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LA FORMAZIONE TEOLOGICA NEL PATRIARCATO DI ALESSANDRIA

 Elaborato scritto per il corso “Teologia, Storia e Vita della Chiesa Ortodossa I” all'Istituto di Teologia Ortodossa della nostra Arcidiocesi

Petronio -Antonio- Lorenzoni




 

La predicazione cristiana nel territorio alessandrino viene fatta risalire all’apostolo Marco, che nel 42 D.C fondò la sede apostolica in Alessandria d’Egitto.
Alessandria era all’epoca un crocevia di culture, lingue e popoli ed una delle città più importanti dell’ellenismo, insieme ad Atene e ad Antiochia, e la presenza di una grande comunità ebraica (una delle più importanti di lingua greca per cui vennero tradotte le Scritture in greco nella versione dei LXX) fece attecchire la predicazione apostolica su un terreno fertile.
In questo contesto culturale ricco anche di scuole filosofiche e scientifiche, nacque a partire del II secolo la cosiddetta scuola alessandrina di teologia.
Filone d’Alessandria, giudeo ellenistico, scrisse proprio ad Alessandria le sue opere ermeneutiche sull’interpretazione allegorica delle Scritture, influenzate dal Neoplatonismo, che rappresentarono un punto di riferimento per la trattazione dei Padri.
Secondo Filippo di Side (V secolo) il primo maestro ne sarebbe stato Atenagora, apologista morto alla fine del II secolo, ma l'opinione comune ne attribuisce la fondazione a San Panteno, soprannominato l'ape sicula, verso il 180.
Gli successero Clemente (dal 200 al 202 ca.), e poi Origene (dal 203 al 231, che ne fu destituito per le sue audaci concezioni poco ortodosse): questi due ne furono i rappresentanti principali.
Ad Origene succedettero Eracla e Dionigi, suoi discepoli, e altri tra cui Pierio, Achilla, Pietro il martire e specialmente Didimo il cieco; quest'ultimo per oltre cinquant'anni attirò un numero straordinario di discepoli, tra i quali si possono ricordare Rufino, Girolamo (che trasmise poi all’occidente latino tale metodo ermeneutico delle Scritture), Palladio.
Dopo Didimo tenne ancora per qualche anno la scuola Rodone, che al tempo di Teodosio la trasportò a Side in Panfilia : Origene e Didimo, i principali maestri, erano laici.
Si sa poco dell'organizzazione della scuola. Sembra che avesse un solo maestro, e che non avesse un locale fisso.
La struttura era quella tipica delle scuole dei maestri filosofi pagani: era pubblica e frequentata da un uditorio di ogni età e condizione; data questa caratteristica, difficilmente vi poté essere un programma determinato; tanto meno un metodo di insegnamento: si trattava in sostanza di conferenze di soggetto religioso e apologetico.
La Scuola era sotto la sorveglianza del vescovo, il quale ne nominava gli insegnanti; ciò non impediva che, a quanto sembra, vi fosse una larga libertà di idee.
Dietro l'influsso di Clemente ed Origene l'indirizzo della scuola fu doppio: filosofico e scritturistico:
• in filosofia si cercò di far penetrare il cristianesimo dell'eclettismo allora dominante, di sfondo neoplatonico, per renderlo più moderno e accetto alle menti colte pagane;
• nel campo biblico un punto fermo era l'ispirazione divina e l'inerranza; per far accettare la Bibbia anche dai dotti si praticò quindi su vasta scala l'interpretazione allegorica, allo stesso modo in cui filosofi e conferenzieri pagani facevano riguardo alla mitologia e ai libri omerici; l'uso dell'allegoria fu in Origene accompagnato da una rigorosa base di critica testuale, ma il suo esempio non ebbe seguito.
Conseguenza della contaminazione filosofica e dello sbrigliato allegorismo furono gli errori cosiddetti origeniani, e anche la tendenza mistica a rinnegare il fatto della natura umana di Cristo. Tuttavia i grandi spiriti cresciuti a questa Scuola, come Sant'Atanasio, San Didimo e San Cirillo, seppero raffrenare queste tendenze entro limiti compatibili con il dogma cristiano. Anzi, per mezzo della filiale di Cesarea fondata da Origene, si possono in parte considerare frutto della Scuola Alessandrina anche i grandi Padri Cappadoci.
I Padri della scuola alessandrina ricorrono abbondantemente alla teologia del Logos ed utilizzano una cristologia discendente. In alcuni casi rimangono troppo dipendenti dalle filosofie a cui attingono, come si nota in Origene, che sviluppa una antropologia che rischia di cadere nel dualismo.

