cattedrale di San Pietro
Il primo vescovo documentato di Fondi è Vitale, che prese parte al concilio lateranense indetto da Papa Felice III nel 487 e ai concili simmachiani del 499,del 501 e del 502. Nel 592 il vescovo Agnello, a causa della distruzione di Fondi ad opera dei Longobardi fu nominato da papa Gregorio Magno vescovo di Terracina in quel momento sede vacante per la morte del vescovo Pietro. Non si conosce per quanto tempo le due diocesi rimasero unite: di certo nel concilio lateranense del 649 le due sedi avevano ciascuna un loro proprio vescovo.[5]
Nell'alto medioevo si diffuse a Fondi il culto verso San Magno di Anagni le cui reliquie furono traslate a causa delle incursioni dei Saraceni verso la fine del IX secolo Questo culto si incentrò soprattutto nel sito del monastero che dal santo prese il nome, l’abbazia di San Magno attestata con questo nome per la prima volta nel 979 , ma che è concordemente identificata con il monastero menzionato nei Dialoghi di Gregorio Magno e fondato nei primi decenni del VI secolo e al quale probabilmente appartenne San Felice


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Sant’Apuano monaco a Pavia (verso l’ottavo secolo)
La presenza benedettina a Pavia è una presenza di rilievo soprattutto a partire dall’epoca longobarda, nel Medioevo, quando il piccolo centro urbano era capitale del regno. Esistono diversi segni ecclesiali a Pavia vincolati al culto del santo Benedetto Prima tra tutte c’è proprio la basilica di San Salvatore, fondata da re Ariperto nel VIII secolo e su cui l’imperatrice Adelaide nel 962 diede vita a una comunità benedettina cluniacense. In secondo luogo non bisogna dimenticare San Pietro in Ciel d’Oro, in età longobarda monastero benedettino. Tra gli edifici non più esistenti, inoltre, si ricordi l’abbazia di Sant’Agata al Monte, riferita a Cuniperga, badessa figlia di re Cuniperto. Invece, all’interno della cerchia muraria c’è il monastero di San Felice e nei pressi del seminario si erge quello di Santa Maria Teodote». Questi ultimi erano conventi femminili: il primo prende origine per volontà di Ansa, moglie di re Desiderio, sconfitto dai Franchi di Carlo Magno (ha una cripta molto ricca, nella quale sono ancora oggi conservate le reliquie di numerosi santi, tra cui san Felice, Santo Stefano protomartire, santa Felicita ed il legno della Croce); il secondo è dedicato a Teodote, fanciulla che, dopo essere stata disonorata da re Cuniperto, si fece monaca La Basilica del San Salvatore è un continuo elogio al monachesimo benedettino Ha una cappella intitolata a san Benedetto con la figura del santo che regge nella mano destra il testo della Regola; la cappella di san Mauro, suo primo discepolo e seguace; la cappella di San Martino di Tours che fondò uno dei più importanti monasteri d’Europa; la cappella di san Maiolo, il quale per incarico della regina Adelaide, madre dell’imperatore Ottone I, si occupò del rinnovamento del monastero pavese.

 

 


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