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22.11: Memoria del beato Giacomo (Tsalikis) il teoforo, igumeno del Sacro Monastero di San Davide nell’isola di Eubea in Grecia

 

Vicariato Arcivescovile della Campania- Chiesa dei SS. Pietro e Paolo - Napoli




 

22 novembre: memoria del beato Giacomo (Tsalikis) il teoforo, igumeno del Sacro Monastero di San Davide nell’isola di Eubea in Grecia (1920-1991). Una delle figure più significative del monachesimo in Grecia nel XX secolo.
Si è distinto per la sua vita ascetica, nonché per i doni che ha sviluppato, che lo fanno includere nelle moderne forme di santità della Chiesa ortodossa. Nato in Asia minore, trascorse gran parte della sua vita monastica in un monastero dell’Eubea. Morì nel 1991 all'età di 71 anni.

Il beato Giacomo Tsaliki nacque a Livisi, in Asia Minore, il 5 novembre 1920, in una famiglia cristiana (sua madre aveva avuto nove figli, ma ne erano sopravvissuti solo tre), e visse nella sua infanzia tutte le vicissitudini dei Greci dell’Asia minore. Da principio si stabilì nel villaggio di Agios Georgios Amfissa, dove le condizioni di vita erano molto difficili, letteralmente sull'orlo della povertà. Nel 1925 la sua famiglia si trasferì a Farakla, nell'Eubea settentrionale. Lì, Giacomo ricevette un’istruzione mondana ed ecclesiastica, nella chiesa del villaggio, dedicata a Santa Paraskevì.
Secondo le testimonianze dell'epoca, Giacomo mostrò una propensione alla vita monastica fin dalla giovinezza. È caratteristico che molti lo chiamassero monaco per la sua vita ascetica e per i primi carismi che stavano cominciando a emergere. L'apparizione di Santa Paraskevì in quel periodo lo colpì profondamente e alla fine decise di intraprendere la vita monastica. Per quanto riguarda la sua istruzione, l’igumeno Giacomo non riuscì a frequentare il Ginnasio per la difficile situazione economica della sua famiglia e, di conseguenza, cominciò a lavorare sin da giovane come muratore.
All'età di 15 anni si ammalò gravemente, ma riuscì a guarire. Cinque anni dopo scoppiò la seconda guerra mondiale. Anche in quel periodo la sua salute fu messa a dura prova, avendo inoltre perso sua madre nel 1942. L'anno seguente, Giacomo venne fatto prigioniero insieme a molti suoi compaesani dai Tedeschi, e furono condotti nel villaggio di Strofilià. Gli anni della guerra civile, della carestia e delle avversità furono un grande problema che scosse e mise alla prova l'intero popolo greco, così come la famiglia di Giacomo. Nel 1947 fu chiamato nell'esercito e nel 1949 fu congedato. Fu l'anno in cui morì anche suo padre.
Nel 1951, dopo il matrimonio della sorella, si indirizzò alla vita monastica. Scelse di entrare nel monastero di San Davide nell’Eubea, che a quel tempo aveva tre monaci. Ma la situazione era difficile, quindi tornò nuovamente a Farakla. Alla fine, nonostante le pressioni in senso opposto, andò di nuovo al Monastero. Il 30 novembre 1952 fu tonsurato monaco, il 17 dicembre a Chalkida fu ordinato diacono e due giorni dopo sacerdote. Nel 1975 diventò l’igumeno del monastero. Ma già era diventato molto conosciuto, specialmente dopo il 1970, e molte persone si recavano al suo monastero per confessarsi e ricevere una guida spirituale. Il risultato fu l'afflusso di significative risorse finanziarie che l'igumeno usò per importanti opere di beneficenza.
La dura vita ascetica dell’igumeno Giacomo spesso peggiorava il suo stato di salute. Quindi fin dai primi anni si manifestarono gravi problemi di salute. Nel 1964 si creò un’infezione alle tonsille che coinvolse anche i reni. L'anziano lavorava molto duramente e per questo stavano prendendo piede altri problemi. Nel 1967 subì un intervento chirurgico all'inguine e nel 1974 sviluppò una flebite. Nel 1980 gli fu diagnosticata un'insufficienza cardiaca. Il 23 settembre 1990 fu ricoverato in ospedale con aritmia cardiaca. In quello stesso periodo, pochi giorni dopo, Andreas Papandreou fu operato nello stesso ospedale: i due si incontrarono e l'anziano lo benedisse, su sollecitazione dei suoi parenti. Un anno dopo, il 22 novembre, l'anziano morì, dopo aver partecipato alla Divina Liturgia e aver ricevuto il Corpo e il Sangue del Signore.

 


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