Cerca

Newsletter

iscriviti alla newsletter

La tua mail*




LA FORMAZIONE TEOLOGICA NEL PATRIARCATO ECUMENICO

 Elaborato scritto per il corso “Teologia, Storia e Vita della Chiesa Ortodossa I” all'Istituto di Teologia Ortodossa della nostra Arcidiocesi

Protopresbitero Iosif Restagno




 

Le Lettere Teologiche Nelle Varie Chiese Ortodosse Locali – Il Patriarcato Ecumenico

 

La trasmissione della conoscenza religiosa in senso cristiano non riguarda solo aspetti cognitivi, ma tocca l’esistenza. L’esperienza del contatto con Dio e tutte le sue conseguenze è l’argomento della teologia cristiana ed è teologia anche il tramandarne il racconto. Tutte le persone che entrano in contatto con questa esperienza fanno parte della Chiesa; la Chiesa è la comunità spirituale che condivide questa esperienza di fede e di mistica vissuta da Abramo, Mosè, Davide, Elia, Isaia, Geremia, Maria di Nazaret, Pietro, Paolo, Nicola di Myra, Antonio di Egitto, Saba il Santificato, Giovanni Clìmaco, Basilio Magno ecc. E tutti i portatori di una tale esperienza dopo Abramo l’hanno appresa in questa comunità e a loro volta l’hanno trasmessa ad altri, aggregandoli ad essa, alla Chiesa.

Per secoli la comunità che coltivava e custodiva questa esperienza era circoscritta ai discendenti di Abramo; per questo molto di ciò che si dice della Chiesa in questi termini è applicabile anche all’ebraismo con qualche precisazione. Dall’Incarnazione di Cristo l’appartenenza etnica non costituisce un requisito per essere aggregati alla comunità dei credenti, mentre per l’ebraismo questo fattore ha giocato un ruolo importantissimo, fino a diventare praticamente l’unico con la fine del periodo ellenistico. La presenza nella storia sacra di figure chiaramente non appartenenti al ceppo genetico di Abramo, come Rut e Giobbe e le profezie di Isaia, anche se ci mostrano effettivamente un orientamento universalistico, non hanno costituito nell’ebraismo post cristiano un precedente tale da concepire possibile un allargamento della comunità ebraica al di fuori di questa eredità genetica, salvo rare e poco note eccezioni.

Quando sono nate le prime scuole di storia e dottrina sacra? Nell’antico regno di Israele esistevano scuole profetiche e scuole superiori di sacra scrittura, queste ultime destinate ai futuri sacerdoti, i quali erano ospitati in conviti religiosi. Alla fine della deportazione a Babilonia (539 a. c.) il sommo sacerdote Esdra, discendente di Aronne, si prese cura dell’istruzione religiosa istituendo scuole pubbliche che dovevano eseguire la lettura pubblica dei testi sacri e la loro spiegazione tre pomeriggi la settimana, il lunedì, il giovedì e il sabato. Il sistema venne perfezionato nei secoli successivi, sviluppandosi su tre livelli:

Mikrah: dai 7 ai 10 anni per apprendere la scrittura dell’ebraico e del caldeo.

Mishnah: dagli 10 ai 15 anni per apprendere la Torah, con tutte le prescrizioni e le norme.

Guemara: dai 15 ai 18 anni per apprendere altre materie quali la scienza, l’anatomia, la medicina, la geometria, l’astronomia.

Dovevano essere istituite scuole di questo genere presso tutte le comunità ebraiche anche nella diaspora e dove ciò non avveniva, a partire dal 68 d. c. era prevista la scomunica.

Come si può immaginare e come si vede dalle stesse sacre Scritture, il tempio stesso di Gerusalemme svolgeva anche queste funzioni educative. Il famoso episodio di Gesù dodicenne che discute con i dottori della legge è una testimonianza di ciò che affermiamo.

Un fatto da segnalare è la percezione del rapporto educativo come si evince dalla Bibbia. Nel IV Libro dei Regni sono menzionati più volte i figli dei profeti (cap. 2, 5 e 15, cap. 4,1, cap. 6,1). Ovviamente non si tratta di figli biologici: sono i discepoli delle scuole di cui si diceva sopra; il fatto che vengano chiamati in questo modo non è ascrivibile puramente a una carenza lessicale dell’ebraico classico, come sostenuto spesso, ma alla percezione particolare di questo legame educativo: il discepolo riceve un’esperienza spirituale, anzi, entra a far parte dell’esperienza spirituale del maestro e avendola condivisa è in grado di trasmetterla, come si vede bene nel rapporto fra Elia ed Eliseo ad esempio. Lo studio sacro non è un apprendimento intellettuale, ma la trasmissione di una vita e quindi è un rapporto tra un padre spirituale e i suoi figli spirituali. Per concludere questa osservazione, la completiamo con il seguente dato: in Regni 4,1 viene normalmente menzionata una donna tra i figli dei profeti.

Considerando i legami tra sinagoga e Chiesa, quanto finora esposto lo dobbiamo considerare importante anche nella fase iniziale della predicazione cristiana. Gesù insegna ovunque all’aperto, sulle rive del lago di Tiberiade, ma spiega le scritture nelle sinagoghe, finché glielo permettono, insegna pubblicamente nel tempio di Gerusalemme e durante la sua predicazione pubblica in questo luogo, a seguito anche della risurrezione di Lazzaro, matura la decisione del sinedrio di eliminarlo. Inoltre il Nuovo Testamento (Atti, Lettere) ci informa dello stesso comportamento da parte degli apostoli. Possiamo affermare tranquillamente dunque che le prime scuole cristiane, le prime scuole di teologia della Chiesa sono state quelle sinagoghe in cui gli apostoli e i loro discepoli hanno predicato, finché è stato loro permesso. Non deve stupire questa affermazione, tenendo presente, oltre a queste notizie, anche il fatto che le prime generazioni di cristiani erano prevalentemente ebrei seguaci di Cristo, denominati poi giudeo cristiani. L’evangelista Giovanni ci informa che durante la predicazione di Gesù al tempio, era avvenuto uno scisma a causa di Cristo, i giudei avevano stabilito che chiunque lo avesse riconosciuto sarebbe stato espulso dalla sinagoga, dandoci notizia di ciò che potremmo definire il primo scisma nella storia del cristianesimo (Gv 9,22).

