αναζητηση

εγγραφο στο newsletter


Sacra Arcidiocesi Ortodossa d'Italia e Malta

Βιβλία



LE RADICI DEL GRANDE SCISMA. LO SCANDALO DELLA DIVISIONE TRA OCCIDENTE LATINO E ORIENTE BIZANTINO QUALE FENOMENO STORICO PROGRESSIVO

 

Lettore Riccardo Paolo Bianchin




 

Saint Mark’s Orthodox Theological Academy

Johannesburg, Patriarcato di Alessandria

rettore: S.E. Petros di Akkra

 

Lettore Riccardo Paolo Bianchin

 

LE RADICI DEL GRANDE SCISMA. LO SCANDALO DELLA DIVISIONE TRA OCCIDENTE LATINO E ORIENTE BIZANTINO QUALE FENOMENO STORICO PROGRESSIVO

 

«Lo scisma è stato conseguenza inevitabile di uno sviluppo, il cui inizio deve essere cercato nelle prime manifestazioni del pensiero mondano nella Chiesa. Dal momento che questo pensiero non è stato subito tacciato come anticristiano, era inevitabile che provenisse da esso uno spirito diverso da quello della primitiva Chiesa unita, arrivando così allo scisma»[1]. Le parole di S.S. il Patriarca Ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo, risalenti al 2004, ci sono d’ausilio nell’introdurre un fenomeno estremamente complesso dal punto di vista storico e teologico, che affonda le proprie radici ben prima del 16 luglio del 1054 d.C., data comunemente (e approssimativamente) individuata quale momento di rottura ufficiale tra la Chiesa Ortodossa e Chiesa Cattolica Romana.

Fin dai primi secoli, uno dei principali fattori di conflitto tra il Cristianesimo orientale e quello occidentale concerne la questione inerente l’autorità e il primato del vescovo di Roma, l'antica capitale dell'Impero Romano.

La Chiesa orientale assegnò fin dall’inizio un primato d'onore al Patriarcato di Roma, ma non la supremazia universale che il vescovo di Roma considerava dovuta. Fintantoché il Papa volle rivendicare il potere assoluto sull’Occidente, Costantinopoli non sollevò obiezioni. Dal punto di vista orientale, l'organizzazione centralizzata della Chiesa Romana non era un problema, a condizione che la Santa Sede non interferisse nella giurisdizione ecclesiastica di Costantinopoli. I Papi, tuttavia, iniziarono nel tempo a rivendicare giurisdizione anche verso est, rafforzando le loro pretese nei confronti dei Patriarcati Orientali. I vescovi di Roma consideravano l'infallibilità quale  loro prerogativa, mentre i vescovi orientali sostenevano che, in materia di fede, la decisione finale non dipendeva da un solo vescovo metropolitano, ma dai Concilii Ecumenici, rappresentativi di tutti i vescovi della Chiesa[2].

