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Amore umano e umiltà umana, nell’insegnamento natalizio di Sua Santità il Patriarca Ecumenico Bartolomeo

 Elaborato scritto per il corso “Teologia, Storia e Vita della Chiesa Ortodossa I” all’Istituto di Teologia Ortodossa della nostra Arcidiocesi

Petronio -Antonio- Lorenzoni




 

AMORE UMANO ED UMILTA’ UMANA, NELL’INSEGNAMENTO NATALIZIO DI SUA SANTITA’ IL PATRIARCA ECUMENICO BARTOLOMEO
DI PETRONIO LORENZONI, LETTORE

Docente: p. Evangelos Yfantidis

Nel magistero presente nei messaggi natalizi del patriarca Bartolomeo, a partire dall’anno 2003 ad oggi, sono presenti in varia misura i temi dell’amore umano e dell’umiltà umana: generalmente il primo viene declinato come fine a cui l’uomo deve tendere e il secondo nell’ambito dell’economia salvifica.
Gesù Cristo è modello per l’uomo sia dell’amore reciproco che dell’umiltà: “Oggi è nato per noi il Salvatore! Non è venuto con forza umanamente stimata, ma in forza della virtù che risplende la sua suprema forza, la forza dell’umiltà del Maestoso e dell’Onnipotente e la forza impareggiabile dell’amore sacrificato senza interesse e senza secondi fini”
Il Patriarca sottolinea come la mancanza di amore provoca l’assenza di significato della vita, che viene compensato nell’acquisto di beni materiali, di godimenti carnali e di gloria umana, che provocano “antagonismo sociale, di odio e di conflitti sanguinosi” mentre “Le fondamenta ed il tetto, l’inizio e la fine, l’Alfa e l’Omega della creazione è l’amore” .
Dunque uno dei problemi umani che più attanaglia l’uomo è la mancanza di amore che si oppone alla sublime Umiltà del Dio che attraverso il suo divino “svuotamento” assume la natura umana per deificarla: ciò che deve tendere l’uomo è “trasformarsi da individuo a persona. Togliamo la maschera dell’individuo egoista, separato e tagliato fuori da Dio e dalla sua immagine, l’essere umano, il prossimo, e adempiamo al nostro destino, che è la somiglianza in Dio, attraverso la nostra reale fede in Lui” che è “la sola via di salvezza dalle crisi belliche, economiche e di ogni natura” .
Il Patriarca, citando San Basilio (P.G. 31, 1200A), ricorda come i due principali comandamenti della carità sono l’essere pieni di afflizione e dolore per ciò che è dannoso per la persona che amiamo ed il gioire invece e il fare quello che possiamo a suo vantaggio: ovviamente chi non dimostra tale disposizione non ama suo fratello: quindi nell’insegnamento patriarcale uno dei modi con cui si manifesta l’assenza di amore tra gli uomini è la chiusura e l’indifferenza verso i bisogni del prossimo .
E’ ovvio che la mancanza di solidarietà testè descritta provoca necessariamente alla più “infima degradazione della persona umana, l’oltraggio e la sua umiliazione” , ma attenzione a giustificare tale disprezzo con un qualche parvenza di correttezza ideologica o teologica perché ammonisce il patriarca come “Qualsivoglia formazione ideologica, sociale o religiosa disprezzi l’uomo creato ad immagine di Dio e insegni o permetta la morte di un nostro prossimo e soprattutto in modo brutale e primitivo, non ha certamente alcuna relazione col Dio dell’amore” .
Se l’amore, come l’umiltà umana assunta dal Creatore al momento della sua Incarnazione, sono atti liberi e disinteressati, l’uomo può imparare da questa libertà in Cristo a vedere l’altro non come “limitazione delle proprie libertà” ma come destinatario dell’amore: il compito del fedele non è “rivendicazione di diritti ma di compiere e fare i precetti di Cristo in umiltà e gratitudine”
La Chiesa di Cristo è il luogo della comune salvezza, dove l’uomo può sperimentare il vero amore tra gli uomini che “supera i confini della semplice azione umanistica poiché la sua fonte e il suo modello sono la filantropia divina che supera la parola umana”

 

 

 


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