Sotto questo aspetto il primo maestro di teologia cristiana è Cristo stesso. Gli apostoli, costituiti da Cristo predicatori del regno dei cieli, dopo di lui sono stati i primi teologi. Si rivolgevano alle scuole sinagogali nelle quali venivano insegnate le sacre scritture. Caratteristica di questo insegnamento apostolico originario è il fatto che viene rivolto a chi già conosce le scritture, spesso tra loro vi sono persone dedite allo studio e alla dottrina. Il contenuto di questa predicazione evangelica sinagogale riguarda la venuta del Messia, Gesù Cristo morto e risorto, il culto dei sacrifici non ha più ragione d’essere, i peccati sono perdonati e lo Spirito santo effuso su quanti si uniscono a Cristo risorto e alla sua comunità. Non per questo viene abolita la Torah, essa rimane come guida e pedagogo, ma la salvezza proviene dal rapporto personale col Messia Cristo e la sua comunità di credenti. La Lettera agli Ebrei e la Lettera ai Romani dell’apostolo Paolo approfondiscono questi aspetti. Mano a mano che le sinagoghe chiudono le porte a questi insegnamenti, mano a mano che, non senza traumi, nella Chiesa cominciano a entrare non ebrei, i credenti in Cristo aprono le loro “sinagoghe”, presso famiglie private. Sono luoghi in cui si prega, si celebrano i misteri divini e si insegna, si predica.

Anche questa fase è testimoniata nel Nuovo Testamento. Potremmo dunque dire ancora che in questa fase qualcosa che possa somigliare alle scuole teologiche si trova nelle case private in cui i cristiani si riuniscono per il culto e la catechesi. Ci si accorge anche che i non ebrei che si aggregano hanno bisogno di molta preparazione prima di essere ammessi alla vita mistica della comunità.

Queste chiese/scuole domestiche devono impartire solide lezioni di storia sacra. Predicazione, catechesi, omiletica cominciano a specializzarsi a livello embrionale. L’aumento del numero dei proseliti è inarrestabile, anche se ancora poco rilevante nel complesso. Ma quando il numero inizia a essere minimamente visibile e la popolazione e le autorità romane notano comportamenti dal loro punto di vista antisociali, i cristiani non sono più percepiti come un gruppo di ebrei e ciò significa che la gran parte dei cristiani sono ormai pagani convertiti e gli ebrei non hanno più rapporti con loro. Cominciano a esistere anche alcuni scritti propriamente cristiani; la scomparsa degli apostoli procede di pari passo con la scrittura dei vangeli e di tutto il Nuovo Testamento. Potremmo definirli i primi testi di teologia: Vangeli, Atti, Lettere e anche altra letteratura protocristiana non inserita nel canone del Nuovo Testamento (la Didaché, per esempio). Queste nuove sacre scritture si aggiungono alle precedenti come una prosecuzione della storia sacra, il Nuovo testamento, la nuova alleanza, compiuta in Cristo e diffusa dai suoi inviati.

La fase delle chiese/scuole domestiche è caratterizzata da una forte coesione interna. L’espulsione dalla sinagoga, la diffidenza delle popolazioni, l’ostilità spesso latente, qualche volta cruenta delle istituzioni pubbliche non sono tali da scoraggiarne l’esistenza. I rapporti interpersonali, i legami spirituali costituiscono ciò che tiene insieme queste comunità. A capo di ognuna vi è l’uomo più carismatico: colui che guida le preghiere, battezza, celebra i misteri, spiega le scritture, predica e insegna. Possiamo dire che i maestri di teologia dell’epoca sono loro, i vescovi, inizialmente scelti dagli apostoli, che fondavano le chiese, in seguito eletti dalle comunità stesse. Le scuole teologiche di questa epoca sono basate sulla persona e sarà così ancora per molto tempo. L’ingresso di pagani convertiti, come si è detto, non è stato privo di traumi, ma nemmeno privo di problemi. Il trauma è ben testimoniato negli Atti degli Apostoli, quando ad Antiochia i pagani cominciarono a convertirsi in gran numero e i discepoli di questa nuova via vengono chiamati per la prima volta cristiani. Cosa farne? Anche il centurione Cornelio, battezzato da Pietro aveva ricevuto lo Spirito santo, quindi si è capito che in questa esperienza lo Spirito di Dio non presta attenzione al DNA ma alle disposizioni interiori della persona. I problemi che possono dare i convertii dalle genti cominciano a essere notati con il diffondersi di interpretazioni non corrette della storia sacra e dell’esperienza ad essa collegata. Non tutte le eresie sono ovviamente ascrivibili all’elemento non ebreo nella Chiesa delle origini, tuttavia l’incontro tra il cristianesimo e la filosofia neoplatonica e i vari sistemi di gnosi dell’epoca, avviene proprio in ambienti più ellenistici che giudeo cristiani. L’incontro fra il cristianesimo e questi sistemi di pensiero era inevitabile; ciò che si doveva evitare era la contaminazione tentata a più riprese e in vari modi, che svuotava la rivelazione della sua storicità, rendendola puramente simbolica, come un nuovo mito religioso del tardo antico.

In questi secoli non esiste ancora il Patriarcato Ecumenico, ma il suo territorio ovviamente è già ricco di presenze cristiane non indifferenti. Cercheremo ora di presentare in breve alcune figure eminenti di quell’epoca, sicuramente trascurandone molte per mancanza di spazio, di tempo.