Dopo questo periodo luminoso, nella storia del Patriarcato di Alessandria iniziò un periodo di crisi a causa delle dispute cristologiche precedenti e susseguenti il concilio di Calcedonia(451), la cui non accettazione dei decreti da parte dei cosiddetti Miafisiti (o monofisiti) porterà allo scisma e alla creazione di un patriarcato autonomo definito successivamente “copto”, : il patriarcato cosiddetto “melchita” (che in lingua copta significa “fedele all’Imperatore”) cercherà di mantenere una gerarchia ortodossa nella sua sede storica di Alessandria almeno fino al pontificato di S. Giovanni V L’Elemosiniere (614-619): la successiva invasione araba dell’Egitto (642-1254) porterà ad una grave crisi nel patriarcato che impedirà spesse volte ai patriarchi di assumere la loro sede e di conseguenza la formazione teologica avveniva probabilmente a Costantinopoli o in qualche altro centro “imperiale”(stesso problema ebbero gli altri patriarcati di Antiochia e Gerusalemme).
Si consideri che dopo l’esilio di Pietro III (651) tutte le chiese e i monasteri esclusa la chiesa di San Saba in Alessandria furono prese dai Copti: è da notare come dal X secolo il patriarcato fosse diventato arabofono, almeno dal pontificato di Eutichio (933-940).
Dopo l’invasione dei Mamelucchi (1254-1517), le conversioni forzate all’Islam e le persecuzioni resero ancora più difficile anche la sola presenza dei cristiani ortodossi nell’area: a partire dal XIV secolo i fanarioti e il patriarcato di Costantinopoli presero l’iniziativa di nominare i patriarchi di Alessandria e spesso tale ruolo veniva eseguito da locum tenens ( come al Concilio di Ferrara-Firenze ad esempio), risiedendo perlopiù a Costantinopoli.
Durante il patriarcato di Melezio Pigàs ( 1590-1601) si aprì a Il Cairo (che durante il pontificato di suo nipote Cirillo Loukaris diventò la sede del patriarcato almeno ufficialmente) una scuola di lettere greche per poter far apprendere la lingua dei Padri ai cristiani ortodossi della zona, mentre la formazione teologica avveniva spesso all’estero: Cirillo Loukaris (1601-1621) si laureò in teologia presso l’Università di Padova e Metrofane Kritopoulos (1636-1639) venne mandato in Inghilterra a studiare teologia dallo stesso Loukaris.
La situazione mutò notevolmente nel XIX secolo quando finalmente con la dinastia di Mohamed Alì Paschà e i suoi successori(1805-1952) i cristiani godettero di più libertà e lo forte emigrazione greca in Alessandria ed in Egitto portarono ad una rinascita del patriarcato: con il patriarcato di Melezio II (1926-1935) venne fondata la scuola di Sant’Atanasio ad Alessandria, scuola che si occupa della formazione teologica del Patriarcato Alessandrino.
Esiste pure un corso on-line in lingua inglese gestito dal metropolita Pietro di Accra con sede a Johannesburg che si occupa della formazione teologica dei futuri sacerdoti.

 


BIBLIOGRAFIA
-Σπυρίδων Λάμπρος, «Ο Πατριαρχικός θρόνος Αλεξανδρείας από Σαμουήλ Καπασούλη μέχρι και Ματθαίου», Δελτίον της Ιστορικής και Εθνολογικής Εταιρείας της Ελλάδος, τομ.Γ, σελ.560-578ù
- Χρυσοστόμου Παπαδοπούλου, αρχιεπισκόπου Αθηνών και πάσης Ελλάδος
“Ιστορία της εκκλησίας Αλεξανδρείας : (62-1934)” Ημερομηνία έκδοσης: 1935., 2009. Edizioni Pournara
-Aristide Brunello, Le Chiese orientali e l'unione. Prospetto storico statistico, Ed. Massimo, Milano 1966
- Antonio Ferrua, Alessandria d'Egitto. 2. La scuola di Alessandria, in Pio Paschini (a cura di), Enciclopedia Cattolica, Ente per l'Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, Città del Vaticano, 12 voll., 1948-1954, vol. I, 1948, c. 758-759
-http://www.patriarchateofalexandria.com/: sito ufficiale del Patriarcato di Alessandria e di tutta l’Africa.

 


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