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LA FORMAZIONE TEOLOGICA NELLE CHIESE ORTODOSSE DELL’ITALIA MERIDIONALE

 Elaborato scritto per il corso “Teologia, Storia e Vita della Chiesa Ortodossa I” all’Istituto di Teologia Ortodossa della nostra Arcidiocesi

Massimo Caccamo




 

LE “LETTERE TEOLOGICHE’’ NELLE CHIESE ORTODOSSE DELL’ITALIA MERIDIONALE.

Docente: Arch. P. Evangelos Yfantidis
Studente: Massimo Caccamo

Le tradizioni ecclesiastiche relative alle origini delle comunità cristiane nel mezzogiorno di Italia ne ascrivono, in genere, l’ evangelizzazione all’età apostolica e subapostolica.
Per quanto riguarda specificamente la Calabria, gli Atti degli apostoli attestano, nell’ ultimo capitolo( Ac. Ap. 28.13 ), l’arrivo a Reggio dell’ Apostolo Paolo nel viaggio che lo portava verso il martirio a Roma.
Le fonti cristiane precostantiniane disponibili documentano la progressiva irradiazione del messaggio evangelico attraverso l’ impero ecumenico di Roma.
Come e noto, infatti, le origini ebraiche della prima Chiesa di Gerusalemme hanno determinato la diffusione del messaggio evangelico attraverso la vasta diaspora ebraica, da secoli fiorente soprattutto nella parte orientale dell’ impero romano e perfino in quello persiano.
Pur non disponendo di esaurienti riferimenti al patrimonio letterario delle prime chiese cristiane e possibile per quanto concerne il primo e il secondo secolo dC ritenere che l’ istruzione teologica cristiana si sia svolta in conformità alle tradizioni giudaiche: dopo la distruzione di Gerusalemme e del Tempio i rabbini ( maestri ) hanno infatti hanno proceduto alla redazione scritta le tradizioni trasmesse nelle comunità che restano dunque contrassegnate dall’ identità giudaica.
I risultati conseguiti dalle indagini inerenti al primo cristianesimo ( età precostantiniana ) e al giudaismo rabbinico pongono oggi in evidenza come scontri e incontri tra cristiani ed ebrei attestino i variegati rapporti e dibattiti sull’ identità genetica di fonti attribuite da alcuni studiosi a comunità giudeocristiane ( se non esclusivamente ebraiche ) mentre altri ricercatori le ascrivono a comunità cristiane ortodosse o eterodosse.
Pur apparendo ovvia, fin dalle origini, la necessità per le ecclesia cristiane di determinare il canone biblico ( quali fossero, quindi, i testi autentici costitutivi del Nuovo Testamento ), la crescente diffusione, nei primi secoli della nostra era, di dottrine gnostiche mediante opere letterarie attribuite, quanto meno nei titoli, agli Apostoli documenta l’ improrogabile necessità di contrastarne, la diffusione nelle comunità cristiane.
Le fonti canoniche neotestamentarie costituiscono, per tanto, il criterio di ortodossia nella trasmissione della fede insegnata dagli Apostoli e fedelmente propagata dai loro successori intenti a trasmettere la genuina tradizione ecclesiastica.
Promosso dal Santo imperatore Costantino, il processo di generale evangelizzazione dell’impero, determina l’ epoca d’ oro della patristica: le lettere cristiane commentano i testi biblici non solo neotestamentari, anche nel confutare le dottrine eterodosse.
Nell’ impero giuridicamente contrassegnato dal diritto romano, le principali comunità cristiane raccolgono in collezioni canoniche le consuetudini e i costumi ecclesiastici localmente vigenti.
Le maggiori controversie dottrinali ( cristologiche e trinitarie ), in contrasto con la prospettiva costantiniana di unire religiosamente tutto l’Impero Romano nell’unica Ecclesia Catholica, inducono gli augusti a convocare Concili Ecumenici, destinati a riunire tutti i vescovi, in quanto preposti alle Chiese locali.
In gene, nel primo millennio, lo studio delle fonti cristiane trovano riscontri ( oltre che nei principali centri ecclesiastici: Roma, Costantinopoli, Alessandria, Antiochia, Cesarea di Cappadocia, Cesarea di Palestina, Cartagine, Aquileia, Arles, Aquisgrana ) nelle scuole istituite dai vescovi presso le cattedrali ( come oggi avviene a Venezia, per la nostra Arcidiocesi, grazie al nostro amato Metropolita Gennadios ) e nei monasteri.
La straordinaria diffusione di comunità monastiche cenobitiche determina, infatti, tanto in oriente quanto in occidente, scuole dove monaci e anche laici ricevono l’ istruzione elementare, necessaria per lo svolgimento dei servizi liturgici.
Le biblioteche episcopali e monastiche giunte ad acquisire maggiore sviluppo hanno determinato per oltre un millennio, dalla tarda antichità alla invenzione alla diffusione della stampa, la trasmissione delle fonti ecclesiastiche e profane, pazientemente ricopiate in scriptoria attraverso i secoli.