Policarpo di Smirne (69-155) è ricordato come uno dei massimi maestri di fede e di teologia della sua epoca. Discepolo dell’evangelista Giovanni, scrisse numerose lettere a varie chiese, della quali ci è pervenuta solo quella ai Filippesi; in essa, oltre a numerose indicazioni pastorali, lo vediamo alle prese con la confutazione del docetismo predicato da Basilide, gnostico alessandrino, secondo il quale l’umanità di Cristo sarebbe solo apparente. Suoi discepoli, suoi allievi di teologia, suoi figli spirituali altre personalità eminenti nella storia del cristianesimo: Ireneo di Lione, evangelizzatore delle Gallie, Benigno di Digione, evangelizzatore della Borgogna, Andeolo, apostolo di Viviers e i loro collaboratori Tirso e Andochio. Morì martire.

Papia di Ierapoli, in Frigia, Asia Minore (70-130). Vescovo di Ierapoli, fu il famoso autore di una monumentale opera in 5 volumi: Spiegazione dei detti del Signore, purtroppo andata perduta. Amico e condiscepolo di Policarpo di Smirne alla scuola dell’evangelista Giovanni. Il suo metodo di insegnamento dava più importanza alla predicazione che alla lettura dei libri, dal momento che riteneva più efficace l’ascolto diretto che non la lettura personale. Da lui abbiamo la notizia che il Vangelo di Marco dipende dalla predicazione di san Pietro, mentre Matteo dettò il suo vangelo in aramaico, perché poi venisse tradotto in altre lingue. Ireneo di Lione, che lo conobbe, afferma che simpatizzava per le idee millenariste. Morì martire.

A metà del III secolo il cristianesimo comincia a essere notato da alcuni intellettuali e filosofi che, abbracciando la fede in Cristo e la vita nella Chiesa, mettono a disposizione il loro ingegno e le loro non indifferenti risorse culturali e dialettiche alla nuova causa. La loro prima preoccupazione non è quella di convertire i pagani, ma di far circolare informazioni corrette e di difendere dalle varie accuse e calunnie che screditavano i cristiani agli occhi dell’opinione pubblica: per questo i padri di questa generazione si chiamano apologeti.

Aristide Marciano era un noto e stimato filosofo ateniese, vissuto nel II secolo. Divenuto cristiano mise a disposizione della nuova fede tutto il suo bagaglio intellettuale, che non era di poco conto. Indirizzò all’imperatore Adriano una Apologia del cristianesimo in cui mette a confronto le 4 religioni principali: quella dei barbari propone l’adorazione degli elementi e delle forze della natura, che sono create; quella dei greci attribuisce alla divinità miserie e passionalità; quella dei giudei adora il vero Dio, ma rimane alla lettera e all’esteriorità e si rivela gretta e angusta; quella cristiana è pura e spirituale e caritatevole, non solo adora Dio, ma cerca l’armonia con il prossimo.

Suo contemporaneo e concittadino, Atenàgora, membro dell’Accademia di Atene, rimase convertito durante la lettura della Bibbia, che aveva inizialmente intrapreso allo scopo di trovare spunti maggiori di critica per avversare il cristianesimo. I 37 capitoli della sua Supplica in Favore dei Cristiani, affrontano e confutano una per una le accuse e le calunnie contro il cristianesimo e si conclude con una richiesta di rispetto. Si attribuisce a lui anche un trattato sulla risurrezione dei morti, rivolto anch’esso ai non cristiani.

Melitone di Sardi, martirizzato nel 190, invia all’imperatore Marco Aurelio la sua apologia della fede cristiana, facendo notare come Impero e cristianesimo hanno un destino comune, essendo nati nello stesso periodo.

L’insegnamento della fede tra II e III secolo non solo viene arricchito di nuovi aspetti, ma cambia atteggiamento: non si limita più a spiegare la fede e le scritture, ma affronta la sfida intellettuale colta della filosofia dell’epoca, quella sfida che sarà vinta nei secoli immediatamente successivi.

Metodio di Olimpo (250-311) , vescovo prima di Olimpo di Bitinia e poi di Filippi, attraverso le sue opere ci mostra come nella sua epoca il confronto tra filosofia classica greco-romana e cristianesimo fosse diventato serrato e incalzante; nel III secolo il dibattito tra intellettuali pagani e apologeti cristiani riguarda la preesistenza delle anime, oltre che la risurrezione, tema di per sé inesauribile. Sembrano cessate le inverosimili calunnie di cannibalismo, riti orgiastici, sacrifici umani, ora si discute fra persone che conoscono sempre meglio le tesi della controparte e si ribatte con competenza. Gli intellettuali pagani stessi intraprendono uno sforzo per conoscere meglio l’avversario che vogliono confutare e ogni tanto qualcuno di loro si converte. Nel Simposio Metodio si occupa della procreazione, tema importante anche per la società: l’uomo e la donna collaborano con Dio nel generare nuovi esseri umani, quindi il fatto in sé è intrinsecamente positivo, anche quando si tratta di unioni illegittime; in tal caso la trasgressione dei genitori non si trasferisce sul nato, i cosiddetti figli della colpa davanti a Dio sono puri come gli altri; la teologia cristiana si confronta con problemi sociali e personali importanti allora come in tutte le epoche come le gravidanze indesiderate, il controllo delle nascite, l’abbandono dei neonati, il maltrattamento dei minori...

