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La Theotokos, nell’insegnamento natalizio di Sua Santità il Patriarca Ecumenico Bartolomeo

 Elaborato scritto per il corso “Teologia, Storia e Vita della Chiesa Ortodossa I” all’Istituto di Teologia Ortodossa della nostra Arcidiocesi

Massimo Caccamo




 

LA THEOTOKOS NELL’INSEGNAMENTO NATALIZIO DI SUA SANTITA’ IL PATRIARCA ECUMENICO BARTOLOMEO

di MASSIMO CACCAMO

docente: p. Evangelos Yfantidis

Oggi la Vergine viene nella grotta per partorire ineffabilmente il Verbo che è prima dei secoli. Danza, terra tutta, che sei stata resa capace di udire questo; con gli Angeli ed i pastori il Dio che è prima dei secoli, che ha voluto mostrarsi come bimbo appena nato.
(Vespro 24 dicembre – Kondakion proeortion. Dell’umile Romano

Che Maria sia la madre di Gesù, il Nuovo Testamento l’attesta a più riprese. Il racconto della Natività indica senza ambiguità che Maria, come ogni altra madre, ha portato Gesù per nove mesi in grembo e, venuto il tempo, lo ha dato alla luce (Lc 2,5-7).
Tutto ciò è ben più di una maternità fisica e di una relazione puramente individuale tra Gesù e Maria; costei non è solamente la madre del Signore secondo la carne; la sua fede costituisce una dimensione essenziale della sua maternità. Prima di concepire carnalmente Gesù l’aveva accolto e concepito nella fede. Più ancora dell’esclamazione: “Beato il ventre che ti ha portato ed il seno da cui hai preso il latte!”, è la risposta di Gesù che si applica a lei:”Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano!” (Lc 11,27-28; cf. 8,21). Già prima Elisabetta aveva lodato Maria per la sua fede: “Beata colei che ha creduto” (Lc 1,45). Nel racconto evangelico, Luca, ci indica in modo ancora più preciso ciò che significa la maternità di Maria: costei non è solamente la madre di Gesù e la madre del Signore, ma la madre del Figlio di Dio. “Lo Spirito Santo scenderà su di te su te stenderà la sua ombra la potenza dell’Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio”. (Lc 1,35; cf. Ga4,4).

Dunque la Vergine Maria non è un mito, ma una donna vera, con una storia personale, anche se dal Nuovo Testamento possiamo ricavare solo alcuni tratti della sua personalità. Cerca di comprendere i progetti di Dio, pronta a mettersi a disposizione come umile << serva del Signore>> (Lc 1,38) condivide con il Signore Gesù Cristo la precarietà di Betlemme, l’esilio in Egitto, la quiete nascosta di Nazaret, lo strazio del Calvario. infine, a Gerusalemme, è nel nucleo iniziale della comunità, in preghiera per invocare la venuta del Santo Spirito di Pentecoste: <> (At 1,14). Osserviamo che Maria è presente nei momenti decisivi: Natale, Pasqua e Pentecoste; sono i momenti che segnano rispettivamente l’inizio, il compimento e la comunicazione della salvezza.

Nella vita della Chiesa Ortodossa, la Theotokos è presenza costante: è Onnipresenza. Essa, infatti, è nella pietà popolare, nella Liturgia, nell’iconografia, nella spiritualità, nella catechesi, nella teologia. Non c’è chiesa o casa che non abbia la Sua icona (sempre rappresentata con il Figlio), così come non c’è un fedele ortodosso che non sia profondamente devoto della Theotokos.
La sua presenza non è solo nella Chiesa e nei suoi fedeli di tipo devozionalistico, ma ha, dunque come precedentemente trattato, il suo solido fondamento teologico nella permanenza della Theotokos in tutta l’estensione del mistero salvifico di Cristo.
Entrando nel vivo dell’elaborato,possiamo dire che i messaggi natalizi del Patriarca Ecumenico Bartolomeo ci insegnano e ci consentono di cogliere tutto ciò, illuminandoci riguardo l’attesa-accoglienza del Signore Gesù Cristo che viene nel mistero del suo Natale, facendoci cogliere la presenza della Theotokos che, umile e serva di Dio, offre il Figlio a tutta l’umanità: la dolcezza della Santa Notte di Natale avvolge ancora una volta il mondo. E nel mezzo delle pene e delle sofferenze dell’ umanità, della crisi e delle crisi, delle passioni e delle inimicizie, delle insicurezze e delle delusioni prevale con lo stesso fascino di sempre, reale e attuale come mai, il Mistero dell’incarnazione di Dio, che ci spinge a “imparare la giustizia, noi abitanti della terra” (Is. 26,9), poiché “per noi oggi è nato un Salvatore” (Lc. 2,11) .
Dunque, il nostro amato Sua Santità il Patriarca Bartolomeo ci orienta verso una giusta e retta conoscenza della Theotokos, ci descrive la scena della natività, capiamo la sua collocazione e comprendiamo quanto sia vera donna e vera Madre, figura umile e piena di silenzio, la piena di Grazia: Nel silenzio e nella pace della Santa Notte di Natale, Gesù Cristo l’ineffabile, l’inconcepibile, l’invisibile, l’incomprensibile, sempre esistente e sempre lo stesso, entra in un corpo insignificante, semplice, povero, sconosciuto nel dramma della storia. Entra allo stesso tempo come “angelo del gran consiglio, consigliere meraviglioso, (…) dominatore, principe della pace, padre del tempo futuro (Is. 9,6).Si, viene come uomo da Madre Vergine e scioglie il laccio dell’iniquità e dà con la Sua Grazia e la Sua misericordia una via di scampo alle incertezze della vita, una determinazione ed un valore un ethos particolare ed esemplare ed un modello alle vicissitudini umane. Il Signore ha assunto tutta la natura umana e l’ha santificata. Il Dio pre-eterno si è degnato di diventare per noi un embrione e di essere portato nel seno della madre di Dio. Colui che ha creato tutte le cose è disceso per divenire come un Neonato e per nutrirsi del latte della Vergine. Così ha onorato la verginità e la maternità, spirituale e naturale.
Dunque, concludendo questo breve elaborato, si può notare come nell’insegnamento natalizio del patriarca Bartolomeo, l’attenzione, il centro ed ogni riferimento è sul Signore Gesù Cristo, la figura della Theotokos appare funzionale al Figlio, apparentemente ai margini, ma sorprendentemente feconda, proprio perché la Madre che nel silenzio e nell’obbedienza esclama: “L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore, perché ha guardato l’umiltà della sua serva. D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata”(Lc. 1,47-48). Lei che è presente sempre nella vita del Signore nostro Gesù Cristo e che è consegnata a tutta la Santa Chiesa e a tutti noi: “Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria di Clèofa e Maria di Màgdala. Gesù allora, vedendo la madre e lì accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: <<Donna, ecco il tuo figlio!>>. Poi disse: <>. E da quel momento il discepolo la prese nella sua casa” (Gv. 19,25-27).

 


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