Un altro fattore che contribuì ad aumentare la distanza tra Roma e Costantinopoli fu la caduta dell'Impero Romano d'Occidente. L'unità politica dell'Est ellenistico e dell'Ovest latino fu distrutta dalle invasioni barbariche fin dall'inizio del V secolo. Dalla fine del terzo secolo, l'Impero era comunque già stato diviso in due parti, e l’Imperatore Costantino portò avanti questo processo di separazione fondando una nuova capitale in Oriente. Ad eccezione della penisola italica, dopo il IV secolo la parte occidentale dell'Europa era in mani germaniche. Giustiniano fu l'ultimo imperatore che tentò di ripristinare l'effettiva universalità giuridica e politica dell'Impero, ma le sue conquiste in Occidente furono presto abbandonate. Est e Ovest furono ulteriormente isolati l'uno dall'altro dalle invasioni degli Avari e degli Slavi nella regione dei Balcani[3].
Per questo motivo, all'inizio del V secolo, l'era dell'egemonia linguistica e del bilinguismo Latino-Greco era finita. Solo poche persone istruite erano in grado di leggere e scrivere in entrambi gli idiomi classici.  Nel 450, il Greco era quasi dimenticato nell'Europa occidentale e d'altra parte, sebbene Costantinopoli continuasse a definirsi "Impero Romano", il Latino era considerato una lingua barbarica, ed era raro che un Bizantino parlasse la lingua dei Romani. Questo processo fu reso ancora più profondo dalla graduale scomparsa del Latino anche in Occidente: sebbene rimanesse la lingua ufficiale della liturgia, della legge, della politica e della cultura, il Latino divenne una lingua d'élite. Il popolo, anche in Italia, dopo il VI secolo abbandonò gradualmente il Latino e sviluppò diversi dialetti (il cosiddetto "volgare italiano")[4].
È opportuno altresì accennare brevemente allo scisma di Acacio. Lo scisma acaciano fu una breve pausa nella comunione tra le Chiese di Costantinopoli e Roma durante la fine del quinto e l'inizio del sesto secolo, causata dalla pubblicazione dell'Henoticon, un tentativo dell'Imperatore d’Oriente Zenone di forzare una riconciliazione tra gli Otodossi e i Monofisiti (che negavano la natura anche umana di Cristo) dopo il Quarto Concilio Ecumenico. L'Henoticon fu redatto dal Patriarca di Costantinopoli Acacio su richiesta dell'Imperatore alla fine del V secolo. Lo scisma fu la risultante della disputa tra Zenone, Acacio e Felice III Papa di Roma. Dopo che Felice non ebbe successo nel negoziare con Zenone e Acacio,  convocò un sinodo locale nel 484, nel quale depose e scomunicò quest’ultimo. A sua volta Acacio rimosse il nome di Felice dai suoi dittici. Dopo la morte di Acacio nel 489 e di Zenone nel 491, il suo successore come Imperatore, Anastasio I (che inizialmente professava aderenza all'Ortodossia) non fu in grado di raggiungere un accordo con Roma. Nel corso degli anni, quando Anastasio si avvicinò al Monofisismo, le possibilità di successo svanirono. Nel 518, Giustino I successe ad Anastasio come Imperatore. Giustino sosteneva fermamente l'Ortodossia e, con il Patriarca Giovanni di Cappadocia, si progredì nel negoziare una riconciliazione con Roma. Il 28 marzo 519 fu raggiunta una riunione tra le Chiese[5].
Nei secoli successivi, nel mezzo della controversia iconoclasta (ove gli eretici iconoclasti miravano ad annichilire il culto delle immagini sacre), i vescovi di Roma rimasero fermi sostenitori dell'iconodulismo (che ammetteva il culto delle icone), e si ritrovarono quindi fuori dalla comunione con gli Imperatori e i Patriarchi orientali che abbracciarono l'iconoclastia. Separati da Costantinopoli e bisognosi di sostegno politico, i Papi si rivolsero al re dei Franchi Carlo Magno per chiedere aiuto. Da quel momento, la Chiesa di Roma cadde sempre più sotto l'influenza dei Franchi Carolingi e dei successivi sovrani germanici del cosìddetto Sacro Romano Impero[6].
Un altro fattore di tensione tra Oriente e Occidente fu la competizione sulla cristianizzazione della Bulgaria. Nel IX secolo, Khan Boris di Bulgaria mirava a portare la sua nazione nel Cristianesimo senza perdere potere e indipendenza. Si trovò quindi tra Costantinopoli e i Franchi (che nel frattempo avevano fondato il Sacro Romano Impero). Decise così di indagare entrambe le possibilità: inizialmente, si avvicinò all'Impero Romano-Germanico. L'imperatore bizantino Michele III rispose spostando un esercito sul confine bulgaro. Boris capitolò e si convertì al Cristianesimo Ortodosso, sottomettendosi a Costantinopoli. Ad ogni modo, il Khan voleva la sua Chiesa con un proprio Patriarca, quindi si rivolse a Papa Nicola II per valutare un cambio di alleanze. Nicola  rispose con una lunga lettera alle domande di Boris in materia di religione, e mandò due arcivescovi latini in Bulgaria: i vescovi bizantini furono espulsi. Il Patriarca Photios rispose lamentandosi dell'attività dei missionari romani in Bulgaria con una lettera agli altri Patriarchi orientali. Le tensioni culminarono con la scomunica di Nicola II da parte di Photios in un sinodo a Costantinopoli nell'867. Dopo un altro sinodo nell'867, il clero latino fu espulso dalla Bulgaria, e quello bizantino tornò. All'arcivescovo di Bulgaria fu concessa l’autonomia ecclesiastica da Costantinopoli[7].