Nel IV secolo il cristianesimo ottiene il riconoscimento come religione lecita, la legge romana smette di considerarlo un pericolo, anzi, ne percepisce le potenzialità sociali, culturali e morali, nonché religiose, gli apologeti dei secoli precedenti alla fine sono stati ascoltati. La società romana del IV secolo è pluralista, il paganesimo perde terreno, ma non arretra senza difendersi e anzi, rimane per un certo tempo ancora maggioritario, sebbene debba dividere gli spazi con il nuovo culto lecito. Le persecuzioni cessano, non le polemiche intellettuali e teologiche, ma di fatto si verifica una tendenza inarrestabile a favore del cristianesimo, che coinvolge ogni livello sociale; le classi colte sono quasi del tutto conquistate in poche generazioni. Quando gli imperatori stessi diventano cristiani, inevitabilmente saranno seguiti da moltitudini. Così nel IV secolo il cristianesimo si ritrova in una posizione di vantaggio, vedendo la propria egemonia spirituale espandersi e il proprio prestigio sociale aumentare. Costantino il grande aveva dato libertà alla Chiesa in un mondo in cui doveva comunque confrontarsi e anche aspramente con altri modelli religiosi e teologici; ma è Teodosio I (editto di Tessalonica 380) che stabilisce la fede cristiana come la religione pubblica dei romani.

In questa fase si incontrano due problemi: l’improvviso elevato numero dei catecumeni, che chiedono di essere ammessi della vita della Chiesa con motivazioni spesso non molto profonde; l’accentuarsi delle discussioni teologiche interne. Il primo problema sembrerebbe una novità a partire soprattutto da questo secolo, il secondo era già presente nei secoli precedenti. L’esistenza di opinioni sulla fede divergenti dalla tradizione apostolica è testimoniata già dal primo secolo. Nel IV secolo si assiste a questo fenomeno: mentre tutti stanno diventando cristiani, non tutti diventano ortodossi. La teologia ortodossa smette gradualmente di confrontarsi con sistemi di pensiero religioso antagonisti perché non sono più ammessi nell’impero romano, ma si accentuano le divergenze interne, divergenze tali da raggiungere posizioni incompatibili fra loro.

L’arianesimo nasce ad Alessandria d’Egitto, in un ambiente in cui erano a contatto fra loro scuole neoplatoniche di rilievo, come quella di Ammonio Sacca, che ebbe come discepoli Plotino e Origine e una comunità cristiana importante. La rielaborazione dottrinale del presbitero Ario, a sua volta alessandrino, che risentiva di questi contatti neoplatonici e gnostici, venne molto apprezzata da diversi imperatori lungo questo secolo e ci volle molto tempo e molto impegno per trovare una precisione linguistica nel formulare realtà della fede come la Trinità e l’ipostasi di Cristo.

La biografia di Basilio di Cesarea, che visse in pieno quest’epoca, ci fornisce informazioni sulle scuole teologiche del periodo nel territorio di quello che sta diventando il Patriarcato di Costantinopoli. In primo luogo il contatto con la nonna materna Macrina, donna di profonda fede ed evidente santità, anche se non può essere considerato un apprendistato teologico formale, secondo lo stesso san Basilio ha avuto le caratteristiche di un apprendistato spiritale: una rara e intensa esperienza di fede e santità hanno influito moltissimo sulla coscienza del giovanissimo Basilio. L’esperienza di fede di nonna Macrina è stata trasmessa al nipote Basilio. La sua notevole preparazione intellettuale si compie in seguito a Cesarea di Cappadocia, sua città natale, poi prosegue a Costantinopoli e ad Atene, ma il compimento spirituale che lo porta a maturare teologicamente avviene nei lunghi viaggi in Egitto, Siria, Palestina e Mesopotamia, ospite di monaci e anacoreti. L’attività pastorale e l’insegnamento portati avanti da Basilio, una volta divenuto vescovo di Cesarea di Cappadocia ed esarca del Ponto, sono un capitolo fondamentale della storia della Chiesa e della teologia ortodossa. La consustanzialità delle tre ipostasi della Trinità, la teologia del creato, l’ordinamento della divina liturgia, l’ascetismo e la vita monastica sono alcuni temi in cui ha dato un contributo fondamentale, ancora oggi molto evidente.

Anche Gregorio il teologo ha avuto un percorso di studi interessante e in parte simile a quello dell’amico e conterraneo Basilio: da Cesarea di Cappadocia e Cesarea Marittima, si trasferì ad Alessandria, presso il celebre Didaskaleion, infine concluse la preparazione ad Atene. Vescovo di Sasima e poi di Costantinopoli, divenne famoso oratore accostato a san Giovanni il teologo, motivo per cui venne soprannominato lui stesso teologo. A Sasima non poté mai esercitare l’episcopato, dal momento che la città era completamente ariana, mentre a Costantinopoli la comunità ortodossa di cui era pastore, era assai esigua; tuttavia le sue omelie costituirono un baluardo dottrinale contro l’arianesimo, contro il subordinazionismo di Eunomio e contro la pneumatomachia di Macedonio.

Gregorio, vescovo di Nissa, ebbe nel fratello di sangue san Basilio un insegnate di teologia di primissimo ordine. Le eresie dell’epoca imponevano chiarificazioni dogmatiche molto precise e dettagliate; come i due precedenti Gregorio di Nissa si dimostrò adeguato da ogni punto di vista, intellettuale e mistico nel proporre una dottrina dogmaticamente corretta a sostegno dell’esperienza della fede ortodossa. E come i due precedenti, Basilio e l’altro Gregorio, il nisseno unisce all’esperienza mistica una preparazione intellettuale e filosofica elevatissima, insieme con una capacità di linguaggio raffinatissima. Il linguaggio e il genio filosofico ellenistico e classico in questa fase, grazie a loro tre, vengono arruolati a servizio della fede cristiana; l’esperienza di fede in Cristo degli apostoli si appropria delle capacità espressive e argomentative dei grandi filosofi antichi, senza ibridare i contenuti dogmatici. La scuola teologica cappàdoce, al tempo minoritaria e contrastata, ha gestito una svolta importantissima nella storia della Chiesa e della teologia cristiana.