Codici manoscritti annotano spesso giorno, mese, anno e talvolta anche l’ ora in cui l’ amanuense ne ha interrotto la ricopiatura o ha terminato la riproduzione dell’opera. Allorchè i manoscritti costituiscono raccolte antologiche risultano intuibili i fini perseguiti dall’opera: ad esempio didattici indirizzati all’istruzione di chierici di monaci o anche di fedeli appartenenti alle classi abbienti educati in scuole ecclesiastiche.
Benchè non manchino nelle fonti disponibili riferimenti a emblematiche attestazioni di scuole ecclesiastiche, biblioteche testimoniano quanto veniva insegnato, in determinate epoche. Per tanto anche non disponendo di un numero sufficiente di codici idonei a documentare le discipline e i metodi di insegnamento seguiti nelle scuole ecclesiastiche del primo millennio, la ricopiatura di determinati testi, in particolare di opere che attestano la cultura teologica dall’ antichità ad oggi, e attestano quali opere siano state consultate e trasmesse nel tempo.
Anche in Italia meridionale trova riscontro la prospettata trasmissione delle “lettere cristiane”.
Per quanto riguarda specificamente la Calabria risulta nota l’importanza del vivarium istituito da Cassiadoro a Squillace nel VI secolo. In ambito cassiodoreo sembra essersi formato Dionigi il Piccolo, bibliotecario della chiesa romana, non soltanto ha datato l’era cristiana ma ha effetuato la prima traduzione dei sacri canoni dal greco in latino.
Nei secoli successivi la Calabria cristiana risulta caratterizzata da un nuovo sviluppo della grecità. L’ episcopato calabro a svolto un ruolo importante al secondo Concilio Ecumenico di Nicea giunto a condannare l’iconoclastia. Non solo le scuole vescovili ma anche i più celebri monasteri della Calabria e della Sicilia attestano l’ alto livello teologico e culturale del monachesimo italogreco.
Ancora per secoli, dopo la conquista normanna, con il conseguente distacco dell’Italia meridionale dall’ impero romano costantinopolitano, monasteri, e scriptoriea di lingua greca continuano a trascrivere i formulari giuridici bizantini, che continuano ad essere utilizzati dalle comunità ellenofone.
La maggiore produzione letteraria disponibile in lingua greca, risulta però costituita da manoscritti liturgici, agiografici, musicali e anche profani che attestano la lunga sopravvivenza delle eredità letterarie cristiane ortodosse nei centri monastici progressivamente latinizzati.
Contrastati, ma non del tutto interrotti, i rapporti spirituali e culturali con l’ oriente ortodosso non cessano neppure nei secoli bui della dominazione spagnola.
Libri liturgici stampati a Venezia risultano adoperati anche dalle comunità grecofone intente a difendere le ataviche tradizioni spirituali e culturali dalle invadente latinizzazione. A differenza di quanto e avvenuto nei secoli XVII e XVIII in Ucraina e in Transilvania dove comunità ortodosse si sono indotte da monarchi cattolici ad unirsi alla chiesa cattolica romana, non sembra possibile stabilire come e quando, nel corso del secondo millennio, le superstiti comunità grecofone abbiano avvertito di essersi separate dalla Chiesa ortodossa e si siano inserite nella chiesa cattolica romana.
Ancora nel secolo scorso la diffusa indisponibilità del clero cattolico e greco albanese, in Calabria e in Sicilia, di concelebrare con il clero latino, attesta la sussistente estranietà consolidata in secoli di sopraffazioni volte a distruggerne i legami con l’oriente ortodosso.
Le osservazioni presentate in questo breve elaborato mi hanno indotto a non porre come termine ad quem l’undicesimo secolo in merito nello studio delle “lettere teologiche” nella Calabria bizantina.

 

 

 


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i santi di oggi 21-09-2020

Il 21 di questo stesso mese memoria del santo apostolo Quadrato. Lo stesso giorno memoria del santo profeta Giona. Lo stesso giorno memoria del nostro padre tra i santi Giona il sabbaìta. Lo stesso giorno memoria del santo martire Eusebio. Lo stesso giorno memoria dei santi martiri e fratelli di sangue Eusebio, Nèstabo e Zenone. Lo stesso giorno memoria dei santi nostri padri e vescovi di Cipro Melezio e Isacco. Lo stesso giorno memoria di san Prisco martire. Lo stesso giorno memoria dei santi sei martiri, che erano scudieri di Massimiano.

i santi di domani 22-09-2020

Il 22 di questo mese memoria del santo ieromartire Focà il taumaturgo che raggiunse la perfezione col martirio in un bagno portato ad altissimo calore. Lo stesso giorno memoria di san Focà il giardiniere. Lo stesso giorno memoria del santo martire Isacco e di san Martino. Memoria dei santi ventisei beati martiri di Zogràfou perseguitati dai latinòfroni, l’imperatore Michele VIII Paleòlogo e il patriarca Giovanni Vecco: Furono arsi vivi dopo essersi rifugiati sulla cima della torre del monastero.

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