A questo punto, dovremmo accennare alla questione teologica del "Filioque". Pare che il Filioque, la dottrina della processione dello Spirito Santo dal Padre e dal Figlio, abbia avuto origine nel VI secolo, in Spagna, come reazione all’eresia Ariana (che negava la divinità di Cristo). Dalla Spagna, l'aggiunta al Credo si diffuse in Francia e poi in Germania, dove fu accolta dalla corte di Carlo Magno e adottata nel Consiglio di Francoforte (794). Inizialmente, Roma continuò a usare il Credo senza il Filioque fino all'inizio dell'XI secolo. Costantinopoli, dopo il IX secolo, reagì a questa eresia in modo fortemente critico, sancendo il principio secondo cui il Credo Niceno-Costantinopolitano è patrimonio comune di tutta la Chiesa, e che qualsiasi cambiamento avrebbe potuto avvenire solo attraverso un Concilio Ecumenico[8].
A parte le dispute teologiche, le differenze tra la Chiesa Orientale e quella Occidentale erano anche pratiche. La Chiesa bizantina ammetteva il clero sposato, mentre i Latini insistevano sul celibato sacerdotale (che divenne, comunque, strettamente obbligatorio solo dopo il Concilio di Trento, nel XVI secolo). Oriente e Occidente avevano anche regole di digiuno diverse: i Bizantini usavano il pane lievitato nell'Eucarestia, i Latini il pane azzimo (questa fu causa di dura persecuzione del clero Ortodosso nell'Italia bizantina fino al XV secolo). I Bizantini si attenevano all'antica pratica del digiuno il mercoledì e il venerdì, mentre a Roma il digiuno del mercoledì era stato abbandonato, e venerdì e sabato insieme erano diventati una preparazione penitenziale per la domenica. Oriente e Occidente avevano inoltre adottato diversi modi per calcolare i quaranta giorni della Quaresima, e il sacramento della Cresima veniva celebrato in momenti diversi[9].
Tornando alle questioni politiche,  dopo l'anno 1000  (XI secolo), i Normanni costrinsero i Greci dell'Italia bizantina a conformarsi agli usi latini. Il Patriarca di Costantinopoli Michele Cerulario chiese in rivalsa che le chiese latine di Costantinopoli adottassero pratiche greche e, quando si rifiutarono, le chiuse. Per risolvere la controversia relativa agli usi greci e latini, Papa Leone IX, nel 1054, inviò tre legati a Costantinopoli. Il capo di loro, Umberto di Silva Candida, era (come Cerulario) di carattere rigido e intransigente, e si comportò in modo scortese e non diplomatico una volta giunto a cospetto del Patriarca. Indignato, Cerulario rifiutò così di avere ulteriori rapporti con i legati papali. Alla fine Umberto perse la pazienza e posò una bolla di scomunica sull'altare della basilica di Santa Sophìa contro il Patriarca Cerulario, lasciando Costantinopoli senza fornire ulteriori spiegazioni. Cerulario replicò scomunicando Umberto, ma non la Chiesa Romana[10]. Usando le parole di S. S. il Patriarca Bartolomeo, l’anatema del 1054 fu un episodio di piccola importanza in sé stesso, ma fu il risultato di una lunga elaborazione: lo sfogo di una infiammazione purulenta durata a lungo. Le loro persone ed i loro caratteri hanno sicuramente svolto il loro ruolo, ma non hanno determinato il corso della Storia Ecclesiastica. Le forze che hanno determinato questo corso erano ben più profonde, più generiche, più spirituali e più drastiche. Riguardavano interi popoli e mentalità, non persone isolate (che comunque coprivano una elevata posizione nella gerarchia sociale ed ecclesiastica) e in ogni modo non le loro reazioni impreviste. Se i Cristiani dell’Oriente e dell’Occidente non fossero stati già lontani spiritualmente tra loro, le azioni dei citati Cerulario e Umberto sarebbero state revocate dai loro immediati successori. Il fatto che siano rimaste in vigore per un millennio testimonia che il dominante spirito collegiale ha approvato lo scisma come manifestazione dell’esistente diversificazione spirituale[11].
In conclusione, il 1204 d.C. dovrebbe essere ricordato come l'anno peggiore della storia della Chiesa. In quest’anno, lo scontro fratricida tra Cristianesimo latino e bizantino raggiunse la vetta nel corso della Quarta Crociata. La cristianità orientale non ha mai dimenticato la presa di Costantinopoli da parte dei crociati e quei tre giorni di massacri e profanazioni. Dopo il 1204, la Chiesa si ritrovò definitivamente divisa in due. L'odio dei Bizantini per ciò che i Latini avevano fatto al loro Impero influenzò per sempre le relazioni tra le Chiese. In realtà, anche prima dell'invasione crociata, la maggior parte del clero di Costantinopoli era convinto che i Latini avessero lasciato la retta fede. Lo stesso valeva per l'opinione occidentale. Il lungo e complesso fenomeno dello scisma terminò davvero solo nell’anno 1204[12].
A termine di tale breve disamina, si desidera fare riferimento alle parole di S.E. il Metropolita Gennadios, Arcivescovo Ortodosso d’Italia e Malta, il quale ha più volte sottolineato come la perdurante mancanza di comunione (nonostante i passi avanti già effettuati e l’incoraggiante riavvicinamento tutt’ora in corso) tra Oriente e Occidente sia un gravissimo peccato che ogni Cristiano porta dentro sé, e altresì come sia dovere della Chiesa lavorare incessantemente per l’Unità e il ristabilimento della comunione delle Chiese sorelle di Costantinopoli e Roma, essendo volontà di Dio che “tutti siano una cosa sola” (Gv. 17,21)[13].
 