Diodoro di Tarso (330-394), antiocheno, divenne vescovo di Tarso e fondò un monastero con annessa un’importantissima scuola teologica, specializzata in esegesi. Il metodo esegetico si distaccava polemicamente dalla tradizione allegorica che si rifaceva all’ebreo alessandrino Filone. La sacra scrittura veniva studiata in modo più letterale e storico, che non simbolico. Tra i suoi allievi Teodoro di Mospuestia e un altro celebre antiocheno, praticamente contemporaneo dei tre cappadoci, anche se di poco più giovane, Giovanni Crisostomo. Divenne arcivescovo di Costantinopoli distinguendosi per l’eloquenza ricchissima a affascinante e uno stile di vita sobrio, schivo, modesto. Esegeta, predicatore e pastore energico, incontrò molta avversione nelle Chiese di Cipro e Alessandria e pericolosa ostilità nella corte imperiale. Morì esule ed ebbe una trionfale riabilitazione postuma. La vasta produzione letteraria, oltre che le notizie biografiche, testimoniano la sua ispirata predicazione e il ricco insegnamento teologico. Agli inizi del V secolo il cristianesimo si è ormai affermato come unica religione ufficiale dell’impero, mentre il paganesimo, tutt’altro che scomparso continua come pratica privata e il giudaismo è confinato negli spazi delle tradizioni etniche; in questo contesto si colloca la controversa omelia in cui il Crisostomo polemizza aspramente con la sinagoga: la società è ormai guidata dai cristiani, che senso può avere simpatizzare con un culto superato dalla Nuova Alleanza e marginalizzato dalle leggi di Roma? Più che giustificare l’antisemitismo, l’omelia sembra definire la fine di un nostalgico cristianesimo giudaizzante e rispondere agli attacchi provenienti dalla sinagoga stessa, di cui si riscontrano tracce evidenti in alcuni inni di Efrem il siro, anche lui a quell’epoca impegnato apologeticamente nell’argomento.

Le posizioni trinitarie discordanti con la teologia dei cappadoci, largamente diffuse nel IV secolo, persero rilevanza fino a esaurirsi definitivamente, salvo poi ricomparire sporadicamente in altre epoche e in altri contesti. Maggiore successo e seguito hanno trovato le opinioni cristologiche eterodosse maturate nel V secolo, genericamente definite nestorianesimo e monofisismo o miafisismo; la prima esasperava le posizioni della scuola esegetica antiochena, la seconda quella alessandrina. Il rapporto fra la natura umana e la natura divina nella persona del Cristo ha avuto spiegazioni differenti e opposte, dando origine a comunità cristiane che si sono separate dalla Chiesa Ortodossa per costituire delle chiese parallele, che si autodefiniscono a loro volta, ancora oggi, come ortodosse. E’ questo il secolo in cui si moltiplicano le scuole teologiche, sul modello del Didaskaleion di Alessandria e del monastero di Tarso. Non hanno più lo scopo di diffondere la dottrina cristiana, di istruire i catecumeni, di preparare il clero, di confutare i filosofi e la sinagoga, ma di ricercare le giuste definizioni della fede, di sostenere le differenti posizioni dogmatiche. In un mondo non totalmente, ma largamente cristianizzato.

Da ricordare Proclo (446) il celebre allievo del Crisostomo; allievo di un santo, ne ereditò, non lo solo la dottrina, ma anche lo spirito di fede e zelo ed ebbe un ruolo importante nel contrastare le interpretazioni di Nestorio.

Dopo di lui i monaci Leonzio di Bisanzio (485-544) e Diadoco di Fotice (V sec.) si distinsero come sostenitori dei Concili di Efeso (431) e Calcedonia (451) e qui possiamo constatare il ruolo nuovo dei monasteri, nelle vicende della Chiesa: i monasteri sono coinvolti nelle dispute cristologiche e diventano scuole di ortodossia, nelle quali oltre a studiare il dogma, la tradizione, si analizza la vita interiore dell’uomo, la preghiera. Le scuole teologiche monastiche si specializzano in dogmatica e ascetica, aderendo alle varie correnti della cristologia. Molti diventano baluardi teologici dell’ortodossia, altri seguono influssi nestoriani, monofisiti, miafisiti; le chiese che nascono dai dissidenti di Efeso e Calcedonia sopravvivono ancora oggi anche grazie all’impegno profuso da insigni centri monastici, che operarono non solo coltivando l’ascesi e la preghiera, ma diffondendo la studio della teologia nella varie interpretazioni cristologiche. Segnaliamo fra i monasteri importanti quello di Filippico di Crisopoli, sulle sponda asiatica del Bosforo, quasi di fronte a Costantinopoli, oggi divenuta un quartiere di Istanbul (Scutari). Il celebre teologo Massimo il confessore, di origine palestinese, vi dimorò e insegnò per diversi anni.

Il monastero di Studion, fondato a Costantinopoli prima del 454 è uno dei tanti impegnati nell’attività teologica intesa come difesa dell’ortodossia. Il regolamento interno prevedeva che il monaco trascorresse i giorni di “arghìa” leggendo un libro preso in prestito dalla fornitissima biblioteca del cenobio. Nel lungo periodo dell’iconoclasmo si distinse sia per la resistenza opposta all’eresia ideata da Leone III isaurico e poi sostenuta dai suoi successori per un secoli e mezzo, sia per l’innovazione della scrittura corsiva; riservando la scrittura onciale maiuscola precedente solo ai titoli, si ricavava maggiore spazio e in questo modo il testo trascritto richiedeva meno pagine. La sfida iconoclasta imponeva un approfondimento dello studio, si cercavano i libri dei padri per trascriverli nuovamente e diffonderli alla ricerca della dottrina ortodossa. Si può dire che fu anche il notevole impegno culturale dei monaci studiti a salvare l’ortodossia.

Negli stessi anni della crisi iconoclasta nel grande palazzo imperiale di Costantinopoli venne inaugurata l’accademia della Magnaura, la più antica università del mondo. La scuola esisteva già dal 425, ma divenne accademia universitaria nel 849. L’università statale di Costantinopoli, ovviamente, si occupava di ogni forma di scienza studiata all’epoca; lo studio della teologia non faceva eccezione.

Negli stessi anni si distingueva Fozio il grande, esegeta, teologo, filologo, esperto in numerosi campi del sapere scientifico, appassionato di conoscenza e di ricerca, radunava nel suo cenacolo culturale le menti più brillanti dell’epoca con le quali condivideva la sete di conoscenza e la lettura di ogni genere di libro, che poi veniva analizzato e commentato insieme. Prima esimio bibliotecario e docente, poi patriarca di Costantinopoli, terminato l’iconoclasmo, ebbe a che fare con il risveglio politico dell’occidente, imbarbarito e assoggettato dai franchi, che cominciarono a rivelarsi antagonisti dell’Impero ideando anche un antagonismo culturale e teologico, che finì col provocare un doloroso scisma, divenuto irreversibile nel secondo millennio. Tra i suoi discepoli Cirillo e Metodio, che evangelizzarono gli slavi utilizzando la loro lingua, ideando un alfabeto appropriato per realizzare le traduzioni dei testi sacri e di tutta la letteratura bizantina, sacra e scientifica possibile.

I nuovi popoli ortodossi, avendo a disposizione strumenti culturali adeguati, potevano istituire le loro accademie, fra le quali spiccano Preslav, che giocò un ruolo assai importante nella storia del nascente regno dei bulgari e Ocrida, sede di un’importante arcidiocesi, da cui dipendeva anche l’Italia meridionale. Nel X secolo Kiev diventa la capitale di uno stato cristiano ortodosso e sede di un metropolita dipendente da Costantinopoli: il modello culturale, teologico ed ecclesiastico bizantino viene perfettamente riprodotto nelle condizioni geografiche e sociali locali, irradiandosi nelle terre vicine e nei secoli successivi.

La fine del primo millennio e l’inizio del II vedono culminare l’Impero Romano d’Oriente: dopo secoli di difesa e arretramento territoriale e culturale, vengono liberati territori e città, i confini politici sono consolidati, quelli teologici chiariti con ogni mezzo intellettuale e scientifico. La vasta e diffusa alfabetizzazione, ad opera di scuole di vari livello presenti anche nei centri minori, testimonia il fatto che quello che viene impropriamente chiamato impero bizantino, fu l’impero più colto della storia. Questo risultato è stato reso possibile dal concorso di alcuni fattori: l’eredità greco-romana, la grande sintesi ellenistica ereditata dall’impero romano e trasmessa là dove esso ha continuato a esistere politicamente e l’insegnamento teologico ortodosso, che ha dato continui stimoli alle arti e alle scienze. Era una società che disponeva di una cultura complessa e stratificata, risultato di sintesi di culture e mondi precedenti entrati in contatto fra loro arricchendosi e completandosi. Nell’insegnamento teologico ortodosso appaiono questi contributi: la fede cristiana apostolica è in rapporto positivo e fecondo con le arti le scienze, è uno stimolo alla ricerca della conoscenza. La teologia ortodossa è il diamante più bello di questa corona di cultura e conoscenza. Gli storici hanno definito questo periodo, che fu il più fiorente, “umanesimo bizantino”.

E’ al culmine di questo periodo che il monaco Atanasio edifica un importante cenobio nella penisola del monte Athos e ottiene un documento di protezione dall’imperatore. La zona impervia, boscosa, scoscesa accoglie colonie di anacoreti già da diversi secoli: come l’accademia della Magnaura, anche il m. Athos è già una scuola di monachesimo affermata, ma con la costruzione della Meghisti Lavra e il documento imperiale diventa “l’università dei monaci”. La caratteristica dei cenobi è quella non solo di praticare vita monastica in comune, ma anche di espletare attività culturali di prim’ordine. In un’epoca in cui i libri erano rari e costosissimi, il fatto che un monastero riesca a radunare una biblioteca è di per sé notevole. Atanasio accoglie parte dei regolamenti di Studion: nei giorni di arghìa i monaci devono leggere un libro preso in prestito dalla biblioteca. Inoltre la liturgia delle ore studita prevede letture al mattutino dopo la recita del salterio e dopo la terza e sesta ode dei canoni. Si leggono per regola a seconda del periodo Crisostomo, Basilio, Atanasio, Efrem il siro e altri grandi padri della Chiesa. Nei giorni della quaresima e nelle feste l’igumeno legge e commenta questi testi, fra i quali ormai anche le catechesi dello stesso s. Teodoro studita. L’Athos cenobitico e non solo comincia a fornire metropoliti e vescovi, igumeni di spicco e teologi; la cultura accademica e la spiritualità procedono in modo collaborativo.

Territorio costantinopolitano era anche l’Italia meridionale, che a cavallo tra il primo e il secondo millennio contava la presenza di circa 200 cenobi. L’alto grado di alfabetizzazione è ben documentato anche per questa area. Pur minacciata dai saraceni, che per un certo tempo occuparono tutta la Sicilia, pur sottomessa dai normanni, da loro donata al papa perché la concedesse loro in feudo, resistette a lungo alla latinizzazione graduale e irreversibile operata dai vari conquistatori, a partire dai primi invasori normanni. Il monastero di s. Nicola di Casole, nelle vicinanze di Otranto, alla fine del medioevo aveva raggiunto un’importanza straordinaria come centro culturale, anche se gradualmente costretto a posizioni teologiche di compromesso.