 
 
 

 



[1] G. VALENTE, Intervista a Sua Santità il Patriarca Ecumenico Bartolomeo in periodico 30 Giorni, 2004.

[2] A. PAPADAKIS, The Christian East and the Rise of the Papacy, the Church a.D. 1071-1453, St Vladimir’s Seminary Press,  New York, 1994, cap. I.

[3] A. E. McGRATH, Christian History, an Introduction, Wiley-Blackwell, Hoboken-New Jersey, 2013, cap. 1.5.

[4] T. WARE, The Orthodox Church, an Introduction to Eastern Christianity, Penguin, UK, 2015, cap. 3.

[5] A. LOUTH, Greek East and Latin West, the Church a.D. 681-1071 in The Church in History vol. III, St Vladimir’s Seminary Press,  New York, 2007, cap. 17.

[6] A. LOUTH, Greek East and Latin West, the Church a.D. 681-1071, Cit., cap. 2.

[7] A. E. McGRATH, Christian History, an Introduction, Cit., cap. 2.1.8.

[8] A. LOUTH, Greek East and Latin West, the Church a.D. 681-1071, Cit., cap. 3.

[9] T. WARE, The Orthodox Church, an Introduction to Eastern Christianity, Cit., cap. 3.

[10] A. E. McGRATH, Christian History, an Introduction, Cit.,cap. 2.1.10.

[11]  G. VALENTE, Intervista a Sua Santità il Patriarca Ecumenico Bartolomeo, Cit.

[12] A. PAPADAKIS, The Christian East and the Rise of the Papacy,Cit., cap. 2.

[13] ex multis, cfr. il messaggio di S.E. il Metropolita Gennadios, Arcivescovo Ortodosso d’Italia e Malta ed Esarca per l’Europa Meridionale nel corso della Settimana per l’Unità dei Cristiani, Venezia, 2019.

 


Δωρισε το 8 τοις χιλιοις

ΑΓΙΟΙ ΤΗΣ ΗΜΕΡΑΣ

i santi di oggi 26-05-2020

San Carpo, apostolo dei Settanta, martire; Santi Alfeo, apostolo, Abercio ed Elena, martiri; San Alessandro di Tessalonica, neomartire.

i santi di domani 27-05-2020

La restituzione della Santa Pasqua; San Elladio, ieromartire; San Teraponto di Sardi, ieromartire; Santi Alipio, Eubioto, Paolo e Giuliana, martiri; San Giovanni il Russo, neomartire.

Μοιραστειτε το

Bookmark This

Follow Us

TOP