In tutti questi secoli Tessalonica ascende a un ruolo di primo piano a livello politico ed ecclesiastico. Gregorio Palamàs, che univa l’erudizione all’ascesi, lo studio alla la preghiera mistica, diventa arcivescovo di Tessalonica dopo un aver strenuamente difeso l’esperienza mistica e la teologia ortodossa da un attacco congiunto di neoplatonici bizantini ed elementi formati teologicamente nell’Italia bizantina caduta sotto la sfera di influenza del papato riformato e scismatico. Fra questi il discusso monaco Barlaam di Seminara, formato alla scuola tomista occidentale, trovò modo di completare la sua preparazione a Costantinopoli, per poi tentare, senza successo, di screditare la spiritualità ortodossa e le sue premesse teologiche, in vista di una unione con la chiesa di Roma nei termini desiderati dal papato.

Tra la IV crociata e la caduta di Costantinopoli si assiste a un fermento culturale e spirituale culminante con la disputa fra Gregorio Palamàs e Barlaam. La ricerca si svolge mentre l’impero più colto della storia tramonta osteggiato e incompreso e guidato politicamente dalla fazione latinòfrona. Intuendo la catastrofe imminente viene messo il massimo impegno nella raccolta e trascrizione di tutto ciò che poteva essere reperito nelle biblioteche. La voluminosa opera di san Simeone di Tessalonica è notevole da questo punto di vista; una volta superato l’attacco neoplatonico e tomista, non ci sono nuovi problemi dogmatici da affrontare, ci si prepara alla perdita di indipendenza politica cercando di fare il possibile per non perdere il deposito della fede, che nella storia di Costantinopoli è stato ed è immenso.

Le scuole teologiche che sopravvivono nell’impero ottomano sono impegnate nella trascrizione e nella trasmissione; la nascita della stampa è di grande aiuto. La conservazione e il salvataggio in circostanze a dir poco complicate, spesso costa la vita. Le numerose limitazioni e umiliazioni civili riservate ai cristiani mettono alla prova lo spirito di resistenza e di sopportazione di generazioni di credenti per alcuni secoli, ma il lavoro spirituale si protrae e riprende slancio nel 1700.

Da segnalare a Venezia, un’importante scuola che sorgeva negli edifici adiacenti alla Chiesa di san Giorgio dei Greci: il Collegio Flangini che dal 1665 al 1797 ospitò 520 studenti. In questo prestigioso istituto vennero preparati numerosi chierici, che prestarono servizio principalmente nei Balcani durante gli anni della turcocrazia.

Nel frattempo 1743 a Smirne nasceva un’importante accademia denominata Scuola Evangelica, che ebbe un ruolo importante per l’ellenismo di quell’epoca e nel 1749, su iniziativa del patriarca ecumenico Cirillo V, veniva fondata al m. Athos un’importante accademia denominata Athoniada. Quest’ultima sorgeva sul territorio di Vatopedi, ma ebbe una vita non lunga. Prima della chiusura avvenuta nel 1821 in un clima difficile e di contrasti, ha avuto molti illustri docenti, fra i quali Evghenios Voulgaris e soprattutto Nicodemo l’aghiorita. Il vivace fermento politico e patriottico che porterà alla guerra di liberazione dagli ottomani e alla nascita del regno di Grecia, è accompagnato da contrasti dottrinali, dovuti all’infiltrazione di modelli teologici eterodossi, che penetrano attraverso il mondo slavo, russo particolarmente. Negli anni a cavallo tra 1700 e 1800 il monaco atonita Nicodemo l’aghiorita e docente all’Athoniada, manda in stampa, a Venezia, la prima edizione di opere che fino ad allora erano consultabili solo su vetusti manoscritti. Gli influssi della speculazione astratta e raziocinante del tomismo proveniente dalla Russia di Pietro I, la circolazione di idee scientiste e illuministe diffuse dall’occidente, provocano l’unica risposta che possibile alla fede ortodossa: la teologia sperimentale. Nicodemo edita l’opera omnia di Simeone il nuovo teologo e Isacco il siro, nelle quali l’esperienza mistica è unita alla cultura e alla dottrina; e soprattutto la Filokalia, vasta antologia di preghiera mistica in cui si mostra l’unità di tema e di spirito fra i cristiani dei primi secoli e i mistici bizantini di ogni epoca, fino ai contemporanei: la preghiera mistica è il dogma vissuto e sperimentato, è la conoscenza perfetta, l’attività propria dell’intelletto umano. La Chiesa Ortodossa, conservando l’ortodossia preservato viva questa esperienza; la lingua di fuoco della Pentecoste non si è estinta, arde ancora, anche in circostanze avverse.

Dal XIX secolo inizia un processo complesso che porta alla formazione di nuovi stati soprattutto a spese dell’impero ottomano: Grecia, Bulgaria, Serbia. L’indipendenza ecclesiastica diventa la conseguenza di quella politica, instaurando una prassi difficile da controllare e problematica soprattutto perché priva di qualsiasi fondamento dal punto di vista teologico. Il patriarcato ecumenico accetta come inevitabile la progressiva riduzione del suo territorio ecclesiastico, non senza aver ottenuto un’universale condanna del nazionalismo ecclesiastico, almeno a livello di principio.

Dopo la catastrofe dell’Asia Minore (1922) ciò che rimane è ben poco: una Tracia e un’Anatolia quasi del tutto scristianizzate e violentemente epurate da elementi non islamici; l’isola di Creta e qualche diocesi in Grecia; i territori della diaspora, nei quali i patriarcati moderni agiscono senza rispetto dei canoni ecclesiastici, rivaleggiando fra loro come aziende commerciali.

Nemmeno in queste nuove circostanze viene meno l’eccellenza nell’insegnamento teologico. La Scuola Teologica di Halki, fondata nel 1844, ha continuato la sua missione fino al 1971 con risultati notevoli. La presenza di una ricchissima biblioteca (120.000 volumi) e il livello di preparazione dei docenti l’hanno resa giustamente famosa e apprezzata. Fra i suoi laureati due santi del XX secolo: San Crisostomo di Smirne e san Raffaele di Brooklyn. Sorge sulle rovine di un monastero fondato da san Fozio, nell’isola di Halki, di fronte a Costantinopoli. Fu attiva fino al 1971, quando la repubblica turca approvò una legge a sfavore delle università private. La chiusura di Halki e di molte altre scuole e istituti secondari e primari nel territorio dello stato turco, non ha indebolito teologicamente il Patriarcato Ecumenico, che ha trovato le risorse necessarie per continuare l’insegnamento della fede e della dottrina dei padri attraverso altre facoltà che sorgono i paesi a regime democratico.

Al monte Athos viene riaperta la Athoniada, ma su scala ridotta e in un altro sito. A Patmos continua a funzionare un importante liceo ecclesiastico fondato nel 1713, che nel 1920 venne chiuso dagli italiani che avevano ottenuto il protettorato dell’isola. Nel 1947, dopo la liberazione è stato riaperto e negli ex territori italiani in Grecia si è potuto anche riprendere l’insegnamento della lingua greca nelle scuole.

Al momento attuale sono principalmente due gli istituti più prestigiosi che dipendono dal Patriarcato Ecumenico: San Sergio di Parigi, fondato nel 1922 e l’accademia di studi patristici del sacro Monastero dei Vlatadon, a Thessaloniki, fondato nel 1965. Il primo, fondato da immigrati russi, sfuggiti all’instaurazione dei soviet, risente dell’impostazione teologica voluta da Pietro I nel XVIII secolo, modelli didattici, schemi teologici, argomentazioni e ricerca continuano a basarsi sul tomismo, la teologia astratta occidentale. A Vlatadon invece, l’influenza di grandi teologi greci del XX secolo, fra i quali Ioannis Romanidis, ha dato impulso a un rinnovamento dello studio teologico rispettando e in parte riscoprendo il metodo patristico, creando un effetto positivo di ritorno su molte accademie teologiche. Una ragguardevole biblioteca permette all’istituto patriarcale di assolvere ai suoi scopi, dichiarati nel Sigillion fondativo: studio e ricerca patrologica, teologia patristica e i vari rami di teologia ad essa collegati.

Nel 1966 veniva fondato a Chambésy, nei pressi di Ginevra, in Svizzera, il Centro Ortodosso del Patriarcato Ecumenico. La finalità di far conoscere l’ortodossia al mondo cristiano occidentale lo rende primo nel suo genere. Oltre alla divulgazione dell’ortodossia, in questo centro vengono studiate le altre forme di cristianesimo storicamente esistenti.

A Berkeley (USA) esiste un altro Istituto Patriarcale Ortodosso, orientato anche questo alla formazione teologica ortodossa e allo studio e al confronto con altre forme di cristianesimo. Si trova in California ed è dedicato al patriarca Atenàgora.

L’Accademia Ortodossa di Creta, avente sede presso il monastero di Kolimbari, nel territorio della metropoli di Kissamos, si propone, sotto l’egida del Patriarcato Ecumenico, di fornire si suoi studenti una formazione ortodossa completa in vista del dialogo ecumenico. Nei suoi locali ha ospitato il Sinodo Pan ortodosso del 2016. Sempre a Creta è attiva altri istituti teologici, a Iraklion la Accademia Ecclesiastica Superiore,

Nella diaspora esistono diversi istituti teologici. Negli Stati Uniti la formazione teologica avviene dal 1937 nel Collegio Greco di Brookline, nel Massachusetts.

In Australia è stato fondato nel 1986 il College Greco-ortodosso di s. Andrea, pienamente riconosciuto dal ministero della pubblicazione di quella nazione e ha ricevuto vari riconoscimenti internazionali. In Gran Britannia lo studentato teologico ortodosso, intitolato The House of st. Gregory & st. Macrina si trova ad Oxford, mentre in Germania esiste presso l’università di Monaco Maximilian Ludwig una sezione di Teologia Ortodossa e ancora una cattedra di teologia ortodossa a Munster.

Nella Sacra Metropoli del Belgio, che comprende oltre al Belgio Olanda e Lussemburgo, l’Istituto Teologico Ortodosso si trova a Bruxelles ed è intitolato all’apostolo Paolo. L’insegnamento viene impartito in olandese/fiammingo e francese. Anche nel Canada, a Toronto, è attiva una Accademia Teologia Ortodossa Patriarcale.

Presso il monastero di s. Anastasia la Farmacolitria, nella penisola Calcidica, esisteva una importante scuola di teologia, chiusa da alcuni decenni; mentre ancora in Svizzera, a Ginevra, è operativo dal 1996 l’Istituto di Teologia Ortodossa di Studi Post Laurea, che collabora ufficialmente con la Facoltà di Teologia cattolica romana di Friburgo e con l’istituto teologico protestante di Ginevra. E’ stato concepito per il perfezionamento accademico dei laureati in teologia ortodossa, in dialogo e partnership con equivalenti atenei eterodossi di livello superiore.

Nel 2019 dall’Italia stessa giungono segnali incoraggianti. Il ritorno di una piena libertà religiosa in questo paese ha permesso al Patriarcato Ecumenico in un primo tempo di riorganizzare quanto di ortodosso vi era sopravvissuto e poi di trovare risorse umane, materiali e culturali per ridare dignità all’ortodossia nella penisola da ogni punto di vista. Anche la nuova Arcidiocesi del Patriarcato, nel suo piccolo, ha trovato le competenze necessarie per l’apertura di un’accademia teologica ortodossa: uno sforzo impensabile fino a non molti anni fa.

 

 


Dona l'otto per mille

Santi di oggi

i santi di oggi 14-04-2021

i santi di domani 15-04-2021

Condividi

Bookmark This

Follow Us

TOP